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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: GAY E DISILLUSIONE
MessaggioInviato: lunedì 31 marzo 2014, 21:25 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
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Leggo spesso del sogno d’amore si tanti ragazzi gay, cioè del sogno di trovarsi un ragazzo e vivere una vita insieme con quel ragazzo per sostenersi a vicenda. Anche Progetto Gay ha contribuito e contribuisce tuttora, raccontando storie positive, a spingere i ragazzi a sognare un futuro migliore. Tuttavia, guardando gli archivi delle mail che ho ricevuto nel corso degli anni, ho focalizzato l’attenzione sul fatto che, nel mare di quelle mail, ho finito più o meno consapevolmente per scegliere quelle che finiscono bene, quelle che contengono un messaggio positivo e per destinare di fatto quasi solo quelle alla pubblicazione, come se dare un’immagine realistica delle cose potesse essere depressivo. Si è aggiunta poi un’altra riflessione legata al fatto che la posta che ricevo arriva quasi sempre da ragazzi più o meno coetanei, diciamo fino a 27-28 anni e i messaggi che ricevo da quarantenni e oltre sono pochissimi. Mi sono chiesto il perché. All’apparenza si potrebbe dire che questo accade perché i quarantenni hanno ormai risolto i loro problemi ma sarei portato a credere che i quarantenni, ben lungi dall’aver realizzato i loro sogni, abbiano di fatto rinunciato ad ogni ulteriore tentativo di realizzarli e abbiano quindi chiuso il capitolo “sogni” della loro vita. Parlavo ieri sera con un utente della chat che mi ha stupito, era un 38enne che dopo tanti anni di sostanziale “non vita” aveva trovato il coraggio di ricominciare o semplicemente di cominciare da capo. Credo che, per questa persona, parlare con me non sia stata esattamente un’esperienza incoraggiante, tanto che ha cercato di trasmettermi sentimenti positivi e di farmi capire che “la vita è bella”. Ci sono anche persone così ma sono certamente una rarità, in genere tra i gay più o meno quarantenni, il quadro è dominato dalla disillusione e più si va avanti con gli anni più questo sentimento si fa pervasivo.
Quando si pensa al gay, lo si identifica con un ragazzo giovane, carino, dai modi accattivanti, come i ragazzi di tante pubblicità che si vedono in giro. In questo modo si dà l’idea che l’omosessualità sia un fenomeno giovanile che porta un misto di piccole angosce amorose e di dolci pensieri. Nella realtà le cose sono molto diverse. Si parla molto di coming out e di rapporti con i genitori ma non si parla mai di vecchiaia gay e nemmeno di disincanto dei quarantenni, che piano piano si sono abituati a una vita qualunque. I gay, dall’adolescenza fino alla morte, vivono in situazioni di sostanziale emarginazione sia familiare che sociale, si tratta di emarginazione che può essere vissuta con maggiore o minore leggerezza, ma si tratta effettivamente di emarginazione e tutto questo ha ricadute più o meno pesanti sulla loro vita ma non è comunque indifferente. Un gay deve trovare un suo modus vivendi, deve sapersi adattare comunque all’ambiente di cui fa parte, anche se il suo farne parte è sostanzialmente parziale. Il primo adattamento avviene attraverso i sogni e attraverso una prima socializzazione con altri ragazzi gay, cioè attraverso la creazione di contatti tramite internet, poi parte la vita adulta, della quale ciascuno ha ereditato una rappresentazione diversa e la vita adulta comporta, a tutti i livelli, un ridimensionamento degli obiettivi e una presa d’atto di molte concrete impossibilità che non sono imputabili a nessuno individualmente ma che costituiscono lo spazio di riferimento o, se volete, la gabbia entro la quale è possibile muoversi. Si impara a convivere con le impossibilità cioè ci si abitua a convivere col senso del limite, ci si costruisce un modello di personalità, o meglio un modello di sé, e si cerca di realizzarlo. In una prima fase si individuano le difficoltà e i problemi come esterni e il senso di frustrazione si fa sentire, è il momento del “vorrei ma non posso”, poi, gradualmente subentra il momento della disillusione, cioè della presa d’atto della inutilità della maggior parte delle cose che si fanno e della dimensione di più o meno radicale incomunicabilità tra gli individui e anche tra gay. Lì il concetto di coppia o si perde del tutto o si formalizza in una specie di matrimonio che ha le sue regole e che richiede solo il rispetto di quelle regole, al di là di qualsiasi vero coinvolgimento affettivo. La vita di coppia funziona realmente quando si istituzionalizza, perché diventa un contratto di mutuo soccorso che, per esempio, per coppie non giovani può funzionare benissimo, si tratta di coppie che massimizzano l’utilità per entrambi i partner e quindi di coppie stabili. Da dove viene la disillusione dei gay 40enni che hanno creduto anni prima nella vita di coppia? Viene, molto semplicemente, dal dover prendere atto che sognare non solo non basta, ma non serve neppure, può soltanto rendere più gradevole la fase della vita in cui non si è costretti a fare i conti con la realtà, ma poi quella fase passa comunque e la realtà si impone con tutta la sua forza, una realtà costituita di altre persone, che seguono altre logiche, in nome delle quali resteranno ugualmente e fatalmente disilluse. È il rischio tipico della vita affettiva. Da giovani il rischio si accetta e regolarmente la scommessa si perde, a 40 anni il rischio si accetta meno, non si punta più sui sentimenti ma sui compromessi che comunque garantiscono una ben diversa stabilità, in vecchiaia si finisce per riscoprire che il vecchio adagio: “meglio soli che male accompagnati” ha un senso anche togliendo il “male”. E allora si riscopre il senso della solitudine come tranquillità, come separazione che, se non risolve in nostri problemi, almeno non ci carica di quelli di altri e del compito di gestire una relazione che ha ben poco si scontato e di prevedibile. Una volta, all’ingresso dei monasteri era scritta questa frase “Beata solitudine, sola beatitudine” è un condensato di saggezza di molte generazioni, un principio generale che prescinde da gay e da etero, un’idea che richiede una vita intera perché se ne capisca il senso profondo.



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 Oggetto del messaggio: Re: GAY E DISILLUSIONE
MessaggioInviato: martedì 1 aprile 2014, 7:42 
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Iscritto il: mercoledì 14 aprile 2010, 9:22
Messaggi: 2861
Qualche giorno fa ho rincontrato una collega , che avrà sui 45 anni. Lei è lesbica, anche se sarebbe una definizione che le sta stretta. Ha fatto coming out con me l'anno scorso. E' uscita da poco da una storia durata qualche anno e adesso è innamorata di un'altra donna, che tra l'altro è sposata.
Devo dire che non l'ho vista disillusa, ma al contrario , nonostante le difficoltà, mi pareva più soddisfatta di me rispetto alla sua vita.
Forse è riuscita ad adattarsi bene a un'esistenza fuori dagli schemi? Oppure ha trovato un equilibrio interiore che le permette di vivere serenamente anche delle sfide difficili? Non saprei dirlo, ma questa è l'immagine che ho davanti adesso del futuro di una persona omosessuale. Una persona che ammiro e, in parte, invidio per la libertà e la voglia di vivere che esprime.


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 Oggetto del messaggio: Re: GAY E DISILLUSIONE
MessaggioInviato: martedì 1 aprile 2014, 16:30 

Iscritto il: martedì 3 luglio 2012, 4:01
Messaggi: 114
Ma secondo me l'errore sostanziale sta nell'identificare la felicità con la vita affettiva. Può pure essere una componente importante della vita ma non é l'ingrediente unico attraverso cui si può ottenere la realizzazione di se, o io almeno non la vedo tale. Ci possono essere infinite cose da cui si può trarre gioia e focalizzarsi su una sola, disilludendosi se non la si trova, é veramente un peccato. Noto che i ragazzi gay sembrano in genere dare un'importanza sostanziale all'amore nella loro vita, e probabilmente dipende dal voler essere accettati ed amati per come si é dopo una vita passata nelle incertezza sotto questo aspetto. Non la vedo una cosa positiva affidare la propria serenità interiore a qualcosa di così incerto. Bisognerebbe imparare a sentirsi realizzati per ogni piccola conquista che ai da per scontata ogni giorno, e ce ne sono a miliardi, allora forse si eviterebbe di disilludersi quando il mondo che ci circonda non rispetta le nostre aspettative.



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"La capacità di stare da soli è la capacità di amare. Può apparirti paradossalle, ma non lo è. E' una verità esistenziale: solo le persone in grado di stare da sole sono capaci di amare, di condividere, di toccare il nucleo più intimo dell’altra persona, senza possederla, senza diventare dipendenti dall’altro, senza ridurla a un oggetto e senza diventarne assuefatti."
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 Oggetto del messaggio: Re: GAY E DISILLUSIONE
MessaggioInviato: martedì 1 aprile 2014, 17:56 

Iscritto il: mercoledì 22 febbraio 2012, 23:20
Messaggi: 17
Carissimo Project, ho letto con grande interesse il tuo intervento e condivido gran parte del ragionamento. Eppure non parlerei di disillusione. Ho 38 anni e ancora credo nei sogni. O meglio nel sogno di una vita di coppia in cui il valore affettivo della relazione si basa sul sentirsi un unicum con l’altro. Tanto più avanzo negli anni tanto più mi congratulo per non aver ceduto alla disillusione, nonostante il percorso di consapevolezza, accettazione e maturazione sia stato doloroso e mi abbia spesso spinto tra le braccia della solitudine. Capita anche ora. A volte penso che a questa età sia tutto più difficile e che prevalga la normalizzazione dei contesto sociale, fatto di lavoro, impegni istituzionali e di tutto ciò che la vita da adulti comporta. Eppure adoro questa maturità perché intravedo un’armonia che nell’età giovanile confondevo con la frenesia. È un’armonia che mi spinge ancor di più a cercare il mio compagno di vita perché sento di voler aderire a questo progetto. Son queste considerazioni che mi hanno spinto a non cedere al compromesso di una relazione utilitaristica, interrompendola. A scappare di fronte ad ipotesi di relazioni confuse o ambigue. Credo che eterosessuali e omosessuali subiamo tutti il fascino del lasciarsi vivere, perché è meno faticoso. Non sai quanto abbia imparato a volere bene alla mia omosessualità per il solo fatto che mi ha fatto capire cosa significa amare in modo puro. Soprattutto ora che son solo e prossimo ai 40.


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 Oggetto del messaggio: Re: GAY E DISILLUSIONE
MessaggioInviato: martedì 1 aprile 2014, 21:39 
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Iscritto il: mercoledì 14 aprile 2010, 9:22
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Mi piacciono moltissimo i vostri commenti, ragazzi. devo dire che li ho trovati illuminanti. :)


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 Oggetto del messaggio: Re: GAY E DISILLUSIONE
MessaggioInviato: mercoledì 2 aprile 2014, 12:24 
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Iscritto il: mercoledì 26 dicembre 2012, 13:38
Messaggi: 268
Se ne parla spesso, qui, perchè probabilmente siamo una categoria che appunto senza schemi sociali incatenanti, sperimenta forme di unione basate esclusivamente sul reciproco "star bene assieme" qualsiasi cosa esso possa significare per ognuno di noi.
Project parla prima di attrazione fisica, del classico maschio gay bello e accattivante anche se io la vedo come una cosa che riguarda pure gli etero; in gioventù tutte le categorie si basano più su un'attrazione prettamente fisica che non su altro, perchè a quell'età poche altre sono le problematiche e le prese di coscienza oggigiorno considerate più "profonde" (anche se per me la bellezza è una cosa profonda quanto le altre per la capacità che ha di suscitare emozioni del tutto proprie). Con il passare del tempo e quindi il dover accettare che il trascorrere del tempo non lascia il nostro corpo intatto, in una forma di egoismo più o meno cosciente, ci lanciamo alla ricerca di valori differenti dalla bellezza che nell'immaginario collettivo, abbiamo una durata maggiore dello sfiorire del corpo. Ecco che comunque con il passare del tempo, ci si rende conto che anche queste cose non sono immutabili, in quanto esseri che cambiamo vivendo, che sia esso in bene o in male, poche delle nostre caratteristiche sono fissate per sempre. E come persone gay, non conoscendo e non appartenendoci nell'immagine di coppia la figura del matrimonio, siamo dipendenti dall'unione solo fin tanto che questa va bene ad entrambi.
E come se fossimo delle cavie che sperimentano qualcosa che agli etero difficilmente è applicabile e appunto per quello abbiamo sempre avuto la fama di essere legati alla promiscuità, alla sola attrazione e perversione. Ma se si pensa ai famosi scapoli e farfalloni etero della storia, il pensiero è più o meno combaciante anche se sicuramente meno schifosamente visto agli occhi della gente e anzi considerato come elemento di fascino.
Noi si deve fare i conti con la tremendamente affascinante quanto illusoria idea dell'Amore (maiuscolo) con tutti i crismi dei romanzieri e letterati di millenni di cultura e la realtà molto più amara di una vita qualunque, che non deve scrivere solo qualche centinaia di pagine di gioia, ma di migliaia e migliaia di pagine di gioia, amarezza, delusione, illusione, disillusione, risveglio e resa.

Vi lascio con questo cortometraggio che forse può essere a tema con il discorso generale.
http://www.youtube.com/watch?v=T6fLauPm3RE



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Il vero Io è quello che tu sei, non quello che hanno fatto di te. (P. Coelho)
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 Oggetto del messaggio: Re: GAY E DISILLUSIONE
MessaggioInviato: mercoledì 2 aprile 2014, 20:53 

Iscritto il: mercoledì 22 febbraio 2012, 23:20
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colpo basso, Blackout! quel tanto di disillusione che porta a stare con i piedi per terra e quel tanto di vagheggiamento che non esclude in assoluto l'idea dell'Amore. il video è assolutamente da vedere. bravo e grazie.


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 Oggetto del messaggio: Re: GAY E DISILLUSIONE
MessaggioInviato: giovedì 3 aprile 2014, 22:19 

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Bellissima conversazione. Molto profonda. Come anche il video. Fantastico, forse l'essenza della vita. Pensandola in chiave di persone mature e sulla stessa lunghezza d'onda (vedi "con un po' di sale in zucca").


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 Oggetto del messaggio: Re: GAY E DISILLUSIONE
MessaggioInviato: venerdì 4 aprile 2014, 9:03 
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Messaggi: 2861
molto molto carino! grazie di averlo postato! :)


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 Oggetto del messaggio: Re: GAY E DISILLUSIONE
MessaggioInviato: venerdì 4 aprile 2014, 11:35 
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Grazie ragazzi!! Ne viene fuori una bella discussione, molto autentica e senza condizionamenti ideologici. Tutto sommato, noto che c’è una certa convergenza di contenuti.
Vorrei poter condividere con Barbara la sua immagine del futuro delle persone omosessuali 40enni. Esistono anche persone forti cha affrontano con serenità e con grinta anche le situazioni più difficili ma spesso si tratta di atteggiamenti difensivi dietro i quali la delusione c’è eccome anche se secondo la regola sociale “bisogna essere forti”.
Totoro dice che: “i ragazzi gay sembrano in genere dare un'importanza sostanziale all'amore nella loro vita, e probabilmente dipende dal voler essere accettati ed amati per come si è dopo una vita passata nelle incertezza sotto questo aspetto. Non la vedo una cosa positiva affidare la propria serenità interiore a qualcosa di così incerto.” Moltissimi gay vedono nell’amore del loro compagno, spesso più desiderato che realizzato, una compensazione a tante gratificazioni affettive mancate, in primo luogo quelle dei genitori ma anche a quelle degli amici con i quali è di fatto impossibile un rapporto autentico. Quando Tototro parla di affidare la propria serenità interiore a qualcosa di così incerto mi vengono in mente tanti ragazzi che hanno fatto e fanno esattamente così, sperano nell’arrivo di un salvatore che dia senso alla loro vita o semplicemente svalutano la loro vita ritenendosi irrecuperabili o destinati fatalmente a vivere mille storie tutte inevitabilmente destinate a finire in delusioni. Bisognerebbe abituarsi a pensare che affidarsi ad un’altra persona e dipenderne significa preparare la strada alla disillusione attraverso una deresponsabilizzazione di sé.
È molto bello leggere quello che scrive Nestore: “A volte penso che a questa età sia tutto più difficile e che prevalga la normalizzazione dei contesto sociale, fatto di lavoro, impegni istituzionali e di tutto ciò che la vita da adulti comporta. Eppure adoro questa maturità perché intravedo un’armonia che nell’età giovanile confondevo con la frenesia. È un’armonia che mi spinge ancor di più a cercare il mio compagno di vita perché sento di voler aderire a questo progetto. Son queste considerazioni che mi hanno spinto a non cedere al compromesso di una relazione utilitaristica, interrompendola.” La ricerca di un compagno come espressione di un’armonia interiore tipica della vita adulta, oltre la frenesia della giovinezza, porta ad essere selettivi: meglio niente che una coppia sbagliata, ma non solo, il fatto di non avere un compagno non è una diminuzione del sé, perché quando l’idea di avere un compagno diventa pervasiva si rischia di accontentarsi di un compagno qualsiasi e di mettere il crisi la propria armonia da single in nome di una chimerica felicità di coppia, il che è veramente rischioso.
Blackout dà dei gay una connotazione molto vera: “gay: categoria senza schemi sociali incatenanti” con tutto quello che di buono e di meno buono questa assenza di schemi condizionanti può comportare. Aggiunge che noi, “come persone gay, non conoscendo e non appartenendoci nell'immagine di coppia la figura del matrimonio, siamo dipendenti dall'unione solo fin tanto che questa va bene ad entrambi… e appunto per quello abbiamo sempre avuto la fama di essere legati alla promiscuità, alla sola attrazione e perversione.” In effetti molte coppie etero stanno in piedi solo perché c’è una colla sociale (il matrimonio) che le regge, anche quando, da una parte almeno, il rapporto ha perso completamente il significato originario, ammesso e non concesso che un significato originario ci fosse. In fondo una coppia gay è fragile proprio perché è una vera coppia, senza collanti sociali. Blackout dice “Noi si deve fare i conti con la tremendamente affascinante quanto illusoria idea dell'Amore (maiuscolo) con tutti i crismi dei romanzieri e letterati di millenni di cultura e la realtà molto più amara di una vita qualunque, che non deve scrivere solo qualche centinaia di pagine di gioia, ma migliaia e migliaia di pagine di gioia, amarezza, delusione, illusione, disillusione, risveglio e resa.” Mi viene in mente che l’educazione sessuale in senso lato, cioè l’educazione alla effettività-sessualità è stata per secoli ed è tuttora mediata da un insieme di miti che sono lontanissimi dalla realtà. In un certo senso il film gay che finisce bene piace e la gente va a vederlo, come da bambini si ascoltano le favole, d’altra parte ci sono anche i film gay tragici, che fanno appello a miti negativi, ma sono rari i film realistici che non sono né favole né tragedie esattamente come la stragrande maggioranza delle storie che si vivono nella vita reale. La coppia gay andrebbe demitizzata e presentata per quello che è, con tutte le sue fragilità, che sono fragilità di ogni vera coppia e non solo delle coppia gay. L’educazione affettivo-sessuale dovrebbe essere un’educazione alla realtà, senza favole di mitici principi azzurri.



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