ANDARE AVANTI A LIVELLO MINIMO CON UN RAGAZZO GAY

Coppie gay, difficoltà, prospettive, significato della vita di coppia dei gay
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progettogayforum
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ANDARE AVANTI A LIVELLO MINIMO CON UN RAGAZZO GAY

Messaggio da progettogayforum » sabato 27 luglio 2019, 20:06

Caro Project,
scrivo a te perché ho esaurito la lista di possibili destinatari.
È più uno sfogo che altro, se ci sei e se il forum ancora funziona, ok, altrimenti sarà come avere messo un messaggio in una bottiglia che si è persa nell’oceano, ma comunque avrei perso solo un po’ di tempo a scrivere.
Anni 36, i miei, amici qualcuno, amici veri … non lo so nemmeno io. C’è un ragazzo che mi interessa, non è il mio ragazzo, non ne sono innamorato, non so se farei di tutto per lui, forse no, però non mi è indifferente. Tra parentesi, non ho mai capito quelli del tutto o niente, gli innamorati persi e cose del genere, per me la persona fondamentale resta sempre e solo una: io. Non ho mai avuto un ragazzo vero, cioè non ho mai vissuto una vita di coppia, un po’ di sesso l’ho fatto, e pure poco, ma poi nessun entusiasmo folle. Mi piacerebbe stare con un ragazzo ma per combattere una battaglia insieme, per collaborare nel quotidiano, anche per fare sesso, ma se si riduce tutto solo a quello, beh, allora o Tizio o Caio è uguale, più o meno. Dicevo del ragazzo che mi interessa, … che ne posso dire? Mi affascina ma mi rendo conto che un dialogo vero non è possibile, è sempre arrabbiato col mondo, ansioso, astioso (non con me, o almeno con me solo molto raramente). Ogni tanto mi chiama e a me fa piacere ma non capisco perché mi chiama. Che cosa vuole da me? Sesso? Precisiamo che lui è un bel ragazzo e io proprio per niente. A trovare un po’ di sesso non ci metterebbe niente e qualche volta lo fa, quando non ha proprio nessuno ci sono io, non che mi dispiaccia, ormai non mi fa nemmeno più proposte, mi dice che gli dico sempre di no, ma se è il primo a dirmi in faccia che non vuole sentirsi legato, che mi cerca a fare? Ma poi del fatto che ha altri ragazzi onestamente non me ne importa niente, ma vorrei che di me avesse più rispetto, per esempio non sopporto quando mi dice che l’indomani verrà a trovarmi e poi non viene, o quando ci dobbiamo vedere ma poi salta tutto perché ovviamente ha avuto una proposta più interessante. Ma tutto questo, ok, sono affari suoi, io non sono il suo ragazzo, però un po’ di rispetto, non dico di fedeltà, ma proprio di rispetto minimo dovrebbe averlo. Mi dice di chiamarlo e poi mette la segreteria telefonica e non risponde mai. Un giorno mi chiede di accompagnarlo in macchina un un’altra città, lontana quasi 200 Km, ci potrebbe andare in treno, ma mi propone di andarci insieme, insisto per andare con la mia macchina, alla fine accetta. Partiamo la mattina presto, ovviamente non mi dice nemmeno che cosa sta andando a fare. Parliamo un po’ in macchina, ma sembra innervosito. Arriviamo a destinazione, mi dà appuntamento in centro per le due del pomeriggio, poi scende a prendere la metropolitana. Ovviamente alle due non arriva e nemmeno alle tre, il suo telefono è staccato, fino alle 21.00 non risponde, poi mi manda un sms e mi dice che aveva i nervi e che se ne è tornato indietro il treno. Deve essere partito almeno tre ore prima ma, ovviamente non mi ha avvisato. Sono tornato indietro da solo e posso dire che il viaggio mi ha fatto bene! Bisogna riguadagnare la propria autonomia. A 36 anni bisogna capire che certe cose non hanno senso. Nota, Project, che io parlo di una semplice amicizia, ma anche una semplice amicizia dovrebbe essere una cosa minimamente seria, se no si sta molto meglio soli! Una volta a casa l’ho richiamato e mi ha risposto che non aveva tempo perché aveva un lavoro da finire, e mi sono anche pentito di averlo richiamato. Certo, la solitudine è un valore! Lo so benissimo, e poi quando mi chiama si finisce in puntualizzazioni e recriminazioni, mi dice che non riesce a stare tranquillo per colpa mia, perché sono ansioso e nevrotico e gli trasmetto la mia ansia. Lo so che ha tanti problemi e anche molto seri, ma se poi mi dice che ha fatto male a parlarmene, perché prima me ne parla? Ma se me ne parla io devo dirgli quello che penso e non quello che lui vuole sentirsi dire e di lì le risposte piccate o la totale assenza di risposte. Abbiamo due modi vedere la vita molto diversi, lui mi dice che sono nato vecchio e che resterò solo tutta la vita, ma lui allora che cosa farà? Adesso ha 31 anni, e quando di ragazzi ne hai avuti parecchi è come non averne avuto nemmeno uno, ma lui pensa che sarò io a restare solo, mi accusa di ragionare come i suoi genitori, di evitare i rischi anche a costo di vivere meno intensamente, mi accusa di scappare sempre, di non decidere, di essere ambiguo, di tenere un piede in due scarpe. Perché non riesco ad avere un dialogo minimamente serio con questo ragazzo senza finire in battibecchi interminabili? Lui è com’è, io ormai posso solo adattarmi, e poi perché se la prende con me? Perché probabilmente quando parla di stupidaggini o di sesso gli corrono tutti appresso, ma quando passa sul tono malinconico (il che gli capita spesso) allora non lo sta più a sentire nessuno o gli danno ragione tanto per farlo contento. Mi chiedo, Project, che cosa c’entra tutto questo non l’essere gay? Forse c‘entra e pure molto. Io non starei certamente appresso a una ragazza in questo modo. Ma perché tra due gay finiscono per esserci questi problemi? E poi su cose della vita in generale, che non c’entrano niente col sesso o con la vita affettiva. Ma forse queste cose c’entrano eccome! Project, sono stufo, stanco, non ce la faccio più di ripetere sempre gli stessi discorsi, forse sono proprio vecchio dentro e sto imparando a non sperare più nulla e a lasciare scorrere le cose così come vanno da sé. So che sarebbe molto più igienico e salutare troncare questa relazione, ammesso che sia una relazione, ma non è facile nemmeno troncare. Che problemi! Dieci anni fa pensavo che fosse tutto più facile! Altro che matrimonio gay! Il vero problema è riuscire ad andare d’accordo anche a livelli minimi.
Ciao Project e se ci sei batti un colpo.

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