RAGAZZI GAY IN CERCA DI TENEREZZA

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RAGAZZI GAY IN CERCA DI TENEREZZA

Messaggio da progettogayforum » sabato 27 gennaio 2018, 12:04

Ciao Project,
abbiamo avuto già la possibilità di incontrarci di persona la scorsa estate, mi hai fatto fare un bellissimo giro della città di Roma con altri due ragazzi, ed è stata un’esperienza veramente importante per me. Oggi ti contatto di nuovo per raccontarti le ultime novità. È incredibile come le cose possono cambiare in tempi brevi! A 30 anni ti senti finito, pensi che nessuno possa mai interessarsi a te, o almeno che non possa interessarsi a te un ragazzo che piaccia anche a te, e lo pensi perché hai un modo tutto tuo di essere gay, che pensi che sia unico, e poi, tutto a un tratto ti trovi di fronte ad un altro ragazzo… Ecco, partiamo proprio da qui.

Tu avevi visto il mio blog, Project, a te era piaciuto, ma tante persone lo consideravano stupido, quasi infantile: una raccolta di pensieri e anche di foto di paesaggi e di animali. Tu mi avevi detto che non c’era nulla di esplicitamente gay e io volevo che fosse proprio così, era neutro almeno apparentemente neutro.

Un giorno, al rientro dal lavoro, apro il blog e trovo una serie di like, tutti della stessa persona, sono tanti e non sono casuali, almeno così sembra. Non so chi sia l’anonimo commentatore, il nick è neutro, né maschile né femminile, i commenti sono brevi ed è impossibile capire il sesso dell’autore, penso che possa trattarsi di una ragazza, perché dal mio blog si capisce chiaramente che sono un ragazzo, quindi evito di rispondere, sia per mail che commentando a mia volta i commenti. Provo un minimo di orgoglio ma poi dico a me stesso che è sempre meglio non illudersi.

Il giorno appresso trovo altri commenti della stessa persona, anche questi del tutto neutri. Sono tentato di rispondere almeno ad uno e lo faccio, anche io in modo molto neutro, insistendo però sull’idea che la cosa fondamentale è il volersi bene e che ci sono mille modi di amare. Il messaggio era volutamente un po’ ambiguo.

Il giorno appresso quella persona aveva aggiunto un altro commento, uno solo, e ovviamente rispondeva a quello che io avevo scritto il giorno prima. Il commento questa volta però era lungo circa una ventina di righe ed era un commento col quale mi sentivo molto in consonanza, c’era però una caratteristica che non riuscivo a spiegarmi, quando parlava di rapporti d’amore parlava sistematicamente di “lui/lei”, un uso assai poco comune, ma anche questa volta il messaggio non permetteva di capire il sesso dell’autore.

Insomma, è cominciato in questo modo uno scambio di messaggi sul blog che è andato avanti per una ventina di giorni, erano messaggi seri e tutti neutri e rigorosamente con quello strano “lui/lei” che non sapevo spiegarmi.

Poi abbiamo deciso di passare alle mail prima tramite il blog e poi proprio scambiandoci gli indirizzi direttamente. Le nostre mail erano da manuale: massimo rispetto reciproco, mai intervenire in contropiede, massima educazione, ma anche una sincerità progressivamente meno reticente. Ero affascinato da quella persona che, sapendo solo che ero un ragazzo di 30 anni (unica notizia di me deducibile dal blog), continuava a costruire con me un dialogo sempre più importante.

Dopo un paio di mesi di mail “neutre” un giorno mi ha scritto queste parole: “Mi piacerebbe avere con te un dialogo senza riserve ma temo che tu potresti non prenderla bene e questo mi trattiene molto.” Il gli ho chiesto perché e mi ha risposto: “perché forse tu pensi che io sia una ragazza, ma sono un ragazzo di 26 anni, che nel tuo blog ha trovato tanta tenerezza.” Gli ho risposto in pochissimi minuti così: “Sono felicissimo che tu sia un ragazzo! Questo nostro scambio di mail è estremamente bello e importante per me!”

Il dialogo è andato avanti così per un’altra settimana, poi mi ha scritto: “Al punto in cui siamo non ce la faccio a nasconderti la cosa che potrebbe essere quella più imbarazzante: io sono gay e ho tanto sognato di poter incontrare un ragazzo come te. Non ci rimanere male, ti prego.”

Gli ho risposto: “Sono gay anche io! E sono felicissimo di averti incontrato! Credo che sia ormai abbastanza evidente che né tu io abbiamo un ragazzo, sembrerebbe una favola ma ci più essere un problema enorme, noi non ci conosciamo di persona e tanti castelli in aria potrebbero crollare se ci incontrassimo di persona, è per questo che bisogna essere molto prudenti.”

Mi risponde che ci ha pensato tanto ma che c’è anche un altro problema: “potremmo abitare forse a mille chilometri uno dall’altro, quindi intanto ti dico che sono della provincia di Milano.” Io gli rispondo che io sono proprio a Milano, e così combiniamo il nostro primo incontro in piazza Duomo.

Il giorno stabilito io sono lì un quarto d’ora prima, mi metto nel punto concordato, che lui conosceva bene, e aspetto. Alle 16.00 in punto si presenta col segnale di riconoscimento concordato: una grande busta di un noto negozio milanese. Lo riconosco subito, mi sorride e si avvicina, è veramente un bel ragazzo. Gli sorrido anche io, l’imbarazzo è grande, dopo i primi convenevoli gli chiedo: “Sei deluso?” Mi risponde: “Niente affatto! E tu?” Gli sorrido e gli dico: “Sei bellissimo!”

Mi spiega che è di (omissis) un paese a 30 minuti di treno dalla stazione centrale di Milano, e che abita a pochi passi dalla stazione ferroviaria. In pratica è come se abitasse in un quartiere di Milano. Tutto questo ci sembra estremamente positivo.

Andiamo in giro per la città, fa un freddo terribile, entriamo in un grande magazzino per scaldarci. Lui studia ancora e studia a Milano al Politecnico, quindi viene in città tutti i giorni. Gli dico che io lavoro nello studio di un commercialista e spero prima o poi di avere uno studio tutto mio, anche se la cosa mi sembra molto improbabile. Ci mettiamo d’accordo studiando gli orari al tavolino e ne viene fuori che dal lunedì al venerdì possiamo cenare insieme due sere: martedì e giovedì, non a casa mia perché i tempi e gli orari dei treni non lo consentono, ma in una pizzeria abbastanza facile da raggiungere per entrambi. Il sabato pomeriggio può invece passarlo a casa mia (ho preso in affitto un piccolo appartamento di 30 metri quadrati effettivi). La domenica possiamo invece passarla insieme dalla mattina alla sera. Non può dormire a casa mia perché lui vive in famiglia e i suoi genitori sono molto sospettosi e temono che abbia “una ragazza” in città.

Posso dirti, Project, che non immaginavo di poter trovare un ragazzo così simile a me. Passiamo l’intera domenica a letto insieme, un letto stretto ma che basta per noi. All’inizio ci scambiavamo solo coccole, anche intime, ma solo coccole, diciamo così, niente di pericoloso. Poi abbiamo fatto il test dell’hiv, anche se era in assoluto la prima volta sia per lui che per me e adesso ci prendiamo qualche libertà in più, ma tra noi non c’è nessuna smania di sesso, quando ne sentiamo il desiderio allora ok, ed è veramente bellissimo, ma certe volte restiamo a letto a coccolarci ed è bellissimo lo stesso. Certe domeniche siamo stati insieme fuori Milano a vedere dei posti che non conoscevamo, altre volte siamo andati a visitare musei che entrambi non conoscevamo.

Io non so se dire che lui è il mio fidanzato, perché in effetti è un po’ un amante, un po’ un fratello e un po’ un altro me stesso. Io cerco di farlo stare bene perché sta per finire gli studi e sono studi difficili, quindi deve stare tranquillo il più possibile.

Una volta sono andato ad aspettarlo all’uscita dell’università, l’ho visto venire con la borsa piena di libri, col suo giubbotto imbottito, i pantaloni chiari perfettamente stirati e con gli occhialetti d’oro, che sembrava più un indossatore che un ingegnere, alcune ragazze lo hanno fermato, forse per scambiare appunti delle lezioni ma forse non solo per quello, quelle ragazze restano incantate da lui perché lui è affascinante e ha un sorriso che ti strappa l’anima, qualcuna di quelle ragazze, forse, si è innamorata di lui. Io resto in disparte senza farmi vedere, aspetto che sia solo, poi, quando è solo mi avvicino e gli prendo dalle mani la borsa pesantissima. Lo bacerei lì, davanti a tutti, ma non si può e allora ci limitiamo a scambiarci un sorriso.

Sono felice, Project, il mio mondo è veramente cambiato. Dal suo primo commento sul mio blog sono passati più di sei mesi e più passa il tempo più si rafforza la mia certezza che nessuno ci potrà separare. Non è una favola, Project, è tutto straordinariamente vero!
Paolo
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