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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Il divario tra me e gli altri
MessaggioInviato: sabato 13 agosto 2016, 18:43 
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Ultimamente sto riflettendo su quel che ho costruito fino ad oggi e ho avuto una stretta al cuore pensando a quanto questa vita sia stata povera di esperienze, emozioni, incontri. Non è una vita al di sotto della media, è praticamente una non-vita. Ho trascorso tutto il mio tempo con persone inadatte a me, che senza volerlo hanno solo rallentato la mia crescita, dovendo andare avanti nella finzione di essere un'altra persona. Con una vita sociale pessima come questa alla fine ho scelto di isolarmi, progressivamente, sempre più. Ho preferito evitare ogni contatto piuttosto che subire una socialità fastidiosa e indesiderata. Fortunatamente ho alcuni, pochissimi amici fidati, ma c'è ancora una gran parte della vita che continuo ad ignorare totalmente.
Ma l'isolamento non ha fatto altro che allontanarmi sempre di più dal mondo, dagli altri, fino ad avere la terribile sensazione che quel divario sarà incolmabile. Potrei anche provare a gettarmi nella mischia adesso, ma cosa otterrei? Osservando le vite altrui ho sempre la stessa tremenda impressione che non ci sarà mai alcuna possibilità di dialogo, mi sembra di non avere punti in comune con nessuno, di essere troppo ignorante o comunque poca cosa. Non riesco a sentirmi parte di nulla. E la paura più grossa è di non riuscire a rimettermi in carreggiata, perché per farlo bisogna avere un po' di fiducia in sé stessi, e poi anche negli altri. Ma ormai faccio fatica a fidarmi di qualcuno, troppi anni di isolamento hanno fatto morire la mia fiducia nel prossimo. Ho una piccola speranza dentro, ma non vedo al momento una via per renderla concreta.


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 Oggetto del messaggio: Re: Il divario tra me e gli altri
MessaggioInviato: sabato 13 agosto 2016, 19:09 
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Caro Birdman,
intanto ti dico che mi dispiace leggere queste tue parole. Mi riconosco tantissimo perchè ci sono passato e anche adesso, in misura minore, ci sto passando.

Mi accennasti qualcosa nel mio topic e ricordo che io ti suggerii di andare in fondo alla questione.

Capisco benissimo quando dici che non senti di avere nulla in comune con gli altri. Evidentemente sei un ragazzo particolare e forse preferisci avere pochi amici ma fidati e uguali a te, piuttosto che buttarti nella mischia. Hai pienamente ragione! A cosa serve emulare una socialità che dentro di te non senti in quel momento?
Anche a me non piacciono molto i rapporti superficiali.

Il rischio che stai correndo è che questa cosa ti sta buttando giù psicologicamente, è una conseguenza ovvia.
Un altro rischio che stai correndo e che io ho sperimentato sulla mia pelle per anni è questo: fai un pensiero del tipo "senza degli amici stabili, senza una vita serena, difficilmente raggiungerò i miei obiettivi". E' come se, se non fosse tutto ordinato, in regola, non potessimo andare avanti nella nostra vita, come se fosse tutto bloccato. Ovviamente è una mia ipotesi e devi confermarmela tu (se è vera).
Non commettere questo errore.

Cammina, cammina più che puoi, se sei solo, se piove e hai freddo. Con o senza compagni di viaggio cerca di porti degli obiettivi a breve termine e raggiungili. Fai piccoli passi senza esigere troppo da te stesso.

Ad esempio, io ancora oggi commetto questo errore e me ne rendo conto. Scusami se metto me al centro dell'attenzione ad ogni esempio, forse sa un po' di egocentrismo, in realtà non riesco a non mettere me in mezzo perchè ci sono passato anche io.

La sensazione della stretta al cuore che hai descritto all'inizio del post la sento ugualmente io in questi giorni. Ho combattuto tanto da trascurare molte altre parti di me, ho trascurato il divertimento, ho trascurato le emozioni belle. Sono molto giovane eppure questa sensazione spesso mi fa sentire come se avessi 60 anni.

Costruisciti e non guardare a ciò che non hai, pensa a ciò che hai costruito fino ad oggi, impreziosiscilo.
Spero di esserti stato utile. Un abbraccio



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 Oggetto del messaggio: Re: Il divario tra me e gli altri
MessaggioInviato: sabato 13 agosto 2016, 19:19 
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Iscritto il: venerdì 22 agosto 2014, 14:45
Messaggi: 210
Birdman, quanti anni hai?
Io sto attraversando un periodo più o meno simile, mi guardo indietro e vedo che la mia vita è sempre stata negativa, e faccio fatica a immaginare un periodo in cui fossi stato felice.
Sono sempre stato un ragazzo estroverso, purtroppo però sono una frana nel mantenere i rapporti con le persone, di conseguenza amici "veri" non me ne sono mai fatti, forse sarebbe meglio ancora dice che amici non ne ho proprio mai avuti.
Il fatto è che alla lunga stanca e quindi ogni giorno si rivela sempre uguale, una specie di non-vita, come dici te.
A volte mi prende l'ansia e mi chiedo come sarà il mio futuro, perché io mio passato e il mio presente (anche se quest'ultimo è sempre modificabile, il problema è riuscire a modificarlo) dire che fanno pena è dire poco. Non riesco ad avere soddisfazioni (inteso a livello sociale e di studi) e di conseguenza mi deprimo.
Purtroppo faccio fatica a darti dei consigli in quanto, oltre al fatto che sono il primo a stare in questa situazione, non so quanti anni hai.
Dovresti essere più specifico e raccontarci meglio senza essere troppo vago.
In bocca al lupo per tutto!


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 Oggetto del messaggio: Re: Il divario tra me e gli altri
MessaggioInviato: sabato 13 agosto 2016, 19:20 
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Iscritto il: domenica 6 settembre 2009, 18:19
Messaggi: 583
Ti posto un pensiero che ho scritto l'altra sera e che ho pubblicato su facebook. Non so se c'entra al 100% con questo topic, magari devia leggermente ma più o meno credo abbia a che fare con la risposta che ti ho dato sopra.

"Prendi le persone che reputi migliori di te come esempio da raggiungere e/o da superare. Non hai nulla in meno agli altri. È la tua mente che ti sta intrappolando facendoti credere inferiore. La troppa intelligenza porta anche a questo, sappilo. Pensi troppo e forse anche in negativo perché sei intelligente. Spesso sei triste perchè sei sensibile."



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 Oggetto del messaggio: Re: Il divario tra me e gli altri
MessaggioInviato: sabato 13 agosto 2016, 20:51 
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Iscritto il: domenica 18 ottobre 2015, 0:48
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@Gio
Ti ringrazio per il supporto e mi fa sempre piacere ascoltare i tuoi consigli.
Un problema enorme che sento di avere è la mancanza di energie: dopo anni trascorsi nel nulla, ho un grande desiderio di affrontare nuove esperienze, di conoscere nuove persone (forse un po' per recuperare parte del tempo perduto, ma soprattutto per cercare di avere una vita normale), ma quando si tratta di passare dalle parole ai fatti, improvvisamente mi mancano le energie e la voglia di andare avanti scompare. È come se la mia mente si ricordasse proprio in quel momento di tirar fuori tutti i problemi e gli ostacoli possibili, che rendono difficile qualsiasi tentativo di miglioramento, facendomi desistere. Ingigantisco qualsiasi ostacolo nella mia testa e questo mi blocca.
Per quanto riguarda il tipo di vita sociale, non ti nascondo che non mi dispiacerebbe anche interagire in maniera superficiale magari, sebbene non sia il tipo di interzione che preferisco come avrai capito. Il guaio è che con gli estranei (o magari amici di amici che non conosci) sei costretto ad indossare la maschera dell'etero per sicurezza, e questo fa peggiorare drasticamente la qualità dell'interazione dal mio punto di vista. E dato che, eccetto i miei migliori amici, sostanzialmente non sono dichiarato con nessuno, per il 99% della mia vita non ho fatto altro che fingere nei rapporti umani. Adesso ho raggiunto uno stato di totale insofferenza verso questo stato di cose: praticamente nella mia vita non sono riuscito a parlare mai tranquillamente con qualcuno che mi accettasse per quello che sono. E putroppo questo è un gioco crudele, perché la responsabilità della nostra solitudine come omosessuali è nostra, finché non decidiamo noi di aprirci al mondo. Ma avendo intorno solo esempi di intolleranza, dove la trovo la spinta ad aprirmi e a parlare?
Molta della mia insofferenza deriva proprio da questo: sono stufo della socialità finta e sono stufo di dover andare avanti ancora così nonostante siano trascorsi tanti anni e buona parte della mia giovinezza sia già stata gettata alle ortiche.
Per quanto riguarda poi il discorso del "perfezionismo" della vita che accenni, ovvero il non mettersi in marcia fino a quando non ci sono tutte le condizioni che reputiamo (erroneamente) necessarie, in parte è presente, e sto notando come alla fine molte persone che nella vita vanno avanti a passo svelto, siano proprio quelli che in qualche maniera abbozzano, facendosene una ragione almeno per gli errori più piccoli. Credo che sia la strategia vincente.
Ti ringrazio per i consigli che mi hai dato, credo proprio che mi saranno utili.

@Geografo
Ho 27 anni, sono un vecchietto rispetto a te. Inoltre, mentre tu e Gio siete riusciti ad avere le vostre prime esperienze sentimentali/sessuali (indipendentemente dal fatto che possano essere finite male o da quanto siano risultate soddisfacenti, ma sono pur sempre esperienze) io sono ancora a zero, e in questo stato difficilmente riuscirei a trovare la forza per affrontare una ricerca tanto faticosa quanto possa essere quella di un partner. E in fondo non è questo che voglio per il momento.
Progressivamente mi sto rendendo conto che questa vita ha preso questa piega proprio a causa dell'omosessualità. Penso proprio che da etero avrei avuto una vita più normale, magari non soddisfacente al massimo o perfetta, ma normale. Questo perché il grosso della mia asocialità deriva dall'essermi sentito perennemente inadeguato in quanto "diverso".


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 Oggetto del messaggio: Re: Il divario tra me e gli altri
MessaggioInviato: sabato 13 agosto 2016, 22:38 
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Iscritto il: domenica 6 settembre 2009, 18:19
Messaggi: 583
Birdman ha scritto:
Ti ringrazio per il supporto e mi fa sempre piacere ascoltare i tuoi consigli.
Un problema enorme che sento di avere è la mancanza di energie: dopo anni trascorsi nel nulla, ho un grande desiderio di affrontare nuove esperienze, di conoscere nuove persone (forse un po' per recuperare parte del tempo perduto, ma soprattutto per cercare di avere una vita normale), ma quando si tratta di passare dalle parole ai fatti, improvvisamente mi mancano le energie e la voglia di andare avanti scompare. È come se la mia mente si ricordasse proprio in quel momento di tirar fuori tutti i problemi e gli ostacoli possibili, che rendono difficile qualsiasi tentativo di miglioramento, facendomi desistere. Ingigantisco qualsiasi ostacolo nella mia testa e questo mi blocca.


E' un problema che avevo anche io, e forse ancora adesso ce l'ho ma è molto meno invasivo: la interpreto come una tua paura dell'ignoto, inoltre essendo stato per molti anni senza far nulla probabilmente ti stanchi talmente tanto a progettare rimuginando che poi quando passi all'azione sei stanco. Questa è la mia idea. Ingigantisci gli ostacoli, questo è un problema che abbiamo tutti,chi più chi meno, tendiamo ad avere una visione catastrofista del futuro e quindi abbiamo paura. Pensa che questa funzione del nostro cervello può esserci utile in caso di reali emergenze, si attiva la nostra amigdala che ci segnala il pericolo e la mente è alla ricerca di soluzioni al problema; il problema è che ci sono molti falsi allarme e quindi la mente è ugualmente alla ricerca di soluzioni verso problemi che in realtà non esistono. Inoltre facciamo fatica a distinguere un vero allarme e un falso allarme. Quindi ciò non toglie che spesso siamo allarmati per cause giuste ed esistenti. Spero di aver spiegato bene il concetto!

Birdman ha scritto:
Per quanto riguarda il tipo di vita sociale, non ti nascondo che non mi dispiacerebbe anche interagire in maniera superficiale magari, sebbene non sia il tipo di interzione che preferisco come avrai capito. Il guaio è che con gli estranei (o magari amici di amici che non conosci) sei costretto ad indossare la maschera dell'etero per sicurezza, e questo fa peggiorare drasticamente la qualità dell'interazione dal mio punto di vista. E dato che, eccetto i miei migliori amici, sostanzialmente non sono dichiarato con nessuno, per il 99% della mia vita non ho fatto altro che fingere nei rapporti umani. Adesso ho raggiunto uno stato di totale insofferenza verso questo stato di cose: praticamente nella mia vita non sono riuscito a parlare mai tranquillamente con qualcuno che mi accettasse per quello che sono. E putroppo questo è un gioco crudele, perché la responsabilità della nostra solitudine come omosessuali è nostra, finché non decidiamo noi di aprirci al mondo. Ma avendo intorno solo esempi di intolleranza, dove la trovo la spinta ad aprirmi e a parlare?


Guarda, io non so se definirmi dichiarato o no, sta di fatto che quando si parla di omosessualità in pubblico io tendo a farmi vedere tranquillo anche perchè ormai nella mia testa c'è una frase che ormai è fissa e cioè "se pure se ne accorgono, ma che me ne frega? e se pure dovessero provare a dirmi qualcosa io non scappo, ma rispondo".
Forse spesso esagero quando lo faccio ma ormai mi faccio vedere come un ragazzo abbastanza deciso agli occhi degli altri, forse più deciso di quanto io sia in realtà, e attenzione, non sto dicendo che indosso una maschera ma è una strategia che ho adottato su suggerimento del mio terapeuta, ovvero: se ti fai vedere un ragazzo sciolto ma allo stesso tempo deciso e determinato (come una sorta di "forte calma") la gente non può dirti nulla. E funziona. Sembrerà strano perchè non lo facciamo apposta ma noi inconsapevolmente col nostro atteggiamento prepariamo un futuro atteggiamento altrui, ovvero se ci facciamo vedere insicuri la gente sarà più predisposta ad invadere i nostri spazi interiori, ovvero la nostra privacy e di conseguenza può provare a metterci in difficoltà più facilmente; attenzione, non sto dicendo di essere spudorati, arroganti e attaccabrighe ma nemmeno troppo "docili", ecco. Ovviamente queste cose vanno lavorate prima, sono meccanismi interni che si instaurano con anni di lavoro su se stessi (che puoi fare anche da solo, non necessariamente con uno psicologo) ma soprattutto con la consapevolezza.
Io mi sono promesso che qualunque cosa accada riserverò il mio lato tenero solo a chi sceglierò di esibirlo. Ormai mi sto abituando a tenere le cose dentro, non faccio bene perchè alla lunga può far male ma quella che tu chiami maschera in realtà è uno scudo protettivo, perchè sappi che la maggior parte delle cose che facciamo fanno parte di un copione che è la VITA. La vita è un copione da recitare, se ci pensi, siamo costretti a fare molte cose più per cortesia che per spontaneità, i gesti spontanei sono pochissimi durante la nostra giornata quindi anche se un giorno sarai dichiarato come omosessuale dovrai comunque stare attento a non dirlo a tutti, perchè ahimè, quello che si dice è vero, l'omofobia c'è ancora e non si può negare, anzi io spesso rischio perchè mando messaggi subliminali ma se pure dovesse succedermi qualcosa io so che mi rialzerò subito, a meno che non mi diano qualche cazzotto in faccia e pure la, sarò qualche giorno all'ospedale poi invece di tornare a casa vado a fare la denuncia :mrgreen: :mrgreen: Il rischio c'è ma bisogna cominciare a vivere lo stesso altrimenti si è sempre in paralisi esistenziale, come sei tu adesso.

Birdman ha scritto:
Molta della mia insofferenza deriva proprio da questo: sono stufo della socialità finta e sono stufo di dover andare avanti ancora così nonostante siano trascorsi tanti anni e buona parte della mia giovinezza sia già stata gettata alle ortiche.


Guarda che avere 27 anni non è nulla, sei ancora molto giovane e hai ancora un mucchio di anni davanti a te. Quindi questa frase potrei dirla anche io, visto che alla fine sono solo 3 anni più piccolo di te. Lo so, sono passati comunque molti anni in cui hai sofferto ma purtroppo indietro non puoi tornare.

Birdman ha scritto:
@Geografo
Ho 27 anni, sono un vecchietto rispetto a te. Inoltre, mentre tu e Gio siete riusciti ad avere le vostre prime esperienze sentimentali/sessuali (indipendentemente dal fatto che possano essere finite male o da quanto siano risultate soddisfacenti, ma sono pur sempre esperienze) io sono ancora a zero, e in questo stato difficilmente riuscirei a trovare la forza per affrontare una ricerca tanto faticosa quanto possa essere quella di un partner. E in fondo non è questo che voglio per il momento.
Progressivamente mi sto rendendo conto che questa vita ha preso questa piega proprio a causa dell'omosessualità. Penso proprio che da etero avrei avuto una vita più normale, magari non soddisfacente al massimo o perfetta, ma normale. Questo perché il grosso della mia asocialità deriva dall'essermi sentito perennemente inadeguato in quanto "diverso".


Mi permetto di risponderti anche alla risposta che hai dato a Geografo: è vero, se noi tutti qui nel forum fossimo eterosessuali avremmo avuto vita più facile e non è vero che chi dice così vuol dire che non si è accettato, anzi, proprio perchè si è accettato ha percepito sulla propria pelle la fatica che ha fatto per far pace con se stesso, e tutta questa fatica se la sarebbe risparmiata se fosse stato etero. Concordo con te!
Purtroppo credo di essere l'unico insieme a te che la pensiamo così, anche io lo penso spesso, sai? Ma il nostro dna non possiamo rinnegarlo, non è una malattia, quindi non si cura e non c'è nulla di cui ci si debba vergognare ma almeno il diritto di dire che è difficile essere gay su questa terra: sì, è così. Almeno questo! e porca t..... :lol: :lol:
Ora aspettati che altri ti dicano il contrario, ovvero che la felicità gay esiste e quindi la tua è una frase infondata: ovvio che se uno si accetta vive molto meglio ma un eterosessuale si risparmia davvero tutta questa fatica ed è felice già in partenza, almeno dal punto di vista del suo orientamento non si crea il problema, magari però nella sua vita ha problemi di altri tipi.



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 Oggetto del messaggio: Re: Il divario tra me e gli altri
MessaggioInviato: domenica 14 agosto 2016, 10:13 

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Caro Birdman,
ieri ho risposto ad un topic nella stessa sezione dove parlavo della difficoltà di rimettersi in gioco quando si parte in svantaggio o con ritardo. Secondo me stai un po' ingigantendo la questione... perché mai dovrebbe essere incolmabile il ritardo che hai maturato dal punto di vista sociale ed affettivo? Io ho due anni meno di te; per una serie di ragioni che non ti sto a spiegare ho potuto e voluto affrontare la mia vita affettiva da pochi anni e, concretamente, solo da un anno. Ho sempre detto la verità alle persone che ho incontrato: qualcuno mi ha schifato come se fossi un animale esotico; altri non ci hanno visto nulla di strano e così, le mie esperienze le sto facendo :) Piuttosto ti inviterei a riflettere su quanto sta a monte. Prima di trovare il coraggio di muovermi ho dovuto affrontare un periodo per niente facile in cui i pensieri erano simili ai tuoi. Troppi impegni, scelte di cui mi sono pentito, un involontario isolamento sociale. Se a questo sommiamo la consapevolezza di non aver preso in mano la mia gaiezza il quadro è potenzialmente devastante. Ecco, in mezzo a quel polverone, che serenità potevo avere per vivere una vita affettiva? Prima di dare qualcosa agli altri dobbiamo stare bene noi stessi. Certo ad abbattere l'autostima può contribuire pesantemente la difficoltà di vivere l'omosessualità ma io la vedo più come una conseguenza di altro. Se tu stessi bene con te stesso non avresti nessun problema a metterti in gioco, anche se in ritardo rispetto ad una parte dei ragazzi (ma ritardo di cosa poi?!). I mezzi ci sono: locali, chat (si trovano persone ok anche lì), associazioni, convegni, incontri... A prescindere dalla mia piccola esperienza individuale, vorrei dire che questo tipo di percorso l'ho visto in più di un'altra persona etero. In particolare tengo a modello il caso di una mia amica che mi ha confidato di aver sofferto di problemi di ansia seri (attacchi di panico), intorno ai 20 anni. Quando l'ho conosciuta stava ricostruendo praticamente da zero la sua vita, anche a seguito del cambio di città. Nel lasso di tempo che va da allora a oggi ho visto tutti i suoi bellissimi passi. Sperimentare la convivenza con altri, costruirsi una vita sociale da zero in una nuova città, carriera universitaria in crescendo, realizzazione di un piccolo sogno nel cassetto... Solo negli ultimi mesi è arrivato il coronamento di tutto, un ragazzo (molto carino :D , ndr) in gamba e molto simpatico. Ma quando l'ha conosciuto era ormai una ragazza solida, solare e conscia delle proprie possibilità! Per me un modello.


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 Oggetto del messaggio: Re: Il divario tra me e gli altri
MessaggioInviato: domenica 14 agosto 2016, 10:28 

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Un'ultima cosa: mi sono chiesto più volte cosa spinge una persona a scartare un potenziale partner che arriva leggermente lungo all'appuntamento con la gaiezza. Secondo me è sintomo di un'assoluta mancanza di pensare con la propria testa. Pochi anni fa, specie in provincia, credo che arrivare non subito fosse del tutto normale. Ora le cose stanno cambiando principalmente grazie ad internet che è comunque il canale più usato per conoscere altri gay. In parallelo al fatto che di omosessualità si parla di più sembra che il gap rispetto agli etero debba per forza azzerarsi o comunque restringersi fortemente. Bene! Ma non è detto che sia così per tutti. Di fronte a chi a 16 anni ha il fidanzato (comunque una minoranza) ci sarà tanta gente (la maggioranza assoluta sicuramente secondo me ad oggi) che arriva dopo. a 20, 25, 30 anni e oltre. Considerare "sfigati" queste persone è sintomo di una certa chiusura mentale insomma a mio avviso.


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 Oggetto del messaggio: Re: Il divario tra me e gli altri
MessaggioInviato: domenica 14 agosto 2016, 15:16 
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@Gio
Sono consapevole del fatto che molti di questi pensieri mi facciano vedere la realtà in maniera distorta, ma è faticosissimo invertire la rotta, specialmente perché questi stessi pensieri mi hanno prosciugato le energie.
Un grosso problema dovuto all'isolamento è "l'incarognimento", ovvero assumere un modo di pensare negativo verso chiunque. A volte ho la sensazione di essere una pessima persona, vedo in quasi tutti gli esseri umani dei potenziali nemici, mi focalizzo solo sugli aspetti negativi e problematici di ognuno. Questo, come puoi immaginare, è dovuto al fatto che più stai lontano dalle persone, più nella tua mente ne trasformi l'immagine, deformandola in base ai loro aspetti negativi, che vengono ingigantiti, creandone dei mostri. Ragionare in questo modo ovviamente non mi farà andare da nessuna parte e lo so benissimo, ma per il momento mi sembra faticosissimo uscire da questo pozzo.
Se oltre a questa sfiducia estrema verso gli altri ci mettiamo anche una mia eccessiva riservatezza, diventa estremamente difficile abbattere le resistenze ed aprirsi.
Il consiglio che ti ha dato il tuo terapeuta è ottimo, perché mostrarsi decisi e sicuri di sé è tutto nella vita. Molti traguardi si raggiungono per come si appare all'esterno, per quanto possa sembrare strano. Ancora una volta, conosco la soluzione, ma il problema resta sempre metterla in pratica. Che la vita alla fine sia fatta più da frasi di circostanza che da discorsi seri, me ne sono reso conto negli ultimi anni. È una cosa che fatico a sopportare, perché sono schizzinoso forse, ma le chiacchiere fini a sé stesse proprio non mi interessano, essendo abbastanza taciturno. Però è un aspetto col quale bisogna convivere, visto che la vita è anche (soprattutto?) questo.
A questo si collega un altro aspetto che effettivamente inviterebbe a togliersi ogni dubbio sull'atteggiamento da tenere in pubblico, ovvero che effettivamente, là fuori, che a noi piacciano i maschi non è che alla gente gliene freghi più di tanto. Quanto basta per schifarci in alcuni casi, ma ce ne faremo una ragione. Alla fine vivere in funzione di ciò che pensano gli altri è impossibile, ci si ammazzerebbe altrimenti. Su questo ci sto lavorando, e sto cercando di fregarmene totalmente della gente e di ciò che pensa. Più vado avanti su questa strada più sento che si possa uscire dall'isolamento. Alla fine di errori ne ho commessi tantissimi e ci sono persone che magari mi odiano per il mio atteggiamento (ho ragione di credere che ce ne siano), ma non ci penso e vado avanti.
Quanto alla possibilità di mettere in piedi un'esistenza felice da gay non metto in dubbio che sia possibile (se così non fosse non sarei nemmeno turbato, ma rassegnato), però come ho detto, spesso mi capita di pensare che molti miei problemi caratteriali e sociali derivino dall'omosessualità, o meglio, dal rapporto problematico della nostra società retrograda con essa. Io mi sono accettato da qualche anno ormai, e sono felice di essere gay, non cambierei questo aspetto del mio essere per nulla al mondo. Mi dà gioia l'idea di potermi innamorare di un uomo. Il problema è del mondo là fuori, non è il nostro, e mi fa rabbia sapere che i problemi della società in cui viviamo debbano scaricarsi sui singoli come me e te, costringendoci ad una vita limitata, quando meriteremmo di più.
Ma alla fine non si può avere tutto dalla vita e onestamente poteva andarci moolto peggio, solo che, per quanto mi riguarda, non ho ancora imparato ad arrangiarmi.

@milosmusiker
Ti ringrazio molto per gli esempi che hai portato.
Il problema è che devo uscire dal pantano in cui mi trovo e fintantoché ci sono dentro ho difficoltà a vedere una via d'uscita. Vedi, ho apprezzato il paragone con la tua situazione, ma immagino che tu sia arrivato alla svolta per una somma di elementi che hanno alimentato il tuo "carico emotivo" fino al punto da non sopportare più la situazione che stavi vivendo. Hai parlato di impegni e decisioni, oltre alle problematiche sociali che stavi vivendo. insomma hai parlato di vita, seppur non soddisfacente a quei tempi.
Nel mio caso invece la vita è stata terribilmente piatta, monotona, sono sempre stato fermo, e più che di cedimento, per quanto mi riguarda sarebbe più opportuno parlare di sfinimento per noia. Ho avuto una vita decisamente al di sotto della normalità, povera in tutti i suoi aspetti, e in tutti questi anni non sono mai uscito molto di casa, se non per impegni e costrizioni varie, raramente per piacere. Il senso di vuoto e di svantaggio rispetto agli altri deriva anche e soprattutto da questo. Ci sono tanti problemi che si intrecciano e la mia paura più grande è quella di non riuscire ad avere un'interazione positiva neanche con altri ragazzi gay, perché da socialmente incapace ho il terrore di fallire con loro come con chiunque altro. Non si tratta solo di inesperienza sentimentale/sessuale, quella ci può anche stare data la situazione, come hai detto anche tu. Il guaio è che ho il timore di non avere alcuna base comune da condividere con altre persone, perché fino ad ora non ho vissuto. È vero che non tutte le persone siano perfide e giudicanti, però trovare quelle poche che non lo siano è davvero difficile, almeno in base a quel che vedo in giro (altrimenti questo forum sarebbe molto più popolato). E il senso di oppressione è alimentato dal fatto di avere intorno persone del tutto inadatte a me, che continuano involontariamente a prolungare questa stasi.
Alla fine so che i mezzi per uscire dall'isolamento ci sono, ma devo cambiare profondamente io prima di tutto, altrimenti correrei il rischio di farne un uso scorretto e di ricavarne delusioni.
A questo aggiungo un ulteriore elemento di frustrazione che temo abbia fatto da detonatore alla mia "situazione emotiva", portando a galla tutti i problemi che mi trascino da tempo: è da oltre un anno che sento di provare un'attrazione particolare per un ragazzo mio coetaneo, che mi è capitato di vedere su un social. Si tratta di una persona radicalmente opposta a me, credo che non potremmo essere più diversi. Lui non sa nemmeno che esisto, e la cosa in parte mi conforta, perché immagino che se mi vedesse scapperebbe, trovandosi davanti a uno straccetto come me. Il fatto che non riesca a togliermelo dalla testa mi turba, ma non posso farci niente, perché come hai detto tu, per cercare un partner bisogna prima essere a posto con sé stessi. Penso che fare il primo passo adesso possa essere un suicidio. Mi auguro solo che "abbia la pazienza" di aspettarmi, magari fra qualche tempo sarò in grado di contattarlo, chissà.
Il guaio è che anche in questo caso non ho mancato di fare confronti fra la mia vita e la sua, e ancora una volta mi sono sentito inadeguato, con l'aggravante di sentire questa inadeguatezza come elemento di separazione da una persona "amata" (messo tra virgolette perché non l'ho mai visto di persona, quindi è improprio parlare di amore, sicuramente è una persona che mi piace però).
Insomma, tutto sta nell'uscire da questa situazione di stallo, il resto penso verrà da sé.

PS: scusatemi se aggiungo pezzetti di racconto alla spicciolata nelle risposte, ma ho una certa confusione nella testa che mi impedisce di mettere tutto per iscritto in un solo intervento.


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 Oggetto del messaggio: Re: Il divario tra me e gli altri
MessaggioInviato: domenica 14 agosto 2016, 21:32 

Iscritto il: domenica 12 ottobre 2014, 14:11
Messaggi: 87
"Nel mio caso invece la vita è stata terribilmente piatta, monotona, sono sempre stato fermo, e più che di cedimento, per quanto mi riguarda sarebbe più opportuno parlare di sfinimento per noia. Ho avuto una vita decisamente al di sotto della normalità, povera in tutti i suoi aspetti, e in tutti questi anni non sono mai uscito molto di casa, se non per impegni e costrizioni varie, raramente per piacere."

Carissimo, non conosco la tua situazione... ma sei sicuro di non esagerare? Tante volte abbiamo un velo sugli occhi e non siamo in grado di vedere anche il buono, magari poco, che c'è stato.
Ma permettimi di dissentire su una cosa... socialmente incapace è una cosa che non si può proprio sentire! Quello che scrivi dimostra che sei una persona molto intelligente e quindi perché mai non dovresti essere in grado di avere delle amicizie? Ti consiglio un libro: "come trattare gli altri e farsi amici" di d.carnegie. Sono consigli semplicissimi per stare in mezzo agli altri. Poi dici di frequentare delle persone con cui non leghi veramente e con cui sei a disagio. Ma cosa ti impedisce veramente di cercarne altre? Secondo me ciò che aiuta davvero a cementare è avere interessi in comune. Personalmente sono dell'idea "cerca-trova" sotto questo punto di vista. Piuttosto capisco, avendo passato una fase difficile psicologicamente, il discorso della mancanza di energie. Però sono certo che, magari con l'aiuto di uno psicologo che ti accompagni per un certo periodo come è stato per me, si possa fare molto. Ciò che a mio avviso devi levarti dalla testa è che la situazione non sia modificabile perché sei fatto così.
Sull'idea del ragazzo (etero?) che non conosci... ma lascia stare dai! Non ti converrebbe adoperarti prima per avere amici reali gay o etero?
Sono in chat stasera se ti vanno due chiacchiere


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