AMORE E SESSO IN UNA COPPIA GAY

Coppie gay, difficoltà, prospettive, significato della vita di coppia dei gay
Rispondi
Avatar utente
progettogayforum
Amministratore
Messaggi: 5575
Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05

AMORE E SESSO IN UNA COPPIA GAY

Messaggio da progettogayforum » domenica 22 novembre 2020, 4:00

Caro Project,

certo non ti potrai ricordare di me. Ti scrissi la prima volta tanti anni fa precisamente nel febbraio del 2011, il 18 febbraio 2011 (ho ritrovato la mail) e mi firmai semplicemente Marco. Allora avevo vent’anni e mi sentivo libero ma allo stesso tempo oppresso dalla mia famiglia, che pure era ed è tuttora fatta di persone che mi volevano e che mi vogliono bene. Ti ricorderai che ti ho parlato tante volte del mio paesetto perso tra le montagne, della fattoria e della mucca Pezzatella che era invecchiata con la mia famiglia e che mio padre aveva tenuto come animale da compagnia finché non era morta di vecchiaia perché avrebbe considerato un tradimento mandarla al macello. Ti scrivo oggi perché sono capitato per caso sul forum e mi ha fatto una sensazione stranissima, mi sono sentito a casa. Con me hai avuto pazienza, una infinita pazienza, sei stato tu che mi hai convinto ad andare all’università, e ci sono andato e mi si è aperto un mondo davanti.

Adesso lavoro in città, vado in paese solo il sabato e la domenica per passare un po’ di tempo coi miei genitori, perché il resto della settimana sto col mio compagno nell’appartamento che condividiamo ormai da cinque anni. Se c’è una cosa che veramente mi ha creato imbarazzo per tanto tempo quella cosa è il fatto che i miei genitori non sapessero nulla di me. Non venivano mai a trovarmi in città, ero sempre io che andavo da loro. Loro pensavano che io in città vivessi da solo. Mia madre ogni tanto mi ripeteva che dovevo trovarmi una ragazza, perché adesso una posizione ce l’avevo ed era ora di mettere su famiglia. Mi stupiva e mi sconfortava il fatto che anche se avevamo vissuto insieme per vent’anni, loro non avessero nemmeno lontanamente sospettato come le cose stavano realmente. Sono persone semplici, al punto che qualche volta fatico a capire la loro logica, che è tropo diversa dalla mia. In una cosa però mi hanno dato il buon esempio, cioè nel fatto di essere una coppia unita di persone che si vogliono bene. Non ho mai visto mio padre e mia madre litigare. Qualche giorno fa sono rientrato dal lavoro e ho visto il mio compagno, che si chiama Gianni, che stava pulendo la verdura davanti al lavandino della cucina, gli sono andato vicino e gli ho fatto una carezza leggera su una guancia e lui mi ha guardato positivamente stupito, e gli ho detto che quando mio padre tornava dalla campagna, dopo essersi lavato passava in cucina a fare una carezza dello stesso tipo a mamma. Da loro ho imparato come si vive in coppia, anche se loro sono una coppia totalmente diversa dalla mia, e mi dispiaceva enormemente che non ci si potesse capire, perché in fondo i sentimenti sono gli stessi.

Tu mi hai dato una mano a sentirmi libero senza mandare a rotoli i rapporti coi miei genitori. Mi hai incoraggiato ad allontanarmi dalla mia famiglia per l’università. Temevo che i miei genitori mi avrebbero frenato, non fosse altro, per ragioni economiche, ma non è stato così. I miei genitori hanno vissuto il mio allontanamento da loro come qualcosa di naturale, che doveva essere fatto per il mio bene e mi hanno sostenuto prima di tutto economicamente, e per loro era un sacrificio enorme, ma mi hanno anche incoraggiato e il rapporto con loro non si è perduto. …

Ho conosciuto Gianni nel 2013, perché abbiamo frequentato insieme un corso sulla circolazione dell’aria negli impianti industriali, perché ci occupiamo di queste cose. Io lo avevo subito notato e mi era risultato simpatico a prima vista, ma davo per scontato che fosse etero, perché portava pure una fedina d’oro, quindi mi sono tenuto a distanza. È stato lui che si è fatto avanti, dal primo giorno. All’ora di pranzo si sedeva sempre al mio tavolo, In effetti eravamo in pochi, nemmeno 20 persone, e venivamo da tutte le parti d’Italia, alcuni già si conoscevano e facevano gruppo fisso per conto loro. Io vedevo che lui si sedeva al mio tavolo e pensavo che fosse perché non conosceva nessuno, ma non era così. Abbiamo cominciato a parlare di circolazione d’aria, di ventilazione, di camini, di fluidodinamica ecc. ecc.. Parlavamo nella pausa pranzo e poi la sera, perché il corso era residenziale e alloggiavamo tutti nella foresteria della nostra azienda.

A un certo punto gli ho chiesto da dove veniva e veniva da lontano (più di 900 km), io invece stavo praticamente a casa mia. Poi mi fece un discorso che allora non capii ma che con la scienza del poi si è dimostrato avere un senso molto preciso, mi ha detto che stava cominciando a pensare di traferirsi nella mia città, perché nella città dove viveva allora stava completamente solo, poi ha aggiunto con un’espressione tra il perplesso e l’interrogativo, che però avrebbe avuto il problema della casa. Gli ho detto che io avevo una casa non piccolissima a due possi dall’azienda e che avrebbe potuto farci un pensierino. Lui mi ha chiesto: “Dici davvero?” E gli ho risposto: “Io vivo solo.” Allora io non ero minimamente innamorato di Gianni, mi sembrava simpatico e tutto sommato anche un bel ragazzo ma non lo consideravo certo il mio principe azzurro, e poi per me, lui era etero al 100%.

Dopo i primi giorni di corso era ormai chiaro che Gianni era single, ma single non vuol dire gay, anche un etero può essere single ma resta etero comunque. Gianni aveva un atteggiamento che mi colpiva molto e un po’ mi faceva pensare: a parte il fatto che non parlava mai di ragazze, non parlava nemmeno di cose troppo personali, non raccontava barzellette a sfondo sessuale e non faceva domande, non era ficcanaso, se mi arrivava una chiamata al cellulare lui si allontanava, quando si fermava a chiacchierare con me la sera, spegneva automaticamente il cellulare, ma non mi chiedeva di fare lo stesso. Con lui la conversazione era molto gradevole ma anche molto disimpegnata. Mi era simpatico, con lui passavo il tempo volentieri. Nei miei confronti non era timido ma rispettoso, con gli altri, quando capitava l’occasione, era piuttosto burlone, e poi se aveva un po’ di tempo libero lo passava con me.
I
o mi ero fatto tutti questi ragionamenti ma non tenevo conto del fatto che anche lui doveva essersi fatto due conti su di me, perché pure io non parlavo mai di donne né di sesso ed evitavo nel modo più rigoroso di fargli domande troppo personali. Gli ultimi due giorni del corso ha dormito nella mia stanza, perché c’erano due lettini e siamo rimasti a palare fino a tardissimo. Alla fine del corso eravamo ormai amici ma io ero ancora convinto che lui fosse etero al 100%. Lui, invece, probabilmente aveva capito tutto o quasi su di me. Quando se n’è andato il distacco è stato malinconico, lui mi ha ricordato la proposta che gli avevo fatto riguardo alla casa, io l’ho presa come una battuta per rendere il distacco meno malinconico con l’ipotesi di un possibile ritrovarsi. Il suo, però, era un messaggio preciso, del quale io allora non capivo il significato.

Nei giorni successivi, almeno nei primissimi, un po’ mi mancava, ma davo per scontato che non lo avrei più rivisto. Il quinto giorno mi chiama al telefono, ci scambiamo i contati social e da lì cominciamo a parlare praticamente tutte le sere. Niente discorsi da innamorati, chiamate brevi, anche di poche parole, ma chiamate che fanno piacere. Lui non voleva invadere, non voleva diventare pesante, voleva farmi capire che c’era ma non voleva approfittare del mio tempo e soprattutto non voleva essere considerato un peso. All’inizio mi chiamava solo lui, poi ho provato a chiamarlo anche io, nella giornata parlavamo al telefono almeno un paio di volte, ma anche allora io non avevo capito nulla.

Circa un anno dopo, nell’azienda dove lavoravo si era liberato un posto corrispondente alla sua qualifica e io l’ho chiamato per farglielo sapere, se fosse venuto nella mia città avremmo lavorato praticamente insieme, e lui, a livello tecnico, è veramente una mente. Se avesse accettato il trasferimento saremmo diventati colleghi e ci saremmo visti tutti i giorni al lavoro e fuori. Quando l’ho chiamato è stato contentissimo, anche se penso che lui abbia interpretato la mia telefonata come una mezza dichiarazione d’amore, cosa che non era assolutamente. Mi ha detto che lo sapeva già e che aveva già chiesto di ricoprire il posto vacante e mi ha chiesto anche se la proposta della casa era ancora valida, ma ha aggiunto subito che in ogni caso non ci sarebbe stato alcun problema e che “se io preferivo stare per conto mio” lui si sarebbe trovato un’altra sistemazione. Gli ho detto che per me la proposta di venire a stare da me era sempre valida, se lui si fosse adattato a vivere in una casa che non è piccolissima ma non è certo il Grand’Hotel. Lui mi ha risposto che sarebbe andata certamente benissimo e che poi “per il prezzo” ci saremmo messi d’accordo, questo discorso non me lo aspettavo e mi ha spiazzato un po’ e lì per lì gli ho detto solo “ok!”

Due settimane dopo, è arrivato di domenica alla stazione con un bel po’ di bagagli. Gli avevo preparato la stanza, era tutto in ordine, oltre la stanza aveva un piccolo bagno con doccia tutto per lui. Alla stazione non c’erano state particolari manifestazioni di entusiasmo, lui era contento ma frenato, io ero contento che venisse a stare a casa mia ma non davo alla cosa un significato particolare. Ha trovato la stanza di suo gradimento, poi è venuto nel soggiorno dove c’era una foto di mia sorella e mi ha chiesto: “Chi è?” Gli ho detto che era mia sorella che adesso non c’è più, che era parecchio più grande di me ed è mancata quando io avevo 13 anni e lei 21. Lui è rimasto molto turbato da questo discorso, l’ho visto proprio in un momento di difficoltà. Mi ha chiesto se andavamo d’accordo e gli ho detto che tra noi c’era molta complicità e che per i miei genitori è stata una cosa lacerante.

Sui mobili c’erano altre fotografie, una dei miei genitori con me in braccio, una della prima comunione e poi una mia con un carissimo amico che si chiama Alberto, col quale studiavo spesso al tempo dell’università. Lui mi ha chiesto chi era ma me lo ha chiesto con un attimo di esitazione di troppo e lì ho avuto il primo flash. Gli ho risposto che era un amico, stavo per dire “solo” un amico ma ho rimandato indietro quel “solo” prima che mi uscisse dalla bocca, però ho insistito sul fatto che finita l’università ci eravamo persi di vista e mi è sembrato che fosse contento della mia risposta, certamente avrà pure notato che a parte la foto di mia sorella non c’erano foto di ragazze da nessuna parte. Anche se lui aveva probabilmente intuito tutto di me, qualche dubbio poteva comunque averlo ancora.

Io avevo preparato il pranzo, ma era ancora presto e siamo usciti per fare un giro della città. Era incantato dalla città, gli piaceva veramente moltissimo. Abbiamo parlato essenzialmente di lavoro, si è fatto raccontare dell’organizzazione dell’Ufficio tecnico, dei rapporti con l’alta dirigenza, dei rapporti tra colleghi. Siccome facevamo esattamente lo stesso lavoro siamo entrati molto nei dettagli e siamo arrivati all’ora di pranzo parlando di queste cose. Dopo il pranzo, che è stato brevissimo, mi ha detto che avrebbe voluto riposare un po’ perché la mattina si era alzato prestissimo e poi voleva sistemare un po’ le cose nell’armadio. Gli ho augurato buon riposo, lui si è ritirato nella sua stanza e io ho sistemato gli avanzi del pranzo e ho fatto i piatti e poi sono andato anche io a riposare un po’.

Dopo la storia della foto di Alberto avevo cominciato a farmi qualche domanda in più, ma più per curiosità che per interesse. In fondo lui aveva visto casa mia, le fotografie e un po’, diciamo così, il mio stile di vita, ma io di lui non sapevo nulla, era un amico, certo, stava pure a casa mia, ma in un certo senso non eravamo in una condizione di parità. Tra l’altro mi resi conto che non mi aveva mai parlato della sua famiglia. In genere quando uno ti racconta della sua famiglia, come avevo fatto io, gli rispondi dicendogli qualcosa della tua, ma lui non ne aveva parlato mai nemmeno di sfuggita. Sapevo soltanto che viveva da solo e il fatto che avesse chiesto di venire nella mia città significava che non aveva interesse a rimanere nella sua, mi chiedevo solo dove vivessero i genitori e perché lui non avesse cercato di tornare da loro. Ma per il principio di non ingerenza che avevo adottato, non avrei certamente fatto domande, avrei solo ascoltato e cercato di fare le mie deduzioni.

La sera ha voluto farsi spiegare dove stavano tutte le cose necessarie per la cucina e ha cucinato lui e ci sapeva fare! Poi ci siamo fermati a parlare, ma solo di lavoro, perché l’indomani sarebbe stata la nostra prima giornata di lavoro insieme.

Abbiamo cominciato a lavorare insieme allo stesso progetto al quale prima io stavo valorando da solo, e mi sentivo maestro, ma questa situazione è durata proprio poco. Lui aveva un PC mostruoso con programmi specifici per il nostro lavoro, in buona parte fatti da lui. Mi sono sentito in imbarazzo, perché Gianni era proprio uno scienziato di alto livello, capivo che avrei dovuto studiare molto per arrivare stare al passo ma ovviamente non ho detto nulla. Gli ho presentato i colleghi e durante le presentazioni una mia collega, che qui chiamerò Ines, ha cominciato a fare un po’ la civetta con lui … e lui le dava corda, ci stava, e la cosa a me dava molto fastidio. Ines non è una cattiva ragazza, se la tieni a distanza ci puoi anche convivere ma se le lasci spazio ti si appiccica e non te ne liberi più, pure lei è single, ma single in cerca di marito “qualificato” e Gianni poteva essere proprio la persona giusta dal suo punto di vista. Mesi fa Ines è arrivata ad invitare a cena pure me, ma a casa sua e in due! Ovviamente ho driblato la cena e ho, come si dice adesso, cominciato a tenere un adeguato distanziamento sociale. Ines, anche se con molta classe, perché quella ce l’ha, comunque, con quelli che le interessano, ci prova.

La presenza di Ines vicino a Gianni mi dava fastidio. Allora vedevo Gianni solo come un amico anche se la mia precedente convinzione che lui fosse etero aveva già subito qualche incrinatura. Mi sono detto: “Ma se è etero e Ines gli va appresso, è ovvio che la cosa gli può stare bene, tra l’altro Ines è pure una bella ragazza!”, In questo modo cercavo di convincermi di non essere interessato a Gianni. Quando siamo rientrati a casa, alle 18.00, pensavo che lui mi chiedesse qualcosa di Ines e invece non ne ha fatto proprio parola, mentre mi ha chiesto di altri colleghi, notoriamente sposati e con figli e mi ha detto che gli erano proprio simpatici. Io mi sono chiesto se un ragazzo etero, dopo il civettare evidente di Ines avrebbe omesso di farmi domande su di lei, e i conti non mi tornavano. Avrei voluto introdurre io un discorso su Ines ma ho evitato perché non mi sembrava proprio il caso. La cena l’ha preparata lui e i piatti ha voluto farli lui, poi ci siamo messi al lavoro su questioni di carattere tecnico e la serata è passata così.

Tra noi si era creato un equilibrio che mi rendeva particolarmente gradevole stare con lui. Davo per scontato, diciamo all’80% che fosse etero, ma almeno non era un etero fissato con le donne che parla solo di quello. È qui che mi è venuta un’idea perfida, io volevo cercare informazioni su di lui e ho pensato che il solo modo fosse avere a disposizione il suo cellulare. Certe volte usciva e lo lasciava in camera e non usava password o cose del genere e comunque il suo cellulare, da quello che avevo visto, suonava solo per chiamate di lavoro, pensavo che ne avesse un altro per le chiamate private, ma ne aveva uno solo. La tentazione di entrare nel suo cellulare è stata grande, ma la cosa mi sembrava così disonesta che ho finito per mettere da parte l’idea. Un giorno mi ha detto che mentre stava fuori si era ricordato che avrebbe dovuto fare una telefonata di lavoro, ma non aveva potuto farla perché aveva lasciato il cellulare a casa. Gli ho fatto notare che lo lascia in giro pure in ufficio e allora gli ho detto: “Il cellulare lo devi portare sempre appresso perché se finisce nelle mani di altre persone si possono creare situazioni imbarazzanti!” Lui mi ha guardato e mi ha chiesto: “Nelle mani di chi?” e gli ho detto: “Di Ines per esempio!” Al che lui ha alzato le ciglia, ha spalancato gli occhi e ha detto: “Oddio! Meglio di no!” e lo ha detto con un’espressione che non aveva molto di etero!

Avevo aggiunto un altro tassello al mio mosaico! e devo aggiungere che anche Gianni aveva cominciato ad evitare Ines esattamente come facevo io. La sera, a casa, mi sono deciso ad affrontare con lui almeno l’argomento famiglia e gli ho chiesto perché non parla mai dei suoi genitori, e mi ha risposto: “Perché non li considero i miei genitori…” Poi siamo andati a sederci in salotto e mi ha detto: “Penso che sia ora di parlare chiaro. Io sono gay, e penso che tu lo abbia capito da un pezzo, ma i miei non lo hanno mai accettato, per fortuna ho parlato chiaro con loro quando avevo già un lavoro, e l’ho fatto così tardi perché mi aspettavo la loro reazione, totalmente fredda e ipocrita. Io allora vivevo con loro, ma dopo una settimana l’ambiente era diventato così intollerabile che ho chiesto di essere trasferito lontanissimo e me ne sono andato senza nemmeno salutare. I miei avevano il mio numero di cellulare ma non mi hanno mai chiamato. Mio padre, l’ultima volta che abbiamo parlato mi ha detto: “Come hai potuto farci questo!” come se essere gay fosse un dispetto contro di loro, e i miei sono persone evolute, … non mi vedranno mai più.”

A questo punto dovevo uscire allo scoperto anche io e gli ho detto: “I miei sono bravissime persone ma a loro non l’ho mai potuto dire perché non so come reagirebbero, magari forse non la prenderebbero male, ma per loro, per i loro parametri sarebbe un colpo terribile…” Lui mi ha risposto: “La vuoi una tazza di tè?” e l’ho seguito in cucina, adesso eravamo una famiglia l’uno per l’altro, dopo il tè ci siamo rimessi in salotto e lui mi ha passato il suo cellulare e mi ha detto: “Almeno puoi capire un po’ come ho vissuto…”, io gli ho passato il mio e gli ho detto: “Questo è il mio, ma dentro non c’è niente di interessante.” Siamo stati svegli vino alle 2.00 a raccontarci le nostre vite, la mia molto più monotona, la sua più ricca e con tre storie con ragazzi finite male.

C’è stato un momento particolarmente intenso quando ho raccontato a Gianni che papà si è tenuto la mucca Pezzatella come animale da compagnia finché non è morta di vecchiaia, perché non aveva cuore di mandarla al mattatoio, Gianni è rimasto molto impressionato da questa cosa e mi ha detto che lui da piccolo aveva avuto un cane in regalo da dei parenti, i genitori non avevano avuto la faccia di dire di no, ma poi il cane è sparito e non si è saputo che fine avesse fatto, e lui pensava che lo avessero fato sopprimere perché sporcava la casa, questa cosa mi è sembrata raccapricciante. Mi ha detto che gli devo parlare ancora dei miei genitori “perché devono essere brave persone”. Poi ce ne siamo andati a dormire totalmente frastornati dalla giornata, ovviamente in camere separate, però rispetto alla sera prima molte cose erano cambiate, ci eravamo dichiarati reciprocamente, a me poi ormai risultava chiaro che lui mi era stato appresso dal primo giorno che ci eravamo incontrati, quindi si poteva presupporre che fosse veramente attratto da me, ma per me non era lo stesso.

Lui mi era simpatico, lavoravamo benissimo insieme ma io non ero innamorato di lui. Dopo avere saputo che era gay non avevo provato momenti di entusiasmo, insomma lui sessualmente non mi attraeva. Project, tu hai scritto tante volte che il teorema “gay + gay = amore” non solo non è mai stato dimostrato ma è fuorviante, ed è così. Per quando possa sembrare assurdo, cominciavo a pensare di essermi cacciato in un pasticcio molto grosso: lui si trasferisce da un posto lontanissimo per stare con me, viene a vivere a casa mia, è innamorato di me, viviamo insieme ma io non sono innamorato di lui! Comincio a domandarmi se e come posso averlo illuso, se e come lui sia arrivato a pensare che i suoi sentimenti fossero condivisi, e alla fine non so che pensare. Essere due gay che vivono insieme e lavorano insieme non significa essere una coppia gay!

Project, ho vissuto giornate di inferno, non sapevo che fare, avrei potuto provare a farmelo piacere per forza, ma uno non può decidere di innamorarsi per non deludere un altro, i sentimenti non si possono fingere. Alla fine prendo il coraggio a due mani e gliene parlo in modo molto diretto. In un certo senso si aspettava quel discorso perché non aveva visto quelle reazioni entusiastiche che probabilmente si era immaginato. Alla fine del discorso mi ha detto: “Ok, ho capito, mi cercherò un’altra stanza, ma al lavoro mi dovrai sopportare perché non mi sposterebbero comunque a così breve distanza dal primo trasferimento.” E qui l’ho fermato e gli ho detto: “Se te ne vuoi andare tu perché ti senti a disagio a stare in casa con me, ovviamente non te lo posso impedire, ma se te ne vai a me dispiace moltissimo, non sono innamorato di te e non voglio io condizionarti la vita, ma ti considero una persona ottima e mi dispiacerebbe veramente perderti … non te ne andare!” Lui era perplesso, oscillava tra la tentazione di restare e la tentazione di dare sfogo al suo orgoglio frustrato, poi ha tirato un lungo sospiro e ha detto: “Va bene, resto!” Io, sorridendo, gli ho detto solo: “Grazie!” e poi gli ho detto: “Ci facciamo una tazza di tè?” e lui ha fatto cenno di sì.

Con l’andare del tempo abbiamo cominciato a parlare molto, ho cercato di fargli capire che gli volevo bene ma che non ero attratto da lui, o meglio dovrei dire al contrario, cioè che non ero attratto da lui ma gli volevo bene. La nostra convivenza è andata avanti in modo tranquillo per alcuni mesi, come al solito io andavo a trovare i miei in paese il venerdì sera e tornavo il lunedì mattina molto presto e Gianni rimaneva a casa. Una volta mi ha detto: “Ti dispiacerebbe se facessi venire qui a casa un’altra persona quando tu non ci sei?” Gli ho risposto: “Tu puoi fare venire chi vuoi non solo quando io non ci sono ma anche quando ci sono, ci mancherebbe altro!” E lui si è limitato a dire: “Ok” Il discorso significava che si era trovato un altro ragazzo. È qui il discorso si è fatto più complicato, mi sono sentito geloso, ma d’altra parte io gli avevo detto di no.

Quando stavo a casa dei miei in paese nei fine settimana cercavo di non pensare a lui. Lui non mi diceva nulla del suo ragazzo e io non gli chiedevo nulla. Per i primi tempi la cosa è andata avanti così, poi un venerdì mattina mi dice: “Quando stasera vai dai dai tuoi ci posso venire anche io?” Io gli rispondo: “Ma non devi stare con quel ragazzo?” e lui mi dice. “Ha detto che questa settimana è occupato…” allora io gli dico: “Ok, per me non c’è problema, però ai miei puoi dire che lavoriamo insieme ma non che viviamo insieme, ok?” e lui ha fatto cenno di sì.
È stato un bellissimo weekend. Lui coi miei si è comportato benissimo, sapeva come prenderli. Mio padre sembrava ringiovanito di 10 anni, mia madre si è messa a cucinare cose speciali e Gianni è andato ad aiutarla, era un’atmosfera strana, assolutamente insolita per i miei, ma erano contenti come non li avevo mai visti. Dopo cena mamma gli ha preparato la stanza che era stata di mia sorella e ha acceso il termosifone perché fuori faceva molto freddo. Dovevamo andare via il lunedì mattina alle 5.00, beh, alle quattro e mezza mamma ci fa fatto trovare la colazione calda in tavola e ha caricato di buste di verdure anche lui, come faceva con me. In macchina mi ha detto: “Io penso che i tuoi la prenderebbero bene!” Gli ho riposto: “Tu li hai entusiasmati, è vero che sono brave persone ma sono molto all’antica…”

Dopo un’altra settimana di lavoro mi chiede di tornare dai miei per il weekend. Io gli chiedo del ragazzo e lui mi dice: “Beh eravamo troppo diversi…” La storia con quel ragazzo era finita dopo poco più di tre mesi e io ne ero contento perché temevo di perderlo, non che se ne andasse via da casa mia ma che cominciasse ad avere una vita condivisa anche con altre persone, in un certo senso che lui non fosse tutto mio. Non c’è nemmeno bisogno di dire che il weekend passato insieme a casa dei miei genitori è stato splendido. Non si aspettavano di rivederlo ma gli hanno manifestato proprio forme di entusiasmo che non avevano mai manifestato nemmeno a me. Mio padre lo ha portato a fare una passeggiata al bosco alto dove c’è anche una roggia, cioè un ruscelletto di acqua gelida che viene dalla montagna e con un salto di una decina di metri si butta in una specie di laghetto di una quarantina di metri quadrati, profondo al massimo un metro. Il posto è molto difficile da raggiungere ma papà mi ci portava spesso quando ero bambino, però è parecchio lontano dai terreni a valle che lui lavora per la famiglia a per vendere. Quando sono tornati Gianni era incantato, probabilmente non aveva mai visto niente di simile.

A tavola mio padre rideva, e non l’avevo mai visto ridere dopo la morte di mia sorella. Mamma caricava porzioni enormi nel piatto di Gianni, che anche lui rideva e diceva “Basta, basta!” e anche mamma si faceva trascinare in una risata. Io mi chiedevo che cosa pensassero i miei di Gianni, che, per loro era solo un collega di lavoro del figlio, ma forse era anche il figlio allegro che non avevano mai avuto e in fondo pure Gianni, con i miei genitori, ritrovava quel clima di famiglia che non aveva mai vissuto. Io ormai vedevo Gianni come un fratello, gli volevo bene, mi rendevo conto che le nostre vite non si sarebbero più separate, ma non lo vedevo come il mio ragazzo, anche se in fondo non avevo mai visto nessuno come il mio ragazzo, però mi sentivo felice, era una sensazione strana che non avevo mai provato, quasi quasi mi sentivo papà di Gianni e vederlo sorridere mi faceva stare bene.

Non sapevo che cosa esattamente Gianni provasse per me, ma era entrato nella mia vita e anche nella mia famiglia. Non ha mai provato in nessun modo a forzare le cose, ad atteggiarsi ad innamorato respinto, evitava perfino di avvicinarsi troppo a me, cioè si teneva proprio ad una certa distanza fisica. Non ci davamo nemmeno la mano e non ci abbracciavamo nemmeno per salutarci, tutto a distanza. Era riservatissimo, teneva la sua stanza in ordine perfetto e suo bagno era lucido come non era mai stato prima. Io cercavo di immaginare i suoi pensieri e le sue sensazioni, perché vivere con la persona che ami e che non ti corrisponde deve essere terribile, ma lui non dava il minimo segno di disagio, tanto che io mi chiedevo se veramente fosse interessato a me. Poi mi colpiva il fatto che non si lamentava mai, che non faceva il minimo cenno al fatto che lui da me avrebbe voluto di più. In effetti penso si sentisse molto amato e accudito, probabilmente al di là delle sue aspettative, e questo forse poteva compensare l’assenza di contatto fisico.

Col tempo, ma molto lentamente, ho cominciato a vederlo con altri occhi, non tanto quelli del sesso ma quelli della tenerezza. Restavamo in piedi fino a tarda ora a parlare, mi raccontava di quando era bambino, delle cose che avrebbe voluto fare allora ma non poteva fare, mi ha raccontato delle malinconie di quando aveva paura che i suoi genitori scoprissero che era gay, di quando cercava contatti in internet a notte alta col timore che suo padre estrasse improvvisamente nelle sua stanza, mi ha raccontato della disperazione che gli prendeva quando se ne voleva andare di casa ad ogni costo ma non poteva perché prima doveva finire gli studi e poi trovarsi un lavoro, mi ha detto di come studiava dalla mattina alla sera, perché se gli altri potevano perdere tempo, lui non poteva, perché non poteva rimanere a casa con i suoi, ma mi ha detto anche che quando ha fatto il colloquio in azienda e gli hanno detto che lo avrebbero assunto si sentiva al settimo cielo ma non doveva dire nulla a casa, che per i primi quattro mesi non ha speso un solo centesimo perché voleva avere al più resto il minimo indispensabile per poter pagare il contratto di affitto transitorio di una casetta. Quando lo ha fatto era agitatissimo, non sapeva che cosa sarebbe successo. Un giorno in cui i suoi erano andati in campagna a trovare degli amici, lui ha portato via da casa le sue cose facendo più viaggi ma portandosi via solo l’essenziale, perché altrimenti lo avrebbero considerato come un ladro e se ne è andato senza dire nulla nella nuova casa e senza lasciare ai genitori l’indirizzo della nuova casa. I genitori non lo hanno chiamato, hanno fatto come se lui non esistesse e lo hanno ignorato del tutto, mi ha raccontato che aveva quasi paura di incontrarli per strada e ha chiesto si essere trasferito nel posto più lontano possibile. Mi ha raccontato della solitudine, del fatto che aveva perso tutti i suoi contatti e delle ricerche disperate di amicizie in rete, delle delusioni, delle sue tre storie sentimentali che lo hanno solo ulteriormente frustrato.

Fin qui, diciamo, il racconto era quello che si poteva fare ad un amico sincero, poi io gli ho chiesto perché si era innamorato di me, e qui il discorso si è fatto molto più intimo, in sostanza lui non sapeva darsi un perché ma proprio istintivamente, dal primo giorno che mi aveva visto aveva pensato che su di me avrebbe potuto contare, Può sembrare una cosa paradossale, ma anche per lui il sesso in tutta questa storia pesava veramente poco. In me aveva trovato un amico e poi anche una famiglia, un punto di riferimento che non aveva mai avuto. Lui capiva di essere in qualche modo importante per me e questa cosa gli sembrava incredibile, mi ha detto che si era sentito amato, almeno per quello che era possibile, ma amato veramente. Io mi sono seduto sul divano accanto a lui, gli ho passato un braccio sulla spalla e l’ho accostato a me. Era il primo contatto fisico tra noi, ti posso dire che è stato un momento di intensità inimmaginabile. Poi, col tempo, molte cose sono cambiate, è venuto a dormire nel mio letto e ho capito che con lui non mi sentivo affatto a disagio e che al di là di sogni molto stupidi non avrei mai potuto realizzare qualcosa di più bello con nessuno.

Gianni, poi, mi ha portato piano piano a superare un altro enorme scoglio della mia vita, perché mi ha convinto a parlare chiaro, io e lui insieme, coi miei genitori. La scena è stata tra il tragico e il comico. I miei genitori non si aspettavano proprio una cosa del genere e non sapevano che cosa dire, mio padre si è alzato in piedi e ha detto quasi ridendo: “Beh, non lo so, ma ci dobbiamo preoccupare di quello che può dire la gente? Se siete contenti voi, basta che alla gente non glielo dite! E poi se pure glielo dite e non gli sta bene, se ne possono andare a farsi … hai capito Gianni!” parole testuali. Abbiamo avuto anche noi i nostri piccoli problemi di coppia, ma erano proprio piccoli problemi. Una volta io avevo pensato che anche lui potesse arrivare a una forma ci conciliazione coi suoi genitori e ho provato ha fargli balenare l’idea, ma l’ha presa male e non ne ha voluto assolutamente sapere, per lui quello era e doveva restare un capitolo chiuso definitivamente. Oggi, con Gianni, mi sento realizzato, il sesso tra noi esiste ma non è la parte sostanziale del nostro volerci bene, è soprattutto una forma di tenerezza, un modo per dirci che ci vogliamo bene, in effetti nella nostra relazione il sesso è stata l’ultima conquista in ordine di tempo e non quella fondamentale. So che per tanti le cose sono molto diverse, ma per noi è stato così.

Lao
Messaggi: 115
Iscritto il: domenica 19 luglio 2015, 20:41

Re: AMORE E SESSO IN UNA COPPIA GAY

Messaggio da Lao » lunedì 23 novembre 2020, 15:03

Bella storia di un ragazzo che, a 30 anni, ha trovato una posizione sociale soddisfacente, ha intrapreso una serena vita di coppia e ha chiarito le cose con i suoi.
Qui sul forum leggo con molto piacere storie di ragazzi che hanno trovato un compagno sul posto di lavoro o in contesti di studio. Io in questi ultimi anni ho conosciuto molte persone per lavoro, ma "nada de nada". Sono fiducioso... ;)
Buona fortuna, ragazzi.

genn
Messaggi: 15
Iscritto il: giovedì 16 luglio 2020, 0:54

Re: AMORE E SESSO IN UNA COPPIA GAY

Messaggio da genn » mercoledì 25 novembre 2020, 1:44

ho letto con molto interesse dalla prima all ultima riga, e capisco sempre di più quanto sia davvero difficile per noi trovare una persona che ci attragga e possa ricambiare , o perlomeno avere la possibilità di avere un rifiuto come succede nei rapporti uomo/donna.
ritornando al racconto e stato davvero intenso e sono contento che L autore abbia affianco una persona che lo ama, e comunque che lui abbia accettato il fatto di vivere un amicizia profonda come una sorta di fidanzamento in quanto, almeno da quanto scrive, non viene attratto minimamente sotto L aspetto fisico dal ragazzo con cui convive.
Mi dispiace leggere però che le storie più positive siano queste alla fine, l accontentarsi di una persona che non ti passa per la testa di baciare, toccare e sfogare il lato sessuale, questo per me non è amore comunque, e amicizia profonda, ma se non c’è un attrazione fisica non può esserci altro...
Il fatto e che capisco benissimo L autore, che sa che L alternativa più probabile a vivere con un amico innamorato di lui, sia la solitudine, quindi alla fine si deve ritenere anche fortunato di avere trovato almeno un compromesso...

NickElf
Messaggi: 57
Iscritto il: venerdì 6 marzo 2015, 20:44

Re: AMORE E SESSO IN UNA COPPIA GAY

Messaggio da NickElf » mercoledì 25 novembre 2020, 15:05

La storia di Gianni e Marco, nonostante la varie peripezie e avventure sentimentali, la trovo bella, autentica, semplice, "normale", di gente comune e sostanzialmente "sana", che si dà da fare nella vita quotidiana, nel lavoro. Poi penso che ogni coppia ha le sue dinamiche, i suoi momenti di incontro, di reciproca conoscenza, le sue tempistiche, etc... etc... uno sarà più innamorato dell'altro, non loso...
Purtroppo la vita di coppia ancora non l'ho sperimentata e mi trovo, penso, nella stessa situazione di Lao. Faccio vita sociale (almeno fino a prima dell'epoca Covid), sul lavoro, nell'associazionismo, in piscina... ma "niente di nuovo sul fronte occidentale" (nemmeno in quello orientale, settentrionale e meridionale... :? :? ) e sicuramente l'età che avanza (ormai sopra i 40) non aiuta di certo. Rimango comunque sempre più convinto che effettivamente le conoscenze si fanno nella vita reale, questo perchè la condivisione di esperienze dovrebbe costruire un rapporto (non solo amoroso, ma anche di amicizia, professionale o altro). Ma più passa il tempo e più sembra più difficile. Tante volte mi capita di pensare per assurdo che, almeno dove vivo o faccio vita sociale, i gay non esistono... a meno che sia io l'unico. Non ne intravedo uno o al massimo qualche pettegolezzo allusivo (che lascia il tempo che trova...). Eppure sento la mancanza di un compagno, di una persona a cui poter dire "Ti vognlio bene", "Ti amo", o poterla abbracciare... Già creare anche un'amicizia vera e profonda è come trovare una perla rara e preziosa... E beato chi la trova!

genn
Messaggi: 15
Iscritto il: giovedì 16 luglio 2020, 0:54

Re: AMORE E SESSO IN UNA COPPIA GAY

Messaggio da genn » giovedì 26 novembre 2020, 0:08

si nick ma nell amicizia non ci si dice ti amo, e non ci si abbraccia amorosamente.. trovare un amicizia reale come dici e’ una perla rara, ma viaggia in direzione differente all amore, che ha come principale cardine L interesse fisico e sessuale, c’è poco da fare..
se ti può rincuorare anche io mi sento solo, come se abitassi su Marte, il prototipo gay e i frequentatori dei locali gay per il 99% non mi interessano minimamente, e quelli come noi la maggior parte già stanno fingendo di essere sposati o fidanzati con una ragazza, lo potrei fare, ma non riesco... ad accontentarmi così, piuttosto solo;
trovare una persona che mi possa piacere,e contracambiare, ormai ho capito che sarà praticamente impossibile, e tra momenti di depressione e tristezza sto accettando il fatto che potrò contare su alcuni miei amici, ma dal lato sentimentale starò sempre solo, perché non accetterò mai di scendere a compromessi di finzione o convivenze con persone che non mi eccitano.

NickElf
Messaggi: 57
Iscritto il: venerdì 6 marzo 2015, 20:44

Re: AMORE E SESSO IN UNA COPPIA GAY

Messaggio da NickElf » venerdì 27 novembre 2020, 16:11

Genn,
sostanzialmente condivido tutto quello che dici. E la creazione di finte vite fa molto male prima di tutto a noi stessi oltre a chi ci vivrebbe accanto. Fingere è una scappatoia che porta, secondo me, solo ulteriori problemi non vivendo appieno la nostra unica vita. Quindi, sì, meglio soli che fidanzamenti o matrimoni di facciata.
Tristezza, depressione, solitudine… comprendo bene perché sentimenti di questo tipo li vivo anche io. Presumo che li viviamo tutti, chi più chi meno, tanto più nel nostro essere.
Spero per te tempi di serenità interiore e di incontrare l’amore vero.

Avatar utente
Help
Messaggi: 295
Iscritto il: venerdì 19 giugno 2015, 13:55

Re: AMORE E SESSO IN UNA COPPIA GAY

Messaggio da Help » sabato 28 novembre 2020, 8:43

Credo che la probabilità di trovare l'anima gemella sia le stessa per tutti, ovvero 1/tutte le persone del pianeta. Accettare un compromesso non vuol dire vivere una vita deprimente, se si è chiari fin dal principio. Un veloce esempio:

Una torta cucinata da Cracco sarà indiscutibilmente su un altro pianeta rispetto alle altre in Italia, ma budget e rapporto costi benefici mi fanno preferire quella della gelateria sotto casa, e quando la mangio sono comunque decisamente contento anche se è un compromesso con il mio portafoglio

Personalmente non mi esporrei mai in contesti dove devo passare la maggior parte del mio tempo. Le parole "Sono gay" possono rovinarti tutta la vita, e credo che come me ce ne siano molti altri. Diciamo che un vantaggio che si ha rispetto al passato sono strumenti come app per telefoni, siti etc. che quantomeno ti permettono di conoscere solo persone con il tuo stesso orientamento

Lao
Messaggi: 115
Iscritto il: domenica 19 luglio 2015, 20:41

Re: AMORE E SESSO IN UNA COPPIA GAY

Messaggio da Lao » sabato 28 novembre 2020, 16:53

Ho un amico straniero dichiaratamente gay (è sposato con il suo compagno da qualche anno) con cui mi sento a distanza. Il fatto che sia gay mi cambia poco, perché nell'amicizia ciò che mi interessa è la persona. Personalmente non sento l'esigenza di avere amici gay per confessarmi in profondità. Sono omosessuale, lo sono sempre stato, è il mio modo di essere, non mi sento affatto sbagliato. Se uno mi dice "frocio" non mi fa di certo piacere, ma il problema è suo. Mi è già capitato e in quel contesto non sono rimasto con le mani in mano. La forza di rispondere alle umiliazioni dipende da molti fattori.
Quando parlo di accettazione, intendo il mio vissuto interiore: non mi sono mai dichiarato, ma presumo che i miei familiari lo immaginino. Tanto meglio.
Spero piuttosto di trovare l'affetto autentico di un compagno. Non l'ho mai cercato attivamente e infatti non ho mai avuto una relazione. Me ne rendo conto con maggiore acutezza nei periodi in cui ho diverso tempo libero, altrimenti non riesco ad elaborare questa mancanza fino in fondo, per quanto la mia sia una speranza quotidiana. L'aspetto sessuale della relazione mi interessa nella misura in cui è inserito in una trama affettiva di tenerezza e sostegno recuproco; come elemento esclusivamente coreografico e meccanico no.
Ormai da tempo penso che resterò solo, ma sono comunque sereno. Prendo atto della mia situazione, per quanto spiacevole. Non credo nell'anima gemella, ma nel fatto che delle affinità profonde possano stabilirsi con persone diverse. Il problema è conoscerle 🙂. Non sono il tipo da locali e app, non mi sentirei a mio agio. Sto comunque con gli occhi aperti: vediamo che viene (o chi viene 😉). Se non viene, l'importante è trovare il proprio equilibrio.

Avatar utente
Help
Messaggi: 295
Iscritto il: venerdì 19 giugno 2015, 13:55

Re: AMORE E SESSO IN UNA COPPIA GAY

Messaggio da Help » sabato 28 novembre 2020, 20:45

Ciao Lao, non so se la tua risposta era rivolta a me, scrivo comunque qualcosa per contestualizzarle meglio.

Nella vita conosco anche io persone dichiaratamente omosessuali o bisessuali, e anche per me sapere il loro orientamento non cambia il mio atteggiamento. Sono una persona riservata e quindi quello che direi a un gay è la stessa cosa che direi a un etero

Al contempo anche io mi sono perfettamente accettato, l'unico motivo per cui non parlo di me è perché non mi fido degli altri. Non mi preoccupa che mi urlino frocio per strada, sono solo parole e quelle so gestirle. Ho paura che mi picchino in un autobus, mi accoltellino per strada, buttino secchiate d'acqua bollente addosso etc. (eventi che ho preso da varie notizie di cronaca che si possono trovare in giro).

Con il mio discorso intendevo questo:
È inutile innamorarsi di persone che comunque non potrebbero mai ricambiarti, quindi restringi il cerchio. Sicuramente non basta che una persona sia gay per averci un feeling, ma che lo sia è sicuramente un elemento necessario. Aspettare che qualcuno bussi alla tua porta rende il tutto abbastanza difficile non credi? Perché poi qualcuno dovrebbe fare il passo che non fai tu per primo?

Inoltre riporto una cosa su cui mi ha fatto riflettere agis un po' di tempo fa: parti dal presupposto che l'amore possa nascere solo da una affinità intellettuale, ma non potrebbe essere possibile che una storia nasca anche da quello che al principio può essere definito solo sesso?

Se poi hai già il tuo equilibrio ben venga, però hai dichiarato di sentirti solo. Sia anche solo per un istante, non credo faccia piacere

Lao
Messaggi: 115
Iscritto il: domenica 19 luglio 2015, 20:41

Re: AMORE E SESSO IN UNA COPPIA GAY

Messaggio da Lao » domenica 29 novembre 2020, 1:46

Che bello vedere un po' di movimento nel forum!
Ciao, Help. Il mio messaggio non era rivolto a te in particolare, bensì nasceva dalle suggestioni che i vari interventi mi avevano suscitato.
Non penso quasi mai ad eventuali aggressioni, ma evidentemente sono situazioni che mi spaventano. Potrei anche essere aggredito per questioni che non c'entrano con l'omofobia. In ogni caso, se fossi in coppia, sarei piuttosto discreto nelle manifestazioni d'affetto fuori dal contesto domestico, più che altro per una questione di riservatezza personale.
Sono consapevole che un eventuale altro possa non fare il primo passo così come non lo faccio io. Di certo non lo faccio in Internet o per locali, ma ipoteticamente potrei farlo (nel senso che non è escluso, non sono bianco o nero) se una persona mi interessa nella vita di tutti i giorni. Dovrei trovarmi nella situazione, anche se non ci sono abituato. Me la cavo meglio con approcci diluiti nel tempo piuttosto che con approcci immediati.
Una storia potrebbe benissimo nascere da un'intesa sessuale, ma nel mio caso non credo. Non ne faccio una questione etica, ma di costruzione dell'intimità. Per arrivare a una certa intimità con l'altro, mi occorre tempo. Subito non ne sarei in grado. Per questo motivo non contemplo proprio l'opzione di ricercare anzitutto del sesso con la speranza che possa nascere dell'altro. Non fa parte di me, del mio modo di essere, è qualcosa di cui non sento l'esigenza. Non parlo degli altri; ciascuno fa le sue scelte.
Ritengo l'attrazione fisica un elemento importante, a patto che sia sostenuta da ulteriori aspetti per cui valga la pena. L'aspetto fisico è senz'altro la prima cosa che mi colpisce, insieme al modo di comunicare, di muoversi, di esprimere i propri pensieri.
Ho utilizzato il termine "solo" per dire che non sono in coppia, ma sì, è una mancanza che avverto da lungo tempo. Cerco di creare un equilibrio con gli strumenti che ho, anche quelli delle cadute, nella prospettiva di stabilirne uno migliore.
Ultima modifica di Lao il domenica 29 novembre 2020, 15:33, modificato 3 volte in totale.

Rispondi