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 Oggetto del messaggio: AFFETTIVITÀ E SESSUALITÀ NELLA VITA DI COPPIA GAY
MessaggioInviato: mercoledì 4 ottobre 2017, 9:47 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
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Il sesso è ben lontano dal rappresentare di per sé il massimo valore nei rapporti umani, ma, nonostante tutto è considerato spesso un valore assoluto, cioè, in buona sostanza, viene mitizzato e pensato come indipendente da tutte quelle condizioni che lo rendono effettivamente gratificante. Il sesso di coppia presuppone che ci sia effettivamente una coppia, cioè che ci siano due persone che si vogliono bene e che hanno visioni del mondo e della stessa sessualità sostanzialmente compatibili. Troppo spesso il sesso di coppia è vissuto in modo individualistico, totalmente al di fuori di un qualsiasi rapporto affettivo, come se il sesso potesse sostituire un’affettività oggettivamente carente. Sento parlare con notevole frequenza di sesso vissuto solo come forma di godimento fisico e individuale staccato dall’affettività, tuttavia sono portato a pensare che, almeno alla lunga, il sesso inteso in questo modo sia sostanzialmente deprimente e frustrante. Nella sessualità non esistono standard e dire “gay”, di fatto, significa dire ben poco. Ciascun individuo ha la sua storia personale, i suoi condizionamenti, le sue fantasie e non è certo una cosa frequente che tra due individui si raggiunga un equilibrio veramente gratificante per entrambi.

Cerchiamo ora di prendere in considerazione gli elementi sintomatici di una crisi di coppia, ossia del venir meno del rapporto affettivo all’interno della coppia.

1) Nella vita di coppia, proprio per la presenza di un legame affettivo, la comunicazione dovrebbe essere completa: ciascuno dei due dovrebbe comunicare all’altro “senza filtri” quanto gli accade, ossia non solo i fatti oggettivi, ma anche le sue valutazioni personali connesse con quei fatti. La riservatezza è un valore tipico degli ambienti sociali in cui si assume un ruolo sociale, ossia in cui si è considerati per quello che si fa, per le proprie azioni, e non per quello che si pensa e che si è nel privato. Si dice comunemente che quando ci si innamora non si vedono i difetti dell’altro e lo si colloca in un’atmosfera quasi mistica. Con l’aumentare dell’età e con lo scorrere degli anni, la tendenza alla mitizzazione del partner, che è evidente nell’innamorato giovane, non sparisce, ma si consolida a livello affettivo. Questo si osserva chiaramente nelle coppie che presentano differenze di età non minime, in particolare da parte del partner più maturo, nei confronti del più giovane.

I prodromi di una embrionale crisi di coppia si possono individuare nel mutato atteggiamento verso il partner, che, progressivamente, non è più considerato miticamente, ma è visto con un atteggiamento sempre più critico. Va sottolineato che, molto spesso, il passaggio dalla mitizzazione alla demitizzazione non si manifesta all’esterno ed è, almeno all’inizio unilaterale. Il partner che vede svanire progressivamente la sua partecipazione affettiva, cerca di supplire ad una spontaneità sempre meno affettiva, con comportamenti volontari, assume cioè il ruolo dell’innamorato per dovere. In breve l’assenza di spontaneità da parte di uno dei due partner emerge, per esempio attraverso discorsi contraddittori e non univoci, che sono immediatamente rilevati come incoerenti dall’altro partner. In questo modo il calo del tono affettivo della coppia diventa bilaterale e si passa ad una fase successiva, cioè si passa dal contatto affettivo (coccole, anche solo verbali) ai discorsi e ai ragionamenti.

2) Nelle crisi di coppia ormai in stato avanzato, l’elemento dominante sono i discorsi, le puntualizzazioni, i chiarimenti. Non viene ancora meno il contatto sessuale, ma è un contatto in cui si rilevano le dissimmetrie, le incompatibilità, un contatto in cui si creano dei ruoli che via via si consolidano. C’è da una parte un partner dominante (o meglio aggressivo) che chiede e talvolta pretende chiarezza, che rileva le incoerenze del partner, che ricorda alla lettera le espressioni che il partner ha usato e gliene chiede puntigliosamente le motivazioni, e c’è dall’altra il partner remissivo, che accetta, o meglio subisce, perché in qualche modo vede già chiaramente il rapporto di coppia completamente finito e desidera uscirne al più presto, ma in modo tranquillo. Le incoerenze unilaterali sono frequenti anche nei rapporti di coppia stabili. Il cambiamento unilaterale dei toni all’interno di una coppia stabile, anche se percepito, non è però interpretato come elemento critico e potenzialmente distruttivo, in presenza di una incipiente crisi di coppia, invece, le incoerenze e i cambiamenti di tono non soltanto vengono rilevati immediatamente ma producono la classica reazione aggressiva. Osservo, per inciso, che in alcune coppie, in cui l’asimmetria è molto forte, la caratterizzazione in termini di aggressività-remissività esiste anche quando la coppia non è in crisi. Il partner aggressivo rivendica la sua razionalità, il suo parlare chiaro, il suo aver ripetuto più volte gli stessi concetti e rimprovera al partner remissivo non solo la sua volubilità e la sua incoerenza al limite della finzione, ma anche un deliberato non voler tenere conto di quanto detto dal suo compagno. Lentamente, la fase dei discorsi si trasforma in un “presentare il conto”. Il partner aggressivo elenca i suoi meriti, omettendo però qualsiasi riferimento ai suoi demeriti e così facendo induce il partner remissivo a chiudersi progressivamente sempre di più in posizioni di difesa.
Va sottolineato che la motivazione di fondo delle crisi di coppia sta nell’assenza di una vera esclusività, o almeno di una forte polarizzazione dell’affettività e talora anche della sessualità sulla coppia, e nel fatto che ciascuno dei due ha una sua vita strettamente personale, di cui il partner sa poco o nulla. Talvolta si tratta di infedeltà completamente nascoste da parte del partner aggressivo, in altri casi vengono date al partner remissivo solo delle sommarie indicazioni e si evitano ulteriori chiarimenti con frasi come: “Ma tu lo hai accettato!” oppure “Queste sono questioni mie private e non ne voglio parlare!”. Sottolineo che in alcuni casi il partner aggressivo dà per scontato che si possa mantenere un rapporto “solo sessuale” con il precedente partner, anche in presenza di un rapporto affettivo importante con un altro. Di fronte a questi comportamenti che sono di per sé distruttivi della vita di coppia, perché la cosiddetta coppia aperta è un concetto fortemente ambiguo e contraddittorio, il partner remissivo dovrebbe arrivare alle ovvie conclusioni, cioè a prendere atto che il rapporto non esiste più, ma in genere questo non accade e il partner remissivo finisce per accettare situazioni paradossali nella ipotetica quanto irrealistica speranza che le cose tornino come prima. Queste situazioni di compromesso instabile possono durare anni ed essere effettivamente distruttive, perché gli atteggiamenti rivendicativi possono trasformare ciò che è stato un rapporto d’amore in astio e in radicale svalutazione dell’altro.

3) Accade talvolta che uno dei due partner chieda all’altro “un momento di riflessione”, cioè una pausa, una interruzione dei rapporti di coppia. Le modalità possono essere le più varie, dal non sentirsi per qualche settimana al sentirsi saltuariamente, senza incontrarsi, nonostante l’interruzione. La “pausa di riflessione” serve per riconsiderare il rapporto con un certo distacco, a capire fino a che punto è importante e anche per tentare altre strade e operare confronti tra le diverse opzioni possibili. La pausa di riflessione non porta necessariamente alla rottura del rapporto di coppia, serve invece come verifica dell’esistenza dei presupporti di quel rapporto. In questo caso il parametro fondamentale è il tempo: più la pausa di riflessione si allunga minore è la probabilità che la vita di coppia riprenda. In genere le coppie molto legate interrompono la pausa di riflessione anche prima del periodo stabilito. Se questo accade, o se il periodo stabilito è relativamente breve (al massimo un mese), e dopo la pausa di riflessione il rapporto di coppia riprende, in genere le motivazioni affettive ne risultano rafforzate. Se invece i tempi si allungano a due mesi o anche più, è molto probabile che l’affettività alla base della coppia fosse fin dall’inizio superficiale e che la scelta di costituire una coppia fosse molto affrettata o fosse determinata da fattori esterni.

Vorrei fermarmi su un concetto molto importante: “la partecipazione affettiva non si può fingere, quella sessuale sì”. È proprio per questo che molte coppie oggettivamente in crisi per carenza di affettività, continuano ad esistere: la sessualità è chiamata a supplire alla mancanza di affettività e per qualche tempo può sembrare che le cose possano funzionare anche così, ma la debolezza del rapporto affettivo di base non può essere coperta per molto tempo dal perdurare di un interesse sessuale, perché il sesso senza amore smette di essere un’esperienza di contatto umano profondo e diventa fonte di insoddisfazione e di frustrazione. Alla base di tutto questo c’è l’idea cui ho fatto cenno all’inizio: l’amore e il sesso sono una cosa diversa.

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