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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Convivere con la precarietà
MessaggioInviato: giovedì 17 novembre 2011, 8:25 
Utenti Storici

Iscritto il: mercoledì 14 aprile 2010, 9:22
Messaggi: 2861
Faccio parte della generazione del "posto fisso", per cui già la precarietà del lavoro mi riesce moooolto difficile da digerire . Ma ormai la precarietà coinvolge ogni ambito di vita, tanto che chiamarla precarietà forse non è ancora abbastanza.
Un filosofo usò la parola "liquido" per definire ciò che stiamo vivendo .
Qualche tempo fa una persona ha chiesto a mia figlia: ma tu come lo vedi il tuo futuro ? E lei ha risposto : "Io non lo vedo proprio...".
Quando avevo vent'anni, ricordo che il mio problema era semmai quello di vedere davanti a me un futuro troppo definito , temevo di rimanere ingabbiata in abitudini e ruoli prefissati, dove non ci fosse spazio per la creatività e la realizzazione personale, tutto deciso , tutto prestabilito.
E invece adesso...??? Questo lo chiedo a voi : come si convive con l'immagine di un futuro che è un punto di domanda? Quali conseguenze ha tutto ciò su di voi ?
e come ci si attrezza a reggere l'incertezza?
Mi chiedo anche se ci sia qualcosa di intrinsecamente positivo in questo capovolgimento, qualcosa che ora mi sfugge , ma che potrebbe rappresentare un'opportunità che la mia generazione non ha avuto.
Voi che ne pensate?


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 Oggetto del messaggio: Re: Convivere con la precarietà
MessaggioInviato: giovedì 17 novembre 2011, 15:11 
Utenti Storici

Iscritto il: venerdì 15 maggio 2009, 19:41
Messaggi: 518
Come in tutte le cose ci vorrebbe sempre il giusto equilibrio. Non va bene avere un futuro troppo a schemi come non va bene non averlo affatto.
È necessario poter avere dei progetti di vita, dei traguardi che possano però essere variabili, ossia modificabili nel tempo a seconda delle nuove esigenze che la vita porta ad avere.

Attualmente la società offre molto poco ai giovani purtroppo e questo è un boomerang che presto ritornerà indietro con le conseguenze del caso.

Una società senza progetti e prospettive future non è una società.


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 Oggetto del messaggio: Re: Convivere con la precarietà
MessaggioInviato: giovedì 17 novembre 2011, 21:20 

Iscritto il: mercoledì 13 aprile 2011, 21:20
Messaggi: 13
Secondo me bisogna filtrare bene le informazioni, ad esempio ormai si ragiona in termini globali ed allora cosa ne pensate del fatto che sulla terra dicono che ci sia un miliardo di persone denutrite e un altro miliardo di persone sovrappeso e obese ? Il detto dice sapere è potere , e allora orientiamoci verso una corretta sapienza.Cordialità.


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 Oggetto del messaggio: Re: Convivere con la precarietà
MessaggioInviato: giovedì 17 novembre 2011, 22:11 

Iscritto il: sabato 11 giugno 2011, 19:02
Messaggi: 80
Non c'è solo poco futuro per i giovani, ma anche per i grandi. Troppo spesso c'è gente che perde il lavoro a 40, 50 anni e deve sentirsi pure che è vecchio.

Io invece il futuro lo vedo... un cambiamento radicale di una società che si sveglierà finalmente, e che ripristinerà ciò che siamo, ovvero orgogliosi di essere Italiani, paese della bella musica, buon cibo e delle bellezze storiche uniche, paese che si scrollerà dei parassiti e costruirà il futuro sulla base della soliderietà nel bene e nel male.


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 Oggetto del messaggio: Re: Convivere con la precarietà
MessaggioInviato: giovedì 17 novembre 2011, 22:37 

Iscritto il: sabato 12 febbraio 2011, 15:52
Messaggi: 317
barbara ha scritto:
Come si convive con l'immagine di un futuro che è un punto di domanda?

Io convivo con parecchia inquietudine: essendo una persona cui piace pianificare tutto, la visione di un futuro che possa non essere decisa da me prima (nei limiti del possibile) mi disorienta. Io continuo a studiare secondo i progetti che mi sono fatto... però vedere un grande punto di domanda mi fa ridimensionare i miei piani: non li posso fare a lungo termine... intanto penso a finire l'università (triennale e per la specialistica ci si penserà).
barbara ha scritto:
e come ci si attrezza a reggere l'incertezza?

Io credo che una flessibiltà mentale sia una via: più piani, più pensieri... pronti a più accidenti che possono arrivare nella vita. Anche se non è proprio quello che vorremmo. Io vorrei tanto un lavoro che mi permetta di suonare anche... ma non so cosa. Però avendo questo punto fermo penso di potermi indirizzare verso qualcosa piuttosto che qualcos'altro. Certo è che non posso pensare a UNA eventualità solamente.

Anche se non avere le cose in mio potere mi frustra un po'... mi sembra di non avere la vita a mia piena disposizione.



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Velle parum est: cupias ut re potiaris oportet (Ov. Ex Ponto I 1, 35)
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 Oggetto del messaggio: Re: Convivere con la precarietà
MessaggioInviato: sabato 19 novembre 2011, 12:00 

Iscritto il: giovedì 7 luglio 2011, 22:56
Messaggi: 385
Bella domanda! Certo, se avessi la spianata unta davanti sarebbe meno stressante guardare al futuro; d’altro canto, è molto stimolante sapere che davanti a noi si prospetta una serie di possibilità tra cui scegliere e che la noiosità del posto fisso non la conosceremo ancora per lungo tempo. Almeno, per quanto riguarda il mio campo. Tra un anno dovrei aver finito la quinquennale; dopo, chissà? Ci dicono di non pensare solo allo sbocco più tradizionale –ed oggi meno richiesto- del nostro corso di laurea, di guardare oltre, sapersi reinventare, di non cercare il lavoro sotto casa. Mi piacerebbe specializzarmi all’estero e poi, magari non subito, ritornare con qualcosa di più in mano. Oppure restare fuori, non so.
Se la situazione non fosse così, magari mi adagerei nel paesello; invece, in questo modo siamo spronati a dare il meglio, a proseguire la nostra formazione, ad ampliare i nostri orizzonti. La crisi non è infinita e finora, storicamente, dalle crisi si è sempre usciti con un miglioramento. Magari sarebbe bello vivere abbastanza a lungo per poterlo vedere... siamo ottimisti! Dipende solo da noi!


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 Oggetto del messaggio: Re: Convivere con la precarietà
MessaggioInviato: martedì 22 novembre 2011, 13:20 
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Iscritto il: giovedì 25 giugno 2009, 0:27
Messaggi: 939
Bella domanda, cara barbara. Io sinceramente non ci penso troppo al momento, ma penso a terminare i miei studi (se infatti non li termino, è difficile che entri nel mondo del lavoro, almeno nel campo dei miei studi).
Ogni tanto penso che me ne andrò via da dove vivo ora, che andrò a vivere in un paese sociale nel Nord Europa e verrò riconosciuto per i miei meriti e andrò avanti con le mie sole forze. Poi penso che ogni mondo è paese, e che quindi stare via o stare dove sto sia uguale, e mi vedo o senza lavoro e ancora sulle spalle dei miei genitori, oppure in un ufficio pubblico a sbrigare lavori burocratici e vivere per lavorare (e non lavorare per vivere) ripetendo quello che è stato per i miei genitori, ossia fare un lavoro che ti permettesse di guadagnare soldi, tarpando le ali ai tuoi sogni e aspettative, in una idea vecchia di lavoro.
Questo quello che ora vedo, ossia una situazione stagnante di forze contrapposte, ma come ho detto prima, non ci penso ancora troppo!
Spero la mia vita vada verso una direzione che a me piacerebbe più dell'altra ;)



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Zerchmettert, zernichtet ist unsere Macht
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 Oggetto del messaggio: Re: Convivere con la precarietà
MessaggioInviato: venerdì 30 dicembre 2011, 11:08 
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Iscritto il: giovedì 29 dicembre 2011, 1:07
Messaggi: 527
Viviamo in un futuro molto incerto, incerto anche per un ragazzo che continua gli studi per avere un titolo in più. Per me, studente universitario sempre più vicino alla fine iniziano a presentarsi diversi dubbi? Io potrei anche continuare gli studi, la volontà non mi manca però penso anche che dovrei pesare ancora per altri anni sui miei genitori e questo non posso tollerarlo.



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Ora che sono pioggia
e come il mare vado via,
che la lunga strada del tempo
io l'ho vissuta
che ho accettato il principio
di non capire me stessa
che ho odiato ed amato, come tutti del resto
la mia vita.
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 Oggetto del messaggio: Re: Convivere con la precarietà
MessaggioInviato: domenica 22 gennaio 2012, 0:27 
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Iscritto il: venerdì 20 novembre 2009, 15:21
Messaggi: 191
Johnny ha scritto:
una società che si sveglierà finalmente, e che ripristinerà ciò che siamo, ovvero orgogliosi di essere Italiani, paese della bella musica, buon cibo e delle bellezze storiche uniche


Non sopporto questa ostinazione comune a molti miei concittadini nell'aggrapparsi a questi argomenti irrilevanti.
Il nostro passato storico NON E' un nostro merito, nè è tollerabile che oggi questo paese possa tirare avanti solo grazie allo sterminato patrimonio artistico-culturale ereditato.
Come puoi essere orgoglioso di aver vinto un milione alla lotteria?
Vorrei davvero poter dire con lo stesso orgoglio patriottico con il quale tu ti avvinghi al passato che il nostro paese è bello perchè NOI con la nostra responsabilità e il nostro impegno lo rendiamo tale, e non perchè siamo stati fortunati.

Scusate l'OT.



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"Warping the minds of men and shepherding the masses has always been your church's domain. You lure sheep with empty miracles and a dead god".
Sydney Losstarot - Vagrant Story
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