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 Oggetto del messaggio: DUE GAY OLTRE GLI SCHEMI
MessaggioInviato: domenica 25 giugno 2017, 10:20 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
Messaggi: 5050
Caro Project,
ho letto un po’ del forum e mi è piaciuto. Da quello che vedo, però, tanti ragazzi hanno avuto vita facile, cioè hanno avuto i loro problemi magari con la gente, con la famiglia, ecc. ecc., ma non col ragazzo, e probabilmente sono stati fortunati. La mia esperienza è stata parecchio diversa, non dico a livello di famiglia o di gente in generale, perché lì, quello che ho passato io l’ho ritrovato in molte storie, ma nei miei rapporti col mio ragazzo.
Cerco di farti capire un po’ meglio, adesso ho 31 anni e lui 28. Quando ci siamo sconosciuti lui ne aveva 20 e io 23. Devo confessare che era il mio tipo, cioè somigliava molto al ragazzo ideale che avevo sempre sognato, ma così, solo fisicamente, perché non lo conoscevo affatto. Che cosa lui abbia trovato in me proprio non lo so, ma qualcosa ci deve pure aver trovato. Ci siamo conosciuti per caso all’università. Primo incontro molto ispido, si stava per finire in una discussione di principio su cose molto stupide, e se ne è andato lasciando il discorso a metà con un “adesso devo andare!” Era un bel ragazzo ok, ma date quelle premesse, mi lasciava veramente poche speranze.
Ci rivediamo qualche giorno dopo, sempre all’università, parliamo un po’, poi mi chiede in numero di cellulare, quando sto per darglielo mi dice: “No! Meglio di no! Lasciamo stare!” E se ne va.
Al terzo incontro mi chiede un passaggio a casa, io non cercavo di meglio. Arrivati a destinazione non scende ma comincia a parlare in modo apparentemente neutro ma pieno di elementi importanti, almeno a me sembravo tali; alla fine si segna il mio cellulare e mi dà il suo. Io cerco di rispondergli qualcosa di sensato. Nota bene che nessuno dei due sapeva che l’altro era gay. Non deve essere rimasto bene impressionato dalle mie risposte molto teoriche e impacciate ma io avevo il terrore di impantanarmi con un ragazzo etero.
L’indomani sento suonare il citofono di casa: è lui. Non posso farlo salire perché ci stanno i miei genitori, scendo e vado con lui a fare la spesa, mi colpisce molto il fatto che si comporta in modo assolutamente disinvolto, come se fosse mio fratello, proprio nessun imbarazzo. Cominciamo a vederci spesso, tutti i giorni o quasi e anche la sera. A un certo punto mi parla di sé e della sua storia finita in niente con un ragazzo, dalle mie risposte capisce chiaramente che anche io sono della partita. Cominciamo a confidarci il nostro mondo privato. Lui con me è molto seduttivo, ma in una maniera veramente bella, io ho paura di entrare in un rapporto che non saprei gestire e cerco di tenermi a distanza ma ovviamente non è affatto facile. Era la prima volta sia per lui che per me, ma se lui si fosse lasciato scoraggiare sarebbe finito tutto prima di cominciare. Una sera molto fredda, dopo la solita chiacchierata in macchina in una stradina poco illuminata, mi prende la mano e me la stringe, io lo lascio fare, è una sensazione molto bella, poi mi tira la mano e se la porta sull’inguine, io sento che è eccitatissimo ma ho paura e cerco di tirare indietro la mano. Lui la tiene forte e mi dice: “No! No! Non scappare!” Io lascio la mano lì. Lui si apre la patta e mi guida ma mano sotto. Provo a resistere ma sono letteralmente subissato dalle sensazioni violente legate all’idea che quel ragazzo mi desideri sessualmente, dopo qualche minuto si gira verso di me, avvicina la mano alla mia patta e mi chiede: “Posso?” Gli rispondo: “Certo!” lui infila la mano e me lo stringe. Ecco, è cominciato tutto così. Credo che non dimenticherò mai quei momenti. Naturalmente, dopo, sono arrivati mille dubbi, ma sono arrivati solo a me. Ci vedevamo spesso la sera per fare sesso e, devo dire, non avrei mai immaginato che si potesse vivere il sesso in modo così coinvolgente, non c’era nessun ritualismo, era una cosa voluta e desiderata da entrambe le parti. Per me, vederlo così coinvolto ed eccitato era proprio il massimo della felicità. Lui faceva i complimenti a me, ma era la sua sessualità che era veramente travolgente, spontanea, coinvolgente. Insomma, stare con lui era bellissimo. Qualche volta era insistente e mi metteva alle strette, ma anche questo con molto buon senso. Per alcuni mesi è stato un idillio sessuale, per me anche affettivo, ma forse non per lui, o forse per lui in un altro modo. Il nostro rapporto è diventato via via più stretto, ci siamo detti veramente tutto, anche le cose più difficili da ammettere. La sua è una storia difficile, che non racconterò, ogni tanto passava giorni di malinconia profonda, di negatività radicale. Da me si è sentito accettato senza riserve e senza condizioni. Col passare del tempo mi sono reso conto che non avrebbe mai seguito regole di nessun genere. Dopo che l’ho conosciuto non ho proprio più pensato ad altri ragazzi. Pensavo solo a lui, aspettavo le sue telefonate, stavo malissimo quando lo sentivo nei suoi momenti di negatività ma mi sentivo al settimo cielo quando ci abbracciavamo e un po’ di sesso faceva svanire tutta quella malinconia. L’ho visto piangere tante volte. Qualche volta mi chiamava in piena notte e io andavo in macchina sotto casa sua, lui scendeva, piangeva e stava male, poi, piano piano si rianimava e finivamo per fare un po’ di sesso come per dire che il peggio era passato. Diceva di essere anaffettivo, di non riuscire ad innamorarsi di nessuno, parlava ovviamente di me. Eppure io non ho mai sentito nessuno più vicino o più simile a me. Certe volte sembra cinico anche contro se stesso, dice di essere incapace di amare e di essere attratto solo dal sesso, questo anche con me, eppure una risposta affettiva c’è eccome, anche se non standard. Poi piano piano sono passati gli anni, si è innamorato di altri ragazzi, è stato con loro, ma con me non ha mai tagliato i rapporti. È stata un’evoluzione lunga, difficile, con momenti violentemente emotivi, non ha accettato compromessi di nessun genere, nella vita affettiva non ha mai rispettato regole, non si è adattato alle esigenze dei ragazzi con cui è stato, non li ha mai considerati il punto di arrivo della sua ricerca affettiva, ha fatto così anche con me, eppure gli voglio bene come non ho mai voluto bene a nessuno. Lui non riesce a capacitarsi del perché io non lo mandi a quel paese come hanno fatto quasi tutti gli altri. Non sono geloso se penso che sta o che può stare con un altro, ma sto male anche io se penso che lui sta male. Quando mi dice che mi ha tradito, gli rispondo che non mi sono mai sentito tradito perché non mi ha mai nascosto nulla e che, se un tradimento (chiamiamolo pure così) distrugge un rapporto di anni, vuol dire che era un rapporto molto fragile. Io vorrei che fosse felice, perché se lo merita. Lui dice che noi non siamo una coppia e che sa che gli voglio bene ma non riesce a volermi bene perché ha conosciuto solo gente che il sesso lo vedeva come un fare e che lui al sesso affettivo non riesce ad abituarsi. Certe volte con me è brusco, anche molto. In altri periodi pensavo che questa ruvidezza fosse il preludio della fine del nostro rapporto, poi, piano piano, ho cominciato a capire che può fare la sua sfuriata un giorno, ma che questo non distrugge nulla e che magari due o tre giorni dopo si fa risentire comunque. Certe volte penso che la sua affettività si esprima soprattutto nel sesso e che per lui sia difficile creare un rapporto di tenerezza con un altro ragazzo, per quanto anche questo ragionamento ha poco senso perché con lui, a parte il sesso, ci sono stati momenti di comunicazione profondissima. Forse non siamo una coppia, almeno nel senso classico non lo siamo, lui dice che non riesce a volermi bene, ma forse ha un’idea un po’ troppo classica del volersi bene. Per me, lui è il centro della vita. Vorrei costruire un futuro insieme con lui, so che probabilmente non succederà, ma mi andrebbe bene anche solo andare avanti così. In fondo sono otto anni che in qualche modo stiamo insieme. Quando lo sento sereno mi si apre il cuore.
Grazie Pro di quello che fai. Decidi tu se pubblicare questa mail. Ti abbraccio.



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