Omosessualità: Quando il professionista non aiuta

Solitudine, emarginazione, discriminazione, omofobia...
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Nemo
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Omosessualità: Quando il professionista non aiuta

Messaggioda Nemo » venerdì 11 aprile 2014, 19:53

Negli ultimi tempi, sia per motivi di studio sia per motivi personali, mi sono informato sulla percezione che hanno i professionisti dell’aiuto dell’omosessualità, scoprendo cose al limite dell’orrore. Prima di descriverle, credo sia opportuno definire chi è un professionista dell’aiuto. Si tratta di tutti quelli operatori che si dedicano alla cura dei tre aspetti fondanti l’essere umano, ossia quello fisico, psicologico e sociale. Ecco quindi che il medico è il professionista dell’aiuto per eccellenza nei confronti della malattia; lo psicologo, lo psicoterapeuta e il medico psichiatra nei confronti del benessere psichico; il pedagogista, l’educatore e l’assistente sociale nei confronti del benessere dell’uomo nel rapportarsi con la società. Ora, gli aspetti più aberranti nei riguardi dell’omosessualità, gli ho trovati nelle professioni mediche e psicologiche, soprattutto in quelle di derivazione psicoanalitica. È bene precisare un altro punto, spesso ignorato. La psicoanalisi nasce nella seconda metà dell’ottocento da uno psichiatra austriaco, il famoso Freud. Questo, trasse le sue teorie dallo studio dei suoi numerosi pazienti, scoprendo che le dinamiche legate alla psiche erano gestite principalmente da processi non coscienti all’individuo, l’inconscio. Da questa scoperta sono iniziate varie teorie dello stesso Freud, che è bene sottolineare NON FANNO PARTE DELLA PSICOLOGIA, ma solo della sua branca psicoanalitica. La psicologia, infatti, è la scienza che studia il comportamento dell’uomo, i suoi processi mentali e il suo mondo interiore. In essa troviamo vari orientamenti di pensiero, ne cito uno che, ad esempio, è in completa opposizione con la psicoanalisi, la psicologia (e anche psicoterapia) cognitivo-comportamentale (che tra l’altro ha contribuito con i suoi studi a depatoligizzare l’omosessualità). Essa, non nega l’esistenza dell’inconscio, ma crede che il comportamento degli individui possa essere osservato e capito solo studiando come essi percepiscono il mondo e come oggettivamente agiscono in esso. Tornando al punto dell’omosessualità, una gran parte degli psicoanalisti ( FORTUNATAMENTE NON TUTTI) sostengono sia un problematica sessuale, spiegandola con sedicenti teorie che neanche riporto per quanto siano fantasmagoriche, ma che potete tranquillamente cercare e trovare su internet. Legati a questo orientamento psicologico, e legate anche a gruppi di ispirazione cristiano-cattolica, ho trovato anche delle associazioni che, dicono, di occuparsi degli omosessuali che non accettano il loro orientamento sessuale e che quindi, per il principio di autodeterminazione, hanno il diritto di poter cambiarlo. Oltre al fatto che questi individui forse non hanno ben chiaro cosa sia il principio di autodeterminazione, ossia il diritto della persona di crescere, vivere e svilupparsi secondo le sua inclinazioni naturali, credenze e valori in completa autonomia e senza influenze esterne; da cui si deduce che se una persona è omosessuale la sua inclinazione naturale è quella e, che spesso il desiderio di cambiare viene proprio da influenza esterne. Dicevo, quindi, oltre a questa ignoranza sull’autodeterminazione, continuano asserendo che cambiare è possibile, in questo modo implicitamente sostenendo che l’omosessualità è una condizione possibile da modificare e presentando casi di persone (molto spesso legate a percorsi di fede) che ci sono riuscite. A parte il fatto che un omosessuale può arrivare a praticare l’eterosessualità applicando meccanismi psichici talmente forti che se sostenuti lo mantengono in tale condizione, ma non cambiando affatto il suo orientamento sessuale, che rimarrà sempre omosessuali, ma semplicemente REPRIMENDOLO, portando a condizioni e situazioni che posso compromettere la salute mentale del soggetto. Inoltre, l’omosessualità è stata da tempo cancellata dal manuale diagnostico e statistico della malattie mentali, come avrete già letto molte volte, negli anni ’70 dall’associazione degli psichiatri e degli psicologi americani. Questi sedicenti professionisti dell’aiuto, che tenendo presente la definizione che ho dato all’inizio, di aiuto hanno ben poco, sostengono che questa cancellazione si è attuata grazie alle pressioni di una lobby gay presente all’interno dell’associazione. E quanto è potente questa lobby da condizionare tutti quelli psichiatri? Saranno mica tutti gay? E poi anche l’organizzazione mondiale della sanità ha cancellato dall’ icd-10 l’omosessualità come malattia, c’è una lobby gay anche nell’OMS? Se fossimo così potenti non passeremmo certo quello che passiamo ogni santo giorno della nostra vita. Le decisioni delle due associazioni, sono state prese semplicemente perché hanno costatato che NON è POSSIBILE per un omosessuale divenire eterosessuale e, se questo non è possibile, è perché è una condizione non patologica. In Italia, le terapie riparative sono vietate dall’ordine degli psicologi, ma nonostante tutto esistono questa associazioni, bah…
C’è un’altra considerazione che voglio fare. Ascoltando un vescovo che asseriva che l’omosessualità è un problema per il semplice fatto che la sessualità umana sia naturalmente orientata alla riproduzione, mi domando, se l’essere umano è orientato dalla natura ad avere una vita sessuale che conduca alla riproduzione, cosa c’è di naturale a privarsi dogmaticamente dell’affettività sessuale, come fanno i religiosi? Credo che la risposta sia: proprio niente……
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Re: Omosessualità: Quando il professionista non aiuta

Messaggioda barbara » venerdì 11 aprile 2014, 22:38

Caro Nemo, hai ragione a portare l'attenzione su questo tema , perché purtroppo si tratta di una questione molto delicata e complessa.
Molte persone omosessuali, bisessuali o transessuali che si rivolgono a specialisti o operatori pubblici o privati per ricevere un aiuto rischiano di incontrare professionisti impreparati circa la loro condizione.
L'impreparazione può portare a credere che l'omosessualità sia una conseguenza della malattia mentale o di traumi. In questo caso sento parlare qualche collega di "identità confusa", al che chiedo : "in che senso confusa?il tuo paziente non sa se è uomo o donna? " e mi sento rispondere: "No. E' che frequenta sia donne che uomini"
Qui la confusione a me pare che , se c'è, è nella mente degli operatori , che confondono transessuali e omosessuali , decidono che la sessualità diversa da quella etero è un sintomo di un disagio , non comprendono invece che magari il disagio psicologico è conseguente a una omofobia interiorizzata e che l'oscillare fra rapporti etero e omosessuali potrebbe essere a volte indice di repressione , e infine non gli passa nemmeno per l'anticamera del cervello che un percorso di accettazione sarebbe di grande aiuto per queste persone.
Manca secondo me un abc che è arduo spiegare . ma prima ancora manca quel "sapere di non sapere" che Socrate giustamente celebrava come essenza della conoscenza.
E poi c'è anche chi dice : "Non è necessario essere esperti di omosessualità, perché omosessuali e eterosessuali sono tutti uguali, per cui basta essere dei bravi psicologi" .Come dire che fare un colloquio con un adolescente è la stessa cosa che fare un colloquio con un anziano. Oppure che l'esperienza di una donna è identica a quella di un uomo. Oppure ancora che nel seguire un extracomunitario non è necessario tenere conto dell'esperienza spesso traumatica della migrazione.
Insomma ancora poca è la sana curiosità del professionista , e troppa la morbosa curiosità del pettegolo.
Però qualcosa per fortuna sta cambiando. C'è una simpatia di fondo che ha preso il posto della paura e del disgusto. Ed è su questa simpatia che si può costruire la base di una conoscenza nuova.
Alla fine spesso i pazienti omosessuali sono i primi insegnanti dei loro terapeuti, anche se, come disse una donna lesbica a una conferenza di psicoterapeuti, "Francamente siamo un po' stanchi di usare buona parte delle nostre sedute per spiegarvi chi siamo ( oltretutto a spese nostre)...."

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Tom
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Re: Omosessualità: Quando il professionista non aiuta

Messaggioda Tom » venerdì 11 aprile 2014, 23:32

Bellissimo post!!
"La vita giusta è quella ispirata dall'amore e guidata dalla conoscenza"
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Nemo
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Re: Omosessualità: Quando il professionista non aiuta

Messaggioda Nemo » sabato 12 aprile 2014, 9:08

Tom ha scritto:Bellissimo post!!

Grazie tom ^^
barbara ha scritto:Qui la confusione a me pare che , se c'è, è nella mente degli operatori , che confondono transessuali e omosessuali , decidono che la sessualità diversa da quella etero è un sintomo di un disagio , non comprendono invece che magari il disagio psicologico è conseguente a una omofobia interiorizzata e che l'oscillare fra rapporti etero e omosessuali potrebbe essere a volte indice di repressione , e infine non gli passa nemmeno per l'anticamera del cervello che un percorso di accettazione sarebbe di grande aiuto per queste persone.

è proprio così barbara. A questo proposito mi sento di dare dei consigli:
Un percorso psicologico che si ponga l'obiettivo di far vivere il paziente omosessuale in sintonia con tutti gli aspetti della sua personalità, è molto utile ed efficace per vivere una vita migliore, quindi se sentite di averne il bisogno fatelo tranquillamente tenendo ben presenti i seguenti punti:
- Scegliete uno psicologo psicoanalista solo se conoscete la sua posizione in merito all'omosessualità, altrimenti è preferibile rivolgersi ad uno psicologo cognitivo-comportamentale o sistemico relazionale;
- Se lo psicologo sostiene che sia possibile passare dall'orentamento omosessuale a quello eterosessuale, o non sa quello che dice o sta mentendo. Inoltre viola anche il suo codice deontologico, quindi vi consiglio di pagargli la prima seduta e salutarlo per sempre;
- Se lo psicologo vi proponesse la lettura di alcuni passi del vangelo o della bibbia, siete finiti nelle mani di uno psicologo "prete". Gli psicologi seri non parlano di vangeli o bibbia, quindi anche in questo caso, salutatelo caldamente, magari ricordandogli che uno studio di psicologia non è una chiesa;
- Non cadete in mano ad associazioni che agiscono sul nostro senso di colpa per farci cadere nella loro trappola;
- Ricordate sempre che la terapia riparativa o di conversione è vietata dall'ordine degli psicologi per i danni che porta alla salute mentale, non esitate a minacciare lo psicologo che ve la propone di segnalarlo all'ordine professionale.
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Re: Omosessualità: Quando il professionista non aiuta

Messaggioda marc090 » sabato 12 aprile 2014, 12:54

Nemo, veramente bei contenuti :) Cose che non è facile conoscere, da cui di solito ci chiamiamo fuori e che tendono a colpirci, esattamente come hai messo in evidenza, nel momento in cui capita di viverle.

Tra l'altro, Freud, non solo è stato rivalutato per le sue teorie, ma anche per le patologie che era il primo ad avere..Mi sbaglio?
Per prima cosa portarono via i comunisti, e io rimasi in silenzio perché non ero un comunista. Poi se la presero coi sindacalisti, e io che non ero un sindacalista non dissi nulla. Poi fu il turno degli ebrei, ma non ero ebreo.. E dei cattolici, ma non ero cattolico... Poi vennero da me, e a quel punto non c'era rimasto nessuno che potesse prendere le difese di qualcun altro.
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Re: Omosessualità: Quando il professionista non aiuta

Messaggioda derkleineBaum » sabato 12 aprile 2014, 13:08

Nemo ha scritto:- Scegliete uno psicologo psicoanalista solo se conoscete la sua posizione in merito all'omosessualità, altrimenti è preferibile rivolgersi ad uno psicologo cognitivo-comportamentale o sistemico relazionale;
- Se lo psicologo sostiene che sia possibile passare dall'orentamento omosessuale a quello eterosessuale, o non sa quello che dice o sta mentendo. Inoltre viola anche il suo codice deontologico, quindi vi consiglio di pagargli la prima seduta e salutarlo per sempre;
- Se lo psicologo vi proponesse la lettura di alcuni passi del vangelo o della bibbia, siete finiti nelle mani di uno psicologo "prete". Gli psicologi seri non parlano di vangeli o bibbia, quindi anche in questo caso, salutatelo caldamente, magari ricordandogli che uno studio di psicologia non è una chiesa;
- Non cadete in mano ad associazioni che agiscono sul nostro senso di colpa per farci cadere nella loro trappola;
- Ricordate sempre che la terapia riparativa o di conversione è vietata dall'ordine degli psicologi per i danni che porta alla salute mentale, non esitate a minacciare lo psicologo che ve la propone di segnalarlo all'ordine professionale.


Ne facciamo un decalogo? ;)
Resta con te,
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Re: Omosessualità: Quando il professionista non aiuta

Messaggioda Chrono » sabato 12 aprile 2014, 17:23

Concordo con marc, davvero dei bei contenuti. Ti ringrazio per averli condivisi con noi :)
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Tentare per sorridere.
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Re: Omosessualità: Quando il professionista non aiuta

Messaggioda soloio5 » sabato 12 aprile 2014, 18:06

Grazie del post davvero interessante, almeno qui posso capire tante Cose!

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Nemo
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Re: Omosessualità: Quando il professionista non aiuta

Messaggioda Nemo » sabato 12 aprile 2014, 19:42

marc090 ha scritto:Tra l'altro, Freud, non solo è stato rivalutato per le sue teorie, ma anche per le patologie che era il primo ad avere..Mi sbaglio?

Diciamo che non era proprio lo specchio della salute mentale, ma il problema non è questo, alla fine nessuno è perfetto :) Anche se ci sono diverse lettere scritte da Freud, dove dice che l'omosessualità non è da considerarsi in senso patologico. Ad esempio ad una madre che gli chiedeva di curare il figlio gay, lo stesso le rispose che non c'era nulla da curare. Sembra che siano stati più i suoi allievi a riportare l'omosessualità come stato patologico.
derkleineBaum ha scritto:Ne facciamo un decalogo? ;)

Andrebbe fatto, per impedire a questi soggetti di lavorare! :P
Per il resto, sono contento che il post vi sia piaciuto e che serva a qualcosa!
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Re: Omosessualità: Quando il professionista non aiuta

Messaggioda konigdernacht » domenica 13 aprile 2014, 1:37

Complimenti vivissimi per il post :) è capitato di parlare di persona di queste cose ma vederle scritte in un discorso lineare ha fatto "quadrare il cerchio".

A parte le cose già dette, è stato ormai dimostrato più volte che l'omosessualità in natura rientra sempre in un sistema di selezione naturale per evitare il sovrapopolamento della terra. Quindi ancora una volta, per usare una metafora, la Chiesa dice che la Terra è piatta mentre la Terra è e sempre sarà tonda ;)
Zerchmettert, zernichtet ist unsere Macht
wir alle gestürzt in ewige Nacht


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