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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: RAGAZZI GAY TRA STRESS E DEPRESSIONE
MessaggioInviato: venerdì 12 gennaio 2018, 18:54 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
Messaggi: 5285
Caro Project,
mi sono deciso a scriverti perché negli ultimi due anni e nell’ultimo in particolare penso di essere entrato in una specie di circolo vizioso dal quale non riesco veramente a uscire. Non so nemmeno se l’essere gay è tra le cause di questo malessere, e se sì, quanto può pesare nel bilancio complessivo, ma la mia autostima è veramente molto bassa. Ho quasi 30 anni, non lavoro, o meglio ho fatto solo lavoretti saltuari per avere qualche quattrino in tasca. Mi sono appena laureato con risultati ottimi, che non mi sarei aspettato, anche se con parecchio ritardo. Il mio sogno sarebbe stato il mondo della ricerca, che ancora mi affascina, ma quando cerco di andare a fondo in certe questioni scientifiche, mi accorgo che mi mancano gli strumenti di base, forse pretendo troppo, ma ci sono ragazzi anche più giovani di me che quegli strumenti li possiedono, almeno così sembra, e quindi non mi vedo realmente adatto a quel mondo, anche se i miei professori tendono a spingermi in quella direzione. In realtà ho una volontà debole: comincio una cosa e poi la lascio a metà, i miei amici, quei pochissimi che ho, o meglio quei pochissimi che riescono a sopportarmi, dicono cose molto positive di me ma io sono convinto che lo facciano per tirarmi fuori dalla depressione, che penso mi condizioni molto profondamente anche nella vita affettiva. Non sono mai riuscito a tenermi un ragazzo per più di qualche mese, prima o poi si arriva al momento critico e se ne vanno tutti con scuse più o meno credibili, qualcuno resta ma si defila parecchio e preferisce mantenere rapporti poco coinvolgenti. Che cosa pensano veramente di me non me lo dicono ma io lo posso dedurre dai loro comportamenti. Non sono il classico bel ragazzo da copertina, non lo sono per niente, anzi, alcuni miei ex mi hanno elencato le cose che non vanno in me a livello fisico, non ti nascondo che questo fatto mi ha condizionato e mi ha spinto per esempio a fare un po’ di allenamento in palestra, a stare attento alla dieta e ad altre cose simili, ma poi tutte queste cose non servivano a niente, perché penso che i miei ex si siano allontanati soprattutto perché tendo alla depressione. Qualche volta ho pensato che in me qualcosa non vada proprio a livello psichiatrico, un po’ questa idea mi spaventa, ma mi accompagna da tempo. Non posso dire di essere totalmente solo, qualche amico ancora ce l’ho, ma dovrei dire che più che di amici si tratta di ragazzi che si sono innamorati di me, anche se io non mi sono innamorato di loro, e che mi tollerano per questo, mi consolano, mi stanno ad ascoltare ma ho sempre il dubbio che lo facciano anche, se non soprattutto, per fare il buon samaritano, cioè in pratica perché faccio loro pena. La frustrazione è per me un esercizio quotidiano. Coi miei genitori i rapporti sono solo formali, in fondo sono brave persone che hanno commesso molti errori soprattutto per ignoranza, con loro non potrei mai parlare di me, sono convinti che io sia strano, ma ormai mi accettano così e ad avere un minimo di dialogo non ci provano nemmeno e in fondo non ci hanno mai provato. Mi preoccupa il fatto che non ho sogni per il mio futuro, cioè non c’è nulla che io desideri veramente. Qualche volta penso che il motivo scatenante di tutto questo stato di cose sia l’assenza di un lavoro, che, se ci fosse, mi porterebbe in un’atmosfera molto diversa e penso più positiva, ma per il momento non vedo prospettive di lavoro serie prima di tre o quattro anni e francamente mi dispiace di dover dipendere dai miei genitori fino a quasi 35 anni, ma credo che non ci siano alternative. La mancanza del lavoro però è solo la miccia che ha fatto esplodere la bomba delle frustrazioni accumulate negli anni, direi proprio da quando ero bambino, gay, ovviamente, ma non solo, gay con un certo interesse per gli uomini maturi e quindi ancora più condizionato ed emarginato per questo, anche dagli altri ragazzi gay. Il mio interesse per i maturi non è esclusivo, mi interessano anche alcuni miei coetanei ma, quello che è peggio, non sono mai soddisfatto da nessuno, non c’è nessuno che mi sia mai sembrato il mio possibile compagno ideale, e quindi ho cercato di mantenere più relazioni aperte contemporaneamente e ti puoi immaginare con quali risultati. Alcuni miei ex, alla fine lo hanno accettato, perché evidentemente mi vogliono bene nonostante tutto, i contatti con loro non si sono perduti, però sono diventati più deboli, perché anche se non lo dicono, è evidente che cercherebbero un rapporto esclusivo che con me però non troveranno mai. Anni fa ero proprio fragilissimo a livello emotivo, molto più di adesso, e la prima storia d’amore fallita mi ha messo in situazioni terribili, oggi ho cominciato a non dare troppo peso a queste cose ma, ovviamente, questo è possibile solo vivendo i rapporti molto più superficialmente. Mi stupiscono alcuni miei ex che non sono spariti e che ancora mi vogliono bene anche se hanno una vita ormai lontana dalla mia, certe volte non so se credere alle loro dichiarazioni di affetto e penso che possano essere degli artifici per riconquistarmi, anche se tutto questo probabilmente non ha senso. Certe volte covo risentimento nei confronti del mondo, sensi di frustrazione, di inutilità assoluta, onestamente, forse oggi meno che qualche anno fa. All’università ho perso tempo perché mi sono fatto travolgere dai miei problemi affettivi e il senso di sconfitta e di disimpegno ha avuto la meglio su di me. Mi chiedo spesso che futuro potrò avere e lì vedo il buio profondo, la confusione è totale. Mi è successo spesso negli ultimi tempi dell’università di andare a fare esami nella piena consapevolezza di avere capito poco o nulla della materia che avevo studiato e di ottenere comunque ottimi risultati, del tutto inattesi. Qualche professore mi ha fatto proprio i complimenti a livello personale, anche se io ho detto chiaramente che c’erano molte cose che non mi erano affatto chiare. Non so proprio a che cosa potessero riferirsi i loro complimenti, perché per me lo studio è l’ennesima e forse la più importante fonte di frustrazione. Certe volte mi scontro con certi libri, che farei volentieri a pezzi, perché avverto che ci sono cose che al massimo riesco a intuire ma che non mi sono affatto chiare nel senso stretto del termine e lì la frustrazione è veramente pesante, riempio quaderni interi di calcoli, faccio simulazioni al computer ma qualche volta non riesco comunque ad avere le idee chiare. Con queste premesse io dovrei entrare nel mondo della ricerca? Non so proprio che cosa pensare. Project, ogni tanto leggo anche i tuoi siti, che sono interessanti ma anche scoraggianti, è vero che tu non devi raccontare favole e devi presentare le cose come sono realmente, ma tante storie di quelle che leggo su Progetto non incoraggiano affatto, anche se, onestamente, leggendo, ho capito che forse non sono l’unico sfigato al mondo. Ti ho rubato anche troppo tempo, ti lascio il mio cellulare e la mia mail, se ti va, si potrebbero fare due chiacchiere.
Massimo

Caro Massimo,
ieri ho avuto il piacere di parlare a lungo con te e moltissime cose si sono chiarire, ma andiamo per gradi. Premetto che non sono né uno psichiatra né uno psicologo né nulla di simile ma solo una persona che si occupa di gay da diversi anni e per molte ore ogni giorno, ma mi è capitato diverse volte di venire a contatto con persone che avevano anche problemi psichiatrici seri, perché questo fa parte della vita sia degli etero che dei gay. In questi contatti ho avuto modo di vedere da vicino che cosa significa essere depressi con una depressione diagnosticata da uno specialista e di capire quanto la depressione possa incidere pesantemente sulla qualità della vita individuale. Ho visto anche persone con forme di nevrosi reattiva di tipo depressivo, che in condizioni di stress forte e prolungato possono manifestare forme di depressione che si possono qualche volta confondere con forme di di depressione maggiore, ma in questi casi ho anche potuto notare che l’eliminazione della condizione di stress provocava una progressiva eliminazione della depressione reattiva. Ho parlato molto con te (diverse ore) e non abbiamo parlato quasi mai di depressione, ne abbiamo parlato solo all’inizio, ma poi il discorso ha preso altre strade. Ho notato che all’inizio mi lasciavi molto spazio e io parlavo a ruota libera, poi, mano mano, hai cominciato ad entrare nella discussione, chiarendo e puntualizzando molte cose. Quando ci siamo lasciati, il clima era assolutamente disteso a direi perfino ottimistico, circa le prospettive professionali e molte altre cose. Tutte queste cose fanno pensare (lo ripeto, non sono uno psichiatra) che quella che tu chiami depressione sia in buona sostanza una forma di nevrosi ansiosa reattiva, probabilmente di lunga data, ma francamente la parola depressione mi sembra più una esagerazione che altro. E sono parecchi i motivi che mi inducono a pensarlo. Partiamo dal primo, ossia i rapporti con gli amici. Nella tua prima mail hai descritto i tuoi rapporti di amicizia o come dei tentativi di non perderti da parte di ragazzi che si sono innamorati di te mentre tu non ti sei innamorato di loro, o come dei modi, da parte dei tuoi amici, di mettersi nel ruolo del buon samaritano nei confronti di un amico debole. Da quello che tu mi hai detto a voce, però, la situazione risulta molto diversa, perché, come tu hai ammesso esplicitamente, i tuoi amici ti vogliono bene e nonostante i tuoi comportamenti, talvolta nevrotici, ti considerano una persona di notevole valore, non come studioso ma proprio come uomo, in primo luogo perché tu non lasci cadere le amicizie, chiami al telefono i tuoi amici, se non li senti da qualche giorno e con loro parli con la massima schiettezza. Tutto questo manifesta un’attenzione notevole agli altri oltre che a sé. E anche i rapporti con i tuoi ex, salvo rarissime eccezioni, sono di affetto e di rispetto. Cioè la sostanza delle strutture relazionali della tua personalità è solidissima, direi molto più solida di quella di molte persone che credono di avere tanti amici mentre non hanno neppure un vero amico. E, lo sottolineo, per creare rapporti di amicizia come quelli di cui mi hai parlato, che siano o non siano con ex fidanzati, ci vuole una capacità veramente notevole di percepire e di seguire le proprie e le altrui esigenze affettive. Vengo ora ad alcuni punti deboli: noto che anche se i tuoi ex tendono a mantenere con te buoni rapporti di amicizia, tu dici di non aver mai trovato quello che per te poteva essere il ragazzo ideale, quindi è probabile che la tua insoddisfazione derivi da un contatto sessuale non effettivamente coinvolgente, cerchi di cambiare partner ma poi tendi a mantenere in piedi anche le vecchie relazioni e in fondo è stato sempre così. Dici che i tuoi partner cercano l’esclusività del rapporto ma che con te non potranno mai trovarla, il che vuol dire che è proprio la monogamia in sé che ti sembra inadatta a te. Aggiungo un’altra cosa, nella mail tu hai parlato di attrazione verso uomini più grandi di te di parecchi anni, ma nella tua storia personale non hai mai vissuto rapporti intergenerazionali, anzi li hai accuratamente evitati, non è improbabile che questo tuo evitare questa particolare forma di sessualità sia alla base di uno stress non indifferente. Tu stesso hai sperimentato l’intolleranza che molti gay hanno verso le persone che vivono rapporti intergenerazionali. Non è un caso che con i tuoi ex tu abbia parlato di tutto, ma non di questo particolare aspetto della tua omosessualità. Con loro dici di averla rimosso per necessità ma questo ti ha reso critici i rapporti con quei ragazzi, proprio perché non erano rapporti chiari al 100%, c’era comunque qualcosa di non detto. Questo fatto è stato probabilmente alla base di un senso di colpa del quale non ti sei mai liberato. Non so se i tuoi ex avrebbero reagito bene, qualcuno forse no, ma tu non hai verificato e hai dato per scontata una reazione di rifiuto. Osservo per inciso che non hai mai neppure accennato a questa o a quella pratica sessuale, e anche questo induce a pensare che il tuo disagio, che ti ha portato ad una certa poligamia, non riguardi che cosa si fa in coppia ma con chi si sta in coppia. Aggiungo che la riduzione dei rapporti familiari a pura formalità, che pure può essere un fatto comune per i ragazzi gay cresciuti in contesti sostanzialmente omofobi, è una caratteristica particolarmente accentuata per i ragazzi che provano un interesse sessuale per uomini adulti, questo perché in questi casi l’omofobia dei familiari si presenterebbe in forma estremizzata, solo la presenza in famiglia di un’altra persona omosessuale, anche di una donna omosessuale, può consentire di alleviare la pressione sul ragazzo gay interessato ai maturi. In una situazione come la tua i tuoi atteggiamenti sono reazioni difensive più che comprensibili. In pratica non hai mai avuto l’occasione neppure ipotetica di costruire qualcosa che fosse per te effettivamente soddisfacente e questo non fa che accumulare stress. Vorrei aggiungere un’osservazione. Lo studio di tipo umanistico, in genere non stressa, quello di tipo scientifico “molto serio” può portare veramente a momenti di crisi. Non parlo dello studio dello studente medio, ma dello studio dello studioso, dello scienziato che vuole capire andando fino in fondo. Qui le frustrazioni possono essere molto profonde e sono spesso sottovalutate. È evidente che tendi a considerarti inadeguato e a prefiggerti dei livelli di comprensione che sono ben oltre gli standard comuni. Se i tuoi professori ti spingono alla ricerca, è evidente che vedono in te delle potenzialità notevoli e anche il tuo esprimere dubbi e il tuo crederti sempre inadeguato sono proprio il segno della tua predisposizione all’attività di ricerca. Il dubbio è la vera anima della ricerca e spinge ad una conoscenza sempre più consapevole. In estrema sintesi, io penso che tu sia una persona veramente notevole a tutti i livelli, che deve solo acquisire maggiore fiducia in se stessa. Cerca di realizzare quello che desideri veramente, sia professionalmente che nella vita affettiva, senza preclusioni pregiudiziali di nessun genere, e prova a parlare con i tuoi ex di quello che ti porti veramente dentro, perché penso che non ti marginalizzerebbero affatto e il dialogo con loro potrebbe diventare ancora più profondo.
Un forte abbraccio.
Project
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 Oggetto del messaggio: Re: RAGAZZI GAY TRA STRESS E DEPRESSIONE
MessaggioInviato: giovedì 29 marzo 2018, 19:34 
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Iscritto il: domenica 6 settembre 2009, 18:19
Messaggi: 626
concordo pienamente con Project.

Io vengo da una forte depressione curata con farmaci e psicoterapia. So benissimo di cosa parli. Non aggiungo null'altro perchè la risposta di Project è stata più che sufficiente.

Aggiungo solo questo: ti consiglio vivamente la lettura di un libro scritto da un noto psicologo americano che fa parte della scuola cognitivo comportamentale:

Leahy Robert, "Come sconfiggere la depressione: Un percorso di autoaiuto". Edizione: Raffaello Cortina

Se puoi compralo, da dei consigli molto pratici, io lo uso ancora oggi e metto in pratica tutto quello che posso ogni giorno.
C'è un capitolo che parla proprio dell'autocritica, come affrontarla, come uscire dalla convinzione di essere perdenti. Spesso questa convinzione mantiene la depressione cronica nel tempo.
Non so se tu abbia già intrapreso un percorso psicoterapeutico ma te lo consiglio fortemente.

Un abbraccio forte



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