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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Re: Socializzare o non socializzare?....Questo è il problema
MessaggioInviato: mercoledì 14 marzo 2012, 18:55 

Iscritto il: sabato 10 marzo 2012, 23:27
Messaggi: 35
Credo di essere fuori tempo massimo nel rispondere a questo post,ma mi è piaciuto molto e avevo voglia di contribuire anche io,nel mio piccolo..Questo che toccate è un argomento molto interessante,ma anche importante perchè è un po' alla base della vita.Socializzare è importante per poter vivere insieme agli altri e non sempre è facile..ma ora rispondo alle domande.
I ragazzi gay hanno effettivamente più difficoltà degli etero di avere amici in adolescenza oppure no?
Per quanto mi riguarda durante le scuole medie la cerchia dei miei amici era molto ristretta,eravamo 2-3 amici accomunati dal fatto di essere tutti e 3 un po' sfigatelli..poi dopo le medie per scelte diverse studi ci siamo divisi..però una volta al liceo diciamo che sono un po' rinato,ho strinto bellissime amicizie che continuano tutt'ora però tutte con delle ragazze!Ed ecco il mio problema..non ho moltissima difficoltà a fare amicizia con ragazze,ma quando si tratta di ragazzi vado nel pallone..ho anche amici maschi,ma a parte il mio migliore amico,non ho quel rapporto che magari molti ragazzi hanno,un atteggiamento scherzoso,a prendersi a pugni,ad insultarsi o cose così,tutte nel senso buono intese..per me invece tutto ciò è stato sempre un po' un sogno..quando un ragazzo si avvicinava io mi bloccavo,mi irriggidivo,avevo paura di quello che avrei potuto provare..in un certo senso avevo paura di avere con i ragazzi tutti quei comportamenti che ho scritto prima,avevo paura perchè magari potevano persare che io ero gay,avevo paura di pensarlo anche io,perciò è sempre stato molto difficile per me stringere amicizia con ragazzi!
Ora frequentando l'università in una città lontana dalla mia,ho dovuto un po' ricominciare da capo..ho iniziato a stringere dei rapporti in questi mesi con alcune persone e anche con un ragazzo,e sembra che stia nascendo una bella amicizia..certo a 20 anni anche il concetto di amicizia è più maturo,e di conseguenza i rapporti con i tuoi amici sono più maturi,forse è un po' anche per questo che adesso mi sembra più facile..

Nei problemi di socializzazione e anche di accettazione che ruolo può avere la televisione che presenta molto spesso un immagine degli omosessuali stereotipata?
La televione ha molta,ma molta influenza!O perlomeno per me l'ha avuta,ma non tanto per quanto riguarda i problemi di socializzazione quanto più per quelli di accettazione! Quando ho iniziato un po' a chiedermi se davvero c'era una possibilità di essere gay mi immaginavo un po' i gay che conoscevo,e cioè tutti quelli che la TV o i mass media in generale ci mostra e mi dicevo che io non ero così,io non ero effemminato,non avevo quella voce un po' stridula,non mi comportavo in quel modo..io ero un semplicissimo ragazzo attratto da altri ragazzi..quindi no,non era possibile che io ero gay! Magari è stato per me anche un alibi per continuare a non affrontare l'argomento con me stesso,per continuare a rimandare e rimandare..
Ora,che sono consapevole di essere gay e di essermi accettato penso che la televisione abbia un ruolo ancora molto influete,ma non per me,magari per tutti gli altri ragazzi che stanno passando quello che ho passato anche io e soprattutto influente per la società,per la famiglia per gli amici che non sono veramente informati su questo argomento e quindi sarà influente in un possibile futuro coming out! Quando dirò sono gay e nella mente dell'altra persona arriverà subito l'immagine del gay che la televione ci trasmette come veniva a me quando pensavo ai gay non moltissimo tempo fa..

Per le domande in questo intermezzo non ho delle risposte,non mi è mai capitato..

Stare da solo non potrebbe essere anche una scelta , una specie di ripicca contro il mondo o in un certo senso una precisa volontà del ragazzo gay ? Sono solo gli altri a emarginarlo o anche lui si autoesclude?

Ecco sulla seconda domanda credo un po' entrambe..prendendo in considerazione me stesso vale più la seconda..come ho raccontato prima del rapporto con i miei amici e non maschi ero io il problema,loro si comportavano e si comportano con me come con qualsiasi altro ragazzo

Quando un ragazzo passa molto tempo da solo , oltre agli effetti negativi di questa situazione, ci sono anche degli effetti positivi?

Quando mi sono trasferito in questa nuova città,lontana dal mio paesino,non conoscevo nessuno..c'ero solo io e il mio unico punto di riferimento ero me stesso!
Ancora adesso conosco qualcuno ma non posso dire di conoscere ed avere degli amici,la solitudine a volte si fa sentire,e molto anche..però devo anche dire che mi piace anche stare un po' solo con me stesso..se non lo fossi stato magari a quest'ora non sarei già qui..Quando ti ritrovi solo l'unica persona che puoi ascoltare sei solamente tu! Ed è bello ascoltarti,a volte pauroso,ma bello..è come se scendessi negli abissi più profondi di te stesso per cercare magari anche di fare un po' di luce,cercare di mettere un po' di ordine..

Ora mi scuso per essermi dilungato molto,ma è stato un argomento che mi ha colpito molto e volevo contribuire anche io! :)


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 Oggetto del messaggio: Re: Socializzare o non socializzare?....Questo è il problema
MessaggioInviato: mercoledì 14 marzo 2012, 20:03 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
Messaggi: 5112
Quello che ha scritto pistop mi spinge a una riflessione che è un po’ la sentesi delle tantissime ore passate in chat a parlare con i ragazzi. Le immagini del tutto false e distorte che i media danno della omosessualità sono insieme a certe posizioni ecclesiastiche ufficiali il fondamento del pregiudizio, del perdurare dello stato di ignoranza e della omofobia ancora pesantemente diffusa e dei problemi di accettazione che i ragazzi gay devono superare. Purtroppo la realtà della omosessualità, che in gran parte è del tutto invisibile al pubblico, viene strumentalmente mistificata e l’omosessualità è presentata come un fenomeno da baraccone. Ovviamente questi meccanismi hanno radici antichissime e ancora oggi, come è successo più volte e su larga scala in passato, portano a vere e proprie stragi di innocenti che subiscono autentiche persecuzioni che finiscono con la morte a motivo di una negata libertà in nome del pregiudizio. L’ignoranza peggiore non consiste nel non sapere ma nel non voler sapere la verità, che porterebbe ad aprire gli occhi. Aggiungo che perché si possa arrivare ad una comprensione seria della realtà è indispensabile una apertura incondizionata di fronte all’esperienza, quando questa apertura manca a livello sostanziale, è spesso sostituita da una falsa e ipocrita disponibilità che sembra una forma di apertura ma che non ne ha la sostanza. Mi è capitato di parlare di omosessualità con alcuni religiosi e devo dire che mancavano del tutto i presupposti per un confronto serio. Partivano dall’idea che una discussione dovesse portare me sulle loro posizioni, tutto il resto, nella sostanza, per loro, erano solo parole alle quali rispondevano citando cose che possono avere senso solo se uno le accetta in modo del tutto acritico. Ma non solo, queste persone mi hanno snocciolato tutto il solito ragionamento sulle cause della omosessualità, padre assente, madre oppressiva ecc. ecc., il ragionamento ai loro occhi era assolutamente convincente e non capivano come potessi non considerarlo tale. La discussione si è conclusa quando hanno preso atto che “mi mancava la disponibilità a capire e procedevo solo per preconcetti, perché evidentemente non sapevo di che cosa stesse parlando.” In altri termini mi hanno ritenuto troppo etero per poter capire cose che loro invece capivano benissimo. Purtroppo, a queste persone si dà anche credito e autorità ma in realtà si tratta di persone che possono fare danni gravissimi. Questa mentalità non è diffusa solo tra i religiosi ma anche tra i laici, supportata da motivazioni diverse che comunque si concludono con l’idea di “secondo natura e contro natura”. Di fronte a queste argomentazioni non c’è buona volontà che tenga, ogni forma di confronto è inutile. Il vero problema dei ragazzi gay consiste nel non avere un’immagine realistica di che cosa sia la vita dei gay e nel dovere forzatamente fare riferimento a cose non solo false, ma montate ad arte sulla base di pregiudizi di vario genere. In vero problema nel riconoscersi gay è proprio il sentirsi mille miglia lontani degli stereotipi da macchietta da avanspettacolo o da barzelletta che costituiscono l’archetipo gay più diffuso. Se un ragazzo avesse intorno un ambiente in cui l’ignoranza e il pregiudizio non la padroni da padroni e potesse vedere direttamente come vivono gli altri ragazzi gay, il problema dell’accettazione nemmeno esisterebbe, come di fatto non esiste in paesi come l’Olanda o la Danimarca in cui non esistono discriminazioni dei gay non solo a livello legale ma nemmeno a livello sociale.



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 Oggetto del messaggio: Re: Socializzare o non socializzare?....Questo è il problema
MessaggioInviato: sabato 17 marzo 2012, 8:45 

Iscritto il: sabato 2 ottobre 2010, 14:38
Messaggi: 3
Ciao Pistop! siamo contenti che qualcuno abbia riesumato questo post , che ha avuto un bel successo, dobbiam dire... :D Il tuo racconto è molto approfondito. Credo siano riflessioni molto utili sia a chi si trova in difficoltà nel socializzare sia a chi può avere a che fare con ragazzi che si chiudono in se stessi.
Non dimentichiamo che questo forum può essere letto da chiunque.
Quindi anche genitori, insegnanti , conoscenti di persone omosessuali possono comprendere meglio certe situazioni attraverso la testimonianza diretta di chi le ha vissute.
Una cosa in particolare vorremmo commentare: quando hai raccontato la facilità con cui hai legato con le ragazze ,ci è venuto in mente che c'è un periodo della vita , la prima adolescenza in genere , in cui i ragazzi e le ragazze tendono a non frequentarsi.Per qualche anno si creano gruppi di soli maschi e gruppi di sole femmine ; alcune amicizie con persone dell'altro sesso improvvisamente possono essere vissute con disagio e imbarazzo, come se fosse difficile gestire l'attrazione fisica verso l'altro sesso e contemporeamente l'amicizia.
E' possibile che accada una cosa simile anche agli omosessuali e che quindi questa difficoltà di frequentare persone del loro sesso abbia lo stesso significato?
Vedi, grazie a te abbiamo una nuova ipotesi su cui riflettere. :)


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 Oggetto del messaggio: Re: Socializzare o non socializzare?....Questo è il problema
MessaggioInviato: sabato 17 marzo 2012, 15:54 
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Iscritto il: giovedì 29 dicembre 2011, 1:07
Messaggi: 527
SerpyBarby ha scritto:
Ciao Pistop! siamo contenti che qualcuno abbia riesumato questo post , che ha avuto un bel successo, dobbiam dire... :D Il tuo racconto è molto approfondito. Credo siano riflessioni molto utili sia a chi si trova in difficoltà nel socializzare sia a chi può avere a che fare con ragazzi che si chiudono in se stessi.
Non dimentichiamo che questo forum può essere letto da chiunque.
Quindi anche genitori, insegnanti , conoscenti di persone omosessuali possono comprendere meglio certe situazioni attraverso la testimonianza diretta di chi le ha vissute.
Una cosa in particolare vorremmo commentare: quando hai raccontato la facilità con cui hai legato con le ragazze ,ci è venuto in mente che c'è un periodo della vita , la prima adolescenza in genere , in cui i ragazzi e le ragazze tendono a non frequentarsi.Per qualche anno si creano gruppi di soli maschi e gruppi di sole femmine ; alcune amicizie con persone dell'altro sesso improvvisamente possono essere vissute con disagio e imbarazzo, come se fosse difficile gestire l'attrazione fisica verso l'altro sesso e contemporeamente l'amicizia.
E' possibile che accada una cosa simile anche agli omosessuali e che quindi questa difficoltà di frequentare persone del loro sesso abbia lo stesso significato?
Vedi, grazie a te abbiamo una nuova ipotesi su cui riflettere. :)


Anticipando che anche io ho sempre avuto maggiore facilità ad interagire con le ragazze rispetto che con i miei coetanei ragazzi (specialmente per mancanza di interessi in comune) dico che condivido il vostro spunto di riflessione cioè che nel mio caso, pu possibile problema fosse quella di gestire una possibile attrazione verso questa persona, attrazione che ovviamente non poteva essere ricambiata.



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Ora che sono pioggia
e come il mare vado via,
che la lunga strada del tempo
io l'ho vissuta
che ho accettato il principio
di non capire me stessa
che ho odiato ed amato, come tutti del resto
la mia vita.
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 Oggetto del messaggio: Re: Socializzare o non socializzare?....Questo è il problema
MessaggioInviato: sabato 17 marzo 2012, 16:32 

Iscritto il: sabato 10 marzo 2012, 23:27
Messaggi: 35
SerpyBarby ha scritto:
Ciao Pistop! siamo contenti che qualcuno abbia riesumato questo post , che ha avuto un bel successo, dobbiam dire... :D Il tuo racconto è molto approfondito. Credo siano riflessioni molto utili sia a chi si trova in difficoltà nel socializzare sia a chi può avere a che fare con ragazzi che si chiudono in se stessi.
Non dimentichiamo che questo forum può essere letto da chiunque.
Quindi anche genitori, insegnanti , conoscenti di persone omosessuali possono comprendere meglio certe situazioni attraverso la testimonianza diretta di chi le ha vissute.
Una cosa in particolare vorremmo commentare: quando hai raccontato la facilità con cui hai legato con le ragazze ,ci è venuto in mente che c'è un periodo della vita , la prima adolescenza in genere , in cui i ragazzi e le ragazze tendono a non frequentarsi.Per qualche anno si creano gruppi di soli maschi e gruppi di sole femmine ; alcune amicizie con persone dell'altro sesso improvvisamente possono essere vissute con disagio e imbarazzo, come se fosse difficile gestire l'attrazione fisica verso l'altro sesso e contemporeamente l'amicizia.
E' possibile che accada una cosa simile anche agli omosessuali e che quindi questa difficoltà di frequentare persone del loro sesso abbia lo stesso significato?
Vedi, grazie a te abbiamo una nuova ipotesi su cui riflettere. :)


Ciao SerpyBarby! :)
Sarei veramente felice se quello che ho scritto,come dite, può aiutare qualcuno,che sia un ragazzo che si trova nella stessa situazione,o genitori,insegnanti ecc..
Mi fa anche piacere essere "la causa" di nuove riflessioni ;) e cercando di dare una risposta al vostro nuovo interrogativo,credo che possa esistere questa possibilità! Cioè che il meccanismo che non ci permette in quell'età di creare dei rapporti di amicizia con persone del nostro stesso sesso è lo stesso motivo per cui ragazzi eterosessuali non riescono a creare dei rapporti di amicizia con il sesso opposto..anzi secondo me è proprio lo stesso meccanismo! Diciamo che siete riusciti a dare una definizione teorica ad un dato empirico.. :)


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 Oggetto del messaggio: Re: Socializzare o non socializzare?....Questo è il problema
MessaggioInviato: domenica 18 marzo 2012, 16:32 
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Iscritto il: venerdì 6 gennaio 2012, 3:07
Messaggi: 95
Approfitto della rinnovata vitalità del topic per aggiungere la mia. Forse dirò cose banali o già sentite, ma è sempre una voce in più, no?

I ragazzi gay hanno effettivamente più difficoltà degli etero ad avere amici in adolescenza oppure no?
Nella mia esperienza non c’è molta differenza tra un adolescente omosessuale ed un adolescente eterosessuale. Ho conosciuto ragazzi omosessuali (dichiaratisi in seguito) pieni di amici e ragazzi eterosessuali pieni di ansie e paure, con molte difficoltà a socializzare. La vita di un adolescente è “complicata” a priori, seppur in differente misura da individuo a individuo.
Personalmente, credo che conti tantissimo il contesto. Alle scuole medie di sessualità non mi interessavo proprio, eppure facevo lo stesso fatica a rapportarmi con altri coetanei. Le cose sono nettamente migliorate all’inizio delle superiori: i miei compagni di liceo erano, fortunatamente, persone molto sveglie e stimolanti, e ho iniziato ad avere molti amici e persone che in seguito hanno anche vissuto le mie “rivelazioni” (omo)sessuali con estrema naturalezza.

Nei problemi di socializzazione e anche di accettazione che ruolo può avere la televisione che presenta molto spesso un'immagine degli omosessuali stereotipata?
Il problema della televisione esiste e non si applica soltanto all’omosessualità. Le immagini proposte dalla televisione sono fuorvianti sotto tantissimi aspetti, ed in tantissimi ambiti. Purtroppo la televisione si è progressivamente allontanata dal suo ruolo originario, un ruolo “educativo”, che poteva anche fornire spunti per un’analisi della società, diventando progressivamente sempre più uno strumento di mercato, mettendosi al di sotto dell’utenza, assecondando le idee non sempre brillanti del senso comune. Da “maestra” è diventata la ruffiana per eccellenza.

Frasi di familiari e amici contro l'omosessualità quanto possono influire sulla capacità di fare nuove amicizie per un omosessuale?

A questo proposito posso rispondere solo indirettamente. Nella mia esperienza ho sentito solo persone che non godevano della mia stima o che non conoscevo nemmeno dir cose spiacevoli o denigratorie sugli omosessuali. Cosa che comunque, purtroppo, accade di frequente, a volte anche ad opera di persone che dovrebbero “educare” (e la cosa preoccupante è che socialmente non viene considerata una forma di violenza).
I miei familiari non hanno praticamente mai fatto distinzioni tra omosessualità ed eterosessualità, non hanno mai dato giudizi “di qualità” a riguardo. I miei amici, invece, sono sempre stati molto aperti (e, per dirla tutta, non pochi si sono scoperti omosessuali, negli anni).
Tuttavia si sa quanto l’opinione dei cari può influire sul nostro pensiero, soprattutto durante l’adolescenza o comunque durante la formazione della propria identità, quando più che mai vorremo sentirci “legittimati” dalle persone a cui vogliamo bene. Credo che una forma di rifiuto, potenzialmente, potrebbe intaccare fortemente la capacità/volontà di un ragazzo di cercare amicizie.

Stare da solo non potrebbe essere anche una scelta, una specie di ripicca contro il mondo o in un certo senso una precisa volontà del ragazzo gay? Sono solo gli altri a emarginarlo o anche lui si autoesclude?
Dipende moltissimo dall’individuo e dal contesto, e anche stavolta credo che l’omosessualità in sé c’entri molto poco. Ovviamente crescere in un ambiente dove si sa che si finirebbe per trovare solo rifiuto o discriminazione porterà naturalmente a cercare solo la compagnia di sé stessi.
Credo che l’autoesclusione nasca sempre dal sentirsi inappropriati, non benvoluti: nessuno, suppongo, sceglierebbe l’ostracizzazione potendo evitarla. Poi c’è sempre una personalità che può essere spinta più facilmente alla desistenza rispetto ad una qualche altra che riesce invece a scontarsi con il senso comune senza abbattersi facilmente

Gli insegnanti, gli adulti che stanno intorno al ragazzo si accorgono della sua difficoltà di stare in mezzo agli altri e come si comportano?

Credo che ci sia pochissima educazione riguardo all’omosessualità, che non viene spesso nemmeno percepita come una delle innumerevoli possibilità. In ambito scolastico, generalizzando, l’omosessualità viene, nella migliore delle ipotesi, trattata come qualcosa di “alieno” o semplicemente estraneo, che riguarda qualcuno non precisato, al di fuori della cerchia degli individui coinvolti.
Credo che sia la nostra società a trascurare, per propensione naturale, le minoranze, e non ci si renda conto di quanto un semplice “ce l’hai la ragazza?” possa mettere a disagio un ragazzo. È lo stesso modo in cui si pone la società ad allontanare “il diverso”. Sono piccoli vicoli ciechi, forse quasi innocui, ma persistenti e in una certa misura opprimenti.

Quando un ragazzo passa molto tempo da solo, oltre agli effetti negativi di questa situazione, ci sono anche degli effetti positivi?
Questa domanda è veramente molto difficile. Il tempo con sé stessi può essere un tempo di crescita (anche se sempre un po’ “mutilato”), ma può essere anche una vera tortura autoinflitta.
Se non abbiamo un mezzo di confronto con l’altro, non possiamo quantificare e definire l’entità delle nostre ansie, la normalità dei nostri pensieri, la difficoltà della quotidianità, la bellezza del ritrovarsi nelle esperienze di qualcun altro.
È qualcosa di cui veniamo privati, o di cui finiamo per privarci a causa della paura.


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 Oggetto del messaggio: Re: Socializzare o non socializzare?....Questo è il problema
MessaggioInviato: lunedì 19 marzo 2012, 23:52 

Iscritto il: venerdì 7 agosto 2009, 19:08
Messaggi: 167
Salve a tutti

è un po che non scrivo piu nel forum anche se lo leggo sempre devo dire che un po mi mancava questo forum mi ha dato tanto ho visto che è stato ripreso un post di vecchia data e questo mi ha fatto molto piacere rileggere e vedere che certe argomenti sono rimasti vivi nel tempo anche se tutti i post sono tutti interessanti e credo che debbono rimanere vivi nel tempo.. Alla domanda "Quando un ragazzo passa molto tempo da solo, oltre agli effetti negativi di questa situazione, ci sono anche degli effetti positivi?
Rispondo: ci sono tanti effetti positivi concordo con Pistop quando dice

"Quando ti ritrovi solo l'unica persona che puoi ascoltare sei solamente tu! Ed è bello ascoltarti,a volte pauroso,ma bello..è come se scendessi negli abissi più profondi di te stesso per cercare magari anche di fare un po' di luce,cercare di mettere un po' di ordine.."

in effetti quando rimani da solo e l'unico momento che puoi conoscere te stesso e capire chi realmente siamo.

ok una buona lettura a tutti a presto
Clark


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 Oggetto del messaggio: Re: Socializzare o non socializzare?....Questo è il problema
MessaggioInviato: martedì 20 marzo 2012, 12:33 
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Iscritto il: giovedì 29 dicembre 2011, 1:07
Messaggi: 527
Io parlo della mia situazione; due anni fa ho inconsapevolmente fatto terra bruciata intorno a me allontanando persone da cui non mi sentivo trattato bene e ho iniziato a vivere in uno stato di isolamento (io lo chiamo così), rotto solo dalle lezioni di facoltà oppure dallo studio con una collega. In quel periodo sembravo favorevole a questa solitudine, eppure c'erano dei momenti di malinconia. Un giorno conobbi su un altro forum una persona che mi fece capire che mi stavo solo ingannando e solo lì in quel momento "mi sono ascoltato" e ho capito che questo stile di vita non era tutto rosa e fiori; questa cosa l'ho anche confermata quest'estate quando per motivi universitari ho avuto un grande contatto con tante persone che mi ha fatto capire che questa nuova esperienza non era così brutta, mi ha fatto anche bene per l'autostima.
Quello che vedo io e che pensando alla mia situazione, al mio carattere io non posso ascoltarmi bene, posso infatti reprimere determinati pensieri o autoingannarmi su altri, trovando giustificazioni o scuse fasulle su certi gesti o comportamenti.
Tutto questo per dire che sono d'accordo con diverse cose lette tra cui questa di tothelighthouse

"Se non abbiamo un mezzo di confronto con l’altro, non possiamo quantificare e definire l’entità delle nostre ansie, la normalità dei nostri pensieri, la difficoltà della quotidianità, la bellezza del ritrovarsi nelle esperienze di qualcun altro.
È qualcosa di cui veniamo privati, o di cui finiamo per privarci a causa della paura."



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 Oggetto del messaggio: Re: Socializzare o non socializzare?....Questo è il problema
MessaggioInviato: sabato 24 marzo 2012, 18:27 

Iscritto il: sabato 17 marzo 2012, 13:46
Messaggi: 7
Provo a dare anche io il mio piccolo contributo alla discussione anche se forse sarò un po’ banale!

I ragazzi gay hanno effettivamente più difficoltà degli etero ad avere amici in adolescenza oppure no?
beh io penso che dipenda da tre fattori solo l'ultimo dei quali dipende dall'orientamento sessuale: il carattere che è la base della nostra propensione alla socializzazione; la condivisione di interessi connessa con l'apertura a nuove esperienze: se non si ha molto in comune e non si è disposti ad interessarsi alle passioni di un altra persona credo che difficilmente si possa costruire un dialogo tra individui...; ed infine il lasciarsi più o meno influenzare dal fatto che l'essere gay possa in qualche modo porre qualche sorte di difficoltà nella socializzazione.
Credo che la difficoltà che molti ragazzi gay trovano nel socializzare con altre persone derivi da una sorta di suggestione e non dall'essere gay in se: il sentirsi gay ci fa sentire in qualche modo la parte debole, in quanto più facilmente predisposti al non essere accettati dagli altri anche quando non sia ha la minima intenzione di rivelare il proprio orientamento sessuale! Invece se si riuscisse a mettere da parte l'idea di essere gay, e riuscissimo a dare libera espressione al nostro carattere e alla nostra personalità, accompagnata da una dignitosa riservatezza sulla propria vita "amorosa" e sessuale, credo che si riuscirebbe ad eliminare la difficoltà di socializzazione derivante dall'essere gay!

Nei problemi di socializzazione e anche di accettazione che ruolo può avere la televisione che presenta molto spesso un'immagine degli omosessuali stereotipata?
Beh se consideriamo il ruolo della televisione al di fuori della categoria "film, telefilm e sitcom", questo è pressoché nullo! Sono sostanzialmente le pellicole cinematografiche a dare un idea di cosa significhi essere gay, tuttavia tale "idea" risulta alquanto distorta, sebbene non si possa neanche del tutto generalizzare! Mi spiego con una serie di esempi: un bel film che inquadra la vita di un omosessuale in una cornice di normalità è "saturno contro" in cui la storia tra i due gay e presentata come una qualsiasi altra storia eterosessuale! tuttavia film che trattano l'omosessualità in maniera cosi seria sono pochi e non vengono quasi mai messi in onda sulle reti televisive! Abbondano sit-com e telefilm in cui la figura del gay è ridotta a quella di macchietta o di pagliaccio ed è questo il caso di "Will&Grace", che in sincerità mi piace molto per come è strutturato perchè simpatico e non particolarmente offensivo nei nostri confronti perchè si parte dal presupposto che i personaggi sono stereotipi che non si ritrovano nella vita reale! Anche perchè se si ammettesse che noi gay fossimo davvero come will e jack ammetteremmo anche che gli etero sono come Grace e Karen e sinceramente non saprei dire chi starebbe messo peggio tra le due parti... Insomma questo tipo di pellicole vanno affrontate con ironia e con la consapevolezza che si tratta di assurdi da commedia! Infine troviamo le pellicole spazzatura come "i soliti idioti" in cui la tematica dell'omosessualità è trattata in maniera squallida offensiva e con un ironia che stenterei a definire tale, ma etichetterei come omofobia!
Una volta fatta questa classificazione e della rispettiva chiave interpretativa penso stia alla maturità dello spettatore non lasciarsi influenzare dalle immagini stereotipate che ne derivano! Purtroppo la superficialità della maggior parte delle persone fa delle stereotipo la regola e conseguentemente contribuisce alla diffusione dell'idea sulla tanto parlata "stranezza" di noi gay, allo stesso modo un omosessuale agli esordi del proprio percorso di accettazione e scoperta fatica a trovare dei riscontri in cui potersi immedesimare e quindi si ha un ulteriore difficoltà nel percorso di accettazione! Un modo giusto di approcciarsi al nostro mondo da parte dei neofiti sarebbe quello di comprendere la nostra normalità mediante pellicole serie e dibattiti costruttivi formando cosi una concreta percezione del reale sul quale fondare una sana ironia ed autoironia di pellicole non offensive, e un sano rifiuto di quelle omofobe!

Frasi di familiari e amici contro l'omosessualità quanto possono influire sulla capacità di fare nuove amicizie per un omosessuale?
Tali frasi hanno un duplice effetto, uno positivo e uno negativo che purtroppo sono in controtendenza e tendono ad autoescludersi!
Tali frasi costituiscono un rifiuto del nostro essere più intimo e per questo viene naturale un atteggiamento di demoralizzazione e sfiducia nei confronti del prossimo e dei nostri rapporti con le altre persone, pertanto ne può conseguire una chiusura nei confronti del mondo e svogliatezza nelle relazioni sociali! Tuttavia tale rifiuto può costituire uno sprone nella ricerca di nuove amicizie più vere e mature che sappiano accettarci per quello che siamo!

Stare da solo non potrebbe essere anche una scelta, una specie di ripicca contro il mondo o in un certo senso una precisa volontà del ragazzo gay? Sono solo gli altri a emarginarlo o anche lui si autoesclude?
Condivido l’opinione di tothelighthouse

Gli insegnanti, gli adulti che stanno intorno al ragazzo si accorgono della sua difficoltà di stare in mezzo agli altri e come si comportano?
Sull’argomento insegnanti sono molto sfiduciato… Pace fatta per qualche caso straordinario che tuttavia non si distoglie poi tanto dalle linee guida, gli insegnanti non sono per niente capaci di ricoprire il ruolo di educatori per quanto riguarda l’aspetto sociale! Ogni ragazzo è diverso dai propri coetanei, ognuno ha delle attitudini passioni e personalità differenti! Se la valutazione relativa allo studio deve essere oggettiva, l’educazione sociale va personalizzata: gli insegnati, per quanto facciano vedere di costruire un dialogo con gli studenti, non ci provano mai davvero, e non capiscono quali siano le attitudini ed il carattere di un ragazzo, il loro compito sarebbe invece anche e soprattutto quello di sviluppare queste attitudini, aiutare i ragazzi nella loro crescita personale, incoraggiarli nelle loro passioni! Morale della favola gli insegnati fanno terra bruciata riducendo i ragazzi ad un piattume sconcertante, quindi figurarsi se possano mai provare a prendere dei provvedimenti nei confronti d un ragazzo che ha difficoltà di socializzazione, sarebbe già un traguardo che se ne accorgessero interrogandosi sul perché della cosa…. Comunque ribadisco sul tema insegnati sono molto negativo quindi non voglio assolutamente dire che sia sempre ecomunque cosi, queste sono solo delle deduzioni tratte da esperienze personali!

Quando un ragazzo passa molto tempo da solo, oltre agli effetti negativi di questa situazione, ci sono anche degli effetti positivi?
Anche qui mi trovo d’accordissimo con tothelighthouse


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 Oggetto del messaggio: Re: Socializzare o non socializzare?....Questo è il problema
MessaggioInviato: lunedì 5 novembre 2012, 17:13 
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Iscritto il: venerdì 30 marzo 2012, 18:40
Messaggi: 1386
Arrivo veramente con parecchio ritardo :oops: ...

I ragazzi gay hanno effettivamente più difficoltà degli etero di avere amici in adolescenza oppure no?
Penso che durante l’adolescenza sia più difficile avere maschi perché si ha paura che in qualche modo gli altri ragazzi possano scoprire quello che sei e questo rende più difficile riuscire a stringere amicizie…
nei problemi di socializzazione e anche di accettazione che ruolo può avere la televisione che presenta molto spesso un immagine degli omosessuali stereotipata?
Per rispondere a questa domanda vorrei partite da alcuni film di parecchi anni fa, i film degli anni ‘70/’80, anche se alcune serie o film recenti andrebbero quasi bene, ma trovo che nei film di una volta il mondo omosessuale sia rappresentato in una maniera molto più stereotipata rispetto ai film, o alle serie TV più recenti.
In quei film la persona omosessuale veniva rappresentata come:
* una persona con atteggiamenti forzatamente femminili;
* una persona che si vestiva da donna, o comunque con vestiti che richiamavano molto gli abiti femminili;
* una persona molto sciocca, che strilla, che sculetta, che ci prova con qualsiasi uomo;

Quali sono le conseguenze di questo modo di rappresentare una certa categoria di persone?
per i ragazzi gay. I ragazzi che si rendono conto di esser gay, purtroppo non hanno dei modelli a cui ispirarsi, tranne quelli che vengono proposti dalla televisione e questo rende ancora più difficile il poter accettare quello che si è, dato che i modelli proposti sono per lo più lontani anni luce da quello che sente il ragazzo, e quindi un ragazzo gay si sente spaesato e solo quando trova il coraggio di frequentare altri ragazzi gay si rende conto che quello che viene rappresentato in televisione è solo un modo fatto apposta per rimarcare la differenza fra etero e gay;
per le altre persone. Questa è la parte più grave, la televisione ha purtroppo “educato” tantissime persone a vedere le persone omosessuali come le macchiette irritanti che vengono rappresentate nei film… e questa cosa ce la tiriamo dietro ancora adesso che siamo nel 2012…
Non vorrei offendere nessuno, ma io fino a qualche anno fa pensavo che tutti i gay si sentissero delle donne, e questo è dovuto sia alla televisione che mostra i gay in quella maniera, sia alla scarsissima educazione sessuale che c’è in Italia… solo frequentando dei ragazzi gay ho capito cosa significhi essere omosessuale e cosa significhi essere una trans gender…
Poi capita anche che i parenti e gli amici dicano in presenza di un ragazzo gay frasi del tipo […] Ma queste frasi quanto possono influire sulla sua capacità di fare nuove amicizie?
Più che sulla capacità di fare amicizie direi che influiscono molto sulla propria accettazione. Sentire frasi così “crude”, dette da genitori che dovrebbero cercare di capirti lascia delle ferite che fanno fatica a rimarginarsi…
La capacità di fare nuove amicizie viene limitata dal fatto che per molti ragazzi il proprio orientamento sessuale è una cosa da tenere nascosta con le unghie e con i denti… Diventa problematico fare amicizie stando continuamente attenti a non far trasparire minimamente quello che si è…
Stare da solo non potrebbe essere anche una scelta, una specie di ripicca contro il mondo o in un certo senso una precisa volontà del ragazzo gay? Sono solo gli altri a emarginarlo o anche lui si autoesclude?
Il volersi isolare dal mondo non la vedo proprio come una ripicca, se un ragazzo gay in famiglia non può parlare della sua sessualità perché i genitori non capirebbero, se con gli amici non ne può parlare perché non capirebbero… Alla fine un ragazzo può fare due cose: o fa tutto quello che può per cercare di frenare quello che è (con tutte le conseguenze e lo stress che ne comporta), oppure decide di isolarsi dal mondo…
vorremmo anche capire cosa succede in famiglia. Gli insegnanti, gli adulti che stanno intorno al ragazzo si accorgono della sua difficoltà di stare in mezzo agli altri e come si comportano?
Molti genitori non riescono ad accettare l’omosessualità del proprio figlio per due ragioni: da una parte perché l’omosessualità viene vista come una malattia, o comunque come un qualcosa di cui vergognarsi e che va contro l’ordine normale delle cose, dall’altra parte la difficoltà di un genitore sta nel fatto che lui ha nella propria testa un modello preciso di cosa sia un gay (e qui mi ricollego al fatto di come la televisione abbia “educato” le persone), e non vedendo nel proprio figlio quelle caratteristiche che lui crede siano tipiche del ragazzo gay, non riesce a capacitarsi di come il proprio figlio possa “credere” di essere gay…
Tendenzialmente alla scoperta dell’omosessualità del figlio un genitore di solito risponde con frasi come: “Non lo sei, credi di esserlo…”, “Sei solo confuso…”, e quindi cercando di banalizzare la cosa, oppure viene tirato in mezzo lo psicologo che dovrebbe “guarire” una persona dalla omosessualità…
L’ultima domanda, la più curiosa: quando un ragazzo passa molto tempo da solo, oltre agli effetti negativi di questa situazione, ci sono anche degli effetti positivi?
Non penso che il rimanere da solo possa avere effetti positivi, a parte quello che escludendosi dal mondo possa essere più difficile venire ferito dagli altri.
Avere contatti con altri ragazzi è utile per rendesi conto di non essere soli…

Isabella



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Ogni sera quando mi ferisco una parte di me si chiede cosa stia facendo, ma io non so cosa risponderle. Guardo il sangue colare dalla ferita, colare a terra, goccia dopo goccia, come una clessidra.
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