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 Oggetto del messaggio: Torrismondo si analizza...
MessaggioInviato: lunedì 30 maggio 2011, 17:13 

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Ultimamente sto percorrendo a ritroso la mia esistenza fino ad oggi perché voglio cercare di capire come mai sento qualcosa che non va perfettamente in me stesso. O meglio, non proprio “che non va” quanto qualcosa che è un po’ sui generis e che mi provoca, obiettivamente, dei momenti di leggero smarrimento interiore. Mi chiedo se questo non sia dovuto al fatto di sentirmi un po’ inadeguato verso tutti coloro che conosco, anche se questa inadeguatezza penso sia più creata da me che reale.

Dividerò la riflessione in più post per evitare il papiro... :)



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 Oggetto del messaggio: Re: Torrismondo si analizza...
MessaggioInviato: lunedì 30 maggio 2011, 17:15 

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INTRODUZIONE

Prendo spunto da discorsi che sostengo coi miei familiari e con amici… e anche qui con qualcuno; io mi chiedo spesso cosa sto cercando, perché sento che ho bisogno di qualcosa che ancora non ho, ma forse non ho ben compreso cosa. Forse la risposta ovvia è “un ragazzo!”, ma credo che questa sia soltanto una delle parti che compongono la mia ricerca. Non ho la risposta quindi sono smarrito. Richiamo alla memoria la mia infanzia e adolescenza e noto come sia sempre stato abituato a cavarmela da solo; non dico che mi manchi una famiglia, anzi, ho due genitori che mi sostengono e possono capire e lo fanno, una nonna che mi ha svolto un ruolo fondamentale per me, cui io pare abbia dato molto quand’ero piccolino per la riabilitazione post-aneurisma (ehhhh i bambini rompipalle come me servono :D). Quindi in famiglia non provo assolutamente disagio. Ma è nelle relazioni con gli altri che non mi trov(av)o bene, infatti non sono mai riuscito a costruire dei rapporti saldi con chi mi circondava; credo che chi proviene da paesini di campagna come il mio possa comprendere (e lo vedo da quello che leggo nel forum) il senso di alterità provato verso gli altri: questi “altri” sarebbero i miei coetanei compaesani con cui, lo ripeto, non ho mai avuto, e non ho tuttora, un buon rapporto. Non voglio sembrare uno stronzetto superiore, io non li disprezzo per nessun motivo al mondo, sento soltanto che io e loro non abbiamo nulla in comune se non l’età e la residenza…. Non è colpa mia e nemmeno loro se viviamo su due universi distinti: questo è il dialogo che ho avuto in treno l’anno scorso con un mio compaesano:

Compaesano: “E tu che fai?”
Io: “Studio Lettere Moderne”
Compaesano: “Cioè? C’entra con l’e-mail?”
Io: “… italiano, latino, storia…. In più sono entrato in Conservatorio”
Compaesano: “E che ca&&o sarebbe? Non ci arrivo a discorsi troppo elevati io”
Io: “ehm, studio musica…. Ah, guarda, siamo arrivati in stazione, ciao ciao devo scappare!!!”

Comprenderete che provo un certo disagio… O è colpa mia? Anche perché il secondo argomento cade sempre su “E a donne come stiamo?” detto in termini molto meno edulcorati di questi (immaginatelo nel dialetto veneto, con relative bestemmie). Quindi non ho rapporti con i miei compaesani e ho rescisso i ponti dopo quello che mi è successo nella parrocchia (sono organista, ricordate?). SECONDO ATTACCO DA PARTE DI PLURIMI STRONZI MALEFICI CALUNNIATORI (il primo a breve).



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 Oggetto del messaggio: Re: Torrismondo si analizza...
MessaggioInviato: lunedì 30 maggio 2011, 17:16 

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MEDIE, LICEO E UNIVERSITA'

Passo a considerare il periodo delle scuole medie: sono stato in una scuola non statale ad indirizzo cattolico (… se potessi tornare indietro proverei una scuola luterana, per ripicca…) e non mi piaceva, non tanto per i professori, comunque validi (non preti ahahahah), quanto per la spocchia che si respirava in classe. PRIMO ATTACCO DA PARTE DI UNO STRONZO MALEFICO CALUNNIATORE.
Se non altro qui ho trovato il mio primo e vero amico, con cui mi tengo ancora in contatto. Con lui io ho stabilito una certa intesa, mi trovo qualche volta (ancora oggi, ma raramente) e ci si capisce. .Tuttavia non ci esco regolarmente complice anche il fatto che studio molto. Passo al liceo classico (statale) e non cambia molto la situazione: studio sempre molto, almeno qui in classe ho mia cugina che può capirmi, ma sono io che non mi apro, anche perché devo fare chiarezza in me ed accettarmi come omosessuale, cosa non ancora scontata. Però smusso i lati più aspri del mio carattere e riesco anche ad essere divertente in certi casi.. un ragazzo compagno di classe mi idolatra, altri mi invidiano malevoli - e questa è una cosa che senti intorno a te - altri mi ammirano ma sentono un certo distacco. Può essere che fossi distaccato, ma ripeto che avevo bisogno di fare chiarezza in me. In più non ho trovato nemmeno al liceo persone con cui aprirmi sinceramente. Se non altro incontro un ragazzo più grande di me, collega organista, con cui faccio un corso d’organo, andiamo a qualche concerto… ma lui ha la sua compagnia per il resto, quindi non provo nemmeno ad entrare, anche perché non mi sembra proprio sia di mentalità aperta, sebbene intelligente.

Finito il liceo inizio l’università (non ancora il conservatorio, l’ho iniziato quest’anno) e sono molto contento di esser l’unico della mia classe ad aver optato per Lettere Moderne in quella facoltà, almeno non troverò nessuno dei miei compagni. Il primo anno passa in fretta, faccio conoscenze superficiali complice anche il fatto che sono pendolare e seguo solamente i corsi del mattino. Conosco una ragazza mi sembra simpatica, ne conosco una seconda ma ci vediamo solo ai corsi. Conosco un altro ragazzo non della città e anche qui instauro un rapporto molto cordiale.

Ecco, oltre il “rapporto cordiale” non c’è altro (vero è che abitiamo lontani quindi in ogni caso è macchinoso trovarsi al di fuori dei corsi…)… per carità a volte si seguono corsi assieme, do una mano… niente di più. Perlomeno fino a quest’anno: decido di iscrivermi al Conservatorio e vengo ammesso, continuo l’università e, per puro caso (libro caduto e raccolto) conosco in treno un ragazzo che fa la mia stessa facoltà ed è al mio stesso anno di corso. Con lui nasce un’intesa profonda, anzi, andiamo a teatro, ci troviamo per studiare in biblioteca, etc. etc. mi porta a casa sua. È lui l’unico che capisce che sono gay (se escludiamo chi già lo sa ossia mia madre e le mie cugine) e non ha alcun problema con me.

(Conosco anche una rompiballe estrema che mi stressa in tutti i modi, ma tento di farle capire che con me non c’è trippa per gatti :D)



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 Oggetto del messaggio: Re: Torrismondo si analizza...
MessaggioInviato: lunedì 30 maggio 2011, 17:18 

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CONSERVATORIO E CONCLUSIONE

In Conservatorio conosco degli studenti che mi stanno simpatici, con uno in particolare lego molto… d’accordo, diciamola tutta, me ne innamoro anche se è etero e passo un periodo non proprio bello, anche se da fuori non si vede. Io sono sempre stato abituato a non angustiare il prossimo coi miei problemi cercando di risolverli da solo, quindi vado avanti (anche se il mio amico che sa di me mi consiglia di non porre la mia attenzione su etero ma su gay per evitare di starci male) lasciando da parte le mie emozioni… Aiuto molto i miei compagni quando se ne presenta l’occasione per armonia, per accompagnarli al pianoforte, per tutto… è innegabile ch’essi mi siano molto grati. Lavoro coi cantanti per dar loro una mano a imparare le parti, uno in particolare è molto esuberante verso di me… ci scherzo, mi sta simpatico, sebbene sia un pazzo, ma tra pazzi ci comprendiamo.

Il fatto è che io non sono più un tipo chiuso e introverso come un tempo (si? o no???), sono meno inibito… ma la timidezza e l’insicurezza permangono ancora evidentemente. Io immagino che questi miei conoscenti abbiano già una compagnia formata e mi chiedo cosa posso fare io? Che c’entro? Magari rompo le palle detta molto semplicemente. In secondo luogo a me non interessa poi tanto il gruppo in sé, quanto un rapporto anche a due, come ho sempre avuto. Abitando in una frazione di un paesello sparso nella campagna veneta sono un po’ fuori dal mondo: mi debbo regolare coi treni (pochi) dal momento che non ho l’auto e non voglio sempre usare quella di mia madre. Inoltre tra lettere e musica e accompagnamento di un coro non ho così tanto tempo libero….

Ma le domande sono sempre le stesse ossia “ma c’entro veramente io?”. Non so se il discorso ha preso un’altra piega da quella primigenia… Ad ogni modo non capisco cosa fare; l’Università va molto bene, il Conservatorio pure quindi concilio le due cose, ho conosciuto in campo “lavorativo-musicale” persone ottime con cui collaboro… quindi cosa c’è che non va? Perché mi faccio queste domande?
Io credo di disturbare anche solo ad inviare un sms, ma non so perché; o è dovuto al fatto che

a) ho avuto a che fare con parecchi stronzi e ho paura a dar fiducia
b) sono ancora timido io e temo di essere rigettato

Che ne pensate? Volevo rendere tante cose, però non so se mi sono spiegato in maniera chiara: mi hanno detto che sono criptico, chissà.
Scusate i molti post, ma mi sembrava meglio così...



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 Oggetto del messaggio: Re: Torrismondo si analizza...
MessaggioInviato: lunedì 30 maggio 2011, 20:29 
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Iscritto il: martedì 4 agosto 2009, 14:35
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Sei stato chiaro, e devi essere molto in gamba Torrismondo. In buona misura mi rispecchio molto nelle tue vicende, anzi, un certo senso di disagio nel relazionarmi con gli altri ce l'ho anche io... Sono migliorato tanto, però spesso è proprio una distanza che sento, con la maggior parte, se non la quasi totalità dei miei compagni di corso (adesso che sono all'uni, e in passato è stato pure peggio), che mi fa sentire insolito... Da una parte sono un ragazzo semplice, non cerco cose sofisticate, ma al tempo stesso non so bene cosa cerco, forse non l'ho mai capito... come dici tu ovviamente: un ragazzo! Però, come anche aggiungi, non è solo questo il problema, nel mio caso (magari un confronto può esserti utile) mi sembra di capire che non so realmente che cosa desidero. Facilmente mi faccio prendere da questo e quello (e solo lo studio e la mancanza di tempo frenano le cose che vorrei fare), però quanto spesso ci ripenso... e cambio...

Per darti un'idea è facile per me trovarmi indeciso tra il cercare un lavoro manuale; realizzare progetti di vario genere (senza entrare nei dettagli... praticamente informatici in genere); fare lezioni su molte cose (in particolare le scienze) appena ne avrò tempo; e ancora altro. Una totale eterogeneità! Mi chiedo cosa farò dopo gli studi... Lo stesso discorso si riflette sugli interessi più quotidiani, sulle cose da fare uscendo la sera, divento al tempo stesso sia semplice in quello che potrei fare (mangiare un gelato, una pasta, anche stare insieme in un bel posto, non cerco altro in genere e sono felice per queste semplici cose), ma mi porto dentro una complessità tremenda legata a domande esistenziali o progetti tutti complicati da realizzare.

Forse, attraverso il linguaggio non verbale (atteggiamenti, argomenti che si evitano, pazienza che si porta in certe situazioni, ecc.), in qualche modo emerge la complessità che alcuni, e per me purtroppo è così, si portano dentro. Forse è questo che mette a disagio prima di tutto noi stessi, quando temiamo di entrare in contatto con l'altro, e poi, da qui, penso ci sia un circolo vizioso tra la reazione degli altri e la nostra, che può essere di chiusura o consistere in risposte del tutto inattese per gli altri. Non so... questo penso sia vero per me, o almeno lo è stato in larghissima misura per quasi tutta la mia vita, non so se ti ritrovi in una situazione simile, ed in tal caso forse l'ideale è conoscere qualcuno che ci somiglia proprio in questi tratti.



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Cercare la felicità rispettando gli altri, sarebbe una grande conquista per l'umanità!
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 Oggetto del messaggio: Re: Torrismondo si analizza...
MessaggioInviato: lunedì 30 maggio 2011, 21:03 

Iscritto il: sabato 12 febbraio 2011, 15:52
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Sciamano ha scritto:
Sei stato chiaro, e devi essere molto in gamba Torrismondo.

Mo' me fai arrossì.... :oops:
Sciamano ha scritto:
nel mio caso (magari un confronto può esserti utile) mi sembra di capire che non so realmente che cosa desidero. Facilmente mi faccio prendere da questo e quello (e solo lo studio e la mancanza di tempo frenano le cose che vorrei fare), però quanto spesso ci ripenso... e cambio...

Appunto Sciamano, io so che non vorrei avere questa titubanza! Ma ti dico che non sono frenato da fuori, sembro molto deciso, esuberante con chi conosco, ma forse a livello superficiale.... non so. Però evidentemente entrambi stiamo cercando quel qualcosa che non si sa.... ma allora come ci indirizziamo se non sappiamo???

Per quanto riguarda i progetti post- università io ancora non so, sto pensando se insegnare lettere e latino, o insegnare musica, o cercare qualche posto in archivio o altro, ma non ci penso ancora.... o stare in università? O in conservatorio??? Ma ti dico che per quanto riguarda la "vita lavorativo-accademica" io sono abbastanza sicuro di quello che m'interessa fare...
Sciamano ha scritto:
Forse, attraverso il linguaggio non verbale [...] so... questo penso sia vero per me, o almeno lo è stato in larghissima misura per quasi tutta la mia vita, non so se ti ritrovi in una situazione simile, ed in tal caso forse l'ideale è conoscere qualcuno che ci somiglia proprio in questi tratti.
Non ho mai pensato al linguaggio non verbale, potrei approfondire. Casomai te lo dico.


Ultima modifica di Torrismondo il martedì 31 maggio 2011, 22:19, modificato 1 volta in totale.


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 Oggetto del messaggio: Re: Torrismondo si analizza...
MessaggioInviato: martedì 31 maggio 2011, 7:53 
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Iscritto il: mercoledì 14 aprile 2010, 9:22
Messaggi: 2861
Guardarsi dentro richiede grande coraggio. Si ha sempre paura di trovare qualcosa che non va. E soprattutto farlo davanti agli altri è ancora più difficile. In fondo è un gesto di fiducia nei nostri confronti , il che è bellissimo secondo me.
Leggendo la tua storia sono rimasta , come te, un po' disorientata . Forse si agitano in te forze contrastanti, pensieri opposti che intorbidiscono le acque, impedendoti di dipanare questa matassa.
Intanto che ci penso, prova a leggere , se non l'hai già fatto, questa discussione per vedere se trovi degli spunti di riflessione:

viewtopic.php?f=21&t=893

L'altra cosa che mi viene a suggerirti è di non affidarti solo al ragionamento per cercare di "analizzare" te stesso. Siamo tutti molto bravi a raccontarcela , e in questo modo rischiamo di tagliare fuori la nostra parte emotiva oppure di tradurla in qualche spiegazione fuorviante . Ci sono altre strade possibili, meno razionali, per conoscere se stessi. Te ne indico alcune: scrivi una poesia, un racconto, una fiaba, fai esperienze che coinvolgano il corpo (danzare, yoga, ecc) , disegna o dipingi . Già la musica è un veicolo importante di espressione. Se scriverai qualcosa e lo posterai qui potremo commentarlo insieme a te. Insomma dobbiamo anche un po' ascoltare il "fanciullino" che ti sei lasciato dietro.
Come ha aiutato tua nonna anni fa, forse potrà anche aiutare il Torrismondo di oggi.
Un abbraccio, Torris
Barbara


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 Oggetto del messaggio: Re: Torrismondo si analizza...
MessaggioInviato: martedì 31 maggio 2011, 9:32 

Iscritto il: giovedì 17 marzo 2011, 18:24
Messaggi: 10
Vorrei ritornare sulle difficolta' di relazione con i compaesani di Torrismondo....E' un problema che affligge anche me non solo per la mancanza di argomenti ma anche, almeno credo, per il non poter condividere con loro la nostra personalità profonda che inevitabilmente è condizionata dallle inclinazioni sessuali non canoniche per la Società in cui viviamo. E quindi ecco che non ci fidiamo e non mostriamo la nostra vera anima, è come se noi ci fossimo abituati a bastare a noi stessi fin dalle prime avvisaglie di "diversità" e riteniamo chiunque ci circondi incapace di poterci comprendere e amare! Ecco perchè non creiamo nessun rapporto profondo con gli amici o colleghi universitari...
Poi mi ha colpito il credere di disturbare un amico nel semplice gesto amichevole di inviargli un sms!! Anche questo mi accomuna...Spesso ho il terrore di chiedere ad un amico, conosciuto da poco, di uscire per prendere un caffè per la paura che possa fraintendere o non mi ritenga una compagnia piacevole o altre paure simili ed ancora come Torris vedo tutti quelli che mi circondono realizzati e felici, con le proprie cerchie di amici a cui non mi ritengo "degno" di potervi patercipare!!!


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 Oggetto del messaggio: Re: Torrismondo si analizza...
MessaggioInviato: martedì 31 maggio 2011, 10:03 

Iscritto il: giovedì 26 maggio 2011, 15:58
Messaggi: 40
:mrgreen:





torrismondo Ergo?
Per me: sub rosae





Et in arcadia ego/ dyrian


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 Oggetto del messaggio: Re: Torrismondo si analizza...
MessaggioInviato: martedì 31 maggio 2011, 11:31 
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Messaggi: 939
Ciao Torris, faccio alcune considerazioni in ordine:
1) è molto bello che tu possa contare sulla tua famiglia; per quanto potrebbe essere scontato, non lo è come fai giustamente notare :)
2) per quanto riguarda i tuoi paesani, provo anche io difficoltà spesso a relazionarmi con i miei se non si parla di cose spicce della vita quotidiana: "Come stai?" "Cosa fai?" "Come va l'università?" "Come va il canto?" "Lavori?" "Cosa ti offro?". Fuori da questo domande, sto abbastanza stretto nei loro discorsi (il cui argomento forte da me è farsi sempre gli affari degli altri con una nota malevola) e loro stanno male nei miei perché non sono molto accondiscendente in questo tipo di sparlate che non mi piacciono, mi irritano e mi fanno perdere tempo. Quindi, è una sorta di dialogo tra un delfino ed un'aquila: ci sono incompatibilità di fondo :P
3) è molto bello avere anche una persona di riferimento (il tuo amico/compagno di liceo) anche se lontana però, come vedi, ci sono!

Detto questo, a me sembra che quello che tu voglia fare nella vita sia molto chiaro, o almeno nella tua descrizione leggo un volere ed una forza di decisione abbastanza forti.
Secondo me, il problema non è di ordine relazionale (come noti tu stesso) ma dell'ordine della tua personale percezione relazionale.
In questo senso, mi ha colpito la frase in cui sottolinei che ti piace di più il rapporto singolo che non quello di gruppo: la penso allo stesso modo.
Ci sono i pro e contro del gruppo. Per i contro: parli poco e con tante persone; ci sarà chi ti sta un po' di più ed un po' meno simpatico; le uscite diventano degli spostamenti di carovane nomadi; se hai un problema e vorresti parlarne con una sola persona in privato, alla fine devi parlarne con tutti; etc etc. Per i pro: avere un senso di appartenenza a quel gruppo; passare le festività o le vacanze insieme; avere più pareri, etc etc.
A me personalmente il gruppo grande non piace molto, anche se all'università sono stato abituato a lavorare molto in gruppo: la cosa positiva è che i gruppi di lavoro funzionano bene (e si instaura anche un discreto rapporto solidale ed anche di "amicizia") se non sono più grande di 4 persone! Quindi, diciamo un buon compromesso :mrgreen: Continuo comunque a prediligere sempre il rapporto singolo con le persone, perché più profondo e perché mi permette di conoscere meglio le persone.
Ritessendo le fila del mio discorso e la tua ultima domanda, secondo me hai paura sicuramente a relazionarti, ma credo sia una paura abbastanza sormontabile. Mi sembra di notare una idealizzazione dei rapporti delle persone con cui magari vuoi relazionarti e della loro sfera personale, ossia immagini che queste persone abbiano dei "gruppi perfetti con cui si relazionano" e poi immagini te come "aggiunta sgradita". Secondo me, le relazioni personali non sono mai cose statiche, ma cose dinamiche, quindi nuove amicizie o amicizie perse (forse queste ultime non erano proprio amicizie!) sono la normalissima vita delle relazioni umane. Inoltre, se entri nella sfera personale di una persona e questa persona vuole la tua entrata, non ti stai aggiungendo in modo sgradito ma ovviamente in modo normale. Se poi lui ha un suo gruppo di amicizie, sarà lui magari un giorno ad invitarti ad uscire col suo gruppo. Ripeto, a mio vedere è la normale vita delle amicizie e relazioni personali di un essere umano :D Se poi un giorno hai voglia di uscire, scrivi un messaggio ma la persona a cui lo scrivi non può, pazienza: non tutto può essere in sincronia con noi :)



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