"Perplessitudini"

Solitudine, emarginazione, discriminazione, omofobia...
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Felix
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"Perplessitudini"

Messaggio da Felix » mercoledì 18 aprile 2012, 22:59

Non so se riuscirò ad arrivare alla fine di questo nuovo topic e di cliccare il tasto invia... Se state leggendo, vuol dire che ci sono riuscito.

E' da qualche mese che non mi faccio vedere qui. Diciamo che mi son preso un periodo di pausa, dire vacanza sarebbe troppo. E in tutto questo tempo sono successe diverse cose. Belle e brutte. Come sempre accade nella quotidianità. Ma stasera sento il bisogno di parlare con qualcuno, di sfogarmi un po'. Poco fa Barbara mi ha mandato un messaggio sul cell per comunicarmi una cosa rigardo un suo amico gay. Alla mia risposta ne è seguita un'altra sua e, infine, la mia. Le ho quasi chiesto scusa, perché nel primo sms le ho risposto di getto. Poi nel secondo ho spiegato. Ho parlato (scritto) facendo venir fuori la mia rabbia, quella che da qualche mese sta venendo fuori e che è il frutto della metabolizzazione di cose che mi sono successe mesi fa. Pensavo di aver assorbito bene il colpo, ma sempre più mi accorgo che sono arrabbiato, tremendamente arrabbiato, maledettamente arrabbiato. Ma a parte pochi e fidati amici, questa mia rabbia non può uscire da me, passando attraverso le corde vocali per diventare urlo, per essere espressione di un disprezzo che non vorrei nutrire, che non vorrei provare. Disprezzo e dolore.
Tempo fa, dopo un pranzo Project mi tirò le orecchie perché si era accorto che negli ultimi mesi stavo prendendo, o quanto meno sembrava stessi prendendo, una brutta piega: avendo conquistato una maggiore autonomia e indipendenza, rischiavo secondo lui di espormi ad un'euforia che mi avrebbe potuto portare a delle rogne certe. Le sue parole mi fecero preoccupare molto e chi era con noi quel giorno vide e accolse le mie perplessità in un momento di assenza di Project. Mi dicevo: "cacchio, mi fido di quello che dice e se lui ha notato questo mio cambiamento, devo stare davvero attento!"
Fortunatamente con lui, dopo aver ripensato a freddo ho potuto chiarire il senso delle mie espressioni com me prima e con lui poi. Il suo monito a fare attenzione però restava. E' passato del tempoo da quel giorno e di fatto la mia vita ha continuato a scorrere tranquilla, senza alcuna novità rilevante...
Ma ultimamamente le mie perplessità aumentano ed è facile che dentro me salga un urlo. A volte alzo gli occhi al cielo elevando dentro me una silenziosa preghiera a Colui nel quale continuo a credere anche se non con la stessa intensità di un tempo. Forse è un periodo di stanchezza, oppure è il peso degli anni che comincia a farsi sentire quando mi accorgo che moti dei miei amici si sono già realizzati, si sono sposati e hanno dei figli. Il senso, anzi no, meglio dire il peso, della solitudine si fa sentire lacerante e devastante in me. Il pensiero di non poter avere dei figli che siano care della mia carne, di non poter esperire come vorrei quel senso, BISOGNO fisiologico (e non solo fisiologico!!!), di paternità mi devasta. In più sono solo. Finora mai avuta una relazione con un altro uomo, a parte qualche rapporto che neppure può essere chiamato tale e che negli ultimi 14 anni non supera il numero di 10 (alla faccia di chi pensa che noi gay siamo macchine del sesso che dalla mattina alla sera non facciamo altro che dedicarci ad orge e roba simile!!! Che schifo mi fanno simili pregiudizi! Mi disguata solo pensarci). Ma la solitudine preme, assilla e mi ritrovo ad invidiare chi riesce a non pensarci, a buttarsi in qualsiasi attività che possa aiutarlo a non pensarci, sia esso il lavoro, lo sport o qualsiasi altra cosa!
Essere gay, mi dico spesso, non è bello. Non è facile. Non è desiderabile. Devi tacere, stare attento che non ti scoprano sul luogo di lavoro, in famiglia e/o altrove. Certo non sono il tipo da mettere i manifesti, visto che sono fermamente convinto del fatto che il mio orientamento affettivo-sessuale è una cosa che riguarda solo me e della quale non devo rendere conto a nessuno. Già, la penso così. Ma a volte capitano discorsi con colleghi, amici, parenti, sul luogo di lavoro e lì ti arrivano domande alle quali non puoi rispondere con la sincerità che vorresti. Devi mentire, fare finta di essere ciò che non sei, arrampicarti sugli specchi per far cambiare al più presto l'argomento e spostarlo su lidi che non siano infide sabbie mobili. Per me poi, che sono per natura aperto e trasparente nelle relazioni, non poter parlare per il mio bene, dover nascondere è uno scomodo fardello.
Sì ultimamente c'è tutto questo in me.
E mi chiedo: "Che fine ha fatto il caro vecchio Felix? Quello sempre allegro e gioioso, che non si arrende mai?" Sarà che mi sto spegnendo?
Tranquilli, non accadrà. Ho un sacco di risorse e anche questa volta dopo aver piegato le spalle ai duri colpi della realtà mi rialzerò più forte di prima e tornerò a sorridere col cuore. Col cuore, perché apparentemente con la bocca lo faccio sempre e appaio sempre allegro e solare.
Ma ultimamente, dicevo, ultimamente cresce in me la rabbia. Sono arrabbiato per la discriminazione subita per il semplice fatto di essere un omosessuale. Fin qui nulla di male. Ma ciò che realmente morde il cuore e lo fa sanguinare è la diffidenza con cui sono stato trattato, il modo semplice con cui è stato deciso della mia vita senza consultarmi, senza chiedermi nulla. Sentire adesso, a distanza di mesi, che son passato come un pervertito che la notte se ne va in giro per locali a troieggiare a destra e a manca col primo pisello che gli capita a tiro mi fa male! Troppo male!
Soprattutto perché a fare questa assurda associazione è stato qualcuno che mi conosceva bene nell'intimo e che sapeva tutto di me e non ha fatto nulla perché questa schifosissima menzogna su di me non passasse.
Non ho parole per desrivere quello che mi passa dentro!
Scusate se faccio qui questo sfogo e scrivo parole così forti e contrastanti con il Felix che solitamente è possibile leggere in queste pagine del forum.
Avevo bisogno di urlare la mia rabbia, ma farlo adesso a casa mia non è possibile e le lacrime, quelle che una volta tanto vorrei scendessero a dirotto, si rifiutano di uscire. O meglio, a volte mi accorgo che sono io a frenarle perché non mollo la presa e mi rifiuto di arrendermi alla tristezza. Sarebbe il primo passo verso una sconfitta che non voglio subire. Perché la vita non può essermi subita per il solo fatto che sono gay. Io sono molto di più di questo! E per dirla con le parole del grande che sempre mi aiuta a riprendermi, non posso arrendermi semplicemente perché non voglio "darla vinta ai venditori di dolore"!
Non lo meritano.
PUNTO!
Ultima modifica di Felix il giovedì 19 aprile 2012, 1:23, modificato 1 volta in totale.
E ti vengo a cercare con la scusa di doverti parlare, perché mi piace ciò che pensi e che dici, perché in te vedo le mie radici.
...
E ti vengo a cercare perché sto bene con te.

Perché sei un essere speciale
ed io avrò cura di te


(F. Battiato, E ti vengo a cercare/La cura)

tatos76
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Re: "Perplessitudini"

Messaggio da tatos76 » mercoledì 18 aprile 2012, 23:30

Ciao Felix.

Grazie per questo post.

Per molti aspetti, hai dato voce ai miei pensieri.

Nonostante il tuo sfogo, oltre alla rabbia del momento, si percepisce che dentro di te c'è tanta voglia di andare incontro alla vita.
Ho fatto un patto sai. Con le mie emozioni. Le lascio vivere. E loro non mi fanno fuori. (Vasco)

barbara
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Re: "Perplessitudini"

Messaggio da barbara » giovedì 19 aprile 2012, 8:56

In questi giorni sarà capitato anche a te di sentire la notizia di imprenditori che si suicidano. Spesso pensiamo alle difficoltà economiche , al fatto che sono obbligati a licenziare i dipendenti , ma credo che questi episodi ci dicano anche quanto un ambiente di lavoro possa diventare importante affettivamente per una persona. I legami che si creano spesso con i superiori e i colleghi sono legami più forti di quanto noi stessi siamo disposti a riconoscere . Non solo, spesso in questi rapporti è come se noi ricercassimo una rivincita, un riscatto rispetto a quelli che sono stati i nostri rapporti familiari. Il lavoro può diventare una seconda famiglia , dove ci sentiamo accolti o dove speriamo di esserlo.
Se le cose vanno bene, se ci sentiamo apprezzati, recuperiamo stima in noi stessi , ma quando con i colleghi capita di avere gli stessi conflitti che abbiamo con i nostri fratelli o sorelle o quando con i superiori si creano incomprensioni simili a quelli che abbiamo con i genitori , quanto ci pesa viverli!
Sono cose che ho vissuto molte volte, sai . E ogni volta le ho capite solo dopo aver preso un po' di distanza .
Se a ciò ,per un ragazzo omosessuale, si aggiunge la discriminazione, non riesco nemmeno a immaginare quanto possa essere faticoso.
La discriminazione è raramente manifesta .Se un datore di lavoro ti dicesse: guarda ti licenzio perchè sei gay , sarebbe terribile quello che sta accadendo, ma almeno sarebbe chiaro. E invece non è così che accade. Si ricorre al mobbing, si accampano scuse , si colpevolizza la vittima . Bisogna allontanare il dipendente in un modo che non possa nuocere. E' un'operazione sofisticata , che richiede un bel po' di pelo sullo stomaco, direi.
Improvvisamente tutto cambia e l'organizzazione mostra l'altro volto, quello che prima non ci era dato di vedere.
E' uno shock che ci vuol tempo per ammortizzare, anche perchè la fedeltà a un'azienda-famiglia non si cancella in un giorno. Una traccia di essa rimane dentro di noi, contro la nostra stessa volontà, e ogni tanto si fa sentire, riportandoci indietro.
Ricordare serve . Eccome se serve. Avremo a che fare con altre aziende-famiglia e la memoria ci aiuterà ad essere più consapevoli, più attenti agli investimenti affettivi che potremo e vorremo fare. Abbiamo nuove occasioni che ci aspettano e una consapevolezza nuova dentro di noi , che nessuno potrà portaci via. Il segreto per andare avanti , per crescere come persone , è trasformare ogni difficoltà in una sfida : è precisamente quello che hai fatto tu.
Buona strada Felix :)

clark68
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Re: "Perplessitudini"

Messaggio da clark68 » giovedì 19 aprile 2012, 18:16

Ciao Felix :)
Ho letto il post tutto d'un fiato che alla fine non respiravo dal coinvolgimento
della tua rabbia in quanto ti capisco, questa brutta realtà la vivo anch'io e mi accorgo che la viviamo in tanti :(
Sono contento :) per te in quanto sei riuscito ad avere uno sfogo e tirare fuori questo sentimento interno che sentiamo forte, sei stato chiaro e libberatorio almeno spero, cosa da non sottovalutare.
Pensi a coloro che non riescono a tirarla fuori a sfogarsi e tengono questa rabbia all'interno per troppo tempo con conseguenze credo molto brutte...
Un po ti invidio in quanto riesci ad amare la vita nonostante tutta la rabbia che hai dentro, cosa che io non riesco a fare o che faccio fatica a fare.
Sono tre anni che mi sono iscritto al forum devo dire che mi sono preso una lunga pausa sono stato molto assente ma ora sono felice di esserci tornato.
Ho capito che questo forum e di grande aiuto a coloro che sentono questa
rabbia che descrivi , questa solitudine, a coloro che vivono le problematiche della vita gay che non sono poche lo definirei un oasi dove poter rinfrescarsi, di ristoro dove poter allogiare,dove trovare aria da respirare dopo un lungo cammino di solitudine e stanchezza dove trovare sollievo e riparo.
Sai anch'io sono arrabbiato e avolte odio di essere gay. Cosa che sento del tutto leggittimo in quanto essere umano e mi domando gay vuol dire solitudine?
Ho perso il lavoro in quanto gay, ho perso la famiglia perche sono gay, sono solo e vivo solo con tutte le conseguenze che porta la solitudine e che col passare del tempo mi accorgo che la vita gay pesa e diventa difficile con il passare degli anni scusate se sono ripetitivo non voglio essere troppo negativo, Felix nonostante le difficoltà, la solitudine la vita gay in fondo non è solo solitudine, rabbia, odio, l'essere gay ha una marcia in più che è quella di una forza sensibile verso la vita che quando viente tirata fuori esprime una grande forza di qualità ed è sicuramente di aiuto a superare le difficoltà della vita gay ed è cio che hai tirato fuori di te stesso alla fine del tuo posto quando scrivi:
"Avevo bisogno di urlare la mia rabbia, ma farlo adesso a casa mia non è possibile e le lacrime, quelle che una volta tanto vorrei scendessero a dirotto, si rifiutano di uscire. O meglio, a volte mi accorgo che sono io a frenarle perché non mollo la presa e mi rifiuto di arrendermi alla tristezza. Sarebbe il primo passo verso una sconfitta che non voglio subire. Perché la vita non può essermi subita per il solo fatto che sono gay. Io sono molto di più di questo! E per dirla con le parole del grande che sempre mi aiuta a riprendermi, non posso arrendermi semplicemente perché non voglio "darla vinta ai venditori di dolore"!
Sei grande. Non siamo soli non mollare ciao ;)

Alyosha
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Re: "Perplessitudini"

Messaggio da Alyosha » venerdì 20 aprile 2012, 13:53

Felix ci conosciamo ormai da un pò. Ci sono delle cose che scrivi e anche di una certa importanza. Vedi non so ben dirti ma infondo se ci ragion i un attimo la possibilità di avere una famiglia e dei figli te l'eri già negata, solo che prima non capivi bene il perché e sopratutto ti eri negato la possibilità di realizzarti. Ora a distanza di tempo dovresti un pò guardarti indietro e vedere da dove viene e quanto strada hai percorso. Non so dirti quanto sarai felice o realizzato, ma di sicuro sei più autentico così, hai rinunciato all'ipocrisia di certi stili di vita e di certi atteggiamenti inutilmente discriminatori. Capisco che il coronamento di tutto dovrebbe essere la vita di coppia e che il fatto che questo non ci sia ti lascia stordito, però credo che tu stia camminando nella direzione giusta. Quanto al tema di omosessualità e solitudine. Chi lo nega che un gay si senta solo, ma per un etero è diverso? Cioè comincio a stancarmi un pò di questo modo di ragionare.
Gli etero hanno tante condizioni in discesa quando decidono di affrontare una vita di coppia, ma queste stesse condizioni sono quelle che tante volte incatenano le persone in rapporti assurdi in cui nonostante la vita di coppia e i figli ci si sente comunque soli e in più gravati dal peso di una famiglia.
Io penso che le condizioni perché due persone possano incontrarsi e amarsi tutta la vita siano le stesso omosessuali o etero, perché l'amore funziona per tutti allo stesso modo e che il fatto che attorno all'amore gay non ci sia quasi nessun supporto può voler dire soltanto che quell'amore è autentico, lo stesso non mi sento di dire di molte coppie etero. Stare assieme tutta la vita non è lo stesso che essere innamorati tutta la vita. Detto ciò il senso di solitudine per me è lo stesso se i rapporti che si costruiscono non sono autentici.
Mi direte si ma ci sono i figli... I figli sono però creature strane nate per staccarsi da noi e non immaginate neanche quanta gente muoia nei reparti o abbandonati in case di cura pur avendo tanti figli. La vecchiaia è brutta in sé come la giri la giri ed essere gay non è una condizione migliore o peggiore di altre. Il senso di solitudine è poi la bestia nera del nostro tempo. Tempo tiranno che fatica a costruire momenti di aggregazione sociale e che inevitabilmente ci butta in un angolo quando non serviamo più.
Insomma si può e si deve ragionare in modo diverso. Guardando si al problema, ma evitando di dare all'omosessualità un peso che in se non ha, altrimenti se uno si arrende all'idea che essere gay voglia dire morire di solitudine si spara un colpo in testa e fa prima. Se esistesse almeno l'idea di una famiglia allargata, se ci si convincesse che non è famiglia il legame biologico, ma quello affettivo, ognuno potrebbe costruirsi la sua famiglia, fatta di tutte le persone cui ha voluto bene. Un gay non dovrebbe prendere in prestito l'idea di famiglia eterosessuale, l'idea di coppia per come gli arriva dal rapporto etero. Perché quel modello è destinato a fallire su di lui è un modello di complementarietà e che ha come perno la cura della prole. Le probabilità che un'amore omosessuale duri tutta la vita sono bassissime, ma non quelle che nonostante ciò un gay possa farsi una sua famiglia, lo stesso. Si può e dovrebbe tentare un modello di vita aggregata, che prescinda da legami biologici e ci si accorgerebbe per altro che esistono già modelli che funzionano e che con qualche piccolo aggiustamento potrebbero funzionare anche per i gay, se imparassero a vedere fratelli e sorelle in altro e non solo lasciarsi ossessionare dall'idea di trovare un partner. L'idea è legittima, per carità, ma secondo me per un gay l'amore della propria vita e la propria famiglia non per forza devono coincidere.
Felix non capisco cosa significhi prendere brutte direzioni, io certi giudizi di valore evito di darli. So solo che un conto è capire che certe cose non vanno bene per come si è fatti, un altro conto è proibirsi di fare delle cose. Ogni contesto ha cose buone e cose brutte, ogni situazione, sta ad ognuno di noi capire cosa di buono si può prendere da un contesto. Io per esempio ormai ho capito che l'invito ossessivo alla prudenza se può risultare utile per la gente focosa che fa le cose di getto è praticamente un macigno al piede per chi come te e forse anche come me ci mette dieci e passa anni a decidersi di fare i conti con la propria omosessualità. Certe cose vengono dette in modo generico a tutti, ma non tutti possiamo recepirle allo stesso modo. Prova a lasciarti andare un pochetto, sei adulto e assolutamente capace di decidere nei diversi contesti cosa è pericoloso fare. Non aggiungo altro, tanto penso che abbia capito dove voglio arrivare.
Un abbraccio

gianni
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Re: "Perplessitudini"

Messaggio da gianni » venerdì 20 aprile 2012, 18:00

Ciao Felix , non ti conosco e leggendo le tue perplessitudini , i momenti amari , quelli di delusione profonda , le mille domande che ogni giorno arrivano alla mente , i forse , i se , i ma , la non chiarezza , il vivere alla giornata , dormire con un occhio aperto , svegliarsi la mattina con la voglia di gridare , avere un sorriso per tutti e non ricevere una parola buona , di incoraggiamento , che ti possa far vedere un futuro migliore , è una peculiarietà degli essere umani , donne o uomini che siano , gay , etero , tutti ... Si dovrebbe ogni tanto staccare la spina , ricaricare le batterie e riprendere a vivere con un rinnovato entusiasmo , tu dirai ( è facile dal di fuori dare consigli ) , penso che ognuno di noi abbia una propria storia , momenti felici e lunghi periodi di vita vissuta nell’ombra , cerca in te stesso il motivo di questo periodo NO e trova la forza di reagire , non tenere tutto dentro , fa malissimo a Te stesso ed alle persone che ti stanno vicino ... Gianni
Lo scopo della vita è lo sviluppo di noi stessi, la perfetta realizzazione della nostra natura: è per questo che noi esistiamo.
Oscar Wilde

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