Aprirsi al mondo: effetti indesiderati?

Solitudine, emarginazione, discriminazione, omofobia...
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smalltownboy
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Aprirsi al mondo: effetti indesiderati?

Messaggio da smalltownboy » lunedì 2 aprile 2018, 14:10

Ciao a tutti. E' trascorso moltissimo dall'ultimo topic postato da me su questo forum. E molte cose nel frattempo sono accadute. All'epoca, quando ancora frequentavo il liceo, mi lamentavo dell'impossibilità da parte mia di trovare facilmente persone con cui confrontarsi nella mia zona, senza fare ricorso a siti o chat d'incontri, e della conseguente sensazione di solitudine che mi accompagnava. Sono passati ormai alcuni anni. Ho fatto delle scelte, giuste e sbagliate, e ora mi ritrovo al secondo anno di università (con qualche esame arretrato...) e un notevole cambiamento nel mio modo di vivere le relazioni. Tutto è cambiato circa un anno fa, quando decisi di tentare di avvicinarmi al circolo Arcigay di Milano. Fui accolto molto calorosamente e reindirizzato al gruppo giovani dello stesso, che da allora frequento più o meno regolarmente. Il gruppo giovani si è rivelato un luogo di incontro e confronto niente male, sebbene sotto certi aspetti molto maccheronico. Con alcuni ragazzi ho iniziato anche ad uscire la sera, ritrovandomi proiettato dalla provincia in cui ho sempre vissuto (e dove ancora vivo) nella "Milano gay del sabato sera". Per me è stato come entrare in un nuovo universo, dove però già iniziavo ad intravedere aspetti non molto rassicuranti per la mia persona. Sotto consiglio della mia psicoterapeuta, che mi segue dai tempi del liceo quando avevo ben altri problemi di cui occuparmi, ho anche installato un paio di app per incontri di cui però ho sempre fatto, fino ad ora, un uso molto moderato. Lì ho conosciuto due ragazzi che ho introdotto al gruppo giovani e un ragazzo con cui sto creando un buon rapporto di amicizia e che abita a pochi passi da casa mia. Nel frattempo ho iniziato a fare coming out con molte persone e mi accorsi con non poca sorpresa quanto semplice mi sembrasse in confronto ai tempi del liceo, quando a stento riuscii a confidarlo ad una mia compagna di classe. Ora potrei dire di stare vivendo con totale libertà la mia omosessualità, senza dimenticare il benestare da parte dei miei genitori che, gli va riconosciuto, hanno sempre saputo sostenermi e starmi vicino nonostante tutti i problemi e le scelte sbagliate che mi hanno accompagnato in questi anni. Ma questi sono solo i risvolti positivi di quello che potrei definire il mio "aprirsi al mondo". Nel frattempo il semplice frequentare il gruppo giovani, le altre relazioni presenti nella mia vita oltre quelle legate al mio orientamento sessuale iniziarono a starmi strette e, vuoi per semplice curiosità o un tentativo controllato di sperimentarmi per "verificare" l'autenticità della mia identità, utilizzai le chat che fino a quel momento sfruttavo praticamente al minimo delle loro "potenzialità" (passatemi l'espressione) per organizzare un primo incontro a sfondo prettamente sessuale. Trovai un ragazzo poco più grande di me il quale, in cambio di un molto modesto impegno emotivo, accettò la mia pretesa di avere rapporti con la massima protezione possibile. A ragion veduta, fu una relazione quasi contrattuale che ci procurò un massimo di sette incontri nell'arco di cinque o sei mesi, conclusi con il benestare da parte di entrambi a seguito di eventi che non starò a raccontarvi per evitare di tediarvi ancora di più. Nel frattempo iniziai a frequentare molto più assiduamente le chat di incontri, senza però mai concludere molto e scoprendo una realtà che inaspettatamente pareva insinuarsi anche nell'ambiente apparentemente "innocuo" del gruppo giovani Arcigay. Confrontandomi anche con la mia psicoterapeuta sono arrivato ad una conclusione: il "mondo" a cui mi sono aperto, e che spero non rappresenti l'essenza della realtà LGBT+, sembra essere pervaso da un livello di promiscuità sessuale sconcertante, diffusa tanto fra i giovani quanto fra persone più in là con gli anni. Non so dire se questa leggerezza nel vivere la sessualità sia maggiore nella realtà LGBT+ che in quella eterosessuale, sta di fatto che il mio persistere nel cercare un contatto attraverso le chat (di certo non lo specchio della realtà LGBT+) mi ha esposto a questo fenomeno che, da parte mia, sento sconcertante e incompatibile con il mio modo d'essere. E tutto questo non fa che procurarmi un ciclo infinito di fasi alternate di ansia e depressione, uno stato di malessere che mi accompagna ormai da diverse settimane. L'università ne ha risentito, purtroppo, la mia incapacità di sottrarmi alla frequentazione delle chat e il malessere conseguente mi hanno deprivato di energie mentali che avrei potuto investire in modo decisamente più costruttivo nello studio. I miei genitori se ne sono accorti e più di tanto non intervengono nell'impedirmi di frequentare le chat (cosa ridicola, visto anche il fatto che ho quasi 22 anni) ma giustamente si impegnano piuttosto nel ricordarmi puntualmente i miei impegni universitari. Anche la mia psicoterapeuta mi ha invitato a discostarmi da questo modo eccessivo di esporsi, sia per evitarmi la sensazione di stress che ne deriva sia per non farmi perdere di vista i miei obiettivi di vita più concreti. Va detto che tutto questo ha forse avuto inizio dopo che un ragazzo del gruppo giovani con il quale avevo instaurato una frequentazione e un tentativo da parte di entrambi di metterci in gioco per una potenziale relazione mi ha respinto come possibile partner asserendo di non trovare in me più di un semplice amico. Con lui resto in un buon rapporto, ma quell'evento fu in effetti la mia prima delusione in ambito amoroso e le aspettative di cui mi ero fatto carico (forse poco prudentemente) hanno trascinato, nel loro collasso, buona parte della mia autostima e del mio desiderio di mettermi in gioco nel mondo reale. Il gruppo giovani ancora lo frequento, ma noto come tutti anche lì utilizzino intensamente chat come Grindr o Romeo in maniera molto più esasperata della mia senza però risentire negativamente dell'atmosfera sinceramente squallida che io ci ritrovo e che mi provoca quegli stati alterati d'umore di cui ho accennato poco addietro. Non so sinceramente come uscire da questa situazione di stallo, decisamente poco funzionale per la mia stabilità emotiva, senza un intervento decisivo come la disinstallazione delle app d'incontri e la rinuncia definitiva ad una ricerca attiva di una relazione. Forse dovrei solo frequentare il gruppo giovani e i giri di amicizie che ne sono derivati senza farmi aspettative e soprattutto senza espormi dal punto di vista affettivo/sessuale. Vivere quello che ho già passivamente da questo punto di vista, aspettando che qualcosa accada piuttosto che cercando di farla accadere. Cosa dovrei fare? E' frequente la situazione in cui mi vengo a trovare fra i giovani gay della mia età o sono io solo a non essere adeguato al mondo che mi circonda? Non mi aspetto risposte esaurienti, non preoccupatevi, ma forse desideravo solo sfogarmi. Grazie in ogni caso per esservi sorbiti il mio sproloquio. Questo forum è sempre stato per me una delle poche sponde sicure a cui sento di poter approdare. :)

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Re: Aprirsi al mondo: effetti indesiderati?

Messaggio da progettogayforum » martedì 3 aprile 2018, 1:37

Provo a dirti quello che penso. Leggendo il tuo post ho provato la netta sensazione di essere fuori dal mondo, perché moltissime delle cose che scrivi fanno parte di usi molto recenti che si sono diffusi a macchia d’olio promettendo la felicità in un click ma riducendo anche inevitabilmente l’omosessualità ad una ricerca di contatti facili e sostanzialmente disimpegnati. Vedo ragazzi gay tutti i giorni, ma sono quasi sempre ragazzi che hanno fatto scelte radicalmente diverse, che cioè hanno puntato tutto su una dimensione affettiva profonda e hanno evitato di cercare occasioni tramite applicazioni o anche associazioni alle quali si delega molto irrealisticamente il compito di risolvere tutti i problemi. Non capisco i consigli della tua psicoterapeuta, che potrebbe non rendersi esattamente conto delle conseguenze di certi consigli, francamente ne resto sconcertato. Tutto il tuo post sembra la scoperta del paese dei balocchi, seguita da una certa forma di dipendenza e inevitabilmente da una quantomeno iniziale dose di disillusione. Secondo me c’è alla base di tutto questo l’idea, che non condivido affatto, che la realtà gay sia fatta di associazionismo e di applicazioni da mettere sullo telefonino. A parte i rischi per la salute che comporta la promiscuità sessuale, io penso che l’apparente facilitazione-banalizzazione di un rapporto che dovrebbe essere essenzialmente affettivo, diventi una specie di droga dalla quale si finisce per dipendere. Francamente non credo affatto che l’essere gay abbia qualcosa a che vedere tutto questo e la grande maggioranza dei gay che conosco (e sono molti) non ha niente a che vedere con queste cose. Non è nemmeno questione di gay o etero, perché per un ragazzo etero valgono considerazioni strettamente analoghe, quello che spaventa è l’eliminazione della dimensione affettiva che è la base di ogni rapporto d’amore. Un’amicizia seria “senza sesso” è infinitamente più gratificante di una serie di rapporti sessuali quasi contrattuali, perché ha uno spessore affettivo reale, perché crea un contatto autentico con un altro ragazzo. Io non sono uno psicoterapeuta ma mi guarderei molto dal suggerire soluzioni facili a problemi oggettivamente difficili, e chi legge progetto lo sa bene. C’è poi un’idea che non capirò mai e cioè quella che ci si debba trovare “un” ragazzo (anche uno qualunque) il più presto possibile perché così fanno tutti. Le coppie gay serie esistono e ne conosco parecchie, ma per fare coppia nel senso serio del termine bisogna essere in due nel senso vero del termine e nessuna attività di ricerca da parte di uno dei due può supplire all’assenza dell’altro. Non è come andare a caccia. Il cacciatore se va spesso a caccia prima o poi un coniglio lo prende, ma prende un coniglio qualunque. Ti racconto un fatto vero, apparentemente slegato dal contesto. Mi capita di andare ti tanto in tanto in campagna, e non sono certo un cacciatore, anzi, se fosse per me la ciaccia andrebbe abolita, comunque una volta mentre lavoravo in campagna entrò nel mio terreno una volpe rossa, che è tra l’altro un bellissimo animale, io la vidi, lei mi vide, io guardai dall’altra parte e lei non scappò e continuò ad aggirarsi nel terreno, poi la guardai, lei mi guardò incuriosita, io di nuovo mi girai dall’altra parte, e lei continuò a girare per i terreno, poi la guardai di nuovo ma senza fare una faccia minacciosa, lei, con tutta calma si girò e se ne andò. La volta successiva la volpe tornò e il gioco di sguardi durò più a lungo, era incuriosita ma non si fidava troppo. Ho notato che se stavo con altre persone la volpe non veniva, ma se ero solo si faceva vedere quasi sempre, allora ho preso l’abitudine di portare in campagna un tramezzino col prosciutto cotto, metà lo mangiavo io e metà lo lasciavo su uno sgabello dove la volpe si aggirava spesso, quando mi vedeva, aspettava che io sistemassi il tramezzino, poi io mi allontanavo e lei veniva a mangiarlo, aveva capito che il tramezzino era un dono per lei. Piano piano con “quella” volpe si è creato un rapporto di fiducia, adesso quando mi vede entra e si avvicina anche, ma sta ad ameno 10 metri. Perché si è creato questo rapporto, che tra l’altro e molto gratificante anche per me? È merito mio? No! È merito anche della volpe, che si è fidata e che ha costruito un rapporto affettivo in cui è stata attrice attiva, è successo perché la volpe era “quella”, con un’altra volpe forse non sarebbe successo. C’è voluto tempo, ma adesso quando vado in campagna so che mi aspetta. Non è la logica della caccia ma è quella dei rapporti affettivi e funziona pure con una volpe, e, credimi, è veramente gratificante! Mi spiego?

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Re: Aprirsi al mondo: effetti indesiderati?

Messaggio da smalltownboy » martedì 3 aprile 2018, 12:30

Grazie Project per la risposta. Ci terrei a sottolineare giusto tre punti sui quali credo, ma potrei sbagliarmi, tu abbia frainteso:
1) la mia psicoterapeuta, che come ho accennato nel topic mi segue ormai da parecchi anni e mi ha aiutato ad uscire da una situazione di disagio psichico piuttosto grave, non mi ha invogliato a buttarmi nelle chat d’incontri, bensì ha semplicemente asserito che visto che la mia vita sociale non è nulla e tutto sommato dopo anni di esperienza alle spalle (al liceo ero molto più dipendente dai siti d’incontri rispetto ad ora) so filtrare le proposte e le varie sollecitazioni che provengono da suddetti social network, era anche del tutto lecito lasciare aperto questo possibile mezzo di conoscenza, sempre se usato con moderazione e cautela (tant’è che tuttora mi sta avvertendo di non eccedere nell’utilizzo), visto che a differenza d’altri tempi esiste e può essere facilmente gestito, da persone sufficientemente attrezzate per non cadere nella dipendenza. Del resto penso tu sappia meglio di me come prima dell’avvento delle chat vi fossero luoghi d’incontro per omosessuali che fatta eccezione per la protezione/trappola dello schermo proponevano lo stesso, identico tipo di incontri e sollecitazioni.
2) sinceramente non mi ritrovo nella tua descrizione di “ragazzi alla ricerca disperata di un fidanzato”. È vero frequento il gruppo giovani Arcigay e sì, utilizzo chat d’incontri che, nonostante utilizzi in modo neppure tanto intenso, mi procurano come ho spiegato tutta una serie di disagi. Il fatto che la prima vera delusione l’abbia provata per un ragazzo conosciuto ok in un ambiente comunque aggregativo, ma con cui ho comunque impostato una frequentazione e un rapporto di amicizia senza la necessità di chat o siti come intermediario, credo dimostri che tutto sommato non abbia sviluppato una dipendenza dai social network gay e il fatto che sono quattro anni o più che vivo serenamente da single smentisce la supposta mia incontrollabile necessità di avere un fidanzato.
3) per tirare le fila dei due punti precedenti, Project, io nel topic volevo evidenziare più che altro il mio disagio di fronte ad una realtà nella quale io mi ci sono ritrovato e che, come ho sottolineato, so benissimo non rappresentare il “vero” mondo gay. Purtroppo questo “vero” mondo gay è alquanto più in ombra di quello istrionico e per me sconcertante delle app e degli eventi organizzati da alcune associazioni (che non sono il gruppo giovani) o da alcuni locali, dove di certo l’incontro è assai più facilitato ma, inevitabilmente, anche improntato sull’aspetto prettamente sessuale. Le domande che proponevo alla conclusione del topic vertevano sulla mia incapacità di scegliere se mantenere comunque i contatti con questa realtà se vuoi squallida e promiscua delle app, ecc... in cui io poco mi ci ritrovo, ma da cui tutto sommato qualcosa di buono è effettivamente pervenuto, oppure per il mio bene sia meglio distaccarmene totalmente a discapito forse di un minor numero di occasioni di conoscere persone non forzatamente dipendenti dal sesso occasionale, squilibrate o non so che altro...
Spero di aver chiarito la mia posizione. In ogni caso di ringrazio ancora una volta per la tua risposta ricca di consigli e esperienze di vita vissuta :)

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Re: Aprirsi al mondo: effetti indesiderati?

Messaggio da progettogayforum » mercoledì 4 aprile 2018, 17:52

Direi che hai chiarito molto bene che cosa intendi con l'ultimo interrogativo, ma una risposta univoca e buona per tutti a quella domanda non esiste. La chat erotiche e certe App non sono il male assoluto ma io penso che è comunque molto improbabile che possano offrire occasioni serie di incontro e di confronto. Progetto è una realtà assolutamente minima e di nicchia, ma la struttura del forum fa da filtro, magari a maglie molto strette, ma alla fine le persone che uno conosce tramite Progetto si sono selezionate da sé; chi cerca solo sesso non viene qui perché altrove troverebbe la strada molto più facilitata, qui c'è poca gente, è vero, ma qui il rischio di trovare atmosfere strane non c'è. Mi capita più volte di uscire con dei gruppetti di ragazzi e si sta oggettivamente benissimo e il sesso è certamente tra gli argomenti meno gettonati perché la finalità è favorire la creazione di amicizie stabili, destinate a durare negli anni, cosa che penso sia fondamentale per un ragazzo gay anche più del trovarsi un compagno per una sera o per una settimana. Ricordo che una volta un ragazzo che non conosceva Progetto era ansioso perché non sapeva che cosa avrebbe trovato, poi al termine di due giorni passati con gli altri ragazzi ha detto che non avrebbe mai immaginato un'atmosfera di tale normalità. perché era un passare insieme un paio di giorni per il piacere di stare insieme, il che sembra riduttivo ma non lo è affatto.

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