e il tempo che passa?

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lallo
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e il tempo che passa?

Messaggio da lallo » giovedì 28 luglio 2011, 11:14

“Ogni momento del tempo non ha un senso in sé, ma ha un senso solo in relazione ai momenti che lo precedono e che lo seguono, per questo ogni attimo tende ad impadronirsi in qualche modo del senso, annullando tutti gli altri in un succedersi in cui si verifica una lotta analoga a quella che divide i figli dai padri, secondo uno schema tipicamente edipico.”

“Il tempo, in questo senso, non è più un ritmo naturale, una specie di respiro cosmico che si accompagna al nostro. È la scatola stretta entro la quale tentiamo di stipare, a fatica, quella miriade indefinita di occasioni, di appuntamenti, di spostamenti ai quali affidiamo la rappresentanza di noi stessi. Con una contraddizione sempre più palese, e sempre più inquietante: che il tempo è una quantità data, un contenitore indeformabile, e dunque minaccia - proprio lui - di diventare anacronistico... perché tutto il resto (i desideri, le possibilità, i consumi, l'avere, il viaggiare, il conoscere, la salute, la giovinezza) sembra invece diventato deformabile all'infinito.[…] Dovremmo procedergli affiancati, né precederlo né inseguirlo, e smetterla di nominarlo continuamente invano, come certifica lo studio di Oxford che ci descrive come incalliti bestemmiatori del tempo.”

La prima citazione è presa da un sito, che ho cercato inserendo le parole chiave, letteralmente riesumate da una lezione di filosofia del liceo: le parole “visione edipica del tempo” mi hanno sempre affascinato, danno un senso di ineluttabilità, che oggi, onestamente, trovo un po’ angosciante.
La seconda è presa da un articolo di giornale, sicuramente più attuale e più appropriato, forse, per pescarne delle considerazioni.
Entrambe le ho trovate significative e, soprattutto, potrebbero rispecchiare il mio modo attuale di vedere le cose.
Al di là di esse, mi sembra di non riuscire a tenerlo sotto controllo, di non impiegarlo nel modo giusto e ho sempre avuto l’impressione di “sprecare il mio tempo, i miei momenti migliori”. Prima, quando cercavo di realizzarmi eterosessuale sentivo uno scarto incredibile rispetto agli altri con cui mi raffrontavo; cercavo una ragazza, cercavo tutte le esperienze che i miei coetanei andavano facendo e mi sentivo incredibilmente indietro rispetto a loro…insomma, in un ritardo infinito.
Da quando ho deciso di non perdere più il mio tempo e di affrontare questa parte così intima e importante della mia personalità, l’impressione di essere in ritardo, di sprecare il mio tempo si è decisamente attenuata, però sento sempre il timore che esso trascorra senza mettersi abbastanza a mia disposizione e senza che io “approfitti” di esso né mi metta abbastanza in gioco…ancora ora sento che un po’ lo spreco.
Insomma, non è facile ammetterlo, però la realtà è che da sempre ho paura di un futuro che potrebbe restare uguale al presente e questa paura, in fondo, sebbene si sia leggermente modificata, è restata molto simile a quella dei tempi passati. Prima, temevo di non trovare mai una ragazza giusta (e non so neppure come facessi ad ignorare del tutto la realtà delle cose e cioè che neanche ci provavo e, tra l’altro, ero anche stato segnato da una brutta delusione in tal senso), ma ora temo altrettanto la solitudine, la mancanza di affetto, la percezione di un vuoto che potrebbe restare incolmabile. Immagino che appaia esagerato ed io stesso mi ripeto che non sarà così (ma lo facevo anche con le ragazze), però, vorrei sapere cosa ne pensate? Come vi rapportate o vi siete rapportati con il vostro tempo? Non so se ho reso l’idea, ma spero di avervi fatto capire il senso del mio problema con il tempo che passa :)
La farfalla che volteggia intorno alla lampada finché non muore è più ammirevole della talpa che vive in un buio cunicolo.

Alyosha
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Re: e il tempo che passa?

Messaggio da Alyosha » giovedì 28 luglio 2011, 12:02

Il tempo è solo una dimensione dell'anima, si allarga e restringe a intervalli regolari seguendo i ritmi del suo respiro e se si emoziona e se per caso le viene l'affanno il ritmo del suo scorrere aumenta, che non ti accorgi neanche di faticare a stargli dietro. Se mancano le emozioni invece prende aria, fa respiri profondi e il tempo si dilata a dismisura, ma tutti i giorni paiono uguali e tutto pare noia.
Devo dirti l'idea del tempo che scorreva mi angosciava prima, ma angoscia in modo pesante sul serio. La paura di non essere abbastanza e di non stare realmente facendo quello che volevo. Adesso molto meno mi disturba l'idea dello scorrere. Per adesso è come se fossi in pausa veramente, sto facendo veramente tante cose, ma mi concepisco sostanzialmente come fermo. E' strano da spiegare ma è così.

“Il tempo non esiste, è solo una dimensione dell'anima. Il passato non esiste in quanto non è più, il futuro non esiste in quanto deve ancora essere, e il presente è solo un istante inesistente di separazione tra passato e futuro„ (S. Agostino).

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Telemaco
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Re: e il tempo che passa?

Messaggio da Telemaco » giovedì 28 luglio 2011, 15:40

lallo ha scritto: mi sembra di non riuscire a tenerlo sotto controllo, di non impiegarlo nel modo giusto e ho sempre avuto l’impressione di “sprecare il mio tempo, i miei momenti migliori”.
lallo ha scritto:Prima, quando cercavo di realizzarmi eterosessuale sentivo uno scarto incredibile rispetto agli altri con cui mi raffrontavo; cercavo una ragazza, cercavo tutte le esperienze che i miei coetanei andavano facendo e mi sentivo incredibilmente indietro rispetto a loro…insomma, in un ritardo infinito.
Io ho un pessimo rapporto con il tempo, non sono mai stato in grado di gestirlo in maniera corretta e sono ossessionato dalla sensazione di essere inefficiente, dalla sensazione di aver dimenticato qualcosa. Non riesco mai a capire cosa... l'unica cosa che cerco di fare costantemente è riempire il tempo il più possibile. Perchè in fondo in fondo, a ben guardare, esso è vuoto, ed è davvero importante non accorgersene.
# Non basta un giorno di freddo per gelare un fiume profondo.
(Gǔlǎo de zhōngguó yànyǔ)

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