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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Re: Disturbo schizoide di personalità
MessaggioInviato: martedì 2 aprile 2013, 22:31 
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Iscritto il: mercoledì 14 aprile 2010, 9:22
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La necessità di cambiare nasce appunto da una sofferenza , da un disagio percepito. Se e finchè non c'è un disagio , se non ti senti limitato da queste tue inclinazioni perchè dovresti pensare di cambiare?
Forse hai trovato un equilibrio che ti soddisfa in qualche modo.
Come giustamente dicevi, in parte il "problema" deriva dalle aspettative esterne o dal confronto con il comportamento altrui. Per cui è da capire bene anche il senso reale della tua eventuale insoddisfazione.


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 Oggetto del messaggio: Re: Disturbo schizoide di personalità
MessaggioInviato: martedì 2 aprile 2013, 23:42 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
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Mi rendo conto che il mio discorso rischia di avere tutta l’apparenza di non andare al sodo e di essere pieno di pregiudizi ma lo farò lo stesso. Devo partire da lontano. Premetto che non sono un medico né uno psicologo ma nei primi anni ’70 del secolo scorso ho avuto la possibilità di frequentare reparti psichiatrici e di seguire l’attività dei medici da vicino. Ho imparato alcune cose, prima di tutto che la malattia mentale è una cosa molto seria che deve essere trattata da specialisti, che oggi non sono più legati alla psicoanalisi o a dottrine simili, che ormai hanno fatto il loro tempo, ma sono neurofisiologi e farmacologi oltre che clinici di esperienza. Uno psichiatra usa farmaci oggi molto potenti che possono mutare radicalmente lo stato di una persona. Ho visto più volte l’esito evidentissimo di un cambiamento di terapia sia in meglio che in peggio. Siamo tuttavia molto lontani dal poter effettuare diagnosi basate su dosaggi di neurotrasmettitori e sulla valutazione biochimica dell’attività del cervello, quindi ancora oggi è un serio problema classificare le malattie psichiatriche, anche quelle più classiche. Se c’è l’OMS che definisce i confini di un quadro nosografico e fornisce criteri di diagnosi, è ancora apertissimo il problema della classificazione dei disturbi mentali. Dando per scontate le definizioni dell’OMS, che non sono affatto scontate ma se mai tradizionali, resta comunque che mentre per la altre malattie ci si basa su parametri chimico-clinici oggettivi, per la psichiatria la definizione della malattia è quasi soltanto descrittiva. Il prof. Luigi Frighi, che negli anni ‘70 dirigeva l’Istituto Superiore di Sanità, insisteva sempre sul fatto che l’incidenza della malattie psichiatriche risulta fortemente disomogenea perché, pur usando nei diversi paesi le definizioni OMS, il senso di quelle definizioni era interpretato in modo molto diverso da paese a paese, per esempio la schizofrenia risultava avere una incidenza nettamente maggiore negli USA perché gli psichiatri di quel paese usavano i termini in senso meno restrittivo di quanto si facesse in Europa. Chi frequenta un reparto psichiatrico e sente parlare di ansia, di depressione, di sindrome bipolare dà a queste parole un significato “forte” cioè di manifestazioni oggettivamente e seriamente patologiche. Le stesse parole hanno già per uno psicologo dei significati più sfumati e nel linguaggio comune, pur usandosi le stesse parole, ansia, depressione o sindrome bipolare ci si riferisce di fatto cose del tutto diverse da quelle che i termini indicano quando sono usati in ambito psichiatrico. Quando si passa dalle definizioni OMS delle malattie psichiatriche a quelle dei disturbi si finisce in un ambito quanto mai vago e non è raro il caso che la stessa OMS nelle edizioni successive delle sue linee guida corregga il tiro, modifichi o addirittura cancelli del tutto dei tipi di disturbi, segno questo che l’incertezza nosografica e la variabilità semantica finiscono per indebolire la categoria patologica di questi disturbi fino quasi a renderla evanescenti. Si è arrivati anche in altri settori della medicina ad indurre esigenze terapeutiche targando come malattia cose che sono disturbi solo se se allarga a dismisura il confine di ciò che è patologico.
Passo ad un’altra questione, una persona che scrive un post come il tuo su un forum come questo potrebbe essere secondo te una personalità schizoide, tutto di pende da come si allargano e si allungano i confini delle definizioni. Tu ci vedi un distacco emotivo dalla realtà circostante? Io francamente no!
Non ho mai capito perché si debba tendere a medicalizzare tutto. Una vera socializzazione primaria, specialmente in età infantile e durante l’adolescenza è una psicoterapia naturale ed è la migliore prevenzione di tanti possibili disturbi e disagi. Francamente lascerei i manuali di psichiatria agli psichiatri e sarei molto prudente nell’usare la terminologia psichiatrica, con tutti i rischi che comporta.



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 Oggetto del messaggio: Re: Disturbo schizoide di personalità
MessaggioInviato: mercoledì 3 aprile 2013, 4:10 

Iscritto il: martedì 3 luglio 2012, 4:01
Messaggi: 114
A legger quei punti lo sono anche io, mi riconosco in praticamente tutti i punti e riconosco una ferita d'infanzia da cui potrebbe aver avuto genesi una cosa del genere (il rifiuto da parte della madre). Lo psichiatra da cui vado (molto bravo tra l'altro) ha peró escluso disturbi in asse I e II (non ho idea di che voglia dire) diagnosticando solo un po'd'ansia sociale. Meglio far fare le diagnosi ai medici.



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"La capacità di stare da soli è la capacità di amare. Può apparirti paradossalle, ma non lo è. E' una verità esistenziale: solo le persone in grado di stare da sole sono capaci di amare, di condividere, di toccare il nucleo più intimo dell’altra persona, senza possederla, senza diventare dipendenti dall’altro, senza ridurla a un oggetto e senza diventarne assuefatti."
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 Oggetto del messaggio: Re: Disturbo schizoide di personalità
MessaggioInviato: mercoledì 3 aprile 2013, 7:49 
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Iscritto il: mercoledì 20 ottobre 2010, 0:41
Messaggi: 2360
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Ho imparato alcune cose, prima di tutto che la malattia mentale è una cosa molto seria che deve essere trattata da specialisti, che oggi non sono più legati alla psicoanalisi o a dottrine simili, che ormai hanno fatto il loro tempo, ma sono neurofisiologi e farmacologi oltre che clinici di esperienza.
Permettimi di dissentire, se non altro perché mi pare un affermazione troppo perentoria e non conforme alla realtà. Io l'altra volta sulla psichiatria l'ho detta anche peggio, quindi diciamo pure che ci sono scuole di pensiero su questo argomento diversissime e che non è il caso di discuterne qui. La psicoterapia e per molti aspetti il metodo psicoanalitico è vivo e vegeto, ottiene ottimi risultati e in tantissimi casi ed è una valida alternativa alla farmacologizzazione del paziente. Sono dentro un percorso psicoterapeutico da tre anni e non la ritengo affatto una pratica obsoleta. Mi fermo qui ho già detto la mia sull'argomento. Magari ci riferiamo a cose diverse, perché per me la psicoterapia è un'evoluzione della psicoanalisi.

A questo punto ronny ha più senso portarti la mia esperienza concreta che prese di posizione astratte. Non avveo problemi troppo diversi dai tuoi, per quelli che descrivi. Tre anni fa scelsi che era ora di cambiare e fare sul serio. Era da anni che cercavo di sistemare le cose e avevo a lungo ragionato sui problemi, tant'è che con la testa li raccoglievo tutti e tuttavia non li avevo davvero capiti. Mi sono rivolta ad una terapeuta. Per me è stato fondamentale sentire sul serio mia questa scelta, sceglier eio la psicologa, perché sopratutto nelle fasi iniziali uno ha voglia di tagliare corto e fuggire un pò dalla terapia. Sopratutto duurante il primo anno ci sono state notevoli resistenze. Tre anni possono sembrare tanti, ma se uno ci pensa si tratta di andare a disossare i problemi di una vita, capirne realmente l'origine, ma sopratutto aspettare i propri tempi. Io una psicoterapia la consiglierei a tutti, non ci vanno i malati, ma le persone che hanno bisogno di chiarirsi è un valido strumento se uno ci si approccia consapevolmente e convintamente. In questi tre anni sono cambiate tante cose. Senza che neanche me ne accorgessi sono sparite le crisi d'ansia, l'insonnia, la tendenza all'alcolismo ecc. ecc. Tutte cose che non ho mai "curato" come tali, andando all'origine dei problemi si sciolgono i sintomi che sono una "cattiva" risposta ad un problema che però ha bisogno di essere affrontato per eliminare i sintomi. Questa ovviamente è la mia esperienza, non ho ancora finito ma non posso di certo parlarne male e la preferisco di gran lunga a un consulto psichiatrico, mi pare un approccio troppo duro per certi tipi di disagi, ma questo infondo è solo la mia opinione prendila per quello che è.


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 Oggetto del messaggio: Re: Disturbo schizoide di personalità
MessaggioInviato: mercoledì 3 aprile 2013, 8:43 
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Iscritto il: mercoledì 14 aprile 2010, 9:22
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Concordo sul fatto che c'è una variabilità nell'impostazione delle diagnosi da specialista a specialista e da cultura a cultura . Ad esempio negli USA, come anche in altri paesi europei da alcune ricerche è emerso come in passato ci sia stata una sopravvalutazione dei casi di disturbo dell'attenzione nei bambini; casi poi trattati con psicofarmaci . Successive ricerche hanno trovato una correlazione tra queste terapie e la tendenza del soggetto in età adolescenziale a usare droghe stimolanti. A volte nascono delle scuole di pensiero che ci concentrano su una sindrome e la vedono ovunque.
Allo stesso modo ho riscontrato che in alcuni casi psichiatri diversi possono porre diagnosi diverse. Oltretutto molti tests psicodiagnostici richiedono proprio una valutazione soggettiva dello specialista. Ci sono poi disturbi più semplici da individuare rispetto ad altri. Credo che i disturbi di personalità disorientino maggiormente i professionisti. Anche la modalità di effettuare una diagnosi varia molto . C'è chi la effettua in una o due sedute, senza alcun test; chi vi dedica molto più tempo e usa anche degli strumenti diagnostici; chi preferisce conoscere la persona per alcuni mesi prima di sbilanciarsi.
Trattandosi di una valutazione, quanto più i sintomi appaiono difficili da incasellare , i risultati non necessariamente potrebbero essere gli stessi.
Ho saputo di alcune persone alle quali era stata posta diagnosi di depressione e in realtà avevano delle malattie organiche anche molto gravi.
C'è infine anche da tenere conto che è il paziente stesso a riferire i propri sintomi. Il paziente può anche decidere di omettere informazioni importanti.
Dire di essere omosessuale o non dirlo credo che cambi di molto la prospettiva diagnostica . Avere difficoltà a innamorarsi ad esempio può assumere un significato completamente diverso.
Ovviamente le mie considerazioni sono di carattere generale e non riferiti alla situazione di Ronny o di altri che sono intervenuti.


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 Oggetto del messaggio: Re: Disturbo schizoide di personalità
MessaggioInviato: giovedì 4 aprile 2013, 22:37 
Utenti Storici

Iscritto il: mercoledì 14 aprile 2010, 9:22
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Chiedo scusa per il doppio post, ma volevo aggiungere qualcosa per Ronny.
La discussione che hai proposto è molto interessante e mi ha dato modo di sapere qualcosa in più su una condizione che conosco poco.
Ho pensato che il tuo post potesse esprimere anche l'esigenza di capire cosa fare in merito alla tua "freddezza" o alla tua riservatezza.
Ora non so cosa tu intenda per "pressioni sociali" ,ma credo che stia proprio qui il punto da capire. Può essere che vivere in un altro ambiente sociale oppure vivere da soli ridurrebbe queste pressioni.
Una persona come te potrebbe sentirsi meno "diverso" vivendo da solo in una grande città piuttosto che vivendo in una famiglia allargata e in paesino dove tutti si interessano di tutti.
L'altra cosa che potresti chiederti è: se nessuno si prendessa la briga di farti delle pressioni sarebbe meglio? oppure queste pressioni si traducono in un vantaggio anche per te?
A volte il condizionamento altrui è come una medaglia a due facce , per cui farne del tutto a meno sarebbe deleterio. Ma ci sono anche altre situazioni in cui è proprio saggio liberarsi dalle pressioni altrui, se ci impediscono di essere noi stessi.
Alcune volte si va in terapia per fare chiarezza su questo, per distinguere fin dove arriva il nostro bisogno e da che punto in poi stiamo parlando di un bisogno altrui.
A volte la terapia può anche aiutare la persona a rafforzare la propria capacità di fidarsi un po' di più delle proprie inclinazioni e della propria percezione di ciò che è o non è il proprio benessere.
Ma non è detto che queste conquiste non si possano anche raggiungere in altri modi. Sono veramente tante e diverse le opportunità di crescita che abbiamo , specialmente se si è una persona aperta e interessata al confronto come nel tuo caso. Ti auguro di trovare col tempo una risposta alle tue domande e per il momento ti ringrazio di questa interessante discussione. :)


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 Oggetto del messaggio: Re: Disturbo schizoide di personalità
MessaggioInviato: domenica 7 aprile 2013, 12:03 

Iscritto il: mercoledì 25 aprile 2012, 17:18
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Salve, ronny.88.
Il fatto di ricercare la causa della tua situazione in un libro di medicina mi riporta a quando ero adolescente. Vivevo nella solitudine, non riuscivo a capire le mie emozioni e cosa mi piacesse veramente. Mi sentivo amorfo dal punto di vista interiore e non riuscivo a definirmi, a trovare un modello in cui riconoscermi. Così, consultando un'enciclopedia di medicina molto vecchia mi scontrai con l'etichetta "schizofrenia"... e tutto combaciava. Incominciai a portare con me questa parola sia come fonte di sicurezza (... mi sembrava di essermi compreso...) sia come paura.
Gli anni passarono e venni a contatto con gli ambienti del disagio psicologico per altri motivi, mi informai e la questione dei problemi esistenziali mi sta molto a cuore tuttora.
Credo tu stia cercando una risposta allo stupore che provi nei tuoi confronti, ti senti diverso dagli altri, le emozioni emergono e battono per essere vissute, non contemplate e controllate. Però, non devi andare giù pesante nel tentativo di comprenderti; la risposta non sta nell'etichetta psichiatrica (che non è poi una vera scienza) ma nella vita stessa. Se contempli la psichiatria, ti fai un autogoal: incrementi la paura e, magari, vorresti chiedere una visita da parte di uno specialista, con il rischio di entrare in un circolo vizioso senza uscita.
La mancanza di piacere, il disinteresse, l'abbassamento della libidio sono sintomi di disillusione verso la realtà, di un blocco emotivo.
Ti consiglio di non analizzarti troppo per cercare risposte. Cogli le occasioni di tranquillità per fare qualcosa che ti piace, anche una cosa semplice, senza troppi tentennamenti... Non sei ad una prova di verifica. Le piccole esperienze concrete ti guideranno a conoscerti meglio e a sentire sulla pelle cosa sei evitando di studiarti dall'esterno. Pian piano scoprirai la spontaneità.

giulio


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 Oggetto del messaggio: Re: Disturbo schizoide di personalità
MessaggioInviato: lunedì 8 aprile 2013, 19:09 

Iscritto il: mercoledì 8 agosto 2012, 12:27
Messaggi: 34
Grazie a tutti per i contributi..

Probabilmente se vivessi in una grande città come consiglia Barbara e indipendente finanziariamente (quindi poter vivere da solo) probabilmente mi sentirei più a mio agio e anche più aperto alle novità..

Infatti ho notato di essere decisamente meno introverso quando mi trovo in situazioni tali da non sentire la pressione del vincolo della famiglia.. insomma mi son accorto che se voglio diventare un uomo più inserito nella società ho bisogno di alcuni periodi di solitudine.. ed in particolare di allontanarmi dalla famiglia..
Il mio timore di deludere le aspettative (cosa che paradossalmente difficilmente avviene) non mi fa vivere sereno. Ovviamente il fatto di essere omosessuale rischia di essere vissuto come una "colpa" di fondo nel senso che per quanto io possa soddisfare le aspettative, si sarà sempre il rischio di deludere per una cosa che si è e non che si sceglie di essere..


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 Oggetto del messaggio: Re: Disturbo schizoide di personalità
MessaggioInviato: martedì 9 aprile 2013, 21:00 

Iscritto il: mercoledì 25 aprile 2012, 17:18
Messaggi: 18
Scegliere di vivere da solo e lontano dalla famiglia è una buona scelta. Fa piacere che ci si accorga di essere più spontanei fuori dalla casa e con la gente. Credo che molti complessi stiano nel rapporto di dipendenza figlio-genitori: volente o nolente si sente la pressione delle aspettative, ci sono sensi di colpa e si fa i conti con la base culturale da cui proveniamo, bella o brutta che sia.
Quando si cresce il contesto familiare diventa stretto e solo facendo scelte autonomamente possiamo metterci in discussione ed esprimere ciò che siamo, ciò che sentiamo e ciò che vogliamo.


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 Oggetto del messaggio: Re: Disturbo schizoide di personalità
MessaggioInviato: domenica 5 maggio 2013, 17:13 

Iscritto il: venerdì 17 agosto 2012, 22:28
Messaggi: 24
Ciao Ronny, ho trovato molto interessante il tuo post.
Da come parli mi sembra non mi sembra che tu stia cercando di etichettarti con il nome di un distubo solo per trovare una giustificazione a come sei.
Io credo che le diagnosi siano utili principalmente per due motivi: per dare delle dritte sul percorso di terapia da intraprendere, e per dare degli spunti a una persona riguardo a se stessa. Quindi, più che la diagnosi, è importante la riflessione che ti ha portato a considerare questa "diagnosi".
E' un occasione per riflettere su di te, su ciò che ti da fastidio, su ciò che vorresti cambiare e su ciò che invece non vorresti cambiare.

Io mi riconosco in alcune delle cose che hai detto. Sono una persona che ha bisogno di spazi, psicologicamente e fisiologicamente (non riesco a stare seduto su un treno su un sedile con di fronte un' altra persona che occupa lo spazio delle gambe). Spesso non ho nessuna voglia di stare con altre persone. Altre volte però sento che questi spazi sono troppo grandi, e mi sento solo.

Non ho praticamente mai sviluppato un rapporto profondo con qualcuno. Sento che mi manca, ogni tanto, e allora cerco di aprirmi, di abbracciare una persona a cui voglio bene, o di dirle che mi dispiace di essere così chiuso, e ammettere che vorrei essere diverso.

Non so bene a cosa sia dovuto questo, e credo che pensarci e basta non serve. Piuttosto, se uno vuole davvero fare uno sforzo per cambiare, potrebbe iniziare una terapia. Io non l' ho ancora fatto, ma credo che, essendo la nostra e unica vita, sia il caso di farlo, prima o poi. Quindi lo consiglio anche a te.

Qua mi sento schiacciato. Vivo ancora in famiglia, e sebbene nessuno mi costringa a fare niente, credo che sia un po anche questo a bloccarmi. Tra qualche mese starò in un altro stato per 1 anno. Spero possa essere un' occasione per cambiare un po.
E la base per farlo è sicuramente la consapevolezza di come si è e di cosa si vorrebbe avere.. Quindi, approvo la tua riflessione, basta evitare di "patologizzarsi" perchè non serve proprio.
Se hai voglia di discutere con qualcuno, scrivimi pure.


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