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 Oggetto del messaggio: DIALOGO DIFFICILE TRA GAY
MessaggioInviato: giovedì 14 gennaio 2016, 15:39 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
Messaggi: 5111
Credevo di aver imparato dall'esperienza che il dialogo tra gay può essere talvolta difficile e che ci possono essere enormi difficoltà nel trovare, ma anche nell'offrire una disponibilità vera, cioè senza condizioni implicite. Mi capita abbastanza spesso di provare un senso di profonda frustrazione quando un tentativo di dialogo non va in porto come vorrei. In queste situazioni viene (e mi viene) molto facile assumere atteggiamenti giudicanti o che possono sembrare giudicanti, ed è proprio questo, penso, che provochi, dall'altra parte, una progressiva chiusura, un po’ come se uno assumesse un atteggiamento da predicatore e da dispensatore di verità. Mi chiedo come si possano mettere da parte questi atteggiamenti e come si possa fare tabula rasa di tutti gli atteggiamenti moralistici più o meno interiorizzati. Molte volte è proprio l’atteggiamento di buonismo accompagnato dalla fuga in discorsi che possono apparire vuoti diversivi, che crea irritazione. Bisognerebbe imparare a controllarsi meglio ma in realtà bisognerebbe soprattutto togliersi dalla mentre gli atteggiamenti giudicanti. In fondo non conosco affatto i meccanismi psicologici profondi che fanno scattare nell'altro le paure, che ne governano le debolezze e che ne creano le esigenze, cose tutte che, viste da fuori, sembrano non avere una coerenza interna, che invece c’è, e da quel po’ di dialogo che si riesce a realizzare si capisce benissimo che c’è. In effetti mi rendo conto spesso di non dare risposte serie alle esigenze più serie delle persone, di fare solo discorsi molto generici, che non rispondono alle esigenze personali più profonde. Arrivo spesso alla conclusione che forse sono un ipocrita, non vado mai a fondo nelle cose e, quando forse sarebbe più necessario dare risposte concrete, finisco per defilarmi e scadere un chiacchiericcio di principio che può solo suscitare repulsione. Ma è molto difficile cercare di esserci concretamente e di andare oltre quel bla bla. In effetti anche lo scrivere il manuale Essere Gay non è che un modo per spersonalizzare tutto. Io scrivo, un altro legge, ma senza contatto diretto, resta tutto sul piano teorico, non c’è nessuno dei rischi tipici della comunicazione diretta. Il mio mondo è la biblioteca, non il contatto reale con le persone in cui rischio di suscitare incomprensioni e di fare danni. Tante volte mi chiedo che cosa dovrei fare e penso seriamente, come mi succede ormai spesso nei momenti di bassa marea, che sarebbe ora di ritirarsi in buon ordine, perché il mondo andrà avanti lo stesso e comincio a pensare che forse andrebbe avanti anche meglio. Non riesco a togliermi di dosso la mia mentalità, le mie paure, i miei condizionamenti e quindi penso di essere incapace di costruire un dialogo serio, tanto più quando potrebbe avere veramente un senso. Mi piace la teoria delle cose, molto più che il rischio della realtà. Bisognerebbe fare un salto di qualità radicale ma mi sento proprio un ometto piccolo piccolo che non sa fare altro che continuare a giocare col suo giocattolo, uno che è rimasto bambino dentro e si rifiuta di crescere. La sensazione di frustrazione non è accompagnata da rabbia verso l’altro che non capisce ma dalla delusione di me stesso che resto solo alla superficie delle cose. Rilevo su me stesso una forte tendenza a ritirarmi in buon ordine quando le cose non restano a livello dell’ovvio o quando bisognerebbe parlare chiaro ma invece di farlo mi incarto in chiacchiere che lasciano all'interlocutore la sensazione di essere preso in giro o almeno di essere trattato in modo superficiale. Dovrei togliermi dalla testa l’idea di capire, che è una pretesa che non ha nessuna base, dovrei imparare a rischiare, ma non l’ho mai fatto veramente e i tentativi per riuscirci non sono autentici. È come se dicessi a me stesso che in fondo va bene così, ma so bene che così non va bene e che il risultato è spesso l’opposto di quello che teoricamente vorrei ottenere. Basta così, o rischio di ripetermi all'infinito.
Vi prego di non rispondere a questo post parlando di me. Non voglio discorsi consolatori, anche se tendo a farne agli altri. Mi interesserebbe sapere se avere incontrato difficoltà nel creare un dialogo serio con altri gay e, se sì, quali. Ringrazio anticipatamene chi vorrà rispondere.
Project



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 Oggetto del messaggio: Re: DIALOGO DIFFICILE TRA GAY
MessaggioInviato: giovedì 14 gennaio 2016, 20:50 
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Iscritto il: lunedì 23 dicembre 2013, 0:33
Messaggi: 79
E' ovvio che si vada incontro a difficoltà, soprattutto su argomenti così personali come la sessualità; se poi ci aggiungiamo anche il fattore negativo che la società odierna mette sull'omosessualità, con spesso la chiusura dell'individuo in se stesso...beh, ripeto che è molto probabile che il dialogo diventi difficile.
Ognuno ha le proprie idee, le proprie paure, i propri castelli mentali. Cercare di uniformare è complicato, se non forse addirittura impossibile. Ed è da questo che nascono le incomprensioni, il non capire perché l'altro fa così, perché non mi ascolta: su questo la biblioteca non sempre aiuta, ci vuole anche quel contatto umano, quella mano sulla spalla, quell'abbraccio, quello sguardo che dice più di mille parole. Il limite di una chat o di una mail è questo, il contatto.
Hai fatto un grande lavoro con questo forum e con tutto il Progetto che ci sta attorno. Di questo voglio dirti GRAZIE. E spero che tu possa esserci anche per coloro che avranno bisogno in futuro.
Ciao Project!



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 Oggetto del messaggio: Re: DIALOGO DIFFICILE TRA GAY
MessaggioInviato: venerdì 15 gennaio 2016, 1:35 
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Iscritto il: domenica 18 ottobre 2015, 0:48
Messaggi: 91
Caro Project, il tema che hai esposto mi sta molto a cuore, dal momento che mi sono sempre posto domande che riguardano la comprensione reciproca e profonda nel dialogo, ma temo sia molto difficile ricavarne regole generali. Anche se hai chiesto di non rispondere direttamente sulla tua personale problematica, mi sento di dirti che intervenire in questioni che riguardano la sfera più intima dell'altro è sempre molto difficile, proprio perché si può avere il timore di colpire inavvertitamente chi si ha di fronte, e questo magari può portare ad assumere atteggiamenti apparentemente superficiali. Personalmente mi capita spesso di leggere diversi topic interessanti qui sul forum, ma di non rispondere, pur volendo farlo, per timore di dire qualcosa di inopportuno, scontato o banale. Rischiare, come tu dici e lanciarsi in pareri talvolta azzardati su questioni complesse può avere i suoi pro e contro facilmente immaginabili. Talvolta il non esprimersi è anche un segno di maturità.
In ogni caso apprezzo molto il fatto che tu ti metta in gioco, valutando criticamente il tuo operato, perché non è cosa da poco e non tutti sono disposti a farlo.
Per quanto concerne la questione che poni riguardo al dialogo tra gay, non posso risponderti in maniera precisa e puntuale, non avendo alcuna conoscenza nella vita reale, e non essendo mai entrato nemmeno nella chat del forum. Questo perché solitamente tendo ad essere (eccessivamente?) prudente e preferisco osservare e capire prima di gettarmi direttamente in situazioni che conosco poco. In questo periodo sto osservando alcune situazioni, su alcuni social network, un po' per capire che persona avrei potuto essere se avessi vissuto in maniera diversa, ma soprattutto per capire come vivono i gay dichiarati. Per quel poco che ci ho capito, pur con tutti i limiti del mezzo e sapendo che alla fine nei luoghi virtuali ognuno fa vedere solo ciò che vuole, ho avuto la sensazione che molti indossassero volutamente una maschera di superficialità e indifferenza, pur manifestando a tratti il bisogno di incontrare persone di cui potersi fidare ciecamente. L'impressione che ho avuto è che la maggior parte di essi siano rimasti scottati da rapporti finiti male, e che questo alla lunga li abbia portati a sviluppare una cronica diffidenza, riducendo qualsiasi bisogno emotivo ad un semplice bisogno sessuale. Mi domando quale delusione possa essere talmente tremenda da portare un ragazzo a non fidarsi più di nessuno, ma credo se ne sia già parlato altrove nel forum.
Spesso mi chiedo in che maniera riuscirei ad interagire con queste persone, senza timore di apparire come qualcuno che abbia doppi fini, qualora dovessi cercare semplice amicizia. Mi sembra così difficile abbattere quel muro di diffidenza, reso ancora più spesso e impenetrabile per i non dichiarati, che ai loro occhi appaiono quasi come persone paranoiche e ossessionate dall'idea di essere ''scoperte'', insomma come persone con dei disturbi psichici.
Quella che sembra una mia personalissima indagine alla fine altro non è che cercare forse un gruppo al quale appartenere come rimedio alla solitudine, ma al di fuori di questo forum, è possibile trovare quasi esclusivamente gay dichiarati. Ma questi vivono in un altro universo, e probabilmente per me tentare l'interazione con loro equivarrebbe al fare il passo più lungo della gamba.
Spesso le incomprensioni nascono dal fatto che tutti noi, chi più chi meno, ci comportiamo come se gli altri vedessero il mondo esattamente come lo vediamo noi, quasi come se non fossero possibili altre esperienze ed altri vissuti, insomma altri occhi con cui osservare. Sappiamo che questo comportamento ci condurrà perennemente in errore, ma non riusciamo a liberarcene totalmente. Se abbiamo una certa elasticità di vedute possiamo provare ad immaginare quale possa essere l'altrui visione del mondo, ma non si va molto oltre.
Il confronto con persone molto diverse da noi deve servire in questo senso ad espandere i nostri orizzonti e renderci di capaci di immaginare con un margine di errore ridotto l'altrui visione, ma farlo senza avere una buona base di partenza potrebbe solo creare problemi. Per base intendo la conoscenza di persone che in qualche maniera ci somiglino e che in buona parte condividano la nostra visione.
Qui sul forum ho visto tanti ragazzi che sembrano avere una visione molto simile alla mia ed alcuni, con i quali ho avuto il piacere di interagire, seppur a distanza, mi hanno colpito per lo spessore delle loro riflessioni. In questo ambiente virtuale mi sono sempre sentito nel posto giusto, nonostante abbia interagito poco, un po' per le ragioni che ho esposto prima, un po' per gli impegni che ho negli ultimi tempi.
In ogni caso non ho ancora avuto modo di instaurare un dialogo diretto con altri ragazzi gay, quindi non ho ancora avuto modo di sperimentare le criticità dell'interazione diretta, tuttavia ho voluto scrivere questo intervento perché il tema mi interessa molto e mi piacerebbe sapere cosa ne pensano anche gli altri ragazzi del forum.
Un saluto


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 Oggetto del messaggio: Re: DIALOGO DIFFICILE TRA GAY
MessaggioInviato: domenica 17 gennaio 2016, 2:13 

Iscritto il: mercoledì 29 luglio 2015, 21:15
Messaggi: 29
Caro Project,

Cerco di abbozzare una risposta, per quanto pecchi di banalità.

Il presupposto per ogni dialogo credo sia, da parte dei soggetti coinvolti, la disponibilità a mettersi in discussione (il parallelismo linguistico, in questo senso, è perfetto). Senza di questo, sarebbe un vano parlarsi addosso. Allo stesso modo, in un dialogo che verte su aspetti estremamente personali (situazioni specifiche, vissuti) il dialogante che pone il proprio problema, non può aspettarsi che l'altro si faccia pienamente carico del suo problema, né che costui lo possa risolvere, quasi per miracolo. Ciò che davvero qualifica il dialogo è l'acqusizione della prospettiva dell'altro, che è un modo come un altro per rimettere in discussione la propria posizione circa una situazione o tema. Insomma, vedere con gli occhi dell'altro il proprio vissuto. Non solo, in una dimensione di dialogo vero si può pervenire ad un punto di vista differente perfino a quello dei dialoganti: un punto di intersezione tra sguardi.
Dare risposte 'generali' a temi specifici, non è necessariamente un male per la persona a cui sono rivolte: sono pur sempre una prospettiva che si offre all'altro, e di cui non sempre ci si rende conto se siamo noi stessi ad esserne coinvolti. Certo è che una risposta generale data in un contesto virtuale-scritto, può suscitare in qualcuno l'idea che si stia calando dall'alto una qualche 'verità', ma solo a patto che ci si dimentichi di come funzioni il mezzo della scrittura: è la vecchia lezione platonica, la scrittura irrigidisce ogni parola. Un contesto dialogico vero, quindi orale, attenua indubbiamente il pericolo "giudicante", per così dire. La propria posizione è sempre 'ritrattata', rendendo il proprio punto di vista più dinamico. Ma è pure un rischio, come dici bene tu.
Io stesso tendo indebitamente a rendere miei i problemi dell'altro (questa forse, in termini diversi, è quella 'comprensione' cui tu ti riferisci): vorrei dare una risposta concreta ed agire in suo soccorso, ma non sempre è possibile e potrebbe, inoltre, essere una 'violazione' dell'altro, della sua autonomia.
Quanto al dialogo con ragazzi gay, a parte qualcuno qui su progetto, è assente. Però questo è vero, come ha anche ben detto Birdman, del cui intervento condivido tutte le osservazioni, che non sempre si è in grado di dare risposte pertinenti, né generali né specifiche, perché spesso alcuni vissuti ci sono estranei e il dialogo, allora sì, sarebbe davvero infecondo e depersonalizzato.
Non credo ci sia una soluzione alle difficoltà proprie del dialogo tout court, né avrei una simile pretesa risolutiva, ma credo che essere sempre coscienti di alcune premesse ovvie, truistiche, come quelle che ho posto, siano una precondizione perché questo non naufraghi a priori. Ma la possibilità che ciò avvenga è purtroppo sempre concreta e ne dobbiamo tener conto.


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