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 Oggetto del messaggio: Gay e socializzazione
MessaggioInviato: sabato 2 ottobre 2010, 15:03 

Iscritto il: sabato 2 ottobre 2010, 14:38
Messaggi: 3
“Non si può risolvere un problema con lo stesso pensiero che l’ha originato.”
(Albert Einstein)


Siamo proprio noi : Serpentera e Barbara , riuniti nel nick SerpyBarby (... non è una bambola che striscia… :lol: )
Siccome volevamo parlare di socializzazione , abbiamo “socializzato” i nostri post ! :shock:
La frase del grande Albert invece l’abbiamo scelta perché vorremmo vedere se arrivati in fondo a questa discussione , riusciremo a trovare un modo diverso , più creativo di vedere questo problema, in modo da poterlo risolvere più facilmente .
Così facendo potremmo scoprire qualcosa di interessante? Speriamo di sì!
Ringraziamo in anticipo chiunque vorrà “socializzare” portando la propria esperienza.
Per ora non abbiamo risposte ma tante domande.

La prima é: I ragazzi gay hanno effettivamente più difficoltà degli etero di avere amici in adolescenza oppure no?

Un’altra cosa che ci interessa molto è capire da dove deriva questa difficoltà.
Ad esempio nei problemi di socializzazione e anche di accettazione che ruolo può avere la televisione che presenta molto spesso un immagine degli omosessuali stereotipata?
Poi capita anche che i parenti e gli amici dicano in presenza di un ragazzo gay frasi del tipo :
Padre di Serpy :"E' meglio non avere un figlio con questa malattia"
Madre di Serpy;-"Quando ce la porti una ragazza?O non sei normale?Se non sei normale dimmelo così ti porto da un dottore che ti cura"
Amico A di Serpy "In questo paese non ci sono r.....oni"
Amico B di Serpy: "I gay sono di due tipi:effemminati e palestrati"
Parente di Serpy:-"L'omosessualità è una malattia"

Sono frasi che sicuramente creano difficoltà in un ragazzo già nel rapportarsi con chi conosce.
Ma queste frasi quanto possono influire sulla sua capacità di fare nuove amicizie?

Poi ci chiediamo: stare da solo non potrebbe essere anche una scelta , una specie di ripicca contro il mondo o in un certo senso una precisa volontà del ragazzo gay ? Sono solo gli altri a emarginarlo o anche lui si autoesclude?

E vorremmo anche capire cosa succede in famiglia . Gli insegnanti, gli adulti che stanno intorno al ragazzo si accorgono della sua difficoltà di stare in mezzo agli altri e come si comportano?

L’ultima domanda , la più curiosa: quando un ragazzo passa molto tempo da solo , oltre agli effetti negativi di questa situazione, ci sono anche degli effetti positivi? :mrgreen:

Aspettiamo ansiosi di sapere da voi : opinioni , racconti, consigli, e altre domande curiose

Graaaaaaaaazie

Serpentera e Barbara


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 Oggetto del messaggio: Re: Socializzare o non socializzare?....Questo è il problema!
MessaggioInviato: sabato 2 ottobre 2010, 16:14 
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Iscritto il: sabato 26 giugno 2010, 23:05
Messaggi: 682
Ciao serpentera, ciao barbara, allora io ci provo:

I ragazzi gay hanno effettivamente più difficoltà degli etero di avere amici in adolescenza oppure no?
Tenuto conto delle coordinate temporali e geografiche che prendiamo a riferimento, la risposta è in parte positiva, e le motivazioni sono le stesse che vi spingono a fare le domande successive! :D
Forse si può precisare che la socializzazione a livello superficiale non sempre è intaccata, anzi può comunque funzionare bene; quella che invece è più difficoltosa è la socializzazione profonda, in cui invece entrano in gioco i fattori di cui fate cenno nelle altre domande.

nei problemi di socializzazione e anche di accettazione che ruolo può avere la televisione che presenta molto spesso un immagine degli omosessuali stereotipata?
E' un ruolo pesantissimo, anche perchè questo poi condiziona quel poco di idee che gli etero si possono fare del mondo gay. Dal punto di vista del ragazzo gay, pensare di appartenere anche solo potenzialmente ad una categoria che i media presentano come formata da pagliacci, deviati, effeminati, isterici, deboli, vigliacchi, viscidi, degradanti, pericolosi (sisì, ieri sera un mio amico ha detto che "sono pericolosi se sono in gruppo!" :shock: :lol: questa mi mancava!ahah) e chi più ne ha più ne metta non può che avere effetti disastrosi sulla percezione di se stessi. Indipendentemente dal fatto che gli esempi usati per creare lo stereotipo televisivo del gay siano proprio usati quegli individui che per loro fatti personali ed individuali al limite del caricaturale si differenziano dagli STESSI GAY!
Di conseguenza per banale CARENZA TOTALE di informazioni il gay sarà spinto ad evitare ad ogni costo tanto di conoscere altri gay, perchè crede che non siano persone normali, tanto a sottrarsi a tutti gli altri livelli di socializzazione, perchè crede di non essere normale.

Poi capita anche che i parenti e gli amici dicano in presenza di un ragazzo gay frasi del tipo [...] Ma queste frasi quanto possono influire sulla sua capacità di fare nuove amicizie?
A maggior ragione, percepire di appartenere ad una categoria ritenuta "abominio, diversità, stranezza, malattia" dai propri cari, senza poter avere alcun genere di informazione su come stanno veramente le cose, non può che costringere a innalzare il "livello di difesa" nei confronti delle relazioni sociali impedendo di viverle serenamente e spontaneamente per timore di controllo, giudizio, rifiuto proveniente dai conoscenti, o comunque ricercando amicizie di tipo ARTIFICIALE, cioè costruendo rapporti di socializzazione NON sulla base delle PROPRIE esigenze affettive, ma sulla base di ESIGENZE DI CONFORMAZIONE ALLE ASPETTATIVE ALTRUI. Magari ciò non influisce sulla quantità di amicizie, ma di certo la qualità ne risente.

Poi ci chiediamo: stare da solo non potrebbe essere anche una scelta , una specie di ripicca contro il mondo o in un certo senso una precisa volontà del ragazzo gay ? Sono solo gli altri a emarginarlo o anche lui si autoesclude?
Questo dipende da due fattori: l'ambiente e l'accettazione. (a loro volta in parte concatenati fra loro, ma evito di divagare). E' infatti ovvio constatare che in presenza di un ambiente "ostile" l'emarginazione è causata dal pregiudizio altrui, cosa che comunque innesca anche un circolo vizioso di diffidenza del ragazzo gay sul fatto di poter gestire serenamente non solo alcuni, ma tutti i propri rapporti sociali; invece il "grado" di accettazione, ossia il rapporto più o meno pacifico che si ha con se stessi e con la propria percezione di sè, influirà pesantemente sulle decisioni "autosanzionatorie" dell'individuo, fra le quali appunto l'autoesclusione sociale. La "precisa volontà" riassumendo, può in effetti avere sia valore autopunitivo, sia valore difensivo.
Anzi, ora che ci penso può anche avere VALORE STRUMENTALE; c'è un aspetto che non avete incluso, però secondo me pesa parecchio, ossia le difficoltà che il ragazzo gay si trova a dover gestire quando prova attrazione fisica verso suoi amici, cosa che, se il ragazzo non ha ancora preso consapevolezza di sè, può spingerlo ad evitare le amicizie per evitare innamoramenti di cui ha paura.

E vorremmo anche capire cosa succede in famiglia . Gli insegnanti, gli adulti che stanno intorno al ragazzo si accorgono della sua difficoltà di stare in mezzo agli altri e come si comportano?
Generalmente, da quel che ho potuto notare, le difficoltà di socializzazione difficilmente vengono imputate a problemi provenienti dall'esterno (omofobia) o dall'interno (omofobia interiorizzata) ma forse più che altro perchè l'ipotesi che il ragazzo in esame sia gay non viene mai presa in esame; al massimo si attribuirà un generica "colpa" alla timidezza e all'introversione del ragazzo, che sono additati come difetti o mancanze della persona senza che poi però ci si occupi MAI di capire che si tratta di EFFETTI, non di CAUSE, e liquidando i problemi ritenendoli "questioni di carattere".

L’ultima domanda , la più curiosa: quando un ragazzo passa molto tempo da solo , oltre agli effetti negativi di questa situazione, ci sono anche degli effetti positivi?
L'uomo, ci dice il buon vecchio Aristotele, è animale sociale, e situazioni del genere difficilmente hanno risvolti positivi; forse si può pensare che il ragazzo gay attraverso questo distacco abbia la possibilità di costruirsi un punto di vista più autonomo e una mentalità meno appiattita sulle categorie del "gregge", però temo che in questo ci siano fattori molto più importanti, come il livello di istruzione e gli insegnamenti etici familiari. Al massimo si può riconoscere che il gay potrebbe avere (ma non è detto!) maggior "allenamento" nell'introspezione psicologica, semplicemente perchè è stato costretto ad avere a che fare con difficoltà interiori ed esteriori maggiori dei suoi coetanei etero, che invece possono concedersi il lusso di dare molte cose per scontate. Ecco ciò non è però una conseguenza necessaria perchè anzi, l'isolamento sociale potrebbe portare viceversa anche ad un MINOR allenamento nella lettura e nella gestione delle situazioni psicologiche e relazionali, a causa di un'eccessiva carenza di esperienze.



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 Oggetto del messaggio: Re: Socializzare o non socializzare?....Questo è il problema!
MessaggioInviato: sabato 2 ottobre 2010, 19:43 
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Iscritto il: giovedì 18 giugno 2009, 21:55
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Provo anch'io a rispondere più brevemente che posso.

I ragazzi gay hanno effettivamente più difficoltà degli etero di avere amici in adolescenza oppure no? Secondo me non necessariamente, ma spesso sì, soprattutto perché in adolescenza molte amicizie, soprattutto maschili, contengono una larga parte di attività di "ricerca dell'altro sesso" che al gay non interessano se non falsamente (falsità conscia o inconscia).

Nei problemi di socializzazione e anche di accettazione che ruolo può avere la televisione che presenta molto spesso un immagine degli omosessuali stereotipata? Nella socializzazione non saprei. Di solito se un ragazzo è gay e lo dichiara apertamente le persone che gli stanno intorno si rendono conto prestissimo che lo stereotipo è sbagliato o considerano il loro conoscente un gay "anomalo", ma non so quanto questo sia facile in età adolescenziale. Nell'autoaccettazione, l'assenza di figure di riferimento positive è uno dei principali ostacoli, se non il principale.

Poi capita anche che i parenti e gli amici dicano in presenza di un ragazzo gay frasi del tipo [...] Ma queste frasi quanto possono influire sulla sua capacità di fare nuove amicizie? Se il gay è consapevole, indirettamente sì, nel senso che minano l'autostima e la fiducia nel prossimo anche rispetto ad altre questioni, e queste sono essenziali per socializzare. La cosa a volte rischia di degenerare perché una persona privata di contatti sociali per molto tempo perde sempre di più la capacità di relazionarsi con gli altri e diventa pesante e cinica (come me).

stare da solo non potrebbe essere anche una scelta , una specie di ripicca contro il mondo o in un certo senso una precisa volontà del ragazzo gay ? Sono solo gli altri a emarginarlo o anche lui si autoesclude? Dipende dalla maturità del ragazzo e del contesto in cui vive. Mano a mano che il ragazzo acquista consapevolezza e capacità di autodeterminazione (passatemi il termine) è sempre più solo lui che si autoesclude, soprattutto per via della mancanza di fiducia in sé stesso e negli altri mista a cinismo di cui parlavo.

E vorremmo anche capire cosa succede in famiglia . Gli insegnanti, gli adulti che stanno intorno al ragazzo si accorgono della sua difficoltà di stare in mezzo agli altri e come si comportano? Sì, ma nessuno penserà che è gay, diranno solo che è timido. Per gli etero i gay non esistono, se uno non ha le piume di struzzo è proprio inconcepibile che sia gay.

L’ultima domanda , la più curiosa: quando un ragazzo passa molto tempo da solo, oltre agli effetti negativi di questa situazione, ci sono anche degli effetti positivi? Dipende dalla persona. Qualcuno di carattere forte che riesce ad uscire da questa situazione potrebbe crescere molto e in questo caso considero il periodo di sofferenza quasi un dono. Se invece questa forza d'animo manca, la solitudine è assolutamente dannosa credo.



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 Oggetto del messaggio: Re: Socializzare o non socializzare?....Questo è il problema!
MessaggioInviato: domenica 3 ottobre 2010, 1:49 

Iscritto il: martedì 20 luglio 2010, 22:05
Messaggi: 123
I ragazzi gay hanno effettivamente più difficoltà degli etero di avere amici in adolescenza oppure no?
Sì. In un'amicizia c'è tutta una componente di complicità e di sintonia su certi argomenti / in certi modi che il gay non sente sua, o non gli viene spontanea.

nei problemi di socializzazione e anche di accettazione che ruolo può avere la televisione che presenta molto spesso un immagine degli omosessuali stereotipata?
E' un ruolo di un peso enorme!, ma non si tratta (purtroppo) solo della televisione, è proprio un fatto culturale. Finché qualunque cosa faccia pensare a un gay inconsciamente di essere "sbagliato", la sua vita è una pena.

Poi capita anche che i parenti e gli amici dicano in presenza di un ragazzo gay frasi del tipo [...] Ma queste frasi quanto possono influire sulla sua capacità di fare nuove amicizie?
Non saprei commentare perché fortunatamente non mi è mai capitato di sentire frasi del genere da qualcuno a me vicino - dunque non ho avuto modo di farmi un'idea basata sull'esperienza.

Poi ci chiediamo: stare da solo non potrebbe essere anche una scelta , una specie di ripicca contro il mondo o in un certo senso una precisa volontà del ragazzo gay ? Sono solo gli altri a emarginarlo o anche lui si autoesclude?
Ci sono dei periodi in cui scatta un livello protettivo verso se stessi, che punta a non esporsi troppo per paura di essere feriti e stare male. Purtroppo è un grosso freno, difficoltoso da rimuovere.

E vorremmo anche capire cosa succede in famiglia . Gli insegnanti, gli adulti che stanno intorno al ragazzo si accorgono della sua difficoltà di stare in mezzo agli altri e come si comportano?
Sono molto pochi quelli davvero in grado di accorgersene, e se non sono ritenuti di piena fiducia da parte del ragazzo, difficilmente riusciranno ad ottenere informazioni esaustive su ciò che pensa davvero, per poter fornire un loro valido aiuto di conseguenza.

L’ultima domanda , la più curiosa: quando un ragazzo passa molto tempo da solo , oltre agli effetti negativi di questa situazione, ci sono anche degli effetti positivi?
Quoto Telemaco, aggiungerei che forse l'importanza (il peso) del pensiero e dell'introspezione nella vita del ragazzo, se questo possiede una vena artistica, può riversarsi in qualche opera di ingegno artistico. Ma intendendo questo come aspetto positivo, a mio avviso, non basterebbe a compensare quello negativo dell'urgente e necessario bisogno di socialità.



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Se io sapessi cosa mi fa bene
se io sapessi cosa mi fa male
nella marea di cose e di persone che c'ho intorno
se non tradissi le mie pulsioni vere
potrei sul serio diventare
un uomo pluricentenario
forse eterno


G.Gaber, Se io sapessi, «E pensare che c'era il pensiero»
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 Oggetto del messaggio: Re: Socializzare o non socializzare?....Questo è il problema!
MessaggioInviato: domenica 3 ottobre 2010, 12:32 
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Iscritto il: venerdì 1 ottobre 2010, 11:36
Messaggi: 5
Provo a rispondere.

I ragazzi gay hanno effettivamente più difficoltà degli etero di avere amici in adolescenza oppure no?
Si, eccome. Soprattutto coi ragazzi. Quando ancora non lo avevo ammesso a me stesso (ma lo sapevo, eccome!), avevo paura che i miei compagni di classe maschi lo scoprissero in qualche modo e per questo ho sistematicamente evitato ogni possibilità di stringere rapporti con la maggior parte di loro. Col senno del poi un po' me ne pento.

nei problemi di socializzazione e anche di accettazione che ruolo può avere la televisione che presenta molto spesso un immagine degli omosessuali stereotipata?
Un ruolo sicuramente molto importante. Come è stato già detto, determinati stereotipi perpetrati dalla tv uniformano l'opinione della gente riguardo alle persone omosessuali, che vengono quindi inscatolate in determinate categorie facilmente "riconoscibili", e questo rende ancora più difficile l'uscire allo scoperto. Per certi versi, però, la tv può essere anche un'alleata. Ad esempio io ho trovato molto conforto nel guardare determinati programmi (rigorosamente di nascosto) di Gay tv: sono stati di fatto il mio primo approccio "sensato" alle tematiche GLBT.

Poi capita anche che i parenti e gli amici dicano in presenza di un ragazzo gay frasi del tipo [...] Ma queste frasi quanto possono influire sulla sua capacità di fare nuove amicizie?
Moltissimo. Evito di entrare troppo nello specifico perchè non è questa la sede, ma proprio l'altra sera una mia "amica" (virgolette doverose, di me non sa) ha tranquillamente definito l'omosessualità una malattia, senza che gli altri del gruppo muovessero ciglio (solo io l'ho giustamente ripresa) . Non c'è bisogno di dirvi che è anche per questa ragione non mi sognerei mai di dichiararmi a loro.

Poi ci chiediamo: stare da solo non potrebbe essere anche una scelta , una specie di ripicca contro il mondo o in un certo senso una precisa volontà del ragazzo gay ? Sono solo gli altri a emarginarlo o anche lui si autoesclude?
L'ho detto prima, rimpiango di essermi autoescluso quando era più piccolo. L'ho fatto per paura (dettata anche dall'ignoranza) e proteggermi, per evitare situazioni spiacevoli.

E vorremmo anche capire cosa succede in famiglia . Gli insegnanti, gli adulti che stanno intorno al ragazzo si accorgono della sua difficoltà di stare in mezzo agli altri e come si comportano?
I miei se ne sono accorti, si. Mi dicevano di uscire, di stare più a contatto con gli altri. Poi le cose sono cambiate e credo si siiano tranquillizzati (i miei, allora come adesso, non sanno di me e non immaginavano le ragioni di un simile comportamento) .

L’ultima domanda , la più curiosa: quando un ragazzo passa molto tempo da solo , oltre agli effetti negativi di questa situazione, ci sono anche degli effetti positivi?
Si, guardasi dentro non può fare che bene, si possono capire molte cose della proprio personalità, ad esempio scoprire di avere una "forza interiore" oppure un talento che non si immaginavano. Ma è solo stando con gli altri che si cresce, c'è poco da fare.



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 Oggetto del messaggio: Re: Socializzare o non socializzare?....Questo è il problema!
MessaggioInviato: domenica 3 ottobre 2010, 13:01 
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Iscritto il: mercoledì 4 agosto 2010, 10:08
Messaggi: 135
I ragazzi gay hanno effettivamente più difficoltà degli etero di avere amici in adolescenza oppure no?
Dipende. Io non mi sono mai fatto e non mi faccio scrupoli riguardo l'amicizia, ho una ristrettissima cerchia e chi può entrare ben venga. Se davvero si accetta se stessi non dovrebbero esserci problemi con gli altri, tranne che nell'infatuazione fisica...

nei problemi di socializzazione e anche di accettazione che ruolo può avere la televisione che presenta molto spesso un immagine degli omosessuali stereotipata?
Basta saper essere critici. Se si capisce che la televisione è guidata da tiranni che vogliono massificare il popolo, allora premi il bottone e spegni. Guardarsi allo specchio basta per capire che ciò che c'è in tv è tutto fittizio...
Per gli etero è diverso, solo guardando la realtà potrebbero capire davvero chi sono gli omosessuali. Le persone davvero intelligenti però non si lasciano comandare da una scatola.

Poi capita anche che i parenti e gli amici dicano in presenza di un ragazzo gay frasi del tipo [...] Ma queste frasi quanto possono influire sulla sua capacità di fare nuove amicizie?
Può influire a seconda della propria accettazione. Se quella determinata persona la pensa in quel modo, beh, vedo di mantenere le distanze ed essere freddo, punto. Non lasciamoci contaminare dall'ignoranza della gente.

Poi ci chiediamo: stare da solo non potrebbe essere anche una scelta , una specie di ripicca contro il mondo o in un certo senso una precisa volontà del ragazzo gay ? Sono solo gli altri a emarginarlo o anche lui si autoesclude?
Spesso è un 'autoemarginazione: se nessuno sa nessuno può escluderti per quel determinato motivo. Alla fine le idee cambiano da persona a persona e non solo da etero a gay, quindi se ci si sente "differenti" da un gruppo di ragazzi meglio, ci accorgiamo di essere superiori e non delle pecorelle ^^.

E vorremmo anche capire cosa succede in famiglia . Gli insegnanti, gli adulti che stanno intorno al ragazzo si accorgono della sua difficoltà di stare in mezzo agli altri e come si comportano?
Credono che sia timido. A nessuno o quasi importa vedere in profondità, basta nominare una "patologia" e il gioco è fatto. <<E' il carattere, col tempo crescerà e cambierà>>... Da superficiale-egoista e lode.

L’ultima domanda , la più curiosa: quando un ragazzo passa molto tempo da solo , oltre agli effetti negativi di questa situazione, ci sono anche degli effetti positivi?
Un effetto positivo può essere l'autocritica. Sperando non diventi bassissima autostima come la mia (XD) può tornare davvero utile...
Stando da soli si impara anche ad osservare meglio il mondo. Si cerca di entrare più in profondità, si fanno tante scoperte, si migliora, si cresce... E quando si sta in mezzo agli altri sarà più difficile trovare degli amici, ma quelli che ci saranno potranno essere considerati veri amici, i migliori, quelli che non ti abbandoneranno mai =)



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Sono più grande di un giorno fa.
Migliore del me di un'ora fa.
Ma mai mi sentirò perfetto.
Carmy.
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 Oggetto del messaggio: Re: Socializzare o non socializzare?....Questo è il problema!
MessaggioInviato: domenica 3 ottobre 2010, 14:18 
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Iscritto il: sabato 28 agosto 2010, 11:14
Messaggi: 157
Ciao Barbara, cia Serpentera!!!
:D Prima di tutto, vorrei farvi i miei complimenti per aver avuto questa bellissima idea di creare questa sorta di "fusione" che trovo molto utile oltre che simpatica, sopratutto se può dare aiuto a chi in effetti vive situazioni di disagio molto gravi.
E ora provo a dare un contributo.
E cercherò di essere anche breve il più possibile :mrgreen:

I ragazzi gay hanno effettivamente più difficoltà degli etero di avere amici in adolescenza oppure no?
Allora, credo che fondamentalmente dipenda dal carettere di una persona. In ognuno di noi esistono due realtà: una, chiamiamola "pubblica", che è quella che mostriamo agli altri, al bar, al ristorante, a casa, con gli amici; l'altra, chiamiamola "privata" (o "intima"), che è nostra, personalissima, esterna a tutti, chiusa a chiave, accessibile solo alla persona che è proprietaria.
Noi siamo esseri umani (mi pare ovvio :mrgreen: ) e viviamo "in funzione" di altri esseri umani. Abbiamo degli oggetti, delle persone, dei luoghi di appartenenza. Tutte queste insieme di variabili, chiamiamole "X", le cataloghiamo a seconda di quale delle due realtà occupano, se quella pubblica o quella intima. Per esempio, per me il "bar" inteso come luogo d'incontro, si colloca nello spazio pubblico della mia persona, mentre il caro "musicheart" (per fare un esempio :P ) si va a collocare nello spazio intimo della mia persona.
Ora, in base a questa natura, siamo più "pubblici" quando siamo in pubblico (scusate il gioco di parole) e di conseguenza tendermo a far partecipi i nostri interlocutori soltanto di quelle "X" variabili che si trovano nel nostro spazio "pubblico" mentre tenderemo a preservare e nascondere il più possibile il nostro spazio "intimo"... E poiché "essere gay" si trova fra le variabili "X" del nostro "intimo", la capacità o meno di una persona di socializzare dipende soltanto dalla quantità e dalla qualità delle nostre variabili "X" "pubbliche". Una persona socievole, è una persona che ha tanti aneddoti da raccontare e tante storie con cui intrattenere gli amici, che vista la "socievolezza" di questa persona, lo stanno ad ascoltare... Non dipende quindi da essere gay o essere etero avere tanti bravi amici... è un fatto di "parlantina" :mrgreen:

Nei problemi di socializzazione e anche di accettazione che ruolo può avere la televisione che presenta molto spesso un immagine degli omosessuali stereotipata?
Io ho sempre ritenuto la televisione, il male dei mali di questa società. I media tendono a presentare solo quello che VOGLIONO presentare. È inutile dire, il bipolarismo delle informazioni, le testimonianze di diversa provenienza... tutte prese in giro. La TV MOSTRA QUELLA CHE LEI VUOLE CHE TU VEDA. Siamo condizionati a livelli mentali a dir poco spaventosi. Da quando ho smesso di vedere la televisione (circa 6 anni) vivo la realtà in modo analitico, senza prese di parte, perché TUTTO È UGUALE. Non esiste destra, non esiste sinistra... Non esiste giustizia, ne ingiustizia... Tutto è diventato tremendamente simile e poco riconoscibile... E la televisione, maestra d'inganno per eccellenza, trasmette solo e soltante le notizie e gli stereotipi che servono a mantenere la popolazione sotto controllo... Mi sorge solo una domanda: "CHI CONTROLLA I CONTROLLORI???"
La Tv impedisce lo sviluppo di una propria personalità, e di conseguenza c'è la massificazione della società, ognuno è uguale all'altro.

Poi capita anche che i parenti e gli amici dicano in presenza di un ragazzo gay frasi del tipo [...] Ma queste frasi quanto possono influire sulla sua capacità di fare nuove amicizie?
No, per lo stesso motivo della prima domanda. Ho imparato a fregarmene delle opinioni della gente. E ho imparato a mie spese che tentare di cambiare le persone è se non impossibile, molto ma molto ma molto mooooolto difficile. E perché sprecare le mie forze in una causa persa in partenza? Mi vogliono chiamare "ricchione"? Contenti loro, contenti tutti... :mrgreen:

Poi ci chiediamo: stare da solo non potrebbe essere anche una scelta , una specie di ripicca contro il mondo o in un certo senso una precisa volontà del ragazzo gay ? Sono solo gli altri a emarginarlo o anche lui si autoesclude?
L'uomo è per natura un animale socievole. Immaginiamo per una attimo che nel mondo non esistano discriminazioni di sorta: gay/etero, bianco/nero, sano/malato, vecchio/giovane. Tutti vivremmo felici, mi pare ovvio. L'individuo, nel momento in cui si sente "discriminato" tende a rifugiarsi in un suo spazio personale, inaccessibile al resto del mondo. E quindi si, credo chi il ragazzo gay (o ragazza lesbica) tenda piuttosto a deprimersi invece che combattere i mali della società. Il guaio è che adesso questa tendenza di isolamento avviene anche negli etero, e ciò fa si che i gay tendano ancora di più verso grotte buie e impenetrabili... Bisogna sempre lottare per le proprie idee e per i propri ideali, altrimenti si fa la fine del topo... In trappola, chiusi dentro se stessi, senza civiltà di appartenenza, senza famiglia, senza vita, senza valori... E non ditemi che esagero quando dico che queste cose spesso e volentieri sfociano in atti di violenza, contro gli altri (bullismo, chiamateli come vi pare...) e verso se stessi (depressione, suicidio... tutta fa brodo)...

E vorremmo anche capire cosa succede in famiglia . Gli insegnanti, gli adulti che stanno intorno al ragazzo si accorgono della sua difficoltà di stare in mezzo agli altri e come si comportano?
Se ne freagno altamente. Non hanno interesse a salvaguardare la sanità del figlio e degli alunni. Come dicono loro "Ognun per sé".
Certo, c'è quel sottile filo che si chiama "unità familiare" che tiene insieme figli e genitori... per il resto, anche la famiglia non si preoccupa più di tanto dei propri figli... Basta che vadano in giro con i Carrera e la PSP in tasca E TUTTO È OK!!! TUTTO A POSTO!!! MIO FIGLIO È FIGO E QUINDI STA BENE!!! :?

L’ultima domanda , la più curiosa: quando un ragazzo passa molto tempo da solo , oltre agli effetti negativi di questa situazione, ci sono anche degli effetti positivi?
Indubbiamente, si inizia a ragionare sulle dinamiche della società: Perché mi trattano così? Perché a me? Perché gli altri sono normali?
Poi piano piano capisci che sono domande inutili. E capisci che se vuoi vivere, non devi far altro che uscire da quella porta, la vita è la fuori che ti aspetta. Ognuno è padrone di se stesso. Non sono gli altri che possono cambiare la nostra natura e i nostri sogni. Bisogna solo cogliere l'attimo. Carpe Diem. :mrgreen:


PS: Ora può sembrare che tutto questo sia solo stato uno sfogo personale. Ma non è così. Ci tengo a precisare che tutto quello che ho scritto l'ho fatto con cognizione di causa e da gay non dichiarato felicemente fidanzato.
La felicità esiste. Basta crearsela. :D



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Isolander
«Non credo alla storiella della mezza mela. L'altra metà sono sempre io. E solo dopo essermi completato potrei scegliere davvero cosa fare. Magari potrei dividere un cesto con un'altra mela.»
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 Oggetto del messaggio: Re: Socializzare o non socializzare?....Questo è il problema!
MessaggioInviato: domenica 3 ottobre 2010, 15:34 
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Iscritto il: martedì 19 maggio 2009, 19:33
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complimenti iso mi è piaciuto davvero tanto tutto il tuo post! certe volte penso che siate miei fratelli voi altri!
cavolo è come se stessi parlando io! :lol: :lol:
anche voi avete i pensieri che viaggiano alla velocità della luce in testa eh! :lol: :lol:
compliementi ancora! :D


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 Oggetto del messaggio: Re: Socializzare o non socializzare?....Questo è il problema!
MessaggioInviato: domenica 3 ottobre 2010, 16:06 
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Iscritto il: venerdì 10 settembre 2010, 11:36
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provo anche io a cimentarmi con le vostre domande. Sembrano di non facile soluzione, ma sono interessanti.

I ragazzi gay hanno effettivamente più difficoltà degli etero di avere amici in adolescenza oppure no?
Dipende. Se non sono dichiarati e non mostrano di esserlo, non credo ci siano particolari differenze di socializzazione tra un ragazzo gay e uno etero. Certo il ragazzo gay non si troverà a suo agio proprio con tutti i maschi ma alla fine non sarà nemmeno escluso. Ovviamente la storia cambia se il ragazzo dà a vedere di essere gay. Allora penso che probabilmente almeno all'inizio sarebbe vittima di discriminazioni.

Nei problemi di socializzazione e anche di accettazione che ruolo può avere la televisione che presenta molto spesso un immagine degli omosessuali stereotipata?
Anche qui dipende. Dipende dal grado di maturità dello spettatore e dalla sua propensione a prendere per vero ciò che passa la tv. In linea di massima però, sì, la televisione e i media incidono molto sull'autoaccettazione del gay e quindi di conseguenza anche sul suo rapportarsi con gli altri. Ha ragione musicheart, per il gay c'è sempre possibilità guardandosi allo specchio di capire che non tutti sono stereotipati, mentre per l'etero è più difficile, perchè la maggior parte delle volte l'unica sua idea del mondo omosessuale deriva dalla tv.

Poi capita anche che i parenti e gli amici dicano in presenza di un ragazzo gay frasi del tipo [...] Ma queste frasi quanto possono influire sulla sua capacità di fare nuove amicizie?
Chissà quanti hanno sentito dire certe cose. Io personalmente più dagli amici che dai parenti. Il fatto è che non capisco mai fino a che punto queste cose le pensino davvero o invece lo dicano per consuetudine. Comunque sia queste uscite poco ponderate influiscono molto su una personalità che già è in difficoltà ad accettarsi da sola, senza anche sentirsi colpevolizzare.

Poi ci chiediamo: stare da solo non potrebbe essere anche una scelta , una specie di ripicca contro il mondo o in un certo senso una precisa volontà del ragazzo gay ? Sono solo gli altri a emarginarlo o anche lui si autoesclude?
Dubito che qualcuno scelga volontariamente o inconsciamente di vivere in solitudine, penso che vado contro alla natura umana, dal momento che l'uomo è prima di tutto un animale socievole.

E vorremmo anche capire cosa succede in famiglia . Gli insegnanti, gli adulti che stanno intorno al ragazzo si accorgono della sua difficoltà di stare in mezzo agli altri e come si comportano?
secondo me non se ne accorgono o se se se ne accorgono tendono a ignorare il prroblema e a minimizzarlo.

L’ultima domanda , la più curiosa: quando un ragazzo passa molto tempo da solo , oltre agli effetti negativi di questa situazione, ci sono anche degli effetti positivi?

Questa è la domanda che mi ha interessato di più. Io sono un convinto sostenitore della positività della solitudine. Ovviamente perchè sia positiva deve essere voluta e non bisogna trovarcisi costretti. Stare un po' di tempo da soli ci fa conoscere meglio noi stessi. Sarà scontato ma è così. A volte penso che qualche mio amico che è sempre preso a trovarsi freneticamente qualche occupazione, che vuole sempre uscire di casa, lo fa perchè ha paura di trovarsi da solo. Chi non sa stare in compagnia di se stesso ha qualcosa da nascondere o non si accetta. Tutto questo va bene ma nella dose giusta. Non bisogna nemmeno diventare degli eremiti.



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 Oggetto del messaggio: Re: Socializzare o non socializzare?....Questo è il problema!
MessaggioInviato: domenica 3 ottobre 2010, 18:18 

Iscritto il: venerdì 7 agosto 2009, 19:08
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Ciao
Barbara Serpentera ;)
risponderò anch'io alle vostre domande
I ragazzi gay hanno effettivamente più difficoltà degli etero di avere amici in adolescenza oppure no?
Non credo che i ragazzi gay abbiano difficcoltà di avere amici rispetto ai ragazzi eteri. Tutti noi da adoloescenti gli amici ci sono stati e sono arrivati in modo naturale credo che il problema possa esserci dopo,da piu grande in una fase dopo adolescenziale quando si ha la scoperta e si capisce il significato di essere gay sicuramente qualche difficolta potrebbe arrivare comunque credo che dipenda anche molto dal caratere, dal luogo in cui vivi e del rapporto in famiglia farsi degli amici dipende molto dalla tua apertura e predisposizione verso l'altro anche la societa influisce molto dipende molto se uno si sente dentro o fuori la cui società e formata da gay ed eteri gli amici diventano una scelta

2-quando un ragazzo passa molto tempo da solo, oltre agli effetti negativi di questa situazione, ci sono anche degli efetti positivi?
Un ragazzo giovane gay ha bisogno di di un inserimento sociale di far parte di un gruppo di vivere in un contesto sociale di essere capito ed amato.
Il ritrovarsi da solo in solitudine non è buono anche se il ritrovarsi con se stesso
i momenti di solitudine possono aiutare avvolte serve per riflettere per crescere
ma la cosa piu brutta e quando sei costretto a vivere in solitudine allora si che è dannoso in quanto porta a tanti problemi come la depressione ed isolamento gli amici sono fondamentali coloro che ti capiscono nei momenti difficili aiutano sicuramente a uscire fuori dalla solitudine


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