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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: You're making me sick, love
MessaggioInviato: giovedì 19 giugno 2014, 23:11 
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Iscritto il: venerdì 20 novembre 2009, 15:21
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Una "breve" e sicuramente poco interessante considerazione del mio stato attuale. Spero di non essere troppo ermetico per chiunque decida di leggere ed eventualmente di commentare.

Qualche tempo fa (forse anche più di un anno) avevo aperto un topic per discutere di come la costante riproposizione dell'amore in chiave eterosessuale su ogni livello culturale mi avesse stancato.
A distanza di tempo mi rendo conto di come ora il mio atteggiamento nei confronti della cosa si sia evoluto in modo negativo e di come la mia negatività stia contaminando in modo subdolo diversi altri aspetti della mia percezione del mondo.

Assistendo ad una qualsiasi scena di amore eterosessuale di un qualche film non vengo più preso da una semplice insofferenza, ma spesso arrivo a sentirmi profondamente scosso, al punto da non riuscire più a sostenere la visione della scena del film in questione. Succede che perda addirittura la volontà di proseguire la visione, in preda allo sconforto e alle emozioni negative in me risvegliatesi.

Ora mi succede di soffrire intensamente persino di fronte alla bellezza di un ragazzo. Mi impongo frequentemente di non sostenere il contatto visivo perché per quanto la vista sia di per sé gradevole, essa mi distrugge.

La spiegazione più evidente che riesco a darmi è che sono mosso da desideri sentiti come impossibili da realizzare.
La consapevolezza delle possibilità/ della disponibilità altrui viene percepita come a me negata e mi fa soffrire.
Se sentissi la condizione che sto vivendo come problematica e cercassi di rimediare probabilmente penserei di dover lavorare proprio sul modo in cui percepisco il mondo: saprei di dovermi convincere che quell'amore ritratto in chiave eterosessuale è possibile anche per me (in altra forma), che anche quel ragazzo, così bello, potrebbe essere interessato a me.
Il punto è che non sento di dover rimediare a tutto questo. Soffro, ma forse sono fatto per soffrire. Il modo stesso in cui sono è forse incompatibile con il modo in cui è il mondo.

In fondo non cerco di porre freno al mio disagio e non faccio altro che contemplarlo in lacrime. Sì, mi sto piangendo addosso. Tutti sembrano disprezzare chi si piange addosso, ma in fondo non mi importa dal momento che non me la sento proprio di fare altro.



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"Warping the minds of men and shepherding the masses has always been your church's domain. You lure sheep with empty miracles and a dead god".
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 Oggetto del messaggio: Re: You're making me sick, love
MessaggioInviato: venerdì 20 giugno 2014, 22:36 
Utenti Storici

Iscritto il: mercoledì 14 aprile 2010, 9:22
Messaggi: 2861
Caro principe, sentirsi bloccati , come in stand by , è una sensazione pesante da sopportare. La tua analisi è molto lucida. Tuttavia ciò che si agita in profondità, dentro di noi, è spesso fuori dalla portata della nostra comprensione. Per questo molte persone si rivolgono a un aiuto esterno per capirsi meglio.
Comunque posso dirti anche che ciò che ti sta capitando l'ho sentito altre volte, proprio nei termini in cui lo racconti tu. E potrai trovare molte testimonianze in questo senso nel forum.
Te ne linko una fra le tante che ricordo.
viewtopic.php?f=20&t=1326

Il fatto che tutto ciò capiti ad altri di certo non risolve , ma aiuta a capire che sono meccanismi molto più comuni di quanto non si pensi.
Posso dirti che anche per quei ragazzi non è stato facile e ci sono stati momenti di confusione e disorientamento, ma sono riusciti col tempo a gestire le proprie emozioni nel modo migliore, ad innamorarsi e perfino a fidanzarsi.
Non so se questa profezia sia in grado di rassicurarti o piuttosto di spaventarti, ma ad ogni modo spero che tu possa trovare il tuo equilibrio, nella forma che riterrai la più giusta per te.


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 Oggetto del messaggio: Re: You're making me sick, love
MessaggioInviato: sabato 21 giugno 2014, 12:21 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
Messaggi: 5112
Beh, diciamo che, a livello personale non ho vissuto esattamente queste situazioni, ma certo vedere che un ragazzo e una ragazza, per strada, possono scambiarsi coccole anche molto esplicite e che la gente non solo non si irrita ma si intenerisce a guardarli, perché ci si identifica, mentre reagirebbe malissimo se si trattasse di una coppia gay (e in effetti non si vedono mai coppie gay scambiarsi affettività) lascia con l’amaro in bocca. Ma, al di là di questo, mi piace vedere anche una coppia etero in atteggiamento di tenerezza, vedere che un ragazzo e una ragazza si vogliono bene, mentre mi danno fastidio gli atteggiamenti esibizionistici che sanno un po’ di sfida.
Il mondo è quello che è, cambierà, forse, lentamente, ma una società veramente non discriminante noi non la vedremo, non dico io, che ormai vivo di ricordi, ma neppure tu. Eppure, a parte la dimensione pubblica, non è affatto vero che per un ragazzo gay non esiste una vita affettiva. Di ragazzi più o meno realizzati ne vedo tanti e poi, tra gli etero, non è proprio tutto oro quello che luccica. C’è un mondo da costruire, forse non sarà per noi ma per quelli che verranno dopo, come noi oggi viviamo i frutti di quello che hanno fatto tutti quelli che ci sono stati prima di noi e che hanno vissuto molto peggio di noi. Lo so che non è giusto che le cose vadano così, ed è proprio per questo che l’impegno ha un valore morale, perché è un impegno di principio, un lavorare per qualcosa che noi non vedremo realizzato.



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 Oggetto del messaggio: Re: You're making me sick, love
MessaggioInviato: sabato 21 giugno 2014, 16:44 
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Iscritto il: venerdì 20 novembre 2009, 15:21
Messaggi: 191
@barbara: Ti ringrazio molto per l'incoraggiamento, ma credo che in fondo quello che provo abbia molto meno a che fare con la mia omosessualità di quanto non potrebbe sembrare. Ci ho riflettuto ancora e credo che a destare la mia sofferenza non sia tanto l'impossibilità percepita, ma il fatto di sapere (o di credere di sapere?) che anche qualora certe cose fossero possibili, sarebbe molto difficile, impossibile che lo fossero come mi piacerebbe... E dicendo questo faccio riferimento a certe cose che ho compreso su me stesso ma che in questo momento non mi sento di condividere del tutto, per imbarazzo e per timore di non essere compreso.
Altre persone sicuramente hanno trovato un loro equilibrio assieme ad altri, il punto è che quelle persone non sono io. Non so... per ora non vedo un futuro, non un futuro in cui io abbia un posto nel mondo nel modo in cui vorrei. Semplicemente non voglio pensare al futuro.

@Project: Come sopra. Credo che la condizione i emarginazione socio-culturale delle persone LGBT abbia a che fare con il mio disagio in modo soltanto marginale. Forse non avrei dovuto aprire il topic dal momento che non me la sento di spiegarmi in maniera dettagliata.

Comunque grazie per l'attenzione.



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 Oggetto del messaggio: Re: You're making me sick, love
MessaggioInviato: domenica 22 giugno 2014, 17:01 
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Iscritto il: venerdì 30 marzo 2012, 18:40
Messaggi: 1386
Ciao Principe,
il principe ha scritto:
La spiegazione più evidente che riesco a darmi è che sono mosso da desideri sentiti come impossibili da realizzare.
La consapevolezza delle possibilità/ della disponibilità altrui viene percepita come a me negata e mi fa soffrire.

Quello che scrivi potrebbe essere, come peraltro noti tu, il motivo per cui provi fastidio verso sentimenti di amore eterosessuale... il fatto che certe cose ti siano negate, ti porta un senso di rifiuto, di ripudio per quelle cose...
il principe ha scritto:
Se sentissi la condizione che sto vivendo come problematica e cercassi di rimediare probabilmente penserei di dover lavorare proprio sul modo in cui percepisco il mondo: saprei di dovermi convincere che quell'amore ritratto in chiave eterosessuale è possibile anche per me (in altra forma), che anche quel ragazzo, così bello, potrebbe essere interessato a me.
Il punto è che non sento di dover rimediare a tutto questo. Soffro, ma forse sono fatto per soffrire. Il modo stesso in cui sono è forse incompatibile con il modo in cui è il mondo.

Già il fatto che non senti problematica la tua condizione, che problematica non è, partendo dal fatto che l'orientamento sessuale non deve essere una discriminazione, però questa sofferenza deve derivare da qualcosa... non penso che si nasce per soffrire, ci possono essere delle cose che magari non abbiamo affrontato e che rimangono nella nostra mente e ci fanno stare male...
il principe ha scritto:
Ora mi succede di soffrire intensamente persino di fronte alla bellezza di un ragazzo. Mi impongo frequentemente di non sostenere il contatto visivo perché per quanto la vista sia di per sé gradevole, essa mi distrugge.

La domanda che mi verrebbe da porti è il perché la vista della bellezza ti distrugge. Mi sbilancio, però penso sia dovuto o a un problema di autostima, o la paura che una persona sia troppo perfetta per noi... e allora decidiamo di “mettere un muro” fra noi e questa persona per evitare di ricevere un rifiuto... tieni a mente che queste sono solo ipotesi...
il principe ha scritto:
In fondo non cerco di porre freno al mio disagio e non faccio altro che contemplarlo in lacrime. Sì, mi sto piangendo addosso. Tutti sembrano disprezzare chi si piange addosso, ma in fondo non mi importa dal momento che non me la sento proprio di fare altro.

C'è questa “fissa” che non bisogna piangersi addosso, che bisogna per forza reagire sempre, senza rendersi conto che a volte non si reagisce perché in quel momento non vediamo la via di uscita, o non abbiamo la forza di reagire... se invece di disprezzare chi si piange addosso si cercasse di avere un po' di empatia sarebbe meglio... purtroppo a volte quello che abbiamo dentro è talmente difficile da “digerire” che non pensiamo ad altro... trovo anche inutile dirti di non stare a pensare a queste sensazioni che ti porti dentro, perché non è che pensando al altro le cose si risolvono o migliorano...

Lo ammetto, non credo di aver scritto qualcosa di concreto che possa esserti stato di aiuto...



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Ogni sera quando mi ferisco una parte di me si chiede cosa stia facendo, ma io non so cosa risponderle. Guardo il sangue colare dalla ferita, colare a terra, goccia dopo goccia, come una clessidra.
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 Oggetto del messaggio: Re: You're making me sick, love
MessaggioInviato: domenica 22 giugno 2014, 21:57 
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Iscritto il: venerdì 20 novembre 2009, 15:21
Messaggi: 191
IsabellaCucciola ha scritto:
...Già il fatto che non senti problematica la tua condizione, che problematica non è, partendo dal fatto che l'orientamento sessuale non deve essere una discriminazione...

Con il termine "condizione" non volevo indicare il mio orientamento sessuale, ma il mio stato di sofferenza. Non lo sento come una vera e propria condizione da superare perché ormai soffro da così tanto per gli stessi motivi, che il tutto è diventato parte di me.

IsabellaCucciola ha scritto:
...allora decidiamo di “mettere un muro” fra noi e questa persona per evitare di ricevere un rifiuto...

...Lo ammetto, non credo di aver scritto qualcosa di concreto che possa esserti stato di aiuto...

E' una delle tante concause. Scarsa autostima, atteggiamento evitante di personalità, insicurezza... Le cause non mi sfuggono. Lo scopo del topic non è quello di farmi aiutare a indagare le radici del mio disagio né quello di farmi aiutare a risolverlo... Volevo soltanto condividere qualcosa con voi, visto che questo forum per me è sempre stato uno spazio in cui poter parlare liberamente di me, cosa che mi ritrovo a non poter fare con le (poche) persone che mi stanno attorno.



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 Oggetto del messaggio: Re: You're making me sick, love
MessaggioInviato: venerdì 4 luglio 2014, 22:19 
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Iscritto il: mercoledì 14 aprile 2010, 9:22
Messaggi: 2861
mi spiace non aver potuto rispondere , ma ero via . Hai scritto una cosa molto importante: condividere. Credo che poter comunicare quello che si prova senza sentirsi giudicati sia molto importante. Spesso ci dimentichiamo di quanto sia fondamentale ascoltare. A volte non è facile farlo, rispettando il vissuto altrui, perché siamo presi dal desiderio di aiutare. Oppure le emozioni suscitate dal racconto altrui prevalgono. Ma con le tue parole ci hai ricordato che nessun altro conosce dove si trova il nostro limite, né il nostro desiderio. Nessuno meglio di noi può sapere ciò che è bene per noi stessi , ciò che è possibile , ciò che per noi ha un senso.


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