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 Oggetto del messaggio: Re: SOLO UN RAGAZZO
MessaggioInviato: domenica 9 gennaio 2011, 15:57 
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Iscritto il: mercoledì 14 aprile 2010, 9:22
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Grazie per i vostri suggerimenti, ragazzi. Ne farò tesoro. Per scrivere il racconto ho preso il pezzo iniziale del libro e l'ho sviluppato in modo differente. in realtà il protagonista del libro è Marco e nelle prima pagine, che io non ho postato, già si parla della sua omosessualità repressa.
Diego è nato, come personaggio. un anno dopo aver cominciato a scrivere.
Tra l'altro non so in effetti se il mio libro sarà mai finito. Passo più tempo a leggere e scrivere qui che a continuarlo. L'ultima versione potrebbe essere già un libro completo, ma non mi soddisfa , forse perchè quando l'ho iniziato non ero così coinvolta e ora mi pare che la storia abbia un'anima troppo diversa da quella che ho conosciuto qui.
intanto sono andata avanti nel racconto. Anzi può essere che scriva due finali diversi, dopo aver conversato con Davide e Moonlight in chat qualche giorno fa.
Cmq sentire le vostre osservazioni mi piace molto e spesso mi stupisce.
Per esempio credevo che con Alessio sareste stati tutti più arrabbiati e scopro invece che avete il cuore troppo tenerooooo, :mrgreen:


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 Oggetto del messaggio: Re: SOLO UN RAGAZZO
MessaggioInviato: domenica 9 gennaio 2011, 16:16 
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Io con Alessio proprio non ce la faccio ad arrabbiarmi;)


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 Oggetto del messaggio: Re: SOLO UN RAGAZZO
MessaggioInviato: domenica 9 gennaio 2011, 16:21 
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Pure tu come Moon light e Davide :o
Dai, ma è stato cattivo :evil: e per TANTO tempo!!!!!!!
ma guarda guarda :roll:


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 Oggetto del messaggio: Re: SOLO UN RAGAZZO
MessaggioInviato: domenica 9 gennaio 2011, 16:40 
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Secondo me il problema è tutto là, scopri troppo presto le carte e non dai il tempo a chi legge di odiarlo. Leggendo ho avuto l'impressione che fosse un film che scorresse a velocità doppia non saprei spiegartelo meglio. Non c'è il tempo di gustarsi le scene.


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 Oggetto del messaggio: Re: SOLO UN RAGAZZO
MessaggioInviato: domenica 9 gennaio 2011, 16:43 
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Ahhhh! Capito!


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 Oggetto del messaggio: Re: SOLO UN RAGAZZO
MessaggioInviato: domenica 16 gennaio 2011, 19:44 
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Visto che qualcuno me l'ha chiesto, ecco una nuova puntata. Grazie ancora a tutti i miei "consulenti"



Qualche sedile dietro di loro c'è chi non smette di osservarli.
-Hai visto quei due? Adesso sono pappa e ciccia. Strano non ti pare?- sta dicendo Stefano a Marco.
Nel dirlo gli ha strizzato l'occhio. Un'allusione che a Marco ha dato fastidio, ma ha preferito far finta di niente: -Non direi. Alessio è sempre stato lunatico. Avrà trovato qualcun altro da torturare. Senza considerare che Diego gli ha fatto un bel favore. Anzi... per essere precisi "ci" ha fatto un bel favore.- Lo ha detto in tono secco e Stefano non ha replicato.
L'argomento è chiuso, almeno per il momento, e l'amico passa ad altro, visto che zitto non sa proprio stare.
Marco intanto ha smesso di ascoltarlo. Cosa sia successo tra loro non lo sa, ma il dubbio ha sfiorato pure lui.
Già il giorno prima gli era capitato di immaginare la scena di quei due, soli nella stanza.
Di più: si era immedesimato. Con gli occhi di Alessio aveva "visto" Diego uscire dal bagno con addosso l'accappatoio; i suoi capelli sembravano ancora più scuri, umidi com'erano ; qualche goccia d'acqua era scivolata sulle sue guance , dalla pelle chiara e liscia. I suoi vestiti erano nella valigia, accanto al letto, ma lui, Alessio, gli era andato incontro e lo aveva guardato negli occhi, a lungo.
Diego gli era apparso sorpreso, diciamo pure spaventato, ma non si era allontanato, nemmeno quando le loro labbra si erano sfiorate, nemmeno quando la bocca di Alessio si era fatta esigente.
E sempre con le mani di Alessio, Marco aveva "sentito" il corpo di Diego rispondere, finché erano caduti sul letto.
Dopodiché non avrebbe più saputo dire chi toccava chi, e nell'immaginarlo aveva provato qualcosa di dolce e selvaggio allo stesso tempo.
Poi Diego aveva sussurrato : -Marco- e lui si era reso conto che Alessio era uscito di scena da un bel pezzo.
Alla fine di tutto , ritornato in sé, si era sentito stupido, come sempre. Stupido e sbagliato. Ma ormai era fatta.
Ora nel pullman è sceso un torpore triste , come se tutti si fossero arresi all'idea di riprendere la solita vecchia vita. Alessio ha la testa appoggiata alla spalla di Diego, come se stesse dormendo. Marco si gira verso il finestrino con una smorfia.
Il comportamento di Diego l'ha deluso. Assecondare le attenzioni di Alessio , con quello che gli ha fatto, gli sembra assurdo. Dopo avergli tenuto testa in tutti questi anni, adesso si svende così: è un pensiero che gli fa rabbia.
Gli insulti, le battute, gli scherzi pesanti: come può averli cancellati?
Cancellare il proprio orgoglio , quello che non gli aveva mai fatto abbassare la testa. E per cosa poi? Per l'illusione di piacergli? O forse per stanchezza , per avere una tregua finalmente. Vorrebbe alzarsi e dirgli : torna in te; quello ti farà a pezzi un'altra volta, peggio di prima. Se solo avesse il coraggio di farlo.



Ha fatto a piedi il tragitto dalla piazza fino alla via dove abita e il borsone adesso gli sembra pieno di pietre, dal tanto che è pesante. Ma no. La verità è che da giorni dorme poco o niente. Devo assolutamente rifarmi domani, pensa.
Domani è domenica e ha in mente il suo letto e nient'altro.
E' ancora lontano dal cancello e già sente Max abbaiare dentro casa. Era ancora un cucciolo quando aveva iniziato a far così ogni volta che Marco stava per arrivare e sempre lui lo gratificava con un supplemento di carezze, godendosi la faccia invidiosa dei suoi fratelli.
-Si vede che se la intende meglio con le bestie che coi cristiani !- aveva commentato suo padre una sera a cena. Massimo, il figlio minore, aveva iniziato a sghignazzare e poi Giovanni, il più grande, aveva rincarato la dose: -Per forza, coi cani non sei obbligato a parlare!-
-Meglio stare zitti che dire stupidaggini- aveva tagliato corto sua madre, raggelandolo con una delle sue occhiate, e per un lungo momento sulla famiglia era sceso il silenzio.
Marco aveva continuato a mangiare, sempre più velocemente, non vedendo l'ora di alzarsi da tavola.
Quello del suo carattere ermetico era uno degli argomenti ricorrenti, un po' come parlare di quanto fosse scorbutico suo padre, distratta sua madre, disordinato Giovanni, venale Massimo, pettegola la zia, noioso il nonno e così via.
Era un gioco che Marco detestava. Se agli altri non dava alcun fastidio, buon per loro. Quanto a lui, il giorno che avesse trovato il coraggio di dire ciò che pensava , allora sì che avrebbero avuto di che parlare.
-Ah! Sei arrivato. La gita? Tutto bene? ma sì, guarda che bel colore hai preso! Hai fame? Cosa vuoi da mangiare? La pasta? Tieni . E' ancora calda.-
-Mhm mhm- fa lui .Perché mai dovresti parlare con una che ti fa le domande e si risponde da sola?
Più tardi, chiuso in camera sua, si connette a facebook. Qualcuno ha già condiviso le foto della gita. Le scorre velocemente: l'interno del pullman durante l'andata con le loro facce esaltate, la pista affollata del primo giorno, la discoteca, la nevicata del secondo giorno, il pub dove metà di loro si erano ubriacati, il viaggio di ritorno e le loro facce stravolte. Si ferma su un primo piano : Alessio che ride accanto a Diego. Con un moto di fastidio chiude l'immagine.
Gli rode ammetterlo, ma gli è rimasta addosso una strana curiosità.
Anche Diego ha un profilo facebook e l'icona è proprio lì, sotto i suoi occhi.
E' una vita che non ci dà un'occhiata. Ci clicca sopra. Chissà cosa pensava di trovare: le informazioni sono scarse e la grafica inconsistente, come il numero di amici.
Si direbbe che per aprire quel profilo abbia dovuto fare uno sforzo.
Gli interessi non potrebbero essere più diversi dai suoi. Legge: "amo la musica classica, la lettura, la poesia". A Marco invece piace la musica rap, il calcio e andare in piscina, ma entrambi hanno indicato gli stessi film: La ricerca della felicità e Gran Torino.
Non vuol dir niente, pensa Marco, magari non sapeva cosa scrivere e ha copiato da qualcun altro, magari proprio fa me.
Potrebbe trovare una scusa , una qualunque, per scambiare due parole con lui.
In fondo si erano già scritti in passato, ma poi avevano smesso.
Non era stato un caso. Ogni volta, dopo le prime battute, aveva provato l’impulso di interrompere la conversazione prima che si andasse troppo sul personale.
Gli sembrava sempre di camminare su un terreno scivoloso. Passava più tempo a cancellare le parole che a scriverle, tanto che alla fine aveva perso del tutto il gusto di comunicare con lui.
Sotto sotto temeva che Diego avrebbe potuto farsi delle idee. Quando i loro sguardi si incrociavano, si sentiva in imbarazzo e aveva l’impressione che lui lo facesse apposta.
Ma non poteva certo prenderlo da parte e dirgli: “guarda che per me sei solo un amico”.
Ti stai facendo troppe menate: pensa , mentre clicca sul suo contatto.
Marco scrive: Ciao, pare che nessuno si ricordi se è stata fissata la data per la verifica di mate. Per caso lo sai?
Diego scrive: No. La prof non l’ha ancora detto.
Marco scrive: Ah! Meno male. Mi hai tolto un peso. Almeno stanotte dormo!
Diego scrive: Esagerato!
Marco scrive: No no. Mate per me resta un incubo. Già lo so che avrò il debito quest’anno.
Diego scrive: Ma se siamo solo all’inizio del secondo quadrimestre!
Marco scrive: Si ma ho già preso un tre, un quattro e un cinque (l’ultimo solo perché ho copiato)
Diego scrive: Sei messo male allora!
Marco scrive: E poi se lo sa mio padre, potrei anche spararmi
Diego scrive: Hai bisogno di una mano?
Marco scrive: Vuoi darmi una mano …per spararmi?
Diego scrive: Per studiare, scemo.
Marco scrive: Lascia stare. Sono un caso disperato.
Diego scrive: Ma se ti impegni, puoi rimediare.
Marco scrive: Mi ci vorrebbe una marea di ripetizioni , figurati
Diego scrive: Tempo ne ho, se vuoi.
Marco scrive: Magari solo per questa verifica
Diego scrive: Ok
Marco scrive: Quando posso venire?
Diego scrive: Domani no. Gli altri giorni per me va bene.
Marco scrive: Allora mercoledì, tipo alle quattro?


Mercoledì, tipo alle quattro, la casa di Diego profuma di torta al cioccolato.
-Poi, quando fate la pausa, se volete, c’è la torta; la lascio in forno, io vado al lavoro. Buono studio, ragazzi-.
-Grazie, signora. Vado matto per il cioccolato-.
Si inizia dalle equazioni. Marco, che è mancino, ha un modo tutto suo di impugnare la biro.
I numeri disegnano inquietanti file nere sul quaderno tutto storto. Alla fine si ferma e abbassa la penna, con disappunto: -Non viene-.
-Fammi vedere- Diego gli spiega dove ha sbagliato: il meno al posto del più.
-Fanne un’altra-.
-Si, però non star lì a guardarmi, che mi innervosisco-.
Diego dice OK e va sul computer; nel silenzio risuona, familiare, il ticchettio della tastiera.
Meglio, molto meglio. Non ci resistevo più con quegli occhi puntati addosso, pensa Marco.
Passa qualche minuto: -Non è venuta neanche questa-.
Diego gli dice di fare più passaggi, così farà meno errori; l’ha imparato proprio l’anno scorso.
-E poi qui , lo vedi? Hai ricopiato male- gli si avvicina per prendergli la biro dalla mano e Marco d'istinto si ritrae. Diego si blocca:- E' meglio che lo correggi tu stesso- e gli indica il punto dove ha sbagliato.
Ora si è messo di nuovo al pc e Marco lo sbircia con la coda dell'occhio : ha un'espressione seria che gli fa pensare di averlo offeso.
Ma che potrebbe dirgli? " Scusa ho fatto così perché.... non perché .... anzi al contrario ...." le spiegazioni che gli vengono in mente sono molto , ma molto più ingarbugliate dell'equazione che sta facendo.
Una mezz’ora dopo quaderno e biro finiscono contro il muro.- Non me ne viene una!
Non ce n’è: io e la matematica…-il gesto della mani che vanno in direzioni opposte, rende bene l’idea.
Diego gli prende il quaderno e lo chiude :- Dai . Facciamo una pausa. Giù c'è la torta di mia madre. Vado a prenderla e tu fammi il favore di mangiarne almeno un po', altrimenti si offende.
Quando torna, ancora prima di entrare nella camera, sente che ha messo su una canzone: I Muse: Uprising.

http://www.youtube.com/watch?v=w8KQmps-Sog

Diego apre la porta , sta per dire : ecco la torta, ma le parole gli si inceppano in gola. Marco è in piedi in mezzo alla stanza, ha gli occhi chiusi e finge di suonare la chitarra con un plettro immaginario . Canta in play back e ride , scoprendo i denti , che sembrano così bianchi sulla carnagione scura. . Gira su se stesso, ancheggia al ritmo solido della musica. Negli ultimi tempi si è fatto più magro , così la cintura del jeans non vuole stare su e sembra scendere ad ogni passo che fa.
Marco non è alto, questo è il suo tormento, ma che senso ha lamentarsi con un corpo così? Diego darebbe qualsiasi cosa per avere il suo torace, sul quale aderisce la t shirt nera che si è messo oggi. Per non dire del resto.
Non smettere ti prego , pensa , mentre sta lì , col piatto della torta in mano , senza riuscire a togliergli gli occhi di dosso .
Così di certo non l'ha mai visto , non quando è a scuola, così silenzioso e schivo da sparire in mezzo al casino degli altri.
Ora sta saltando e indietreggia fino a finire contro la parete, apre gli occhi , lo vede e
si passa una mano fra i capelli, neri e cortissimi (perché non li lascia crescere? )
E' diventato tutto rosso :- Mi sa che non è il tuo genere di musica . Sei rimasto traumatizzato, eh! Lo so che faccio schifo quando ballo-
Diego abbassa lo sguardo e appoggia sulla scrivania il piatto con la torta .
-No. Balli bene invece. Dovresti vedere me.-
Più tardi, con profumo del caffè che aleggia nella stanza, appoggiati al davanzale, si dividono in silenzio l’unica sigaretta rimasta nel pacchetto.
Freddo fa freddo, ma è un brivido diverso quello che corre sulle loro spalle, quando si toccano, quando le dita si sfiorano, ogni volta che le labbra incontrano il filtro umido.
Marco pensa : Dovrei preferire una sigaretta asciutta, a meno che...
E perché non riesco a guardarlo negli occhi per più di un secondo?
Adesso, da dentro, arriva la voce roca di Vasco, che sta cantando:

http://www.youtube.com/watch?v=pG06PZ91wlA


I loro corpi oscillano appena alle prime note di pianoforte . Sussurrano insieme le parole.
Diego pensa: nemmeno questa cosa ce l’ha, un senso. Lui è etero al cento per cento e io sto qua a farmi dei castelli in aria su di lui. Meglio sarebbe lasciar perdere, povero stupido che non sei altro.

Ma Vasco insiste:

Sai che cosa penso
Che se non ha un senso
Domani arriverà
Domani arriverà lo stesso
Senti che bel vento
Non basta mai il tempo
Domani un altro giorno arriverààà.


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 Oggetto del messaggio: Re: SOLO UN RAGAZZO
MessaggioInviato: domenica 16 gennaio 2011, 21:17 
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Barbara questo è un capitlo molto bello.Mi è piaciuto un sacco anche se marco nno è il mio personaggio preferito eh eh.Non vedo l'ora di leggere il seguito lo attendo con ansia.



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 Oggetto del messaggio: Re: SOLO UN RAGAZZO
MessaggioInviato: giovedì 17 marzo 2011, 10:52 
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un'altra puntata del racconto.. :mrgreen:


Forse un giorno un architetto progetterà edifici scolastici a prova di infrattamento: corridoi gremiti di telecamere e muniti di sensori alle pareti per impedire agli studenti di stazionarvi , bagni inospitali per concezione e temperatura in grado di dissuadere anche i più accaniti spinellatori, spazi privi di angoli idonei al corteggiamento .
Ma fino a quel giorno l'intervallo è, e resterà, territorio indisturbato di baratti e compravendite, di approcci possibili, riusciti e falliti, di ricatti e prepotenze, di sorprese più o meno gradite.
Motivo per cui da anni , per precauzione, Diego trascorre buona parte dell'intervallo in classe, fingendo di leggere, rovistare in cartella alla ricerca del nulla e rispondere a inesistenti sms sul cellulare.
Rallentando il più possibile la consumazione della merenda ha inoltre calcolato che può impiegare fino a dieci minuti per mangiare un kinder bueno.
Se stai facendo qualcosa, qualsiasi cosa, nessuno ti nota. Nessuno ti chiede : che ci fai qui? Nessuno dovrebbe sentirsi autorizzato a disturbare la tua quiete.
-Dai. Scendi pure tu! Mica vorrai restare in classe? Oh! Fammi dare un morso- e in un secondo Alessio divora ciò che resta dello snack . -Buono! E' dalle medie che non ne mangio uno!"-.
Gli mette un braccio intorno alle spalle, come se volesse arpionarlo. Diego si alza e lo segue, furente per la propria obbedienza.
Dalle finestre entra un sole luminoso , che una volta fuori si rivela pallido e assediato da un gelo totale.
Assembrati come pinguini per ripararsi dal freddo, gli studenti si dividono in quelli che battono i denti e quelli che non li battono. I secondi, solo perché tengono in bocca una sigaretta.
-Gli altri sono vicino alla palestra- gli annuncia pilotandolo in fondo al cortile, ma una volta arrivati a destinazione, dei compagni nemmeno l'ombra.
- Boh! Se ne saranno andati.- Scende i gradini che portano al seminterrato e si siede davanti all'entrata del locale caldaia. - Dai , scendi che li aspettiamo qui- .
Diego per un momento lo guarda perplesso in cima alle scale. Lo osserva mentre tira fuori dalla tasca una cartina e un pezzo di stagnola.
Poi ,esitante, scende giù. Che sarà mai? si ripete a ogni gradino.
-Non so perché, ma ho l'impressione che tu mi stia evitando. Mi stai evitando?- gli chiede a bruciapelo Alessio.
-Ma no. Che dici?- gli risponde e guarda all'insù, in cerca degli altri., che forse non verranno. Detesta restare solo con lui. Lui, il suo finto sorriso e la tensione che li stringe.
- Ho pensato spesso a quella sera. In albergo. Tu no?-
-.......-
- Toh! Vuoi fare un tiro?-
Diego prende una boccata e butta fuori il fumo, senza aspirarlo . Nel farlo si rende conto che gli tremano le mani. Potrebbe sempre passare qualcuno, magari un insegnante. E allora sarebbe un bel casino. Una sospensione come minimo.
"Da te proprio non me l'aspettavo." gli direbbe la prof di italiano davanti ai compagni increduli.
-Fumi come un bambino.- gli dice Alessio con una voce che si è fatta più roca. E ne approfitta per scompigliargli i capelli con una carezza.
Dovrebbe mandarlo a quel paese, ricacciargli in gola quel tono spavaldo, magari con un pugno. Un pugno ben dato sulla sua splendida bocca.
-Perchè mi guardi così adesso? Non dirmi che non l'hai mai fatto prima.-
-Sì che l'ho fatto- mente Diego, senza sapere il perché.
Mentre ritornano, incrociano i compagni . Sarà una sua impressione, ma gli sembra che tutti guardino verso di loro. Specialmente Marco: stava camminando, quando si è girato indietro; poi li ha visti e si è bloccato, rischiando di inciampare. Diego avrebbe voluto cancellare con qualche spiegazione l'accenno di smorfia sulle sue labbra.
Troppo tardi: quello ha allungato il passo su per i gradini e , arrivato davanti all'aula, ha sbattuto la porta con forza, pur sapendo che c'era altra gente dietro.
Nel sentire il colpo Diego ha sussultato , dandosi un'altra volta dello stupido per essersi fatto convincere a uscire.
Per tutta la lezione ha cercato di intercettare il suo sguardo, inutilmente.
Perché non si gira verso di me? ha continuato a chiedersi. E ha sentito uno spasmo al centro del petto, come se qualcuno ci avesse conficcato un temperino e avesse cominciato a girarlo, lentamente.
Se lui gli sorridesse, anche solo una volta, se gli dicesse una qualsiasi cosa, potrebbe azzerare questa specie di ansia che lo strugge. E invece Marco, neanche a farlo apposta, tiene la testa appoggiata alla mano destra, come se volesse nascondere il suo viso.
C'è un punto del suo collo, vicino all'attaccatura dei capelli che non riesce a smettere di fissare. Immagina le sue dita bianche scorrere la pelle più scura di Marco e poi sparire nel nero dei capelli. Se c'era una probabilità su un milione che potesse succedere veramente, ora è svanita pure quella.

Una volta a casa ha ceduto alla tentazione di mandargli un sms : hai ancora bisogno per matematica?. Ci ha messo sei ore per rispondergli : No grz. tt ok per ora.
Diego ha dovuto chiudere il cellulare in un cassetto per impedirsi di gettarlo giù dalla finestra. Non avrebbe dovuto scrivergli. Immagina la sua faccia scocciata; gli sembra di sentire una frase che Marco potrebbe confidare a qualcuno : "Ma cosa vuole quello da me? Non penserà davvero che sono come lui? ". E nel dirla allontanerebbe da sé il cellulare, come se fosse infetto. Un'ondata di disgusto riempirebbe i suoi occhi . Diego ne è sommerso. Non serve a nulla ripetersi che è solo un pensiero. Improvvisamente "sa" che è accaduto veramente . Vorrebbe scavare una fossa e rannicchiarcisi dentro, per non riemergere mai più, per non dover tornare a scuola e affrontare lo sguardo schifato di Marco. Tutt'a un tratto rimpiange l'indifferenza di prima. Sì. Era fortunato e non sapeva di esserlo. Farebbe qualunque cosa per riavvolgere il tempo e tornare a quel'istante in cui ha premuto "Invio" , cancellare quel gesto, e con esso la vergogna che sale ogni minuto di più.
Eppure non può fare nulla. Intontito dall'ansia, si sdraia sul letto . Musica. Solo musica. E respiro.

http://www.youtube.com/watch?v=0BFBXKCI ... re=related


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 Oggetto del messaggio: Re: SOLO UN RAGAZZO
MessaggioInviato: giovedì 17 marzo 2011, 14:10 
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Iscritto il: domenica 2 gennaio 2011, 23:38
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Come sempre Barbara colpisce ancora direi...il capitolo mi è piaciuto molto anche perche mi sono ritrovato in molti atteggiamenti di diego come nei momenti di intervallo o di pausa dalle lezione...mi sto iniziando ad identificare pienamente con il personaggio aiuto!!!! ahaha XD...cmq a parte questa piccola parentesi personale...ti faccio di nuovo i miei complimenti :)



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 Oggetto del messaggio: Re: SOLO UN RAGAZZO
MessaggioInviato: sabato 19 marzo 2011, 10:16 
Il racconto è bello, non è male, anche se approfondirei maggiormente l'io interiore dei personaggi.
Va bene il dilungarsi nei particolari che riguardano oggetti e luoghi, ma non sono indici dell'interiorità dei protagonisti, mi soffermerei di più sui loro pensieri e le loro sensazioni ma senza dilatare i tempi altrimenti diventa noioso, mai pensato di usare la tecnica del gioco di sguardi o del pensiero verso l'azione (se non la conosci dimmelo che poi te la spiego), o anche del parlato contrapposto al pensiero? (prendi esempio da Stephen King che è maestro di questa tecnica)
Non mi piace molto l'usare il presente storico ma questo è un parere del tutto personale perché io ho sempre preferito l'uso del passato remoto.

Posso farti due note grammaticali? (Non uccidermi please):
- evita l'articolo davanti ai cognomi, rende il racconto quasi dialettale e gli fa perdere spessore
- bordò si scrive bordeaux, è francese
- tracagnotta è troppo quotidiano, usa semmai appesantita se ti riferisci alla figura
- il pronome riflessivo sé si scrive con l'accento (accipicchia la grammatica italiana se la dimenticano tutti!)
- playback in inglese si scrive attaccato
- non usare la parola golfino, è troppo "popolare" e poco letteraria, casomai sostituiscila con golf o maglione
- non scrivere all'insù ma semmai verso l'alto, lo scritto non deve emulare il parlato

Ok scusa ma è deformazione professionale, non avermene a male e continua a scrivere!


Ultima modifica di Nemesis il sabato 19 marzo 2011, 10:41, modificato 1 volta in totale.

  
 
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