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 Oggetto del messaggio: RAGAZZI GAY A SCUOLA
MessaggioInviato: sabato 16 maggio 2009, 1:01 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
Messaggi: 3832
admin ha scritto:
Ho 17 anni e devo fare il quinto scientifico. Sto in una classe che sarebbe pure caruccia, i miei compagni non sono male, qualcuno mi piace anche come modo di fare. Io non parlo quasi mai, a scuola vado bene, mia madre non ci crede ma è così, lei mi dice che sono ancora troppo timido, troppo poco disinvolto, ecc. ecc. quello che mi dà fastidio è che io posso essere solo così, parlare di me a casa non lo prendo nemmeno in considerazione, ai miei farei pena e si occuperebbero di me come di un caso patologico. Quello che mi dà più fastidio è l’atteggiamento di certi miei compagni. Ho un compagno che si chiama Lorenzo e che è sempre molto educato. Gli altrI quando parlano di lui lo chiamano sempre il frocio, a parte il fatto che Lorenzo non ha proprio nulla di gay, mi dà fastidio che ormai lo chiamino così sempre, anche di fronte a lui, ma amichevolmente, proprio come se dicessero deficiente scherzando. Una volta l’hanno chiamato così anche davanti alla professoressa che ha fatto finta di non aver sentito. Io stavo lì e ho dovuto stare al gioco, una cosa che non mi è piaciuta per niente. Nessuno sospetta di me, almeno credo, io passo per strano, parlo pochissimo, non do confidenza a nessuno e certe volte devo assistere a scene incredibili, magari saranno pure le cose più ovvie del mondo ma a me danno fastidio. C’è un ragazzo di una quinta che quando c’è la ricreazione si mette sempre con la ragazza all’angoletto e stanno a sbaciucchiarsi davanti a tutti per mezz’ora e facessero solo quello, ma a loro nessuno dice niente, ma perché loro lo possono fare? Se una cosa di quel genere la facessero due ragazzi se li mangerebbero. Ma perché un ragazzo e una ragazza se ne possono stare mano nella mano anche a scuola e anche due ragazze, al limite, ma due ragazzi no? I miei compagni sono ragazzi che mi sono simpatici e sono pure intelligenti, ma per loro “gay” è un’offesa, la scrivono sul dietro della sedia di Lorenzo, glielo scrivono sul banco, pure sul muro. Loro non hanno la più pallida idea di che cosa possa significare essere gay, per loro è solo un modo di insultare un altro ragazzo, come se gli dicessero pezzo di mer.. . Una volta è saltato fuori il discorso sui gay con la professoressa di Italiano e lei se n’è uscita dicendo “ma quella è una malattia, non è nemmeno colpa loro!” Le non li chiama gay e nemmeno omosessuali, li chiama invertiti. Ma a quella signora hanno dato una laurea, l’hanno mandata a insegnare nelle scuola, ma a insegnare che cosa? Un po’ di letteratura a pappagallo? Ma come si può permettere di uscirsene con cose come quelle? Ma si rende conto di quello che dice? Cede di sapere tutto e lancia messaggi assurdi. Io dico: parla di letteratura e basta! Ma che tu venga da me a insegnarmi che i gay (cioè gli invertiti) sono malati, beh, mi dà proprio fastidio. Poi dice che sono pochissimi e che a scuola nostra non ce ne sono. Noi a scuola siamo 1500 ma secondo lei su 1500 ragazzi non ci sono gay o meglio invertiti, cioè come dice lei omosessuali veri, perché lei dice che poi ci sono quelli che si atteggiano, ma quelli non sono invertiti ma solo gente che lo fa per divertirsi. Ma come fa una persona laureata a dire bestialità simili? La scuola sta a questo punto? Forse solo la mia. Tanto ci devo stare un anno solo. Ma come si fa a prendere sul serio gente simile? Da noi il preside dice sempre che la nostra scuola è a misura di studente, non so se sia vero, forse è a misura di studente etero, certo per un ragazzo come me la scuola è un posto sgradevole dove ti devi abituare a subire di tutto, dove ti rendi conto che nessuno ti rispetterà, dove ti devi abituare a vivere una vita di serie B. Per fortuna quest’anno è finito e me ne resta solo uno. Qualche cosa qui te le insegnano pure, un po’ di matematica e un po’ letteratura, sì, questo un po’ sì, però ti insegnano pure che un gay deve solo ingoiare e fare finta di niente. È una cosa ingiusta ma è così e bisogna farci il callo da subito. La scuola è maestra di vita solo in questo senso.



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