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 Oggetto del messaggio: OMOFOBIA TRA VECCHI E GIOVANI
MessaggioInviato: sabato 12 agosto 2017, 21:43 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
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Caro Project,
più che raccontarti la mia storia di single venticinquenne, ovviamente gay, vorrei porre a te e ai ragazzi del forum alcune domande che riguardano i condizionamenti sociali che plasmano, ancora oggi, in larga misura, i comportamenti di noi gay, mi ci metto ovviamente anche io. Io vivo in un paesino della Lombardia, a circa 80 km da Milano. La gente si aspetta che sia un ambiente aperto e, diciamo così, gay-friendly, ma non è affatto così e la cosa che mi fa più rabbia è che le persone di mentalità più gretta sono i giovani. In paese c’è una signora anziana di più di 80 anni, che chiamerò Ada, che è rimasta sola e, in pratica, si affida alle cure dei vicini. Tra questi vicini si sono anche io e capita che la vada a trovare anche tre o quattro volte alla settimana, per portarle la spesa o per pagarle le bollette all’ufficio postale. Con la signora Ada si è creato un rapporto particolare, io la considero un po’ come una nonna e lei è proprio contenta quando mi vede. Un giorno che sono andato da lei ero di umore pessimo perché alcuni miei “amici” coi quali ero andato a vedere un film, avevano fatto dei commenti atroci su un ragazzo che loro considerano gay. La signora Ada mi ha visto proprio fuori di me e mi ha chiesto che cosa era successo e io giel’ho raccontato senza omettere niente. Lei mi ha risposto che chi fa quelle cose non capisce niente e si permette di giudicare cose che non conosce. La risposta mi ha colpito. Poi abbiamo continuato a parlare e alla fine ho sentito che mi potevo fidare e le ho detto che anche io sono gay e lei mi ha abbracciato, proprio abbracciato stretto e mi ha detto che mi doveva dire una cosa. In pratica, lei da giovane si era innamorata profondamente di un ragazzo gay, stava bene con quel ragazzo, senza sesso, ma c’ea rispetto e affetto. Lei lo avrebbe sposato anche solo con un matrimonio di facciata, ma aveva capito che quel ragazzo aveva bisogno di vivere la sua vita. In pratica, per non creare vincoli legali che avrebbero complicato molto le cose, ha accettato di recitare la parte dell’eterna fidanzata di quel ragazzo e lo ha incoraggiato a vivere la sua vita. Mi ha detto: “Io ho anche conosciuto il ragazzo del mio, diciamo così, fidanzato, e era un bravissimo ragazzo, ma sai eravamo all’inizio degli anni ’50 e non è che si potevano esporre troppo. Insomma loro si volevano bene ma hanno voluto bene pure a me, come una sorella, ma mi hanno voluto bene veramente, poi sono passati tanti anni e se ne sono andati a vivere in Belgio, ma ci siamo scritti spesso, e venivano in paese a Pasqua e a Natale, venivano per me, perché non avevano più nessuno, e stavamo qualche giorno insieme. Insomma, quando io sento “gay” è a loro che penso, e adesso penso pure a te! E guai a chi me li tocca i gay!” Le parole sono state più o meno queste. Quando stavo uscendo da casa sua mi ha detto: “Pregherò per te!” Io ho fatto una faccia un po’ perplessa e lei ha aggiunto: “Certo! Perché il Padre Eterno ti faccia essere felice come vuoi tu!”
In paese di vecchi che facessero discorsi omofobi non ne ho visti, strano ma vero, nemmeno uno. Quelli della mia età, e anche più giovani, se li prendi uno per uno non fanno discorsi omofobi, ma se li metti insieme, si scatenano e non si frenano più, è una cosa squallida, perché seguono proprio la logica del branco. La cosa non è nemmeno presa sul serio, si comincia con delle battute più o meno stupide e da lì parte l’escalation. Ci sono stati ragazzini giovanissimi, di terza media, che sono stati picchiati dai compagni e presi a sputi. I ragazzi più grandi, quelli degli ultimi anni della scuola sono meno stupidi e queste cose non le fanno, ma i ragazzini sono proprio feroci. Io mi chiedo che educazione hanno ricevuto in famiglia!
C’è un’altra cosa da considerare: io non sono pubblicamene dichiarato, ma nel mio paese “ufficialmente” di gay non ce ne sono, di ragazzi ce ne sono parecchi, almeno 200, se si vedono i pullman che la mattina li portano a scuola, ma di gay non ce ne sono! Proprio nessuno! Evidentemente hanno paura e si nascondono. Li capisco benissimo, perché l’ho fatto e lo faccio ancora pure io. A casa mia nessuno sa di me, non mi fanno domande, perché adesso i miei si impicciano solo del lavoro, un lavoro ce l’ho, non è un gran che ma per me va bene anche così, i miei invece vorrebbero la luna, ma mancano proprio i presupposti per un lavoro migliore. Anche a casa mia c’è omofobia, ogni tanto sento certi commenti da brivido e non posso ribattere, altrimenti sarebbe la guerra mondiale e non è proprio il caso. Non per niente sono single. Ho conosciuto alcuni ragazzi tramite internet, ma mai uno di persona, qui non sarebbe proprio possibile. Non so se è così anche nelle grandi città, ma io ho il mio lavoretto nel mio paesello e la grande città me la posso scordare! Fare il coming out pubblico, mi dicono in rete… e io rispondo che loro vivono su un altro pianeta. Che fare? Secondo me c’è poco da fare.



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 Oggetto del messaggio: Re: OMOFOBIA TRA VECCHI E GIOVANI
MessaggioInviato: sabato 12 agosto 2017, 22:49 
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Iscritto il: venerdì 19 giugno 2015, 13:55
Messaggi: 191
Secondo me il Coming Out è un po' inutile, non si ottiene mai quello che si vuole alla fine.

A voler essere precisi, magari è un po' più utile se la senti come tua necessità particolare, ma le persone possono vivere anche senza sapere questo dettaglio.

D'altronde, se le persone con cui interloquisci non sono persone per cui provi attrazione fisica, in quale modo potrebbe influire la conoscenza del tuo orientamento sessuale?

Forse non ho centrato la domanda. Spero di si :D

Buona fortuna


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 Oggetto del messaggio: Re: OMOFOBIA TRA VECCHI E GIOVANI
MessaggioInviato: domenica 13 agosto 2017, 8:13 

Iscritto il: lunedì 5 novembre 2012, 22:05
Messaggi: 230
Cita:
Che fare? Secondo me c’è poco da fare


Da fare ci sarebbe molto.
Intanto per coming out non s'intende una dichiarazione ufficiale con tanto di microfono nella piazza del paese. Visibilità significa non negarsi le opportunità che la vita ti pone davanti per paura che gli altri possano sapere di te. Ad esempio, se conosci un ragazzo, comincia a frequentarlo senza porti il problema di quello che gli altri possono pensare. La comunicazione non è solo verbale! Se uno si comporta in questo modo, la verità col tempo affiora, senza bisogno di ufficializzare verbalmente, perché chi ti sta intorno prima o poi capisce il tuo vero orientamento. A quel punto, se qualcuno dovesse chiedere, non avrebbe senso negare. Se una persona arriva a porti la fatidica domanda è perché l'ha capito, quindi che senso avrebbe continuare a nascondersi?
Tutte le coppie che conosco, ad esempio, non ha mai presentato il proprio ragazzo ai genitori come fidanzato, ma i genitori hanno capito col tempo che quell'amico non era proprio un amico ed ad un certo punto hanno domandato; e loro non hanno negato. Così è avvenuto il loro coming out, senza dichiarazioni solenni.
Tu sei ancora ben lontano da questo traguardo, ma se continui a ragionare come ragioni e a vivere con un atteggiamento passivo e rinunciatario, passerai l'esistenza a lamentarti senza concludere niente.


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 Oggetto del messaggio: Re: OMOFOBIA TRA VECCHI E GIOVANI
MessaggioInviato: domenica 13 agosto 2017, 8:40 

Iscritto il: lunedì 5 novembre 2012, 22:05
Messaggi: 230
Help ha scritto:
ma le persone possono vivere anche senza sapere questo dettaglio.


A parte che non è proprio un dettaglio, ma il coming out non serve a migliorare la vita degli altri, ma la propria. E già non dover più nascondersi e continuare a mentire la migliora di molto. La repressione produce solo malessere.
Il coming out è inevitabile se le cose vanno come devono andare.E' un passo che tutti, prima o poi, devono affrontare se vogliono avere una vita relazionale e non solo vegetare. Anche io all'inizio ero uno di quelli che diceva che mai nessuno l'avrebbe saputo, poi invece... pian piano con l'esperienza si acquisisce sicurezza, le paure si superano...per questo trovo sbagliatissimo che in questo forum si alimentino le paure delle persone o si dica, come fai tu, che il coming out è inutile. E' come dire che è inutile cercare di essere se stessi mentre è giusto reprimersi e nascondersi. Chi ragiona così dimostra solo di aver introiettato e fatto propri i pregiudizi omofobici.


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 Oggetto del messaggio: Re: OMOFOBIA TRA VECCHI E GIOVANI
MessaggioInviato: domenica 13 agosto 2017, 11:01 
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Beh, il ragionamento reggerebbe se la paura del coming out fosse solo una paura immotivata di origine psicologica, ma spesso non è così. Porto un esempio estremo ma significativo: in Iran, dove i gay li impiccano in piazza, dire a un ragazzo gay che bisogna essere se stessi evitando di reprimersi e di nascondersi significa spingerlo verso la forca, perché lì il problema non è psicologico ma è sociale ed è oggettivamente insuperabile. In Italia non siamo a quei livelli, ma l’omofobia esiste eccome. Nota che in pratica tutti i gay fanno un coming out relativo a pochi amici fidati, perché lì oggettivamente il rischio è basso, ma il coming out pubblico nei luoghi di studio o di lavoro, o almeno in alcuni luoghi di studio o di lavoro, può rendere la vita invivibile. È vero che al tempo della chiesa dei martiri il sangue dei martiri era considerato benedetto perché serviva a diffondere la fede, ma al di là della retorica, ci vuole buon senso e prudenza, senza troppa fiducia nell’intelligenza e nell’apertura di mente degli altri, se non ci si vuole trovare in situazioni difficili da gestire.



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 Oggetto del messaggio: Re: OMOFOBIA TRA VECCHI E GIOVANI
MessaggioInviato: domenica 13 agosto 2017, 14:09 
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Iscritto il: venerdì 19 giugno 2015, 13:55
Messaggi: 191
k-01 ha scritto:
Help ha scritto:
ma le persone possono vivere anche senza sapere questo dettaglio.


A parte che non è proprio un dettaglio, ma il coming out non serve a migliorare la vita degli altri, ma la propria. E già non dover più nascondersi e continuare a mentire la migliora di molto. La repressione produce solo malessere.
Il coming out è inevitabile se le cose vanno come devono andare.E' un passo che tutti, prima o poi, devono affrontare se vogliono avere una vita relazionale e non solo vegetare. Anche io all'inizio ero uno di quelli che diceva che mai nessuno l'avrebbe saputo, poi invece... pian piano con l'esperienza si acquisisce sicurezza, le paure si superano...per questo trovo sbagliatissimo che in questo forum si alimentino le paure delle persone o si dica, come fai tu, che il coming out è inutile. E' come dire che è inutile cercare di essere se stessi mentre è giusto reprimersi e nascondersi. Chi ragiona così dimostra solo di aver introiettato e fatto propri i pregiudizi omofobici.


L'ho fatto il coming out. Una delle prime cose che ho fatto quando mi sono accettato. Il tempo è passato ma non è cambiato niente.

Se da una parte si prospetta un utopico mondo di accettazione, la discriminazione è una realtà di tutti i giorni. Il rischio non vale la candela, soprattutto se manca l'indipendenza. E se i genitori tagliano i viveri, lui vive di parole?

Poi una volta che hai detto di essere gay, in quale modo questo argomento si inserisce nelle discussioni di tutti i giorni?

Pensa che io neanche parlo mai di sesso o affettività ne ne parlano i miei amici, perché è un argomento privato. Le persone fidanzate che frequento non si baciano mai in presenza di qualcun altro ne parlano della loro vita di coppia, ed è questa la normalità.

La vita di coppia è privata, perché coinvolgere persone che al più possono dirti:"ok, va bene" e alla peggio ti uccidono?

Se tu vivi una realtà diversa, sono contento per te, non è purtroppo la realtà che vivono tutti.


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