RAGAZZI GAY E ANSIA DI NORMALITA'

Solitudine, emarginazione, discriminazione, omofobia...
lallo
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Re: RAGAZZI GAY E ANSIA DI NORMALITA'

Messaggio da lallo » domenica 15 gennaio 2012, 22:21

progettogayforum ha scritto:come se l’omosessualità non esistesse affatto o non avesse diritto di cittadinanza nel mondo della cultura.
[...]
In sostanza un ragazzo che esce dalla scuola non può essere convinto che l’omosessualità sia un valore e sia realmente accettata perché a livello ufficiale l’omosessualità a scuola non esiste proprio.
Secondo me questo è davvero un problema...possiamo parlare della situazione scolastica ma anche delle singole situazioni familiari. Anche io credo che ciascuno abbia le proprie responsabilità però sono anche un po' convinto che siano tante le differenze tra un ragazzo gay la cui famiglia ha una visione fortemente trazionale sulla sessualità e un ragazzo gay che abbia alle spalle una famiglia di più larghe e attuali vedute. Il ragazzo gay che è educato da sempre a distinguere due soli generi (maschio e femmina) ma sopratutto una sola sessualità (e cioè l'eterosessualità) ha tante possibilità di crescere con dei limiti forti da cui purtroppo farà fatica a svincolarsi e ad un certo punto dovrà anche lottare contro sè stesso per riconoscersi in un modo che mai gli era stato insegnato da genitori e parenti. Questo è qualcosa di molta simile alla mia esperienza.
Un ragazzo gay che cresce con una famiglia che non ha questi taboo, che parla di sessualità e distingue l'eterosessualità dalla omosessualità, senza svalutare la seconda a favore della prima è probabile che sarà facilitato a venir fuori. Quando avrà compreso che è omosessuale forse vivrà tutto con molta serenità perchè gli è stato insegnato che in natura è previsto anche questo, che le persone a lui più care lo sanno, lo comprendono e che pertanto è perfettamente in diritto di vivere come tutti gli altri.
Sono consapevole che più o meno ho scritto delle banalità che tutti voi sapete...però visto che si parla di "ansia di normalità" mi viene da pensare che questo concetto di normalità è in buona percentuale condizionato dall'imprinting che ci dà la nostra famiglia. Noi apprendiamo e memorizziamo quello che loro ci insegnano e ci strutturiamo fin da piccolissimi; purtroppo questo potrebbere essere uno dei problemi laddove le nostre famiglie non prevedano la eventualità di avere un figlio gay e sopratutto laddove l'omosessualità sia un taboo, in modo immotivato ovviamente.
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Re: RAGAZZI GAY E ANSIA DI NORMALITA'

Messaggio da progettogayforum » domenica 15 gennaio 2012, 23:02

lallo, sottoscrivo in pieno quello che dici, la differenza in termini di serenità nell'affrontare l'omosessualità tra ragazzi cresciuti in famiglie con forti pregiudizi e ragazzi cresciuti in famiglie senza pesanti pergiudizi circa l'omosessualità è netta ed evidente, è innegabile!

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Re: RAGAZZI GAY E ANSIA DI NORMALITA'

Messaggio da tothelighthouse » domenica 15 gennaio 2012, 23:30

Mi pare che si stia tornando su tematiche sollevate in un'altra discussione, ma che effettivamente tornano buone pure qui.

L'educazione che si riceve, soprattutto nei primi anni, influenza profondamente le categorie con cui l'individuo percepisce la realtà. Nel momento in cui verremo educati (non necessariamente in modo manifesto!) ad una visione dicotomica, una visione che vede solo bianco o nero e che nega tutto il resto, come potremo mai riuscire a capire cosa siamo, se non siamo nè bianco, nè nero?
Ma poi mi chiedo: perchè cercare di analizzare sempre tutto?
A volte trovo che ci sia un disperato bisogno di una spiegazione, una spiegazione che riteniamo essere razionale, che "faccia quadrare" tutto, ci faccia sentire leggeri, ordinari, giusti.
Capire è importante, ma universalizzare il contenuto delle proprie esperienze è davvero utile? Forse è proprio il frutto di una cultura dicotomica, che tutto divide e che, ciò che non riesce a dividere, elimina?

Spero di non essere andato troppo OT, ho semplicemente formulato un ragionamento che è emerso leggendovi, ma che potrebbe sembrare collegato al resto solo a me. (-:

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Re: RAGAZZI GAY E ANSIA DI NORMALITA'

Messaggio da progettogayforum » lunedì 16 gennaio 2012, 0:07

Apprezzo moltissimo l’idea di una cultura non dicotomica anche perché se l’omosessualità è un’alternativa alla eterosessualità non è certamente l’unica e anche l’essere gay si articola in modo così vario che di comune ha solo che ci si innamora di ragazzi.

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Re: RAGAZZI GAY E ANSIA DI NORMALITA'

Messaggio da lallo » lunedì 16 gennaio 2012, 1:29

tothelighthouse ha scritto:Ma poi mi chiedo: perchè cercare di analizzare sempre tutto?

Capire è importante, ma universalizzare il contenuto delle proprie esperienze è davvero utile? Forse è proprio il frutto di una cultura dicotomica, che tutto divide e che, ciò che non riesce a dividere, elimina?
si infatti concordo con te, tothelighthouse...l'impronta che viene data dalla famiglia è uno dei fattori di cui ciascuno può risentire di più o di meno, non è l'unico e non è neppure una trappola o un vincolo indissolubile e forse capire la portata di questo legame può aiutare a scioglierlo :) a voler essere sincero in quello che ho scritto c'era anche molto della mia esperienza ;)
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Re: RAGAZZI GAY E ANSIA DI NORMALITA'

Messaggio da tothelighthouse » lunedì 16 gennaio 2012, 19:39

Ma è esattamente questo, lallo! (-:
Ognuno dovrebbe essere in grado di vivere le proprie esperienze senza dover limare il proprio vissuto per farlo stare in categorie a volte troppo strette. E fuorvianti, perché spesso l’idea di moralità si basa sulla consuetudine, giusto e sbagliato sono relazionate a quella normalità accecata che altro non è che il frutto della visione del mondo di cui si sta parlando.
Insomma, personalmente ritengo che cambiare il modo di vedere le cose, e non solo la sessualità, libererebbe tante persone da quell'"ansia di normalità", una vera prigione generata dalle proprie concezioni binarie (o comunque che non tengono conto di tutto lo spettro, pressoché infinito, delle variabili).
La moralità (e la "normalità") potrebbe reggersi su principi diversi, meno artificiosi?

Putroppo temo di star considerando l'idea di modificare un sistema di pensiero che ha le sue radici nell'antica Grecia, se non prima... Vagamente utopico, no? (-;

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Re: RAGAZZI GAY E ANSIA DI NORMALITA'

Messaggio da lallo » lunedì 16 gennaio 2012, 21:52

confermo...vagamento utopico anche se attraente...io non mi oriento tanto in discorsi filosofici, ma mi vengono in mente le categorie kantiane...questo volere far rientrare tutte le nostre esperienze entro delle definizioni ben precise, categoriche, me le ricordano non poco (anche se il senso è diverso) :) al di là di questo, più concretamente credo si possa superare l'ansia di normalità cogliendo e percependo la varietà e disomogeneità di ciò che ci sta attorno...sarà vero che non ci si può rispecchiare perfettamente in nulla però mi sembra scontato, tutto sommato...prima di tutto è innaturale allinearsi a degli stereotipi perchè noi non possiamo "stereotiparci" e a partire da ciò potremmo far diventare un valore questo sentirci unici, singolari.
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Re: RAGAZZI GAY E ANSIA DI NORMALITA'

Messaggio da tatos76 » martedì 17 gennaio 2012, 2:39

Ho letto solo l'inizio del post e qualche risposta...il sonno incombe e non riesco a leggere tutto :lol:

Mi rivolgo a Luca: indipendentemente dall'orientamento sessuale, un ragazzo di 19 anni non deve stare da solo/isolarsi.

So che non è semplice...ma vale la pena tentare di vedere se lì fuori c'è qualche amico/a che ti aspetta! ;)
Ho fatto un patto sai. Con le mie emozioni. Le lascio vivere. E loro non mi fanno fuori. (Vasco)

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Re: RAGAZZI GAY E ANSIA DI NORMALITA'

Messaggio da marc090 » martedì 17 gennaio 2012, 12:41

tothelighthouse ha scritto:Ma è esattamente questo, lallo! (-:
Ognuno dovrebbe essere in grado di vivere le proprie esperienze senza dover limare il proprio vissuto per farlo stare in categorie a volte troppo strette. E fuorvianti, perché spesso l’idea di moralità si basa sulla consuetudine, giusto e sbagliato sono relazionate a quella normalità accecata che altro non è che il frutto della visione del mondo di cui si sta parlando.
Insomma, personalmente ritengo che cambiare il modo di vedere le cose, e non solo la sessualità, libererebbe tante persone da quell'"ansia di normalità", una vera prigione generata dalle proprie concezioni binarie (o comunque che non tengono conto di tutto lo spettro, pressoché infinito, delle variabili).
La moralità (e la "normalità") potrebbe reggersi su principi diversi, meno artificiosi?

Putroppo temo di star considerando l'idea di modificare un sistema di pensiero che ha le sue radici nell'antica Grecia, se non prima... Vagamente utopico, no? (-;
E' molto interessante quello che dici tothelighthouse, però, giusto per capire, in pratica stai dicendo come i concetti che arriviamo a formarci sulla realtà di tutti i giorni, spesse volte molto costretti e molto rigidi arrivino a formare una specie di gabbia attorno a noi tanto più stretta quanto più sentiamo vicine quelle idee, giusto? :)
Per prima cosa portarono via i comunisti, e io rimasi in silenzio perché non ero un comunista. Poi se la presero coi sindacalisti, e io che non ero un sindacalista non dissi nulla. Poi fu il turno degli ebrei, ma non ero ebreo.. E dei cattolici, ma non ero cattolico... Poi vennero da me, e a quel punto non c'era rimasto nessuno che potesse prendere le difese di qualcun altro.
Martin Niemoller


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Re: RAGAZZI GAY E ANSIA DI NORMALITA'

Messaggio da tothelighthouse » martedì 17 gennaio 2012, 18:59

marc090: intendo dire che il nostro backgound culturale, tornando proprio alle radici, ci ha insegnato che imparare è "dividere" e "delimitare", ed effettivamente credo che tutt'ora sia per tutti l'unico, inammovibile modo per apprendere e capire... Non è necessariamente sbagliato, anzi. Capire è essenziale, ma cosa succede se quello che vogliamo comprendere non entra in nessuna delle nostre categorie mentali?
Mi chiedevo quindi se proprio l'applicazione pedissequa in ogni ambito della nostra vita di questo processo fosse concausa di quel senso di "lontananza dal giusto", e se tutto potesse essere diverso -restando nell'ambito delle belle-parole-senza-possibilità-di-concretizzazione- con un modo diverso di imparare, diciamo più esperienziale, in cui il giudizio viene dopo la scoperta, e non la precede, come è ahimè uso comune nella quotidianità (inconsciamente credo sia una pratica di tutti...). Insomma, passare dal "Sono x, quindi è giusto/sbagliato" a "Sono x, quindi?".
Spero di essere riuscito a spiegarmi, in caso dimmi cosa non si capisce e proverò ad essere più chiaro!

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