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 Oggetto del messaggio: Solitudine e rassegnazione.
MessaggioInviato: domenica 19 luglio 2015, 12:30 
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Iscritto il: mercoledì 15 luglio 2015, 20:26
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Ciao a tutti, ieri sera mi è capitato di leggere un argomento pubblicato da Project nel quale vengono evidenziate le conseguenze della mancata integrazione sociale dell'omosessualità e della diffusa omofobia che, in parte, è anche causa della mia solitudine e di quella di tanti altri ragazzi omosessuali come me.

Credo sia opportuno rimandarvi al link: viewtopic.php?f=23&t=3074

C'è molto da leggere ma ne vale la pena, a me ha fatto riflettere molto e mi ha fatto capire che è inutile costruire castelli in aria senza fondamento e nutrire false speranze e sogni che tanto non avranno mai un lieto fine.
Con questo non voglio essere pessimista, ma REALISTA, basta, voglio vedere in faccia la realtà per quello che è e rimanere coi piedi per terra, perché sono stanco di sentirmi solo e di essere infelice, dentro di me sento un vuoto che né i miei amici né la mia famiglia possono colmare, con tutti loro sono felice, è vero, nel senso che rido, scherzo e per un attimo riesco a dimenticare il vuoto affettivo che c'è dentro di me, poi però quando sono di nuovo solo, esso si fa sentire ed è costantemente presente in me, e questo mi fa soffrire, perché per una volta mi piacerebbe poter stare con il ragazzo che amo, potergli sussurrare all'orecchio quanto io gli voglia bene e tutto ciò che io farei per lui per non perderlo e per far sì che lui sia felice, vorrei addormentarmi sentendo il calore del suo corpo vicino al mio.
Invece non è così, ogni giorno della mia vita è sempre uguale, non è mai cambiato nulla da questo punto di vista e mai cambierà qualcosa, ne sono sicuro.
A volte mi dico, forse dovrei darmi da fare io, devo essere io a cercare l'amore anche correndo il rischio di rivelare la mia omosessualità a tutti, però sarebbe comunque qualcosa di impossibile, almeno per me, con le ragazze sono un disastro totale, non sono mai stato fidanzato (ho 17 anni), non riesco nemmeno ad avvicinarmi a loro per trovare un pretesto per aprire un discorso figuriamoci se ho il coraggio di avvicinarmi ad un ragazzo che mi piace incominciando piano per volta a corteggiarlo... la maggior parte dei ragazzi sono etero e se venissero a sapere che io sono gay e che ci sto provando con loro mi rovinerebbero la vita perché lo andrebbero a dire a tutti e magari potrebbero anche prendersi gioco di me e dei miei sentimenti, poi non si torna più indietro... quindi mi chiedo, vale davvero la pena correre tutti questi rischi per un soddisfare un bisogno egoistico?
Oppure si potrebbe optare per i siti di incontri più comuni sperando di trovare un ragazzo serio con cui cominciare a stringere i primi contatti, anche questa opzione è da escludere perché di ragazzi seri, da come ha scritto Project, non ce ne sono, anzi, aumenterebbe solamente il pericolo di dipendenza per questi siti, favorita anche dalla tentazione di incontri e sesso facili.
L'altra opportunità sarebbe quella dei luoghi di incontro gay come discoteche o associazioni quali l'arcigay, e secondo altri post che ho letto questi luoghi non sarebbero molto diversi dai siti di incontri, per tale motivo anche questa possibilità è da escludere (anche perché nelle mie vicinanze non c'è nemmeno un luogo di incontro gay).
Del resto fidanzarsi con un altro ragazzo è come lanciare contemporaneamente 10 dadi sperando di ottenere la stessa faccia su ognuno di essi, praticamente impossibile.
A complicare tutto ciò ci si mette mio padre, che ogni giorno mi parla continuamente di ragazze, ogni volta che andiamo in giro e che lui vede passare un gruppetto di ragazze in pantaloncini corti o minigonna si volta verso di me dicendomi: "hai visto quelle ragazzette?" oppure "tu te la farai così bella la ragazza?"
Poi insiste in tutti i modi per farmi uscire di casa e mandarmi in discoteca perché là si "rimorchia", oppure ogni tanto mi dice pure di chiedere tante amicizie su fb a ragazze che nemmeno conosco per poter cominciare a conoscerle (ok, so a cosa state pensando, è vergognosa come cosa e lo so).
Poi a pranzo a volte mi dice: "Quanto sarà bella la ragazza che ti porterai a casa..." ed io "Ma se io in futuro non ce l'avrò mai la ragazza e rimarrò single cosa fai, rimarrai deluso da me? O farai di tutto perché io la trovi?" e lui finisce sempre con la solita battutina omofoba "Ma no, l'importante è che non ti fai il ragazzo."
E perché mai? vorrei tanto chiedergli, è veramente così terribile se in futuro ti facessi conoscere il mio futuro partner? Non ho mica assunto droghe o ucciso qualcuno! E' così orribile se desidero passeggiare mano nella mano con un altro ragazzo e se la persona per cui sento il mio cuore battere è un uomo invece che una donna?
E invece la conversazione finisce lì, seguita da quel silenzio che ogni volta mi sembra infinito.
Mi rendo conto di aver scritto tanto, spero abbiate la pazienza di leggere tutto, scusate ma oggi ho bisogno di sfogarmi perché non ce la faccio più a tenermi tutto dentro.
Forse l'unica via di uscita da tutto questo è la rassegnazione, rassegnarsi al proprio destino, sperando di poter trovare la felicità almeno sul piano lavorativo.


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 Oggetto del messaggio: Re: Solitudine e rassegnazione.
MessaggioInviato: domenica 19 luglio 2015, 19:55 
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Messaggi: 5112
Ciao Niko,
beh, i problemi ci sono, ma è pure vedo che uno non può rinunciare ad avere la sua vita affettiva. Conosco tanti ragazzi gay e devo dire che di ragazzi che arrivano a realizzarsi ce ne sono tanti e ci sono anche tante coppie gay stabili, almeno quanto le coppie etero. Certo, però, ci sono anche le difficoltà e le incomprensioni e quello che scrivi di tuo padre ne è un esempio evidente. Provo a mettermi dalla parte di tuo padre. Per un padre è estremamente difficile capire che la vita dei figli non è un’estensione di quella dei genitori e che la vita dei figli appartiene solo ai figli e non anche ai genitori. Per un padre che è abituato a vivere la sua vita in un certo modo e con certi parametri, è molto difficile pensare che il figlio non abbia gli stessi parametri e abbia invece altri sistemi di valori e di priorità. Un padre tende a dare per scontato che il figlio si identifichi con lui, che ragioni nello stesso modo, ma spesso non è così e, nel caso di un figlio gay, non è così sul piano della sessualità, che il padre considera qualificante più di altri. Su questo pesa molto l’assoluta ignoranza di moltissimi genitori in fatto di sessualità e di omosessualità in particolare, in questo senso non si può neppure dare tutta la colpa ai genitori, perché anch’essi sono cresciuti in ambienti dominati dal preconcetto, e non se ne sono nemmeno accorti perché non avevano motivi per mettere in dubbio qui preconcetti e quindi hanno finito per assimilarli come ovvi, in pratica dei dogmi oltre i quali c’è solo il patologico. Prima di mettere al mondo figli, i genitori dovrebbero rendersi conto di quello che stanno facendo, cioè che stanno mettendo al mondo una persona “diversa da loro” (gay o etero qui conta poco, i conflitti coi genitori esistono eccome anche per i ragazzi etero, anche se su altre cose, vedi la scelta della ragazza) e che quella persona non potranno dirigerla o governarla a loro piacimento. Ma vorrei concludere con una nota di ottimismo. Il fatto di dover superare mille ostacoli rende i gay particolarmente resistenti e li forgia per la vita, li costringe, nel bene e nel male a maturare prima, ad essere autonomi molto presto, ad avere un loro mondo personale nonostante quello che dicono la famiglia e la società. Da quello che vedo, oggi, per un ragazzo gay il futuro non sarà tutto rose e fiori ma offre delle possibilità enormemente più ampie di quelle che esistevano ai miei tempi, 40 anni fa.



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 Oggetto del messaggio: Re: Solitudine e rassegnazione.
MessaggioInviato: lunedì 20 luglio 2015, 2:16 

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Ultima modifica di RoXasVersailles il giovedì 18 febbraio 2016, 0:43, modificato 1 volta in totale.

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 Oggetto del messaggio: Re: Solitudine e rassegnazione.
MessaggioInviato: lunedì 20 luglio 2015, 12:37 
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Iscritto il: mercoledì 15 luglio 2015, 20:26
Messaggi: 46
Ringrazio tutti per aver dedicato così tanta attenzione al mio post.

X Project: riguardo mio padre secondo me hai proprio colto il punto, è quello il motivo per cui si comporta così, io aspetterei prima di fare coming out, prima dovrei cercare di fargli capire, senza destare sospetti, che la mia vita appartiene solo a me e che in determinate questioni come la scelta del partner o la sfera affettiva non deve intromettersi perché sono cose estremamente private e personali.

X RoXasVersailles: che dire, hai scritto veramente tanto!! Comunque ho apprezzato molto la tua risposta e mi ha fatto piacere vedere il punto di vista di un altro mio coetaneo che, come me, sta vivendo una situazione simile alla mia.

"So che sembra una stronzata ma, hai mai pensato di trasferirti per studiare fuori, magari in una grande città? Potrebbe essere un'idea per lasciarsi andare e conoscere nuovi ragazzi."

Sì, ci ho già pensato, nel senso che so che se magari dopo la scuola superiore mi trasferissi in una grande città avrei sicuramente più possibilità di incontrare gente nuova e fare nuove amicizie, solo che l'indirizzo universitario che vorrei intraprendere in futuro non è molto lontano da casa mia, quindi rappresenterebbe per me una comodità, anche se dall'altro canto non mi permetterebbe di frequentare luoghi diversi etc.
In ogni caso ho ancora un anno per decidere, poi si vedrà.

"però in linea di massima se tu hai già un gruppo di amici o presunti tali (se non dovessero accettare la tua omosessualità non sono veri amici, ma tant'é....) forse ti conviene stare zitto per un altro anno e subire, oramai."

Io mi fido moltissimo dei miei migliori amici, e sono sicuro che se gli confidassi che sono gay non mi giudicherebbero male, anzi, magari all'inizio rimarranno spiazzati, poi però se ne farebbero comunque una ragione, tuttavia non voglio dirglielo ora, ho ancora un anno di scuola, prima voglio terminare la maturità, poi ci si penserà anche perché voglio evitare assolutamente che si venga a sapere in giro.

"Comunque anche oggi mia madre mi ha detto "speravamo ti sposassi e avessi figli""

La questione dei figli è un'altra cosa che trovo difficile accettare, ovvero, so che se in futuro avessi un ragazzo non potrò avere figli, però poi mi dico: i figli dopo un po' crescono e anche loro si faranno una vita, mentre la tua compagna (in questo caso) rimarrà sempre con te al tuo fianco, quindi non sarebbe giusto prenderla in giro fingendo di amarla anche se i tuoi reali interessi sono rivolti verso i ragazzi.

"Ti prego! Io, se la pensassi così, considerando che il mio futuro campo di lavoro (umanistico) è prossimo allo zero come possibilità, farei prima a suicidarmi..."

Comunque anch'io vorrei lavorare nel settore umanistico, in particolare quello delle lingue straniere, tu invece? (Se posso chiedere)

Comunque grazie ancora per la tua risposta, se vuoi ti aggiungo tra i miei amici qui su progetto gay (sarai il primo :P).
Un abbraccio, Nico.


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 Oggetto del messaggio: Re: Solitudine e rassegnazione.
MessaggioInviato: martedì 21 luglio 2015, 3:19 

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Ultima modifica di RoXasVersailles il giovedì 18 febbraio 2016, 0:43, modificato 1 volta in totale.

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 Oggetto del messaggio: Re: Solitudine e rassegnazione.
MessaggioInviato: martedì 21 luglio 2015, 11:57 
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Messaggi: 46
A me piacerebbe studiare lingue all'università perché quando sarò grande vorrei diventare insegnante di tedesco, anche se oggigiorno è difficile trovare un posto di lavoro in questo ambito.

Per aggiungere persone agli amici basta che vai sul profilo della persona che vuoi aggiungere e poi dovrebbe esserci scritto "aggiungi agli amici".

Può darsi che dopodomani faccio un salto anch'io in chat ;)

Allora a presto!! ;)


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 Oggetto del messaggio: Re: Solitudine e rassegnazione.
MessaggioInviato: giovedì 23 luglio 2015, 18:56 
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Iscritto il: domenica 6 settembre 2009, 18:19
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A causa della pioggia oggi ho rinunciato al mare e così mi son messo al pc e sono tornato qui per vedere cosa c’è di nuovo :)

Allora Niko, la tua storia è simile a quella del mio passato e a quella di tantissimi ragazzi gay che purtroppo incamerano stereotipi negativi sull’omosessualità, e al momento che si scoprono loro stessi omosessuali, cadono in depressione.

Ti parlo da omosessuale che ci ha messo ben 7 anni per accettare il suo orientamento e a far pace con se stesso. Per far pace con me stesso ho dovuto faticare e sudare, tra psicoterapia, consapevolezze acquisite tramite lunghe elaborazioni mentali, e messa in pratica di tutte le strategie psicoterapeutiche.
In più ho imparato a sopravvivere a quella che è la mia famiglia. Io stesso non credevo di poter arrivare a questo punto, non sapevo di riuscire ad arrivare così in alto. Sono capace di stare a casa con i miei genitori, vivere ancora sotto lo stesso tetto ma non mi toccano più emotivamente, ok , la tensione c’è ancora ma mi sono fortificato talmente tanto che nei momenti “cattivi” mantengo la calma e cerco di stare “a galla”, ovvero la mia mente non si agita perché so che sono solo momenti.

La mia famiglia, e in particolare i miei genitori, sono persone. E così anche la tua. Come ha detto project, tuo padre è cresciuto in una generazione in cui dell’omosessualità non se ne parlava nemmeno, non capisco perché tanti omosessuali (tiro in causa anche me) si ostinano, o si sono ostinati per tanto tempo (mi tiro in causa di nuovo) a voler cambiare la visione dei propri genitori.
Ok, tu ora penserai “ma che cavolo! Come puoi dire una cosa del genere? I miei genitori con il loro atteggiamento omofobo mi fanno soffrire”. E’ come dici tu, indubbiamente. Ma non puoi cambiare la loro testa, però puoi cambiare il tuo atteggiamento verso la vita, porti degli obiettivi (a breve o lungo termine, non ha importanza) e costruire la casa della tua vita. Facendo così, i tuoi genitori cominceranno a vederti come un ragazzo pieno di progetti e se tu dovessi fargli il coming out, loro non gli presteranno importanza perché il coming out è un gesto che diventa rischioso quando il gay stesso non si è ancora accettato completamente.
Io stesso ho commesso questo sbaglio 6 anni fa, avevo proprio 17 anni come te. Se tornassi indietro non lo rifarei, tanto i miei l’avrebbero capito comunque e non ci sarebbero stati tutti i conflitti di questi anni.
Pensa ai benefici del tuo coming out, non solo verso i tuoi genitori, ma verso tutti. Cosa otterresti? Perché lo vuoi fare? Per avere persone che possano consolarti e aiutarti ad accettare il tuo orientamento? O perché in fondo sei già orgoglioso di esserlo e vuoi comunicare il tuo “orgoglio gay?”.
Fatti queste domande e datti delle risposte. Spesso quando agiamo troppo istintivamente possiamo sbagliare e metterci in trappola da soli.
Io sto bene con me stesso e prendo dalla mia famiglia le cose buone che mi hanno insegnato, come i valori, l’educazione, l’altruismo. Non sento nemmeno più l’esigenza di “andare a studiare fuori” perché comporterebbe adattarmi in un nuovo ambiente, pagare un affitto, badare a bollette e altre cose noiosissime che ora non mi sento ancora di fare. In fondo sto bene a casa mia, nel frattempo studio e seguo altri obiettivi extra studio, e continuo il mio cammino. Bisogna anche un po’ accontentarsi, purtroppo.
Fidati, cerca di conoscere te stesso. E’ un processo lungo che richiede tempo, ma da cosa nasce cosa e ti scoprirai una persona che non sapevi minimamente di essere.

Un abbraccio



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 Oggetto del messaggio: Re: Solitudine e rassegnazione.
MessaggioInviato: giovedì 23 luglio 2015, 21:59 
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Caro Niko, alla tua giovane età si dovrebbe ricevere sostegno dai genitori , ma quello giusto, invece di essere messi alla prova in questo modo.
Purtroppo i genitori ancora oggi non prevedono la possibilità di avere un figlio gay oppure hanno paura che possa accadere.
L'ignoranza porta molti di loro a pensare che l'omosessualità dipenda dal tipo di educazione ricevuta e dal fatto che la famiglia non ha offerto un modello "adeguato" da seguire. Forse tuo padre pensa di fare il proprio dovere nell'insegnarti ad essere un maschio. Probabilmente teme che tu possa essere bloccato dalla timidezza oppure inconsciamente coglie la verità e cerca di porvi rimedio.
Immagino quanto possa essere pesante per te essere sottoposto a queste sue insistenze . Forse potresti tentare di porre un limite alla sua invadenza. Non è necessario che tu faccia c.o. per arginarlo. Potresti ottenere anche qualche risultato anche facendogli notare ad esempio che il suo modo di concepire la donna ti irrita e non lo condividi. Oppure che sei abbastanza grande da sapere il fatto tuo, o che il suo chiodo fisso ti fa passare del tutto la poesia.
Non sei obbligato a subire tutto ciò se ti dà fastidio.
Se non pensi di andare a vivere lontano da casa per l'università, è il caso che inizi a mettere qualche paletto , difendendo la tua privacy. I genitori , anche i più invadenti, possono sempre darsi una regolata.
Questo sarà importante anche quando inizierai a conoscere qualcuno,perchèdovrai evitare di rendere conto a loro. Devi insomma per gradi allargare il tuo spazio vitale e ridurre le forme di controllo . ribellandoti almeno un po'.Questo è almeno il mio parere.


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 Oggetto del messaggio: Re: Solitudine e rassegnazione.
MessaggioInviato: domenica 26 luglio 2015, 22:37 
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Grazie ancora per le vostre risposte!

X Barbara: Diciamo che a parte questo mi trovo benissimo nella mia famiglia, ho molta libertà e i miei genitori mi hanno appoggiato sempre in tutto, io ho molta fiducia in mamma, so che con lei posso confidarmi e in futuro potrò rivelarle la mia omosessualità, sono sicuro che le servirà un po' di tempo per accettare questa parte di me ma mi vorrà bene comunque.
Per quanto riguarda papà, anche lui mi ha sempre appoggiato nelle mie scelte anche se in materia amorosa si comporta così perché non sa che sono gay, ma perché credo che io sia timido (ed in parte è vero) così cerca di darmi un aiuto.
Poi oggi eravamo in discorso e gli ho chiesto: "Ma perché ti stanno così antipatici i gay?" e dalla sua risposta ho capito che lui a volta utilizza parole poco rispettose o comunque omofobe per scherzo più che altro, non per cattiveria, so che questo non può giustificarlo, però almeno ho capito che lui non è contro gli omosessuali, sa che per loro è difficile interagire con la società odierna a causa dei pregiudizi ma non prova nessun tipo di odio.
La scoperta di avere un figlio gay sarebbe comunque piuttosto traumatica per lui... so che un giorno dovrò dirglielo e non sono pronto per questo passo, io e lui del resto abbiamo un bel rapporto, non lo vedo assolutamente da antagonista.

X Gio92: Io ho ancora bisogna di prove concrete per capire se sono omosessuale o no, mi sento più attratto dai ragazzi, certo, ma se avessi la certezza di essere gay non avrei comunque problemi ad accettarmi, quello che però volevo esprimere attraverso il mio sfogo è la mia solitudine, non ho la minima idea di come potrei conoscere altri ragazzi e non so nemmeno se ne avrò la possibilità, visto che tutti si nascondono.
Forse non dovrei pensarci più, vivere la vita giorno per giorno e godere delle cose belle che la vita ha da offrire... tanto non si può avere tutto.


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 Oggetto del messaggio: Re: Solitudine e rassegnazione.
MessaggioInviato: lunedì 27 luglio 2015, 2:39 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
Messaggi: 5112
Niko, quello che scrivi della tua famiglia è molto bello, evidentemente stai bene nella tua famiglia e hai al tuo attivo una serenità di fondo veramente invidiabile. Leggere risposte come le tue fa bene, fa pensare che ci sono ancora famiglie che funzionano.



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