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 Oggetto del messaggio: Re: Il divario tra me e gli altri
MessaggioInviato: venerdì 19 agosto 2016, 11:26 
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Ho letto un po' la discussione e devo dire che spesso si esprimono considerazione personali in libertà. Le opinioni non sono tutte uguali e spesso la libertà di pensiero rischia di essere confusa con la libertà di dire inesattezze. Chi non ha competenze o un minimo di esperienze in materia non può e non dovrebbe avere un'opinione personale, ma limitarsi a sospendere il proprio giudizio e al limite chiedere informazioni a chi è più competente o anche solo ha esperienze in merito.

La psicologia, quando si rivolge alla cura di "sintomi", diventa psicoterapia, ovvero terapia della parola. Perché questo avvenga è necessario non tanto la presenza di un sintomo, ma una specifica richiesta di aiuto che per così dire "attiva" la relazione terapeutica. Questo è il motivo per cui in genere forzare una terapia da scarsi risultati, a meno che ovviamente una volta cominciata non sia la persona stessa a rendersi conto dell'importanza della terapia e incominci una relazione attiva.
Perché una psicoterapia funzioni infatti è necessario che nasca un'alleanza terapeutica, ovvero che il cliente inizi a fidarsi del suo terapeuta. E' chiaro che il paziente mentre chiede aiuto, nel sottosuolo, muove parecchie resistenze, giacché lo psicologo comincia a disseppellire verità scomode per il cliente. In genere si comincia dapprima con il "disarmarlo", ovvero rimuovere i muri posti per anni a protezione delle cose che fanno più paura, dei traumi infantili o di relazioni scomode e oppressive. Il sintomo ancorché una risposta disfunzionale, resta pur sempre una reazione di difesa o compensazione o comunque un tentativo di riequilibrare situazioni a monte patologiche. Rimuovere il sintomo significa lasciare "indifeso" il paziente.
Si comincia piano piano ad indagare la sfera emotiva e poi le relazioni familiari. Si decostruisce l'intero delle relazioni, convinzioni, abitudini e lo si ricostruisce dandogli una forma nuova. Cosa importante il cliente nel mentre che svolge la sua terapia ha anche una vita privata e la metamorfosi è lenta e reale. Piano piano si mutano le abitudini, i modi di pensare gli equilibri nelle relazioni fondamentali. Solo alla fine ci si può porre il tema della "dipendenza", ovvero solo quando è il momento di chiudere la terapia, perché il cliente si sente soddisfatto del risultato raggiunto. Ma anche le chiusure vanno concordate con il terapeuta e discusse, perché fanno parte della terapia esse stesse. In tutto ciò ho solo fatto riferimento a psicoterapie pure, ovvero che non richiedo di essere coadiuvate da terapie farmacologiche e quindi non richiedono un approccio integrato psicologo/psichiatra. In quel caso si tratta di sintomi meno banali e tutto si complica ulteriormente.
Una terapia dura in genere anni, non c'è un tempo preciso, ma le resistenze non sono quelle del terapeuta, piuttosto quelle del cliente stesso, che in questo senso detta i tempi del percorso terapeutico.
Ci sono approcci più rapidi, sono quelli dei comportamentisti (che io sappia), che procedono per obiettivi e raggiungimento degli stessi. Queste terapie durano di meno (anche un solo anno). In quel caso al raggiungimento dell'obiettivo interrompi o decidi se portene di nuovi. Sono approcci molto concreti che guardano al presente. Si può optare per questo tipo di approcci se si hanno le idee chiare su quale sia il problema e i risultati che si vogliono ottenere. Per come la penso però a che si decide di fare il grande passo conviene impegnarsi di più e cercare di andare più a fondo, anche perché non è detto che gli obiettivi iniziali siano anche risolutori di problemi autentici. L'esempio classico è quello del c.o., si pensa spessa che il problema sia dirlo ai genitori, quando invece magari il problema è la relazione con i genitori in sé ed è quella che va modificata al di là del dirlo o non dirlo.
Il terapeuta ad ogni modo, vi posso assicurare, che qual'ora voi vogliate interrompere la terapia si limita semplicemente a prendere atto della scelta, anche perché di un cliente "forzato" a proseguire non sa che farsene.
Si tratta di sconvolgere gli equilibri di una vita, in alcuni casi di chiudere con le eredità pensati neanche del proprio passato, ma di quello dei propri genitori quando non dei nonni. Alcuni traumi sono persino "tramandati" dal padre al figlio e poi al nipote, che deve fare la fatica di ricostruirli, arrivare ad essi, capire fino infondo le ragioni che hanno mosso i propri genitori ecc. ecc.
Prima di iniziare una psicoterapia è bene sapere che si tratta di percorsi lunghi e che serve tanta tenacia e forza di volontà, perché "arrendersi" alla prima curva è facile e perché terapie concluse troppo in fretta danno effetti peggiori che terapie non cominciate. Quando si sono scoperti certi fili delicati, ricoprire tutto alla buona può persino produrre effetti peggiori che non fare niente.


Chiedo scusa per l'OFF topic e per la lunga risposta. L'argomento mi riguarda da vicino e ho voluto intervenire per questa ragione.


Ultima modifica di Alyosha il venerdì 19 agosto 2016, 11:59, modificato 3 volte in totale.

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 Oggetto del messaggio: Re: Il divario tra me e gli altri
MessaggioInviato: venerdì 19 agosto 2016, 11:26 
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 Oggetto del messaggio: Re: Il divario tra me e gli altri
MessaggioInviato: venerdì 19 agosto 2016, 11:58 
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Sì Birdman, provo un immenso dispiacere nel non poter avere una donna, per tanti motivi che esporrò in una discussione che volevo aprire da tempo e non mi sono ancora deciso a farlo, dal momento che sarà per forza corposa (devo impormi di essere esaustivo ed allo stesso tempo sintetico, se no ci si annoia e non si arriva mai alla fine del messaggio) e soprattutto controversa: quando ho esposto la situazione sono stato attaccato (anche pacatamente, per carità) sia da etero che omosessuali, i primi sostenendo che ero un etero inibito dalle insicurezze , i secondi che ero una gravissimo caso di represso e di "omofobo interiorizzato", diciamo così. Morale non mi ha creduto nessuna delle due categorie, e quindi so già che riceverò un sacco di critiche ma quella discussione devo proprio aprirla, giacché molto importante e, forse, singolare.
Sì, sostanzialmente mi sento un bisessuale incompleto, non è solo sofferenza del non accettarsi, ma spiegherò tutto meglio nella sede opportuna. Per ora ti dico solo che le belle ragazze mi piacciono eccome, inutile che io me lo neghi o mi sforzi di pensare che sia un pensiero indotto dalla società. Non mi tornano tante cose, ma non è negandole a me stesso che ci capirò di più.

Per la chat guarda, io mi sono iscritto lì quando ancora non sapevo che era possibile ottenere l'abilitazione ai messaggi privati (proprio a causa di ciò, quindi), non ne avevo mai frequentato una e la ritenevo pericolosa, niente affatto adatta a me, invece basta un minimo di prudenza e buonsenso (almeno in questa di progetto gay!), quindi se ti va accedi pure tranquillamente senza tante paranoie.

A proposito di te, mi sono ritrovato spesso a scoprire che avevo sopravvalutato le difficoltà, e l'unico modo per darmi grinta era convincermi che lo dovevo per rispetto a me stesso, perché se non diamo rispetto e fiducia e stima a noi stessi, sta' pur sicuro che nessun altro ce li darà mai, quindi tanto vale fare perno sui nostri pregi e lavorare sui difetti, ma senza dannarsi. Se poi da parte degli altri non arriverà niente, poco male: avremo imparato a bastare a noi stessi, che è fondamentale.
Un altro modo in cui sono riuscito a staccare da quella melma è applicare la stessa severissima analisi che riservavo a me stesso agli altri: ho allora scoperto che la maggior parte di chi mi circonda ha una preparazione ed una voglia di lavorare parecchio (per non dire estremamente) inferiori alle mie, ma semplicemente è più tranquilla, si fa molti meno problemi e soprattutto si sa vendere bene.
Ho conosciuto gente laureata (e che se la tirava un sacco) che, nel corso di un normalissimo dialogo inerente alla mia materia di studio, non conosceva cose banali, e non esagero, te lo posso assicurare! Da lì mi sono detto "sveglia!!!" e mi sono slanciato, deciso ad essere preciso come al solito (non vedo perché perdere i miei pregi e diventare pressappochista come loro) ma senza farmi mettere i piedi in testa: sguardo sicuro e "non mi fai affatto paura, non pensare di indurmi senso di inferiorità perché tu sei laureato ed io ancora no, io mostro il massimo rispetto a chi lo merita, sono il primo a riconoscere i tuoi meriti ma non per questo sono disposto a sentirmi da meno, perché so quello che valgo. Posso sembrare un invasato, un pallone gonfiato, non me ne frega niente: all'età che mi ritrovo non posso più preoccuparmi di queste cose, quindi patti chiari amicizia lunga", questo il succo del discorso. u.u

Se non ragionassi così caro Birdman (e ti giuro che serve) permetterei ad una massa di superficiali, che studia 1/3 di quanto studio io e mette nelle cose molta meno cura e passione, di andare avanti e pavoneggiarsi ancora più facilmente, il che non è giusto.
Ormai anche tu conosci bene questo errore, la procrastinazione a oltranza! Eliminala non da domani, ma da oggi, da adesso. é come scendere dal letto: faticoso mettere i piedi a terra, poi si va. ;)
Buone cose.

PS: mi trovo in tutto e per tutto d'accordo con quanto esposto da Alyosha, solo la prima parte mi ha lasciato un po' così perché non è la mia materia di studio e dunque non sarei stato in grado di formularla ed esporla in quei termini (tantomeno di distinguere le varie branche della materia in questione), ma complessivamente concordo e quoto.


Ultima modifica di Hospes91 il domenica 20 novembre 2016, 20:35, modificato 2 volte in totale.

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 Oggetto del messaggio: Re: Il divario tra me e gli altri
MessaggioInviato: venerdì 19 agosto 2016, 12:36 
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Iscritto il: domenica 19 giugno 2016, 17:31
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@Birdman: ho dimenticato di risponderi ad altri due punti, allora: magari potessi attribuire la colpa della piccolezza mentale (direi meschinità) di conoscenti vari alle scarse dimensioni della città in cui abitano! Purtroppo non è vero, perché alcuni vivono in grandi città italiane da sempre. Purtroppo quando si parla di lavoro e "riuscita sociale" (diciamo così) la gente si rivela arrivista e meschina sia nei piccoli che nei grandi centri, meglio farci il callo.

Dici bene: sono dei frustrati perché sotto sotto ti temono, devono per forza trovare qualcosa che non vada in te, qualche facilitazione che tu debba per forza avere ottenuto. Io non dico che non proverei invidia se un mio cugino/conoscente/amico riuscisse molto meglio di me negli studi o nel lavoro, perché sono umano anch'io ed in fondo un minimo di invidia è positivo: è una molla che ci spinge a migliorarci, ma mai (e sottolineo mai!) mi metterei ad insinuare, velatamente o meno, sue irregolarità, e mai ne parlerei male alle spalle o con me stesso: se una persona è migliore di me perché non dovrei riconoscerlo? Penserei male di lei solo se fosse una glandocefala, una che se la tira, perché per me puoi essere anche il genio dei geni, ma nulla ti autorizza a montarti la testa, proprio nulla.
Capisci bene però che che le due situazioni sono ben diverse!

Quanto alla disponibilità a parlare di determinati temi, chiaramente c'è contesto e contesto e modo e modo: parlare apertamente di me non significa farlo in maniera inadatta al luogo in cui mi trovo, se non altro per decenza e buongusto. Ad esempio non parlerei mai di ruoli sessuali in presenza di persone anziane o di donne con cui non sia in confidenza, ma per rispetto nei loro confronti, mica per vergogna mia! è bello non doversi reprimere al 100%, mesi fa c'era una ragazza bellissima sul treno (mai vista prima) che mi aveva colpito molto, e parlando del più e del meno dopo un po' gliel'ho detto. u.u
Ahahaah era talmente bella che non riuscivo a distogliere lo sguardo e non avevo alcuna intenzione di tenermi questa cosa dentro: doveva uscire! XD
Lei non se l'aspettava, è arrossita ma si vedeva molto che gradiva, io stavo da Dio perché mi sentivo potente e libero, quindi olèèè! :D
E per un po' mi sono scordato di essere omosessuale godendomi il mio momento etero, ma va be'... XD

E poi è bello dimostrare indirettamente, con la vita di tutti i giorni, che si è omosessuali eppure "normalissimi", mica solo come ci immaginano gli altri, cresciuti a pane e televisione spazzatura.

Che soddisfazione poi quando, dopo qualche tempo (in genere breve) certi arrivano a confidarsi con te pregandoti però di mantenere il segreto: tu hai una nuova conferma che non sei l'unico, e che però sei (fortunatamente e finalmente) avanti a loro, perché "allo scoperto".
è tutto. :D ;)


Ultima modifica di Hospes91 il giovedì 17 novembre 2016, 16:21, modificato 1 volta in totale.

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 Oggetto del messaggio: Re: Il divario tra me e gli altri
MessaggioInviato: venerdì 19 agosto 2016, 16:41 
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Messaggi: 207
Birdman ha scritto:
Geografo, correggimi se sbaglio, ma ho la sensazione che tu non abbia preso molto sul serio il tuo percorso con lo psicologo, forse anche per via del tuo parziale scetticismo a riguardo, perché onestamente non capisco come tu faccia nelle sedute ad omettere di essere omosessuale! Come pensi che possa aiutarti il tuo psicologo se tu non parli di una caratteristica a dir poco fondamentale del tuo essere come il tuo orientamento sessuale. Tu dici che i tuoi problemi non derivino da questo, ma ne sei davvero sicuro? Al di là dell'autoaccettazione, che ci può essere tutta magari, come abbiamo già detto diverse volte, qui il problema è la solitudine estrema che abbiamo provato e che continuiamo a provare proprio perché omosessuali ed è da questa che una buona parte del nostro carattere è stato forgiato, nel bene e nel male

Birdman,
io al momento ammetto che ho omesso la cosa, ma sicuramente gliela dirò. Anche perché, volente o nolente, mi toccherà dirgliela. Sia chiaro che io non è che ho intenzione di non dirglielo a priori, ma capisci che vivo una vita in cui non l'ho mai detto a nessuno, per lo meno non l'ho mai detto spontaneamente a qualcuno dal vivo, ergo mi risulta davvero difficile.
In verità, ma questo più di due anni fa (avevo 15 anni) andai da una psicologa, ma gira e rigira non glielo dissi mai, motivo per il quale la "terapia" (anche se era più una chiacchierata che una terapia vera e propria) si rivelò inconcludente, e probabilmente se non sicuramente con uno psicologo maschio le cose sarebbero andate diversamente. È per questo che ora ho deciso di voler andare da uno psicologo maschio, vedo che proprio a livello di mente ci somigliamo, ma capisci che insomma non è nemmeno facile. Però, insomma, non è l'omosessualità in sé che mi crea problemi, o meglio... quello è uno dei tanti problemi, mettiamola così. Per certi versi mi ritengo fortunato perché comunque ho avuto un ragazzo, poi le cose sono andate come sono andate ma insomma, rimane sempre un bel ricordo.
Più che altro mi affligge il fatto di vivere un'ambiente molto limitante, un po' come nel tuo caso mi sento svogliato riguardo tutto, non ho stimoli, voglia di uscire zero, e davvero è un peccato che un ragazzo di diciotto anni che ha anche tutte le carte in regola faccia la vita di un pensionato e sia anche privo di entusiasmo nei confronti della vita.
È anche per questo che ho deciso di andare da uno psicologo, perché ho bisogno di qualcuno che mi dica come muovermi. Qui milomusiker mi ha corretto dicendo che uno psicologo non dà consigli, ovviamente non li dà, la mia era una frase detta molto all'acqua di rose, ma insomma il senso è quello: ti dà una dritta, ti dà possibilità di riflettere.
Certo è che non voglio individuarlo come una soluzione, su questo punto mi ci soffermo perché vedo che bene o male tutti mi sono andati un po' contro, ma vedo che la figura dello psicologo viene molto mitizzata, quando secondo me deve essere considerato uno strumento per raggiungere la soluzione e non una soluzione. Il mio non è un "no" allo psicologo, assolutamente, il mio è un invito ad andarci ma anche a scegliere attentamente la persona a cui affidarsi, sia perché costa, sia perché di cretini ce ne sono parecchi in giro. Nel messaggio che ho mandato mi sono forse espresso male e non è passato il messaggio che volevo io passare, fatto sta che dare ogni volta come soluzione a tutti i mali il: "vai da uno psicologo, vedrai che starai benissimo" è altrettanto sbagliato. Vedo che per certi andarci arriva al livello di un abitudine, certi che dicono "dovremmo tutti averne uno nella vita con cui parlare ogni settimana", come se lo psicologo fosse 'sta manna dal cielo. Io ci posso pure andare a parlare ogni settimana e poi non concludere niente di fatto, come è successo con la prima da cui sono andato. Oppure posso decidere da andare da uno con cui, per via del fatto che sto male (e non perché "bisogna andarci perché è prassi"), in maniera più professionale mi fa un percorso migliore, più sano e che non porta a fare sedute su sedute se poi il paziente quando esce dalla stanza e se ne torna alla vita reale fa come gli pare. A questo punto meglio non andarci, almeno risparmi soldi. Poi uno può anche andarci anni e anni, certo è che mi chiedo a cosa porti se poi si è sempre fermi punto e da capo e la cosa continua non portando a niente. Ma appunto, questa è competenza dello psicologo stesso, come è stato detto. Fatto sta che spesso mi capita di vedere gente che innalza la figura dello psicologo e continua ad andarci per anni senza mai concludere la cosa nel momento in cui andrebbe conclusa, dato che gli obiettivi prefissati sono stati raggiunti.
Parlare qui con noi secondo me non aiuta molto, anzi qui nemmeno parliamo, qui ci scriviamo. Purtroppo come ti ho detto il computer non facilita per niente la comunicazione, parlarsi guardandosi negli occhi è molto meglio e come vedi la situazione non cambia. Cambiare contesto, andarsene in città, vivere da soli, andare da uno psicologo che ti faccia un percorso e farsi via via un po' di conoscenze, questo sì, cambia le cose.
Io al momento sto valutando molto bene per il mio futuro, ma come hai detto te cerco di basarmi più sul presente, altrimenti si rischia che non si combina manco quello...


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 Oggetto del messaggio: Re: Il divario tra me e gli altri
MessaggioInviato: venerdì 19 agosto 2016, 17:20 

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@Alyosha: Hai perfettamente ragione a marcare il fatto che dev'essere il paziente a fare il primo passo. Penso però che tante volte non si prenda nemmeno in considerazione l'opzione a causa dei pregiudizi sulla psicoterapia. Tante persone, compreso il sottoscritto fino a non troppo tempo fa, la vedono come una sconfitta personale e hanno ovviamente paura di mettersi a nudo. Tornassi indietro inizierei il mio percorso -che è stato di sei mesi nonostante non di tipo comportamentale- ben prima che i sintomi iniziassero a diventare piuttosto scomodi da gestire.


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 Oggetto del messaggio: Re: Il divario tra me e gli altri
MessaggioInviato: venerdì 19 agosto 2016, 22:30 
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Lo so che ci sono molti pregiudizi al riguardo apposta ho voluto fare la precisazione che ho fatto. Non sono un tecnico, ma una persona che è in terapia da sei anni e che si sta avviando alla conclusione. La terapia è davvero molto fatico, stare lì a girare e rigirare tutto, guardarsi con occhi esterni tutto il tempo, varcare soglie nuove, ripercorrere sentieri antichi e costruirne di nuovi. Però ne è valsa la pena, sono una persona completamente diversa da quella che ero sette anni fa ed anche il mio approccio all'omosessualità è stato pacato, morbido per così dire e poco ossessivo. Sei mesi in effetti sono davvero pochi, direi che si fa in tempo a conoscersi o poco di più, ma non intendo con ciò forzare la scelta di nessuno. Solo ho letto affermazioni pesanti sull'argomento e volevo dire la mia. Demolire il proprio terapeuta, sopratutto nelle fasi iniziali, è un'altro modo per rinunciare a percorrere certe strade. E' chiaro poi che se si resta fermi ad un punto, perché la persona non vuole continuare ad approfondire, la terapia debba concludersi, ma in tanti casi se non è il cliente a manifestare il problema è il terapeuta a proporre una conclusione.


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 Oggetto del messaggio: Re: Il divario tra me e gli altri
MessaggioInviato: venerdì 19 agosto 2016, 23:11 
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Io credo che geografo abbia conosciuto una persona parecchio immatura rispetto all'età che ha, una persona lagnosa che ricorre allo psicologo di continuo e non lo "utilizza" in modo sano, visto che bene o male sembra essere sempre allo stesso punto. Sospetto questo, magari ho preso un granchio eh...

Mi perdonerai però geografo se ti dico che tu non sei troppo nella condizione di esprimere giudizi sulla psicoterapia (ed è un eufemismo), giacché da quanto scrivi fai capire che tu in terapia ci sei andato solo fisicamente, mai con la testa e con l' "animo". Di conseguenza è come non averla mai fatta, anzi peggio, perché non puoi che averne un'opinione errata.
Tu stesso dici che con la psicologa donna non ti saresti mai trovato ad affrontare certi argomenti (e ti capisco benissimo, io per primo ho preteso uomini, di certo non perché volessi provarci -.-'' ) e con lo psicologo di ora non ti piace. Premesso che è giusto aspettare un po' (come per tutte le altre persone che ci troviamo a conoscere) per stabilire se uno psicologo sia di nostro gradimento, sta di fatto che se non c'è stima ed empatia...insomma...la terapia non può funzionare.

Come dice Alyosha è il paziente che deve desiderarla, ed anche il mio terapeuta mi diceva che non la faceva lui la terapia, ma entrambi. Quando uno dice "vai da uno psicologo" dovrebbe significare "valuta ed apprezza questa figura, deciditi a sentirne il bisogno", e riconfermo quello che ho già scritto: tutti dovrebbero andarci almeno una volta nella vita! Non è una panacea, non è una figura da mitizzare (casomai la stiamo sdemonizzando!), ed io non parlo per vendetta verso gli altri che ancora non ci sono andati, come se volessi sentirmi meno diverso (non sono così meschino, fidati), lo dico perché lo penso veramente.

Tutti nella vita hanno bisogno di consigli, di un punto di vista esterno, e lo chiediamo a chi stimiamo. Ebbene lo psicologo questo fa, solo che su certi argomenti ha studiato e ristudiato fino a laurearsi, e di conseguenza non ha certi schemi mentali erronei (o ne ha molti di meno) che le persone hanno.
Poi vedi che Birdman ti ha detto la stessa cosa che ti ho scritto io in chat ieri? Magari abbiamo preso un granchio entrambi, ma ti pare poco non dire ad uno psicologo che sei omosessuale? A questa figura va detto tutto, anche le cose che ci sembrano completamente sconnesse, e lasciami dire che per quanto tu sostenga di non aver mai visto come un problema quello di nascondere la tua sessualità agli altri, io dico invece che può aver avuto un'enorme influenza, averti condizionato in altri atteggiamenti e situazioni senza che tu te ne sia nemmeno reso conto.

La sessualità di una persona non è un dettaglio, ma un aspetto fondamentale: se la si sbatte fuori dalla porta, rientrerà dalla finestra facendo anche più danni.
per me nel tuo caso è quello, poi oh, sbaglierò...
Ad ogni modo, problematica o no, ribadisco che ad uno psicologo (psicologo che però ti piaccia sul serio, se no è inutile andarci) lo devi dire, perché è tutto meno che un dettaglio, e privi il terapeuta di un ingrediente fondamentale.

Ripeto: psicologi che non gradisci e mancata menzione dell'omosessualità: che psicoterapia pensi di aver fatto su queste basi? Nessuna.


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 Oggetto del messaggio: Re: Il divario tra me e gli altri
MessaggioInviato: sabato 20 agosto 2016, 6:34 
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La relazione terapeutica è una relazione come tutte le altre e può fallire come falliscono tutte le relazioni, specialmente nella fase iniziale. Trattandosi di minorenni, bisogna sempre capire se dallo psicologo ci siete andati o vi c'hanno mandato, perché può fare davvero la differenza. In ogni caso demolire il proprio psicologo, delegittimarlo è un'altro modo per auto sabotarsi, ovvero per camminare senza fare davvero strada. I primi incontri girano molto a vuoto e serve una profonda fiducia nei confronti delle capacità del terapeuta. Almeno all'inizio stai affidando ad un perfetto sconosciuto cose complicate da maneggiare. Insomma le fasi iniziali sono davvero le più complicate. Per me è stato fondamentale almeno all'inizio, aver scelto il mio terapeuta. Ai tempi mandai una decina di mail agli psicologi della mia città, selezionati guardando i profili e poi risposi solo a due delle mail che ricevetti e infine scelsi la risposta successiva che mi mi convinse. Stimare il proprio terapeuta, fidarsi di lui è fondamentale. La stima però può anche non nascere e di conseguenze nemmeno la fiducia. Le ragioni per cui ciò avviene potrebbero essere ragionate e viste in molti modi, ma resta il fatto che in quel caso la relazione non è partita e la terapia non è nemmeno cominciata e questo a prescindere dal tempo che si è dedicato ad essa.


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 Oggetto del messaggio: Re: Il divario tra me e gli altri
MessaggioInviato: sabato 20 agosto 2016, 20:06 
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Messaggi: 88
@Alyosha
Ti ringrazio per il contributo che hai dato, mi hai aiutato a capire un po' meglio come funzionano queste cose, di cui non ho esperienza alcuna.

@Hospes
Devo dire che in un primo momento anch'io ho pensato che il tuo problema fosse l'omofobia interiorizzata, ma stando a quel che hai detto dopo sul tuo rapporto con la tua omosessualità e come la vivi in determinate situazioni sociali, è parso chiaro che non fosse quello il problema. Può darsi che tu sia un bisessuale con alcune questioni da affrontare con te stesso, ma dato che non ne so molto a riguardo, non mi spingo oltre.

Per quanto riguarda l'autostima e quindi come percepiamo il nostro valore, è evidente che su questo non stia messo molto bene e si capisce leggendomi.
Molte persone, come hai giustamente detto, hanno un'enorme autostima, pur non essendoci molto di concreto a giustificarla, ma mi sembra che, almeno in apparenza, siano in molti là fuori a percepirsi migliori di quello che sono.
Devo dire che anch'io a livello universitario ho notato la stessa cosa che hai detto tu, ovvero che molti affrontano gli studi con superficialità ed è verissimo che ci siano laureati che ne sanno meno dei non laureati. Però, per quanto mi riguarda, una cosa che penso spesso è che queste persone avanzino più velocemente di me, perché come hai detto tu, si sanno vendere bene e non si fanno troppi problemi. Non dico che il loro sia un atteggiamento sano (e ci mancherebbe), però questi qui macinano chilometri e raggiungono degli obiettivi. Io ho sempre cercato di fare le cose al mio meglio, ma ho perso tanto, troppo tempo nell'agire in questo modo. Il mio non vuole essere un elogio del pressapochismo, ma piuttosto la considerazione che molto spesso nella vita bisogna arronzare per andare avanti. Aspettare di poter fare le cose alla perfezione significa rischiare di non farle, se non dopo tantissimo tempo, che non abbiamo.
Per il resto fai benissimo a "ridimensionare le aspettative" di persone più o meno incompetenti che si pavoneggiano, è un'opera al servizio della società, visto che in giro ce ne sono tanti.

Per quanto riguarda la sfacciataggine, è evidente che abbiamo caratteri diametralmente opposti. Io voglio passare inosservato generalmente, e le domande personali mi hanno sempre messo a disagio, persino quelle innocenti, inerenti allo studio, magari, come se avessi qualche orrendo delitto da nascondere! Il fatto è che non amo molto parlare di me (al contrario di te) e mi secca rispondere alle domande, faccio proprio una fatica fisica. Forse perché in fondo in fondo non mi interessa farmi conoscere da persone che non mi interessano, chissà. Però al di là della voglia o meno di parlare (che spesso latita), mi piacerebbe avere per certi versi un atteggiamento più simile al tuo, perché significa immettere nella propria vita quotidiana anche l'aspetto della sessualità, che per gli etero è da dare per scontato e nei discorsi se ne parla tranquillamente. Poterlo fare sarebbe decisamente liberatorio.
Tornando a te, insomma vivi da dichiarato, perlomeno negli ambiti più informali e più vicini a te, mi sfuggiva del tutto questo aspetto della tua vita. Immagino che sia più semplice crearsi un gruppo di amici in queste condizioni, perché come hai detto, ci sono anche persone che si confidano con te. Vorrei avere più coraggio ed iniziare a comportarmi così.

@Geografo
Se hai intenzione di parlare della tua omosessualità con lo psicologo, sei sulla buona strada. Mi sono permesso di darti quel consiglio, perché pensavo che avessi intenzione di tenere nascosta la cosa. Per quanto riguarda le tue considerazioni sulla psicologia e come viene intesa, non avendo esperienza in merito, mi limito a dirti che dovresti dare ascolto a quel che Alyosha, Hospes e milosmusiker hanno detto in merito. In particolare Alyosha ha spiegato abbastanza bene tutti quegli aspetti che ti lasciano perplesso.
Infine tu dici che scriverci qui non serve a molto, ma in realtà per quanto mi riguarda sto trovando il forum molto utile. Poi è chiaro che i problemi vadano risolti là fuori, non c'è altra maniera per affrontarli. Però se un anno fa avevo il terrore di espormi su una pagina pubblica, adesso prendo in considerazione anche l'eventualità di espormi di più nella vita reale (in piccolissima parte ho cominciato a farlo) e questo è dovuto anche al fatto che, partendo da qui ho cominciato a crescere, e pesno che senza questo forum i progressi sarebbero stati molto più lenti.


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