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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: MALINCONIE E NOSTALGIE GAY
MessaggioInviato: venerdì 18 agosto 2017, 10:04 
Amministratore
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
Messaggi: 5112
Caro Project,
ti racconto la mia storia, spero che tu abbia la pazienza di ascoltarmi e di rispondermi e so che lo fatai.
Ho 36 anni, non sono bellissimo ma a stento passabile, non sono al top in niente. Per fortuna ho un lavoro fisso, niente di che, ma almeno mi permette di andare avanti. Vivo a casa dei miei genitori, forse con un po’ di sforzo potrei anche arrivare a vivere da solo, ma non ho una vera ragione per andarmene da casa. I miei sono ormai vecchi ma sono brave persone e mi hanno voluto bene. Non so che cosa hanno capito di me, ma a casa vige la regola che c’era nell’esercito americano: don’t ask, don’t tell. E non credo che sia per non mettere me in difficoltà, i miei non mi hanno fatto mai domande su questi argomenti, nemmeno quando avevo 14 anni. La mia vita non è stata molto caratterizzata dal fatto di essere gay, un po’ di porno, ma non ho mai avuto la fissa, un po’ di ricerca di notizie in rete, ma mai chat o siti di incontri. Fino a 25 anni non avevo mai conosciuto un gay di persona. Facevo la mia vita, le cose gay erano più il contorno che il centro della mia vita, erano, diciamo così, il proibito e non certo il quotidiano. Le cose sono cambiate a Natale del 2007. Tramite dei compagni di lavoro avevo conosciuto una compagnia di amici e mi ero unito a loro anche se molto riluttante, perché c’erano diverse ragazze intraprendenti che pensavo mi potessero mettere in difficoltà. Io stavo ai margini del gruppo, uscivo con loro ma non mi sentivo veramente coinvolto, poi si è unito al gruppo anche un ragazzo più giovane di noi, che aveva all’epoca vent’anni, e che chiamerò Luca, era un bel ragazzo ma francamente, all’inizio, lo sentivo lontanissimo e lo tenevo a distanza come tutti gli altri. Una ragazza provò a rompere il ghiaccio con Luca, ma le risposte di Luca non erano standard, lui la teneva a distanza, giocava un po’ con lei ma non si faceva coinvolgere. Luca aveva anche un'altra caratteristica che mi intrigava molto, diversamente da tutti gli altri, non raccontava i fatti suoi a tutti e non raccontava nemmeno i fatti degli altri. Piano piano ho cominciato a scambiare qualche sguardo di intesa con Luca, non parlavamo nemmeno, ma io approvavo quello che faceva lui e lui approvava quello che facevo io, è andata avanti così per qualche settimana, poi è cominciato un timidissimo colloquio nel quale non dicevamo quasi nulla di noi, ma parlavamo d’altro per il solo piacere di parlare tra noi. Una sera lo vedo nervosissimo, provo a parlarci, ma reagisce male, io non mi faccio smontare e insisto, alla fine, mi dice che un tipo lo ha minacciato. Io resto perplesso e cerco di capire qualcosa in più, il dialogo è difficilissimo. Cerco di vederci chiaro ma lui non si spiega, è reticente, cade in contraddizione. Sono molto allarmato e gli dico che bisogna fare la denuncia e non sopportare le minacce senza fare nulla, ma in realtà non so perché è stato minacciato né da chi. Continuiamo a parlare e alla fine mi dice che si è inventato tutto, al che mi arrabbio proprio, ed è una cosa che mi capita di rado. Non si giustifica neppure, mi dice solo ciao e se ne va, e io resto col dubbio. Il giorno appresso cerco di insistere, ci vediamo, mi fa parlare molto ma lui parla pochissimo, io cerco di insistere e mi dice: “ma tu perché ti interessi tanto a me?” Io esito prima di rispondere e lui mi chiede: “sei gay?” e gli dico di sì, e mi risponde che non c’è bisogno di fare tutta quella manfrina, che se voglio fare sesso con lui a lui sta bene. Mi prende in contropiede e mi verrebbe di sparire all’istante, ma gli rispondo che forse sarà per il sesso, ma certo non è solo per quello, ma in ogni caso a lui ci tengo. Mi risponde: “se vuoi fare sesso ok, altrimenti sparisci, non voglio persone che fanno solo chiacchiere!” Io aspetto qualche secondo prima di rispondere ma lui non aspetta, si gira e se ne va. Non c’è bisogno di dire che ci resto malissimo, ma sono quasi contento che sia finita così. Me ne torno a casa distrutto ma con la convinzione che per Luca non posso fare nulla. Un paio di giorni dopo suona al mio citofono e mi dice solo: “scendi”. Io scendo e comincio a parlare ma mi blocca subito, mi dice: “Mi hai fatto passare la voglia di parlare con te” e se ne va. Dopo altre due o tre scene di questo genere mi mette di fronte ad un’alternativa: fare sesso con lui o sparire, gli dico che ho paura dell’aids e mi dice: “ma anche sesso non pericoloso” e finisce che ce ne andiamo in un posto di campagna e ci masturbiamo reciprocamente. Mi chiede se per me era la prima volta, gli dico di sì. Mi aspetto che sia finito tutto lì e invece non è così: cominciamo a parlare e restiamo a parlare fino alla mattina dell’indomani. Quando la mattina appresso sono andato a lavorare, a parte la stanchezza avevo mille idee per la testa. Mi aveva detto tantissime cose di sé e molte non erano cose buone, in pratica mi aveva presentato anche il lato peggiore di sé, o almeno quello che lui considerava tale, cioè il fatto che a suo dire era ossessionato dal sesso ma non riusciva mai ad innamorarsi di nessuno. Mi aveva detto di non prenderlo sul serio perché al di là del sesso a lui di me non interessava proprio nulla. Sul momento ho pensato che aveva messo tanti ragazzi in grossi problemi e che non avrebbe dovuto assolutamente farlo, ma lui diceva a loro di non fidarsi di lui, loro invece si fidavano e credevano di poterlo gestire a loro piacimento e lui questo non lo sopportava e allora cominciava a giocare con loro, li illudeva e poi li deludeva pesantemente con qualche commento tagliente o magari non presentandosi agli appuntamenti e non rispondendo al telefono. Luca non è una ragazzo gioviale, è invece molto ispido e aggressivo, anche se mai fino a fare veramente male. Beh, nonostante tutto questo me ne ero innamorato, anche se sapevo che non avrei avuto nessuna possibilità. Per lunghi periodi lo sentivo di meno, perché si trovava un ragazzo e cercava di costruirci qualcosa, poi si faceva risentire in certi momenti di depressione che mettevano paura. Il sesso era ormai una specie di escamotage per arrivare a parlare un po’, non succedeva spesso, ma quando succedeva era una cosa serissima. Ho cercato di trattarlo sempre bene e di essere sempre disponibile, e anche lui, tutto sommato, penso che ci abbia messo un po’ di buona volontà per trattarmi con rispetto. Dal mese di gennaio non l’ho più sentito, il che può anche essere una cosa buona perché potrebbe avere trovato una sua stabilità con un ragazzo ma io ho comunque il timore che la depressione possa metterlo in situazioni veramente difficili. Adesso non so che fare, se cercalo o lasciare andare tutto così. In fondo io per lui non ho fatto niente. Un po’ mi manca, ma per l’altro verso penso di non poter entrare veramente nel suo mondo, o meglio non credo di poterlo veramente portare a qualcosa di positivo, che poi sarebbe qualcosa di positivo solo dal mio punto di vista, ma con ogni probabilità non dal suo, che comunque non riesco a capire del tutto. Mi dovrei muovere per primo? Gli farebbe piacere o magari potrei stare solo lì a ricordargli cose vecchie che per lui non hanno più senso. In certi momenti ho provato con lui il senso di una comunicazione totale, ma sono stati momenti rarissimi. Mi sento un po’ in colpa per il mio non fare nulla, ma ho anche paura di entrare in un rapporto che poi non riuscirei a gestire. I miei sembrano ripensamenti tardivi e forse lo sono, mi basterebbe sapere che sta bene ma mi immalinconisco nell’immobilismo. Tu che faresti al mio posto?
Aspetto la tua risposta.
A. A.



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 Oggetto del messaggio: Re: MALINCONIE E NOSTALGIE GAY
MessaggioInviato: venerdì 18 agosto 2017, 13:59 

Iscritto il: domenica 19 luglio 2015, 20:41
Messaggi: 79
Salve A.A.,

è molto tempo che non mi faccio vivo nel forum, ma la lettura della tua e-mail mi ha suscitato il desiderio di scrivere. Non credo che risponderai, ma forse leggerai. All'incirca ho la tua stessa età, un paio d'anni in meno.
Mi sembra di capire che la "storia" - se così la possiamo definire - con questo ragazzo sia stata l'unica della tua vita, almeno finora. Da come lo descrivi mi sono fatto l'idea di un ragazzo impulsivo, intermittente, che a mio avviso ha un grande desiderio d'amore mascherato dietro un tentativo - fallito - di immunizzarsi dal dolore che un coinvolgimento affettivo può comportare. Se lo frequenti dal 2007, ormai sono 10 anni in cui, a parte i rari momenti di sintonia a livello umano, con lui hai concluso ben poco. Se aspiri alla stabilità, questo ragazzo non te la può offrire, anche se non so se in 10 anni possa essere cambiato. Fossi in te io non lo cercherei, perché, come tu stesso hai scritto, rischieresti di infognarti sempre di più in una relazione atipica che non si preannuncia né stabile né in pianura. Dato che in passato si è fatto risentire lui, io lascerei a lui la parola e comincerei a guardarmi intorno. So che nei sei innamorato e che questo non ti rende le cose facili, ma probabilmente è arrivato il momento di recidere il cordone.
Mi ha colpito piuttosto il fatto che tu abbia scritto che non hai motivi seri per lasciare la casa dei tuoi. Non vuoi farti una vita tua? Hai un lavoro fisso da tempo, perciò io penserei a fare i bagagli. Non hai più 20 anni. Non puoi vivere profondamente una relazione se dall'altra parte della parete dormono tuo padre e tua madre, anche se non fanno domande. Trovare una propria indipendenza significa mettersi nelle condizioni per conoscere qualcun altro in uno spazio che sia solo il proprio e che consenta una condivisione per te quasi impossibile allo stato attuale.


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 Oggetto del messaggio: Re: MALINCONIE E NOSTALGIE GAY
MessaggioInviato: domenica 20 agosto 2017, 10:42 

Iscritto il: giovedì 6 luglio 2017, 11:24
Messaggi: 23
Caro A.A.
La situazione mi chiedo se sia veramente difficile come sembri.
Da un lato c'è un uomo che oltre al sesso null'altro desidera, convinto di non poter amare e di volere infliggere sofferenze se mai fosse amato, poi abbiamo un uomo innamorato forse? Ovvio che sei innamorato, ma lo sei ad un "altro livello" forse più sentito, temi per lui, sai che non solo che é lontano da te, sofferenza giustificabile dal fatto che possa essere felice, ma non lo é e in modo opposto ha bisogno di aiuto. Ad abbandonarlo ci riusciresti? Credo che la risposta sia negativa, senno a distanza di mesi non ne avresti riparlato, é evidente che lo ami ancora, ma sentirlo vorrebbe forse rinunciare a quel minimo di speranza che hai rimasta. Se dovessi sentirlo potresti stare male, ma lui in ogni caso saprà che gli vuoi bene, ci sono linguaggi sconosciuti che adopera solo una persona innamorata veramente, tu devi sempre esserci, dolce e pronto a fare qualsiasi cosa voglia lui, significa sacrificarsi un po', prima o poi si farà le domande "perché viene sempre a cercarmi? Perché non mi molla?". Avere a che fare con te é come un mondo nuovo per lui, non credo sia mai stato amato veramente, per questo crede di non potere amare a sua volta, e ciò rende le crisi depressive. Domandargli un semplice "che pensi?" Ogni tanto sarebbe per lui una cosa inaspettata ed innocua, non puoi certamente donarti tutto e subito, per lui tu, essere amante, sei sconosciuto, e se ha respinto te e chi lo amasse in un senso profondo significa che ha di che temere, di essere amato e forse di sapere di non avere nulla per potere corrispondere l'affetto? Non lo so e questo non lo da neanche lui, cose del genere si nascondono a se stessi.
Tu cosa puoi oggettivamente fare? Puoi lasciarlo perdere o cercare di andargli incontro, ma non ti dovrai stupire se dovesse aver trovato un altro ragazzo per fare sesso, tanto non é a quello che devi puntare.
Gli devi far sapere che sei la sua "casa", il posto dove ritornare sempre senza essere giudicato e amato.
Adesso potresti avere un motivo per voler diventare indipendente, se dovessi stare ancora dai tuoi le cose saranno più difficili.
Se lo ami veramente non ti peserà sacrificarti, fare sesso con lui, prima o poi si chiederà perché gli rimani accanto, e non sarà per una sveltina.
É una storia difficile, ti aiuterebbe di più analizzare quei momenti nei quali ti si é aperto, in te a questo punto sono riposte le risposte che cerchi.
Io lo contatterei chissà con quale discorso immenso, ma da un punto di vista esterno serve indifferenza verso di lui, di sentirlo ma di non pretendere amore o qualsiasi cosa che lo potrebbe ritrarrebbe a fuggire.
in questo caso é come un cucciolo inesperto, offrigli cosa ha sempre ricevuto per poi abituarlo ad altro. É una personalità schiava di se stessa, si priva lui stesso della felicità, tu dovrai sempre amarlo "amarlo per come semplicemente é", se conosci i suoi demoni prova a rifletterci su.
Naturalmente ho fatto il discorso opposto alle altre risposte, come sempre, ma se davanti puoi avere il muro dell'impossibilità, con la tua volontà puoi distruggerlo. Segui e fai ciò che ti piace, ma per iniziare un percorso con lui dovrai mascherarti di un ruolo che non sarà mai il tuo, indifferenza, o comunque presentati in un modo che lui conosce e ritiene proprio.
Ho l'esatta metà dei tuoi anni, ma nelle tue parole mi ci ritrovo, spero che leggerai questo discorso, tanto tu lo ami, a questo punto non lo abbandonare, lo devi a te e a lui, se poi qualcun altro ti amerà, ben venga, ma adesso hai altro a cui pensare. Le mie parole sono tutt'altro che oro colato, se da un lato viene ricordato sempre il lato oggettivo che ti fa stare male, io ti ricordo che puoi nutrire speranze, potrai non ottenere nulla, ma almeno saprà che gli hai voluto bene, nei suoi momenti difficili se lo ricorderà.



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Mi perpetuo nel silenzio abissale di me stesso, mi arriverà una parola amica di luce e calore che mi farà vivere.
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