Crea sito
 
Oggi è martedì 25 aprile 2017, 20:31

Tutti gli orari sono UTC + 1 ora [ ora legale ]




 Pagina 3 di 5 [ 42 messaggi ]  Vai alla pagina Precedente  1, 2, 3, 4, 5  Prossimo
Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Re: Il divario tra me e gli altri
MessaggioInviato: martedì 16 agosto 2016, 18:25 
Utenti Storici
Avatar utente

Iscritto il: domenica 6 settembre 2009, 18:19
Messaggi: 581
Geografo ha scritto:
Ho anche visto che qualcuno ti ha consigliato di andare da uno psicologo. Valuta te, io vedo che adesso molti ci vanno, secondo me coi tempi che corrono tanti ci vanno per moda e tanti perché incapaci di gestire un minimo la propria vita e ne diventano dipendenti, poi ce ne sono molti che sicuramente ci vanno perché davvero hanno bisogno di un aiuto.


Questa frase delinea il fatto che sei un pochino ignorantello su cosa sia la psicoterapia, come si struttura, gli obiettivi da porsi etc.

Per moda? e certo, vado dal dermatologo per moda, vado dall'andrologo per moda, per giocare a carte nel suo studio.

Spiegati meglio.

Non si diventa mai dipendenti, piuttosto se una persona ci mette anche 10 anni per risolvere i propri problemi, ben venga. Ci vuole tantissimo tempo per smuovere i nodi interiori e quando prima si comincia meglio è. La dipendenza la crei tu volontariamente, perchè se vuoi andare dallo psicologo senza nemmeno prendere in considerazione l'idea di staccare il trattamento sei diventato dipendente, a meno che tu non abbia una malattia davvero cronica e pure in quel caso i trattamenti vanno a diminuire, mi riferisco anche a quelli farmacologici.

Non sempre è possibile una guarigione totale a almeno un 90% si assicura e comunque la psicoterapia deve essere vista non solo come una cura per una malattia, ma anche come un continuo raccontarsi, come un filo conduttore che ti porta sempre avanti. Con un amico non puoi farlo perchè un terapeuta è diverso, anzi, è migliore di un amico.
Con l'amico magari piangi, ti sfoghi ma poi finisce la. Poi si torna a fare cazzate, a bere e andare in giro. Magari potrebbe un giorno, voltarti le spalle.

Lo psicologo invece è una figura professionale e il suo approccio è totalmente diverso.

Ti inviterei ad andare più a fondo a questioni che a malapena conosci e non dire certe cose di cui non sei nemmeno sicuro tu che siano totalmente vere.

Comunque sia, mi dispiace molto per la tua situazione e spero tu ne esca al più presto.

Ci tenevo a soffermarmi su questo punto.

;)



_________________
Non è forte chi non cade, ma chi cade ed ha la forza per rialzarsi!
Non connesso
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Il divario tra me e gli altri
MessaggioInviato: martedì 16 agosto 2016, 18:29 

Iscritto il: domenica 12 ottobre 2014, 14:11
Messaggi: 87
Caro Geo, quello che ho detto a Birdman deriva dalla mia esperienza personale, non ho pretese di dare consigli a nessuno. Per me fare un percorso con uno psicologo per qualche tempo è stato necessario; ho provato a farcela da solo per parecchio tempo per orgoglio poi ho annusato che stavo progressivamente perdendo il controllo e mi sono deciso. Certamente qualcuno va per moda, ma la considero un'arma importantissima soprattutto se, come me, si aveva la tendenza a tenere sempre tutto dentro. È stata la prima persona con cui mi sono aperto del tutto e ciò mi ha automaticamente aiutato molto anche nei rapporti con le altre persone.


Non connesso
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Il divario tra me e gli altri
MessaggioInviato: martedì 16 agosto 2016, 18:58 
Avatar utente

Iscritto il: venerdì 22 agosto 2014, 14:45
Messaggi: 210
Probabilmente mi sono spiegato male...
Non sto facendo riferimenti a nessuno, se è per questo milomusiker hai dato un buon consiglio, perché appunto un forum rimane con i suoi limiti e parlare a tu per tu con una persona che tenga traccia di ciò che racconti è senza dubbio migliore.
Ergo, se ci si ritrova in una situazione di disagio, può essere una bella iniziativa per intraprendere un percorso con qualcuno che ti consigli. Ma appunto deve rimanere un percorso, non una mezza specie di tunnel da cui si entra e non si esce più, perché rimango scettico quando sento di terapie durate anni e anni.
Triste da dire, ma ricordate che un paziente è parte integrante dello stipendio di uno psicologo, poi tutto sta nella buona fede e nella professionalità dello psicologo stesso.
Bisogna tenere molto in considerazione anche il soggetto preso in questione: è ovvio che per una vittima di violenze sessuali gli ci vogliono 10 anni di consulenza (per dire), ma in tanti casi, per così dire "leggeri", quando sento parlare di terapie durante anni e anni rimango scettico perché significa che la cosa si è semplicemente protratta diventando più un abitudine che una cosa necessaria, come se lo psicologo fosse la causa a tutti i mali. Non vedo la differenza tra questo e una dipendenza.
Nel caso di birdman, io uno psicologo lo consiglio, ma appunto non condivido il fatto di consigliare lo psicologo facendolo passare per oro colato perché quello ti dà una dritta, poi il resto lo devi fare tu.


Ultima modifica di Geografo il martedì 16 agosto 2016, 19:24, modificato 1 volta in totale.

Non connesso
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Il divario tra me e gli altri
MessaggioInviato: martedì 16 agosto 2016, 19:16 
Utenti Storici
Avatar utente

Iscritto il: domenica 6 settembre 2009, 18:19
Messaggi: 581
Beh se uno soffre di ipertensione per anni la terapia la deve fare per anni. E' così e non si discute.

Per quanto riguarda lo stipendio dello psicologo, qualcuno potrebbe marciarci su ma non tutti sono fatti allo stesso modo. Magari invece di spendere 40 euro per le stronzate le dai allo psicologo e fai qualcosa di buono per te stesso.

Io ci sto da anni dallo psicologo perchè ancora non sto bene al 100%, ovvio non sto più ai livelli di prima e gran parte del lavoro lo faccio a casa da solo visto che dopo anni e anni di psicoterapia sono diventato il terapeuta di me stesso (questo è il più grande obiettivo che io abbia mai raggiunto, fobico qual ero e project ve lo può confermare) ma comunque ho ancora bisogno di lui, se questa è una dipendenza allora meglio essere dipendenti da uno psicologo che dipendente da droga, o alcol.

Almeno è una dipendenza positiva.

Spesso ci si affeziona talmente tanto a quell'ambiente che un po' ho sofferto in questi mesi e mi mancava lui e anche il suo studio ma è giusto che sia così perchè sto camminando con le mie gambe, anzi adesso non vado da maggio e ho affrontato molte cose da solo e sono contento ma sento che ancora non sono ancora pronto al 100% e probabilmente ci vuole ancora del tempo per far sì che la mia situazione si stabilizzi nel miglior modo possibile.

Inoltre la psicoterapia ti insegna cose che interiorizzi a vita, cose positive ovviamente, che di certo non ti può insegnare un genitore, con tutto il rispetto per i tuoi ma anche per i miei e tutti i genitori del mondo.

Se il trattamento dura molto è perchè è evidente che per trattare quel
x disturbo ci vuole x tempo, ma parlare di dipendenza lo vedo al quanto azzardato, e tu che continui a dire sta cosa da mesi. Mi dispiace Geografo ma non hai esperienza in questo campo.



_________________
Non è forte chi non cade, ma chi cade ed ha la forza per rialzarsi!
Non connesso
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Il divario tra me e gli altri
MessaggioInviato: martedì 16 agosto 2016, 20:01 
Avatar utente

Iscritto il: venerdì 22 agosto 2014, 14:45
Messaggi: 210
Gio,
dipendenza positiva o negativa, sempre dipendenza resta. Fare il paragone con dipendenze come la droga o l'alcol mi pare un po' superficiale, mi ricorda certi che fanno: "I miei si lamentano di me, ma almeno non mi drogo o non sono un alcolizzato". Insomma, è inutile paragonarsi col peggio, si sa che al peggio non c'è mai fine... Uno deve sempre puntare al meglio, no?
A meno che non si tratti di traumi di un certo tipo, andare per anni e anni (e ripeto, anni e anni, non qualche anno) dallo psicologo senza riuscire a lasciarlo significa che non si sarà autosufficienti in futuro, ovvero capaci di camminare da soli con le proprie gambe.
Lo psicologo serve, ma serve nella misura in cui serve, se questa cosa eccede allora è controproducente.
Con questo ripeto a birdman di valutare l'idea di andarci, ma appunto senza considerarlo oro colato e soprattutto valutando bene la persona in questione informandosi bene da conoscenti, in quanto si va in un certo senso a "consegnare" la propria psiche a qualcuno, oltre al fatto che trovarne uno bravo ora è difficile (col fatto che adesso abbondano pure).
Comunque Gio, rispetto la tua opinione ma non la condivido, e mi fermo qui sennò si va off topic.


Non connesso
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Il divario tra me e gli altri
MessaggioInviato: martedì 16 agosto 2016, 20:10 
Utenti Storici
Avatar utente

Iscritto il: domenica 6 settembre 2009, 18:19
Messaggi: 581
Si ok ma se io so più di te dovresti prendere in considerazione ciò che ti dico e non pensare in modo testardo la tua falsa idea, che mi sa tanto di idea molto comune dettata dall'ignoranza.
E' inutile che rispettiamo e non condividiamo, non nascondiamoci dietro a questa frase e cominciamo a vedere le cose per come sono e documentiamoci prima di scrivere cose senza senso.

Io posso farlo perchè la psicoterapia l'ho vissuta per paziente per molti anni e fidati, dovrebbero farlo TUTTI, nessuno escluso.
Io già sono autosufficiente, e il mio psicologo non ha la funzione che aveva prima con me, ma è un osservatore esterno e comunque mi serve come guida perchè la vita è fin troppo stressante.

Andare dallo psicologo non è una vergogna e se uno sente di farlo per anni, che lo faccia.

Chiudo la questione.



_________________
Non è forte chi non cade, ma chi cade ed ha la forza per rialzarsi!
Non connesso
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Il divario tra me e gli altri
MessaggioInviato: martedì 16 agosto 2016, 20:55 

Iscritto il: domenica 12 ottobre 2014, 14:11
Messaggi: 87
Anche io vorrei chiudere questo off topic con un paio di considerazioni, sempre dettate dalla mia breve esperienza personale. Caro Geografo, lo psicologo non dà consigli!! In primo luogo è una persona che ascolta quello che ti senti di dire. Sembra poco? Non è così! Perché quando si hanno dentro dei macigni, poter parlarne con qualcuno è già un enorme sollievo. Trattandosi di problemi personali radicali è difficile che uno vada a confidarsi con amici o parenti. Si sta ragionando con un professionista che ha studiato per valutare la situazione con il massimo del distacco e questo dovrebbe consentire di "svuotare il sacco" ad ogni incontro con totale libertà, senza se e senza ma. Naturalmente questa cosa dà un sollievo temporaneo perché i problemi rimangono lì, ma si può cominciare a riordinare le idee. A quel punto, se uno è veramente motivato, deve iniziare a muovere le gambe da solo. Lo psicologo è una stampella sotto questo punto di vista ma bisogna aver chiari i problemi e quali le possibili strade per risolverli. Riguardo alle tecniche cognitivo-comportamentali non so nulla perché non è stato il mio caso. Geografo, penso che la tua considerazione sugli anni di psicoterapia sia da precisare. Esisteranno dei casi in cui la persona non è sufficientemente motivata a cambiare e quindi "tampona" senza andare alla radice; magari grazie ad un'elevata disponibilità economica le cose si protraggono a lungo senza veri risultati. Penso però che la maggior parte dei casi che durano a lungo sia legata ad oggettive necessità di continuare, soprattutto se subentrano problemi di depressione seri.


Non connesso
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Il divario tra me e gli altri
MessaggioInviato: martedì 16 agosto 2016, 21:02 
Avatar utente

Iscritto il: domenica 19 giugno 2016, 17:31
Messaggi: 325
Lo psicologo è un professionista e dunque, a meno di incappare in un bastardo, il suo compito è proprio rendere il paziente libero dalla necessità di ricorrere a lui.
I percorsi durano anni eccome, con qualche mese semplicemente non si cava un ragno dal buco: il mio lasciò parlare me per quasi 10 mesi addirittura, solamente a quel punto, dopo avermi conosciuto a sufficienza, cominciò a parlare considerevolmente anche lui. Della sua onesta e professionalità ho avuto varie prove, ed oggi serbo un bel ricordo della sua persona.
Concordo con Geografo solo quando scrive che il rischio dipendenza c'è, ma appunto è lo psicologo stesso che lavora perché questa non si sviluppi. Mi trovo invece in totale disaccordo quando fa riferimento ad una supposta "moda": forse nelle persone che adorano fare sfoggio di soldi ("vado dallo psicologo perché sono all' avanguardia e posso permettermelo!" :x ) che tipicamente abitano nei grandi centri, ma fortunatamente questi esseri deplorevoli rimangono una sparuta minoranza. Andare dallo psicologo è percepito come una vergogna (addirittura innominabile, a volte), altro che moda!!!


Ultima modifica di Hospes91 il domenica 20 novembre 2016, 18:32, modificato 1 volta in totale.

Non connesso
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Il divario tra me e gli altri
MessaggioInviato: mercoledì 17 agosto 2016, 13:01 
Avatar utente

Iscritto il: domenica 19 giugno 2016, 17:31
Messaggi: 325
@birdman: leggendo gli ultimi tuoi messaggi mi sei parso molto più sensibile di quanto immaginassi prima, direi che tu debba necessariamente fortificarti. Il semplice fatto però che sei propositivo è da apprezzare, perché vuol dire che non vuoi startene più in questa melma, ed allora inizia col concentrarti sulle cose che più sono importanti per le singole persone (etero o omo senza distinzioni), e ciò il lavoro, l'indipendenza e la dignità che discende da queste due belle cose. Vedrai che ti faranno sentire bene e molte parti della vita risulteranno più gestibili ed affrontabili.

Se un giorno ci conosceremo di persona e guadagneremo una stima reciproca sarò anche felice di raccontarti tutto,ma qui o in chat (dove comunque non ti ho mai visto) è difficile, perché è veramente lungo e faticoso scrivere tanto.

Che altro dire...Per il fattore piccolo paese ho risolto ripudiandolo, nel senso che ci dormo e basta, mi sono tenuto quelle pochissime persone meritevoli e per il resto faccio il pendolare, dunque non sono più bloccato qui come alle Superiori. Aggiungo poi che ormai da anni di quello che pensa e dice la gente me ne sbatto allegramente le palle, stanno sempre attenti a capire quando e quanto esci, quanto spendi, se sei in corso con lo studio, se lavori o no, e sotto sotto molti di loro godono se sei in difficoltà, perché si sentono meno in difetto. Purtroppo per i primi 3 anni dell'università ho studiato poco e niente, fatto dolorosissimo per me perché al liceo ero il "secchione di merda", ma a causa della sofferenza legata alle tematiche più varie e a varie vedevo solo nero, nero, nero, nero: i libri non mi entusiasmavano più e non volevo andare avanti con la vita, che si prospettava sempre peggiore. Con lo psicologo dovetti lavorare parecchio, ma ne è valsa la pena (altro che "moda"!).

Morale della favola quando professori ed ex compagni di classe o genitori di conoscenti appena mi vedono non si fanno gli affari loro chiedendomi subito: "Ti sei laureato? Lavori? ". Potrei dire la verità: "Non mi sono laureato ancora perché ho perso anni a lavorare su di me, non ho mai studiato per dovere ma solo per passione, ergo da depresso non sono riuscito a fare nulla, che tu ci creda o no la verità è questa, non mi racconto balle." Inventare balle non mi va, e ancora di meno vedere le loro facce canzonanti quando dico che non mi sono laureato perchè sono stato despresso e lo studio è rallentato (senza aggiungere altro) : per loro è una goduria immensa, perché il secchione ha fallito e non vuole ammetterlo! Non sanno quanto si sbagliano, e pensare che io mai e poi mai sarei stato così perfido nei confronti loro... Ho divagato ancora, scusami, comunque specifico che ovviamente non tutti quelli che mi chiedono di me lo fanno con cattiveria, per molti è normale ed è un modo di mostrare interesse, ma dovrebbero capire che basterebbe chiedere semplicemente "Come stai", e poi se uno vuole aggiunge altro, perché una persona dentro può stare malissimo per tanti fattori e non avere voglia di parlarne.


Ultima modifica di Hospes91 il domenica 20 novembre 2016, 18:48, modificato 2 volte in totale.

Non connesso
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Il divario tra me e gli altri
MessaggioInviato: venerdì 19 agosto 2016, 0:12 
Avatar utente

Iscritto il: domenica 18 ottobre 2015, 0:48
Messaggi: 88
@milosmusiker
milosmusiker ha scritto:
Carissimo Birdman,
beh non ti resta che iniziare a fare qualcosa per te stesso! Mi fa piacere che tu stesso dici che la situazione sia recuperabile. Magari prova a vederla da un punto di vista più leggero senza drammatizzare in modo eccessivo. Perché non sorprenderti? Una cosa che pensi sarai in grado di fare tra un mese falla oggi stesso! Avrai la prova concreta dell'inutilità di quella paura. Io non so se hai scelto il tuo nickname per l'ononimo film... ma se l'hai visto, hai presente la scena meravigliosa in cui il protagonista spicca il volo dal tetto del teatro? Beh, direi che è venuto il momento di fare la stessa cosa, no? Via tutte quelle inutili paure ;)
Ti ringrazio molto per i consigli che mi dai, perché centri sempre il punto. Il problema è proprio il fatto di non riuscire a passare all'azione, come avrai intuito, se non quando sono costretto dalle situazioni, sotto una forte spinta oppressiva, come ho già detto. Nel mio modo di agire c'è sempre questa tendenza ad aspettare, a rimandare qualsiasi cosa a tempi migliori (semmai dovessero essercene), a riflettere sull'opportunità o meno di fare qualcosa, col risultato di pianificare tanto e non fare niente. I piani sono perfetti, ma arrivato al punto di metterli in atto, mi manca la forza di agire, pensando che magari un giorno riuscirò a farlo e quel momento come si è visto non è mai arrivato. Sono un procrastinatore professionale insomma. Questa è sicuramente una delle cause dello svantaggio accumulato rispetto al resto del mondo nel frattempo. Vivo nell'attesa di essere pronto, senza far nulla per esserlo davvero. Magari poi quando ti butti in qualcosa, senza nemmeno avere l'adeguata preparazione ipotizzata inizialmente, e le cose vanno meglio di quanto si immaginasse, ci si rende conto di aver sovrastimato l'ostacolo da affrontare. Questo mi accade nella maggior parte delle situazioni. Anzi, paradossalmente ho avuto l'impressione che quelle volte (rarissime) che ho provato a buttarmi in una nuova esperienza le cose mi siano andate meglio di quando ho provato ad affrontarle credendo di essere pronto. Eppure questo non è bastato a cambiare la mia percezione delle difficoltà. Penso che questo problema derivi da qualche antica batosta presa per aver sottovalutato i rischi in una data situazione, però effettivamente ho un po' la sensazione che mi manchi una corretta misura delle cose. Sapere che tipo di sforzo occorra per ogni ostacolo da affrontare mi permetterebbe di fare di più e meglio, ma sono ben lungi dal possedere questo genere di efficienza.
Per quanto riguarda la scelta del nick, non c'entra con l'omonimo film, anche se l'ho visto e ricordo la scena a cui fai riferimento. Nel mio caso l'ho scelto in riferimento alla figura mitologica del garuda, anche se gli ho attribuito un significato ben diverso da quello originario, facendo di questo "uomo uccello" il mio messaggero per comunicare con un mondo che mi è (apparentemente) impossibile affrontare nella realtà.

@Gio
Gio92 ha scritto:
Ecco... questa frase rispecchia totalmente il nostro problema. Complimenti, perchè l'hai scritta talmente bene che sento un trasporto emotivo quando la leggo e immidesimandomi l'ho letta più volte da ieri.
Ti ringrazio, molto spesso trascuro l'effetto che possono fare le mie parole agli altri, e mi fa piacere che ciò che scrivo possa talvolta servire a te o a qualcun altro.
Gio92 ha scritto:
Però c'è da dire una cosa: oggi ho pensato a tutte le cose che ho fatto, tutto il percorso e l'ho visto da una prospettiva differente, ovvero che sono stato molto bravo e che molto dolore è stato inevitabile, quindi inutile rimuginarci su. Ma io presto mi rivelerò per quello che realmente sono e forse un po' lo sto già facendo.
Tutto il dolore non va perduto ma ci serve per riconvertirlo in una felicità futura.
Alla fine, perchè tormentarci pensando e ripensando ad un'adolescenza buttata nel cesso? E se il bello sta per venire ora? che ne sappiamo?
Mi fa piacere che tu stia cercando di vedere il tuo percorso in una maniera più costruttiva. Gli ultimi tuoi messaggi mi avevano un po' preoccupato, ma alla fine si va e bisogna sempre andare avanti, come tu stesso ci insegni. Mi fa piacere in particolare che tu dica che man mano stai venendo fuori per quello che sei, quindi mi pare di capire che tu stia per raggiungere un importante traguardo interiore. Questo è sicuramente molto positivo.
Gio92 ha scritto:
E poi, non è tutto oro quello che luccica; magari i nostri colleghi di uni sorridono pubblicamente ma magari dentro piangono, un po' come faccio io. La gente nasconde molto bene.
Se poi hanno avuto un'ipotetica adolescenza felice e hanno una giovinezza felice ciò non esclude una futura depressione in futuro. Per carità, non voglio essere cattivo e non voglio augurare il male a nessuno ma ricordiamoci che esiste anche (e soprattutto) una predisposizione genetica a questa malattia e che basta un evento traumatico che ci si può cadere in un battibaleno. La vita è strana e può capitare a tutti. Magari saremo proprio noi, un giorno, ad aiutare a far rialzare queste persone.
Saremo proprio noi un giorno, quando avremo fatto chiarezza con noi stessi ad essere un pilastro forte per gli altri e saremo ottimi amici perchè i nostri futuri amici sanno che potranno contare su di noi perchè sanno che noi siamo in grado di aiutarli.

Forse dobbiamo cominciare a vedere le cose da prospettive differenti da quella da cui siamo abituati a vedere.
Ecco, questa è una cosa molto importante, e basterebbe poco per capirla, eppure annebbiati da un modo di pensare distorto non riusciamo ad arrivarci subito e suona quasi sempre come una rivelazione quando proviamo ad osservare le cose in maniera più oggettiva, però è una realtà innegabile ed è sempre presente sotto i nostri occhi. Noi, per via delle nostre mancanze, che purtroppo sono oggettive (altrimenti basterebbe davvero poco per cambiare), finiamo per invidiare tanti aspetti delle vite altrui. Ci basti pensare che molto spesso persino chi si realizza sotto tantissimi aspetti nella vita invidia, per un motivo o per un altro, altre persone che magari non hanno nulla, tranne magari quell'unica cosa che tanto desidererebbe avere l'invidioso. È una debolezza umana alla quale nessuno può sottrarsi. Chi non desidererebbe avere la vita perfetta, ma da persone adulte quali siamo, sappiamo benissimo quanto sia davvero impossibile. Siamo condannati a desiderare la roba degli altri, qualunque cosa abbiamo, vorremmo sempre qualcos'altro a tamponare momentaneamente la nostra brama, che sostanzialmente non è mai sazia.
Ma noi abbiamo visto come tante cose che ci mancano siano la normalità per la maggioranza delle persone che ci circondano, e per questo la nostra invidia è più forte. Il punto però è capire che cosa sia questa "normalità" e se rispecchi veramente quello che noi pensiamo che sia. Forse la normalità altro non è che un continuo oscillare tra alti e bassi, che tutti cercano di mascherare, fingendo che ci siano solo gli alti, perché la società impone che si debba sempre sorridere e mostrarsi felici.
Hai decisamente ragione nel dire che bisogna vedere le cose da prospettive differenti. Per quanto mi riguarda, mi sono crogiolato a lungo in un'iterpretazione della realtà a senso unico, e come si è visto non mi ha giovato affatto.

@Geografo
Ti dico qualcosa che magari ti hanno già detto in molti, ma te lo dico lo stesso: sei ancora molto giovane e hai tutto il tempo che vuoi per correggere la rotta, però non pensare assolutamente di fermarti solo perché hai ancora parecchio tempo davanti, perché è l'errore che commisi io quando avevo la tua età. È un po' il discorso che facevo nella risposta a milos qualche riga fa, ho continuato a rimandare in attesa di tempi migliori, e adesso mi ritrovo ad aver concluso poco o nulla di quel che avrei voluto. Aggiungo che alla tua età è anche perfettamente lecito non aver ottenuto niente di particolare, non ci sono pressioni sociali particolari che possono farti sentire oggettivamente indietro, contrariamente a quel che accade per quelli della mia età, però capisco benissimo la percezione dello svantaggio rispetto ai propri coetanei dal punto di vista delle esperienze vissute, essendoci passato ed evidentemente non essendone ancora uscito.
Bada bene che quando avrai 19 anni, e non manca molto, sarai chiamato a fare una scelta fondamentale nella tua vita, quando avrai finito le superiori. Credo che tu lo stia già facendo, ma punta tutta la tua concentrazione sulla scelta che farai, dicevi di voler fare l'università e fai bene ovviamente, quindi scegli molto attentamente e dopo un'accurata ricerca il tuo percorso. Capisci bene che si tratta di una scelta fondamentale da cui dipenderà il tuo futuro, ed è la cosa più importante adesso per te. Io scelsi un percorso per il quale avevo un certo interesse, ma non una grandissima passione, e le cose non sono andate benissimo. Se potessi tornare indietro non rifarei assolutamente la stessa scelta, e tutto questo è dipeso dal fatto che a 19 anni scelsi con un po' di leggerezza il mio futuro, perché ero anche scarsamente informato sulle possibilità che avevo realmente a disposizione. Ma tu mi sembri decisamente più sveglio del me stesso della tua età, quindi hai tutte le carte in regola per non fare delle scelte avventate.
Come ho già accennato prima, molte cose stanno per cambiare nella mia vita, manca poco al momento in cui andrò a vivere per conto mio in una grande città, dopo aver vissuto in provincia per una vita. È l'occasione che aspettavo e che ho cercato di raggiungere con impegno e sudore negli ultimi anni, adesso ci sono finalmente arrivato (capisci bene che preferisco omettere i dettagli per il momento, ma tra non molto potrò parlarne più diffusamente). Certo non sarà una passeggiata di salute, mi attende una vita durissima e lo so già, non ho grandi illusioni a riguardo, però è già una situazione nuova che difficilmente avrei immaginato di raggiungere davvero fino a qualche tempo fa. Il guaio è che mi accingo a lasciare la mia terra d'origine con un sacco vuoto sostanzialmente e qualcuno potrebbe farmi notare che sia meglio così, perché alla fine non mi lascio niente di particolare alle spalle. Spero solo che questo "shock" mi permetta di migliorare, ma il rischio che possa restarne sopraffatto non è da sottovalutare, visto che cambiare vita così radicalmente, di punto in bianco, dopo aver "vegetato" per anni, non è proprio semplice. Se riuscirò ad affrontare tutti questi cambiamenti con positività, allora potrei finalmente conoscere persone più adatte a me. Devo assolutamente cercare di sistemare le cose sfruttando questo cambiamento. È per questo che dicevo che, per quanto la soluzione dello psicologo sia ottima, e non ho alcun dubbio a riguardo, alla fine punto più sull'effetto "scossone" da trasferimento, non avendo grosse disponibilità economiche, che comunque dovrò impiegare per mantenermi fuori.

Sul discorso quasi OT che è nato proprio sulla reale efficacia della psicoterapia, devo dire che non ne so molto, ma la pensavo come Geografo tempo fa, fino a quando non ho iniziato ad ascoltare pareri, anche di persone che lavorano nel settore. Adesso posso dire che sia uno strumento importantissimo e che la sua maggiore diffusione ad oggi sia dovuta ad una migliore informazione a riguardo, che va di pari passo con l'allontanamento dei pregiudizi che storicamente accompagnano chi ricorre a questo genere di aiuto che, come faceva notare giustamente Hospes in un'altra discussione, servirebbe a tutti indistintamente.
L'idea che mi sono fatto riguardo agli elementi di criticità che sollevava Geografo sui percorsi terapeutici dalla durata eccessiva, in relazione al problema da affrontare, credo che molto dipenda dall'onestà e dall'esperienza dello psicologo, ma anche e soprattutto dalla determinazione del paziente nel raggiungere degli obiettivi. Si tratta insomma di numerose variabili che possono dar vita ad una pluralità di situazioni, tra cui anche situazioni più o meno insane. Bisognerebbe prendere sul serio il percorso che si intraprende e scegliere attentamente il proprio terapeuta, evitando gli incompetenti, che purtroppo esistono come in qualsiasi altra professione.
Geografo, correggimi se sbaglio, ma ho la sensazione che tu non abbia preso molto sul serio il tuo percorso con lo psicologo, forse anche per via del tuo parziale scetticismo a riguardo, perché onestamente non capisco come tu faccia nelle sedute ad omettere di essere omosessuale! Come pensi che possa aiutarti il tuo psicologo se tu non parli di una caratteristica a dir poco fondamentale del tuo essere come il tuo orientamento sessuale. Tu dici che i tuoi problemi non derivino da questo, ma ne sei davvero sicuro? Al di là dell'autoaccettazione, che ci può essere tutta magari, come abbiamo già detto diverse volte, qui il problema è la solitudine estrema che abbiamo provato e che continuiamo a provare proprio perché omosessuali ed è da questa che una buona parte del nostro carattere è stato forgiato, nel bene e nel male. Per non parlare poi della società perlopiù omofoba in cui viviamo. Non dico che tutti i mali dipendano dall'essere gay, ma da qui a dire che non c'entri assolutamente niente con i tuoi attuali problemi ce ne corre. Poi vabbè, non è che voglia farmi i fatti tuoi a tutti i costi, però mi ha sorpreso questa cosa che hai detto. Così facendo rischieresti tu stesso di restare in terapia per anni senza venire a capo di nulla, ma perché tu hai voluto metterti i bastoni fra le ruote da solo, non dicendo tutto quel che dovresti dire a chi ti sta seguendo. Non c' è alcuna ragione di privacy che tenga, è un professionista, è tenuto al segreto per legge, altrimenti non potrà mai aiutarti a dovere. Inoltre il fatto stesso che tu possa dirglielo in ritardo e magari "a sorpresa" aiuterebbe indirettamente il tuo psicologo a capire meglio il tuo modo di pensare, e sarebbe anche per questo un passo avanti. Comunque sia è un consiglio, magari chi ha affrontato un percorso di questo tipo potrà confermarti se sbaglio o meno a dirti queste cose, ma a me sembra il modo migliore di agire nel tuo caso.
Detto questo faccio tesoro delle esperienze di Gio, milos e Hospes, che avendo vissuto sulla loro pelle questo tipo di percorso e avendone conseguito risultati più che soddisfacenti, in base all'idea che mi sono fatto, mi convincono sempre più della bontà della soluzione proposta.

@Hospes
Hospes91 ha scritto:
@birdman: leggendo gli ultimi tuoi messaggi mi sei parso molto più sensibile di quanto immaginassi prima, direi che tu debba necessariamente fortificarti. Il semplice fatto però che sei propositivo è da apprezzare, perché vuol dire che non vuoi startene più in questa melma, ed allora inizia col concentrarti sulle cose che più sono importanti per le singole persone (etero o omo senza distinzioni), e ciò il lavoro, l'indipendenza e la dignità che discende da queste due belle cose. Vedrai che ti faranno sentire bene e molte parti della vita risulteranno più gestibili ed affrontabili.
Come ho detto nella risposta a Geografo, sono concentrato proprio sulla mia realizzazione negli studi e nel futuro, conseguente, lavoro. Dovrò necessariamente mettere in pratica il consiglio che mi hai dato, e quale miglior occasione di una nuova vita alle porte?

Comprendo per il resto il fatto che tu non voglia scendere nei dettagli, nel raccontare la tua storia, del resto io stesso non ho mai raccontato nulla nel dettaglio, e ad una prima occhiata si capisce come abbia impostato la discussione in una maniera un po' vaga, perché per il momento preferisco non espormi troppo, ma come ho detto non escludo di farlo in futuro.
A proposito della chat, come ho detto a milos in precedenza, non ci sono mai entrato per via dei miei blocchi, ma prima o poi mi vedrai anche lì. ;)

Per quanto riguarda la tua storia, si capisce come tu abbia vissuto immerso in un ambiente fatto di persone piccole, piccole come il paese in cui vivono. Se gli orizzonti sono limitati, limitata sarà anche la mentalità e c'è ovviamente una perfidia ignobile nel gioire delle disfatte altrui. Ma chi gioisce della tua disfatta lo fa perché in un certo senso ti teme e soprattutto teme che tu possa superarlo, perché sanno che vali più di loro. È il tipico modo di pensare dei frustrati: spezzano le gambe agli altri per non farli camminare e non essere superati, perché sanno di non essere in grado di camminare come loro.
In quello che racconti in parte mi ci ritrovo, in particolare sul fatto di non poter rispondere liberamente alle domande insidiose e purtroppo inevitabili di certi conoscenti (ma anche parenti). Però c'è una grossa differenza: io faccio fatica a rispondere perché sono riservato di natura e mi sento in imbarazzo a rispondere anche su questioni più leggere. Talvolta penso a quanto sia triste provare imbarazzo per le domande più comuni, è un qualcosa che ti sottopone ad uno stress continuo. Nel tuo caso invece mi sembra che non ci sia alcun imbarazzo, e risponderesti veramente come hai scritto, se non fosse per il divieto dei tuoi genitori (divieto che alla fine "tutela" solo loro, visto che a te non torna in tasca niente). È importante comunque che, al di là del fatto che tu non possa dir niente, tu ti senta in pace con la tua coscienza. Se le cose sono andate in una certa maniera non possiamo attribuircene tutta la colpa. In questo ho solo da imparare da te.
Non ti nascondo però che una frase che hai scritto mi ha un po' turbato:
Hospes91 ha scritto:
E la ragazza no, non ce l'ho perché sono frocio, e la sofferenza è proprio in questo, che non avrò mai veramente una donna, che a differenza degli altri non posso farla godere a letto, che non avrò figli. Ti pare poco???
Davvero provi dispiacere per il fatto di non poter amare una donna? Io ho fatto pace con la mia omosessualità solo da pochi anni, però non mi ero mai posto il problema neanche prima, nemmeno nella tipica fase adolescenziale in cui si pensa che l'attrazione omosessuale sia solo una fase passeggera. Addirittura i primi segni della mia omosessualità risalgono all'infanzia, perché ripensandoci, sono riuscito ad attribuire un senso ad alcuni pensieri e azioni che compivo, alla luce della conoscenza raggiunta di me stesso. E nonostante durante l'adolescenza mi sia costretto a fantasticare sul corpo femminile, nel periodo in cui la mia mente era plagiata al massimo, non riuscivo a ricavarne alcun elemento di attrazione fisica. Non ho mai ricercato l'affetto di una donna, quindi non potrò mai sentire la mancanza di qualcosa che non mi interessa affatto. È un aspetto di te piuttosto interessante questo. Non so in che sede, magari se vorrai aprire un topic a riguardo o qui, ma mi piacerebbe approfondirlo, se ti va.


Non connesso
 Profilo  
 
Visualizza ultimi messaggi:  Ordina per  
 Pagina 3 di 5 [ 42 messaggi ]  Vai alla pagina Precedente  1, 2, 3, 4, 5  Prossimo

Tutti gli orari sono UTC + 1 ora [ ora legale ]


Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 2 ospiti


Non puoi aprire nuovi argomenti
Non puoi rispondere negli argomenti
Non puoi modificare i tuoi messaggi
Non puoi cancellare i tuoi messaggi
Non puoi inviare allegati

phpBB skin developed by: John Olson
Powered by phpBB © 2000, 2002, 2005, 2007 phpBB Group


Creare forum
Traduzione Italiana phpBBItalia.net basata su phpBB.it 2010