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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: DIFFICILI AMORI GAY
MessaggioInviato: sabato 16 maggio 2009, 1:15 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
Messaggi: 5112
admin ha scritto:
Ciao Project, vado al sodo, ti mando la mia storia ridotta in due paginette, ma sono tutte cose vere. Se ti va pubblicala. Ti accludo il mio contatto, se mi aggiungi al tuo msn ci possiamo sentire così mi dici quello che pensi. Ci terrei.
Ho 23 anni ho preso la laurea triennale in fisica e ho cominciato la specialistica. Sono sempre andato bene a scuola e il mio obiettivo primario è sempre stato laurearmi il più presto possibile, cominciare a lavorare e andarmene via da casa il più presto possibile. Io penso che alla mia età sia normale che un ragazzo cerchi anche altro e non solo i libri. In pratica fino a 21 anni ho studiato soltanto, non avevo amici gay, non frequentavo locali, niente, però l’idea fissa di trovarmi un ragazzo per capire esattamente che cosa vuol dire stare insieme a un altro ragazzo ce l’avevo eccome ma anche molto prima dei 21 anni. Diciamo che su internet, potevo trovare un po’ di foto e di video gay e così diciamo che per masturbarsi poteva bastare... certo un ragazzo è un altro mondo... ma deliberatamente non sono mai andato su chat o su siti di incontri, sarà stato un bene o un male non lo so, ma è stato così. Fuori io sono etero al 100%, un perfetto camaleonte, quindi, in pratica, nessuno mi ha mai individuato come gay. Non sono bellissimo, insomma, un tipo normale, non ho mai fatto palestra né attività sportiva. Un anno e mezzo fa, quando avevo 21 anni e stavo per finire la triennale, mi chiama mia madre e mi dice che un’amica sua ha un figlio di 19 anni che deve fare la maturità scientifica. L’amica di mamma mi telefona e mi prega di dare delle lezioni al figlio. Sarà stato marzo, gli esami di maturità si fanno a giugno... non mi sembrava un grande impegno e poi avere un ragazzo di 19 anni vicino, per me, era sicuramente un’attrattiva molto più importante di qualunque compenso economico. Ci mettiamo d’accordo per due ore due volte alla settimana, martedì e venerdì, dalla 15.00 alle 17.00 a casa mia. Quando ho visto Dino la prima volta per poco non mi prendeva un colpo, era il tipico ragazzo che avevo sempre sognato, anche bello, perché no, ma soprattutto dolcissimo, con un sorriso che mi entrava dentro. Abbiamo fatto le prime due ore di lezione, al termine mia madre ci ha portato il tè perché Dino era il figlio della sua amica. Abbiamo chiacchierato un po’, mi ha detto che riusciva a seguirmi e che aveva capito in due ore cose che non aveva mai capito sul campo elettrico conservativo. Poi l’ho salutato e gli ho dato appuntamento per venerdì, ovviamente ci si dava del tu. Il mercoledì alle due mi chiama e mi dice: “Senti, giovedì c’è un compito di matematica a sorpresa… che te la sentiresti di darmi una mano?” E’ venuto da me alle tre e siamo stati fino alle nove a fare esercizi. Dino è pure sveglio... non ha grosse basi di matematica ma piano piano riesce ad entrare nel discorso, ha preso mano a fare un po’ di integrali e mi dava pure una certa soddisfazione, anche se per me la più grande soddisfazione era quella di stargli vicino e di poterlo guardare negli occhi come se la cosa fosse assolutamente normale. L’indomani ha fatto il compito e mi ha chiamato perché voleva farmi vedere quello che aveva combinato... è venuto alle tre di pomeriggio e se n’è andato alle nove. Nella prima settimana abbiamo fatto 16 ore di lezione! Alla fine della settimana la madre di Dino mi ha mandato 640 euro un somma per me favolosa. Dino mi sembrava la gallina dalle uova d’oro... mi permetteva di fare soldi in modo facilissimo e soprattutto gradevolissimo. Al compito aveva preso sette! Insomma, la faccio breve, ho guadagnato 640 euro a settimana (uno stipendio da manager) per 15 settimane, poi Dino ha fatto gli esami ed è stato promosso con un volto più che dignitoso, rispetto alle premesse: 86! Tra noi, ovviamente si era sviluppata una certa familiarità, anche molto mediata dall’ambiente di casa mia e dal fatto che lui fosse il figlio di un’amica di mia madre. Con lui stavo bene, anzi stavamo bene insieme. A me essere pagato per studiare con lui mi sembrava assurdo, ma i quattrini mi facevano molto comodo e non ho detto mai di no... anche perché così, all’esterno, sembrava quello il motivo di fondo per il quale io passavo tutto quel tempo con Dino. Di lui mi piaceva tutto e poi piano piano si era creata una complicità fortissima. Diciamo subito che la presenza di Dino, sotto certi aspetti, per me è stata anche dannosa, in pratica all’università ho perso una sessione ma la cosa non mi dispiaceva affatto. Quando è uscito dall’orale della maturità io stavo lì ad aspettarlo e la sera stessa siamo andati a prenderci una pizza. Fin qui tutto bene: lo desideravo alla follia tanto che dovevo stare attento a non dare spettacolo per le reazioni fisiologiche troppo evidenti, però avevo anche la chiara coscienza che il nostro rapporto, perché di quello si trattava, sarebbe finito lì. La sera che ha fatto gli orali e siamo stati insieme in pizzeria pensavo fosse un addio ma non è stato così. Siamo rimasti a parlare fino a notte alta. Dino mi ha detto: “So che hai qualcosa da dirmi... dai... è il momento giusto!” Siccome io non rispondevo mi ha detto: “Ok... allora comincio io: io sono gay... dai adesso a te... dai, lo so come stanno le cose...“. Gli ho detto semplicemente: “Ma come hai fatto a capirlo?” Mi ha riposto: “Certe volte era fin troppo evidente!” e ha fatto un sorriso. Io sono diventato rosso come un peperone, poi mi ha detto: “Marco... tu come la vedi?” Io ero senza parole, in pratica Dino guidava la conversazione, mi avrebbe potuto far dire qualunque cosa, io non capivo più nulla, mi ha detto che si era innamorato di me... e che avrebbe voluto fare l’amore con me quella sera stessa… a un certo punto gli ho detto: “Però, Dino, ... non corriamo troppo...” e lui c’è rimasto male... si è proprio congelato. Avrei voluto non dirla quella frase ma l’avevo detta, e forse gli ho detto anche qualcosa di più pesante, se gli avessi detto di sì allora, credo che la mia storia sarebbe stata diversa, ma io l’ho frenato. Abbiamo continuato a parlare ma la conversazione aveva qualcosa di controllato e di falso, ho finito per sentirmi fortissimamente a disagio, gli ho chiesto perdono in modo umiliante, ma è rimasto rigido sulle sue posizioni e mi ha detto che se non ci si capisce al volo non c’è niente da fare, che non è colpa di nessuno ma che non c’è storia. Quando sono tornato a casa stavo malissimo. Ho mandato a Dino due sms ma non mi ha risposto e capivo che non avrebbe mai più risposto, avevo distrutto il suo sogno d’amore e non lo avevo nemmeno capito. Ci sono stato malissimo fino a settembre, poi mi sono rimesso a studiare e ho cercato di togliermelo dalla testa. Poco prima di Natale mi chiama la madre di Dino e mi chiede di andare a casa sua, io non me lo faccio dire due volte. Dino non c’è, ma ci sono i genitori, mi fanno sedere in salotto, sono molto preoccupati, mi parlano di Dino in modo ansioso: dopo la maturità è cambiato radicalmente, dell’università non ne ha voluto sapere ma i genitori lo hanno iscritto ugualmente a scienze biologiche la facoltà che aveva sempre detto che avrebbe frequentato, ma i problemi non finivano qui, i genitori pensavano che Dino fosse gay perché lo avevano visto spesso in compagnia di un ragazzo e anche in atteggiamenti molto disinvolti. Dino non tornava quasi mai a casa, stava sempre a casa di un suo amico ma i genitori non ne sapevano nulla, mi hanno chiesto se io sapevo qualcosa ma ho risposto di no, che non ne sapevo nulla e che non conoscevo nessuno degli amici di Dino. Poi la madre mi ha detto che pensava che solo io potessi tirare il figlio fuori dai guai perché probabilmente nei guai ci si era cacciato, nel dirmelo mi ha passato un penna usb di computer e mi ha detto di leggere il contenuto perché sicuramente avrei capito, poi mi hanno chiesto di rivederci l’indomani, io ho detto di sì e me ne sono andato a casa a leggere. Nella penna usb c’era il diario di Dino. Più andavo avanti più capivo il disastro che avevo combinato, involontariamente è vero, ma lo avevo combinato grossissimo. Dino si era innamorato di me e aveva investito su di me tutte le sue speranze, per il resto era un ragazzo di una tristezza indicibile, il diario era angosciante, in pratica viveva per me... poi la delusione, il diario si fermava alla sera prima dell’esame orale. Mi sono sentito gelare. Sono andato a casa di Dino di corsa per parlare coi genitori quella sera stessa, volevo fare qualcosa ma non sapevo che cosa, ho cercato di rimettere insieme tutte le informazioni che avevo io con le cose che mi avevano detto i genitori di Dino. Al suo cellulare, quello che avevano i genitori, non rispondeva mai, ma a me ne aveva dato un altro. Sono tornato a casa di corsa e ho messo sotto sopra la casa per trovare quel numero e l’ho ritrovato dentro un libro di meccanica quantistica... ho chiamato... mi ha riposto ma non ha detto una parola. Sapevo che stava lì, si sentiva respirare, ho cercato di parlare con lui in modo che non staccasse e non lo ha fatto... è stato più di 20 mnuti ad ascoltarmi mentre lo scongiuravo di dirmi dove si trovava... ma non ha detto una parola, io avevo l’impressione che respirasse male, ero terrorizzato... poi ha chiuso, improvvisamente. Mi sono messo a piangere come un disperato... l’ho richiamato ma il telefono era spento e mi è presa una angoscia terribile. I miei ormai sapevano tutto dall’amica di mamma ma non pensavano proprio che anche io fossi innamorato di Dino perché dopo gli esami non lo avevo più cercato, anche se loro non sapevano il perché. L’unico consiglio che mi hanno dato i miei e stato quello di non farmi coinvolgere troppo in faccende poco chiare, ma per me la faccenda era chiara eccome. Alle tre sono andato a dormire… si fa per dire dormire. Alle 4.35 Dino mi ha richiamato, mi ha detto che il suo amico se lo era portato a Verona ma che lui non ci voleva stare ma aveva solo i soldi per arrivare in treno fino a Bologna e che potevo andare a prenderlo a Bologna. Noi siamo di Piacenza, mi ha detto che sarebbe arrivato a Bologna alle 7.28 e che dovevo fare per lui il biglietto da Bologna a Piacenza…...Gli ho detto che era tutto chiarissimo. Ho avvisato i miei e mi sono precipitato in stazione portando con me un bel po’ di quattrini per sicurezza. A Bologna ho preso due cappuccini, quattro cornetti, quattro panini e due bottiglie d’acqua e ho fatto mettere tutto in un contenitore, poi ho aspettato facendo il conto alla rovescia il treno da Verona... sono salito... ho girato il treno da cima a fondo, ma Dino non c’era, mi sono sentito perso, poi l’ho visto avanzare nel corridoio e gli ho chiesto: “Ma dov’eri?” Mi ha risposto: “In bagno.” Nel treno c’era molta gente e non potevamo parlare delle nostre cose, era pieno di studenti e di gente che andava al lavoro. In pratica fino a Piacenza non abbiamo detto una parola. Quando siamo scesi si vedeva che era stanchissimo, mi ha detto solo: “A casa non ci voglio andare.” Gli ho chiesto il permesso di avvisare i suoi perché non stessero preoccupati, ha fatto cenno di sì con la testa. Li ho chiamati e ho detto solo: “Sto qui con Dino, sta bene, adesso dobbiamo parlare un po’...” Hanno risposto solo: “Grazie!” Ho preso la macchina, almeno potevamo stare seduti e parlare un po’ liberamente, ma lui era stanchissimo e non aveva dormito. Ce ne siamo andati in albergo alla dieci di mattina: una stanza doppia. Pensavo che Dino mi avesse perdonato... in pratica pensavo che avremmo fatto l’amore ma mi ha proprio respinto in modo quasi aggressivo. Mi sono sentito spiazzato, non sapevo che fare... mi ha detto di lasciargli le cose da mangiare che avevo portato e cento euro e di pagare il conto dell’albergo e poi di sparire perché non aveva bisogno di me. Ho cercato di insistere ma non ha voluto sentire ragioni. Era il 24 settembre di due anni fa, secondo me il momento peggiore della mia vita, mi sentivo proprio uno schifo. A casa ho spiegato la cosa in termini generici. La sera mi hanno chiamato di genitori di Dino e mi hanno detto cose bellissime: che Dino stava bene e che aveva deciso di andare all’università e che il merito era tutto mio. Io ho ringraziato in modo generico e ho chiuso. Mia madre era contenta di me, ma ero io a non essere contento di me stesso, ero proprio amareggiato. Una sera ho preso la macchina, non sapevo dove andare, ero proprio fuori di me, insomma ho perso il controllo e sono finito fuori strada, la macchina si è cappottata e io ci sono rimasto intrappolato dentro, ma era notte e la cunetta era profonda. Insomma mi sono fatto parecchio male… ma ero vivo anche se molto acciaccato. Avevo il telefonino a portata e ho chiamato Dino, mi ha risposto subito, gli ho detto che ero finito fuori strada e gli ho spiegato esattamente il punto. Si è precipitato, mi ha tirato fuori dalla macchina, io ero acciaccato ma stavo in piedi, ha fatto venire il soccorso dell’aci e sono riusciti a tirare fuori la macchina, nel cadere giù un pneumatico si era lacerato e hanno verbalizzato che ero finito fuori strada per lo scoppio di un pneumatico, cosa che potrebbe anche essere vera. Dino mi ha riportato a casa con la sua macchina e ha spiegato ai miei del pneumatico scoppiato. Poi siamo andati a fare quattro passi insieme anche se mi sentivo dolori da tutte le parti. Dino mi ha rimproverato, e forse aveva ragione, di non averlo più chiamato dopo il 24 settembre e mi ha detto che si era sentito abbandonato perché non avevo provato in nessun modo a fargli cambiare idea. Insomma adesso la nostra è una vera storia d’amore, tra noi almeno, anche se al di fuori siamo solo amici, uno gay e uno etero. Di lui ormai lo sanno tutti, di me lo sa solo Dino. La nostra storia è a questo punto. Io non credo che ci lasceremo più... ma non so se la nostra storia diventerà mai una forma di convivenza o qualcosa di simile. Dino nei giorni successivi all’incidente non ha voluto fare l’amore con me e mi ha detto che doveva prima fare il test, poi i sei mesi sono passati e abbiamo fatto il test tutti e due, adesso abbiamo anche una vita sessuale nostra ma segreta però adesso tra noi parliamo molto e le decisioni le prendiamo veramente insieme. Prima pensavo che una situazione del genere fosse ibrida e un po’ strana, ma quello che conta non è la nostra collocazione sociale ma la nostra vita di coppia. Adesso ci siamo rimessi a studiare tutti e due ma le nostre famiglie non sanno niente di noi e penso che le cose andranno avanti così, poi ce ne andremo insieme in un’altra città, magari anche in un’altra parte del mondo perché dalle parti nostre la convivenza di due ragazzi gay non è comunque una cosa accettata in modo pacifico. Ecco la nostra storia è arrivata a questo punto.



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