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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: VOGLIO UN RAGAZZO GAY TUTTO PER ME
MessaggioInviato: sabato 16 maggio 2009, 1:16 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
Messaggi: 5112
admin ha scritto:
Mi capita spesso, in chat, di sentire questa frase “Lo voglio tutto per me!”. È a partire da questa frase che cercherò di presentare alcune riflessioni, derivate dall’esperienza delle chat, assolutamente fondamentali in tema di rapporti tra ragazzi gay.
Molto spesso i ragazzi gay che non hanno mai conosciuto altri ragazzi gay mi parlano del loro disagio e della loro solitudine affettiva dando per scontato che quel disagio sarebbe certamente superato se essi avessero l’occasione di conoscere altri ragazzi gay. È il classico assioma “GAY + GAY = AMORE”.
Dietro questo assioma che ha ben poco a che vedere con la realtà esiste un insieme di postulati, dati anch’essi inconsciamente per scontati:
1) “In fondo” l’attrazione fisica ha un peso marginale.
2) Le fantasie masturbatorie sono comuni a tutti i gay che, in pratica, desiderano le stesse cose;
3) I gay sono un gruppo omogeneo e tra loro e posso capirsi facilmente perché le loro storie sono simili ed essi vivono sostanzialmente gli stessi problemi.

Questi tre postulati sono purtroppo l’esatto contrario della realtà:
1) L’attrazione fisica ha un peso enorme nel fondare i rapporti affettivi che, tra ragazzi gay, hanno inevitabilmente anche una valenza sessuale più o meno evidente. Mentre l’amicizia tra due ragazzi etero non ha implicazioni sessuali quella tra due ragazzi gay è inevitabilmente connessa, almeno in una prima fase, ad una valutazione quando meno di generica gradevolezza sessuale.
2) Le fantasie masturbatorie sono in realtà molto diverse da persona a persona e sono una espressione privatissima della personalità profonda del singolo e del complesso del suo vissuto. Le espressioni verbali della sessualità (le parole del sesso) hanno ambiguità semantiche profonde che inducono a credere simili cose che non lo sono affatto: basti pensare al fatto che la stessa parola “amore” è un’ampiezza di significati non paragonabile a quella di nessun’altra parola e che parola “carezza” suscita collegamenti molto diversi di individuo a individuo.
3) Le storie dei ragazzi gay pur apparendo talvolta simili l’una all’altra dall’esterno sono caratterizzate da climi affettivi, da situazioni concrete e da stati soggettivi quanto mai variabili. Per capirsi riducendo al minimo i fraintendimenti occorre usare codici comunicativi molto affini, cosa certamente non comune.

Parlando con ragazzi gay che pur avendo conosciuto altri ragazzi gay non hanno mai vissuto l’esperienza diretta di un rapporto affettivo a due con un altro ragazzo gay, mi trovo spesso di fonte a visioni utopistiche e molto schematiche delle relazioni interpersonali tra ragazzi gay. Qui ormai l’assioma “GAY + GAY = AMORE” è superato, l’esperienza ha insegnato che non corrisponde alla realtà ma la dimensione utopistica del rapporto affettivo-sessuale gay-gay si è solo modificata: “Quando troverò il ragazzo giusto lo voglio tutto per me!” In questa affermazione è insita l’idea classica del “MIO ragazzo” che comporta tutta una serie di implicazioni:
1) Non voglio che riveda i suoi ex
2) Dobbiamo avere gli stessi amici
3) Dobbiamo andare in giro sempre e solo insieme
4) Devo sapere tutto di lui
5) Noi siamo una cosa sola
6) Io gli devo bastare in tutto
7) La nostra intesa sessuale deve essere perfetta

Queste cose si posso sintetizzare nella parola gelosia e anche nella parola possessività.
Ci sono in realtà due modi diversi di concepire il rapporto con un altro ragazzo:
1) Il mio ragazzo mi deve permettere di rendere reali tutte le mia aspettative e tutte le mie fantasie;
2) Bisogna ricostruire in due sulla base di una logica di coppia, mettendo da parte le visioni individualistiche in vista di una dimensione comune.

Anche nel caso in cui si assuma il secondo punto di vista è necessario sgombrare bene il campo dal pregiudizio secondo il quale la vita di coppia può dare una risposta esaustiva a tutte le esigenze di due ragazzi. Per quanto la vita di coppia possa essere soddisfacente e gratificante rimarranno comunque altre esigenze affettive cui la vita di coppia non può dare risposta, continueranno ad esistere amici che sono amici di uno solo dei componenti della coppia, affetti familiari insostituibili e spesso anche affetti importanti, al di fuori della coppia, al limite tra l’affetto e l’amore. Ogni forzatura, ogni forma di gelosia o peggio di ricatto affettivo, ogni tentativo di limitazione della liberà, ogni tentativo di imporre la vita di coppia al di là della libera scelta di entrambi i componenti della coppia medesima, è vissuto come coercitivo, opprimente, negatore di una libertà che nella vita affettiva è essenziale.

L’equilibrio interno di una coppia non va in crisi solo per grandi questioni di principio, come il tradimento o la disaffezione, ma per motivi apparentante futili (la classica goccia che fa traboccare il vaso) quando la tensione accumulata nel tempo giunge al limite di rottura. E in fondo il non accorgersi che la tensione all’interno della coppia ha raggiunto i livelli di guardia indica in sostanza una incompatibilità di fondo.

Diversamente da quanto si potrebbe credere, mi accede più di qualche volta di sentir parlare di insoddisfazione sessuale da parte di ragazzi gay che vivono in coppia. Spesso questa insoddisfazione è attribuita alla noia legata alla ripetitività dei comportamenti sessuali che diventano stereotipati, all’insorgere di fantasie sessuali che non possono trovare appagamento in una coppia gay, come le fantasie etero o le fantasie di tradimento. L’insoddisfazione si manifesta talvolta in forme di vero disagio fino al limite dell’impotenza. Molto spesso i ragazzi che insistono molto sulla dimensione tecnica della sessualità finiscono per trascurarne la sua essenza affettiva. Non parlano del loro ragazzo e del fatto che se ne sentono innamorati perché di fatto non ne sono innamorati e si concentrano su una sessualità che si riduce a una serie di comportamenti ormai svuotati della motivazione psicologia forte che ne dovrebbe costituire il fondamento. Esiste un preconcetto assai diffuso, secondo il quale, se due ragazzi convivono da anni e hanno una vita sessuale comune, quei ragazzi si amano. In realtà questa affermazione non è realistica e più di qualche volta le convivenze e le relazioni di lungo periodo anche senza convivenza sono basate più sull’abitudine che su un vero rapporto d’amore. Sottolineo che spessissimo i ragazzi che vivono in coppia danno per scontata l’idea che il loro sia un ottimo rapporto di coppia, ma alla prova dei fatti si nota chiaramente che così non è. Valga come esempio il seguente discorso: “Lui è un bravissimo ragazzo e ci amiamo come il primo giorno, noi non potremmo stare l’uno senza l’altro … beh, certe volte non gli va di fare sesso, io ci provo ma non ne vuole proprio sapere e io non insisto, … se gli chiedo una cosa posso stare sicuro che se la scorda, … sono quasi due settimane che non facciamo sesso … lui è sempre stanco”. In situazioni del genere il disagio si manifesta spesso nella sfera sessuale ma ha origine molto più a monte in una dimensione di insoddisfazione della relazione affettiva: “Torna arrabbiatissimo dal lavoro e se la prende sempre con me, alza la voce e mi dà un fastidio terribile, oppure io cucino e lui non cena, oppure apre il frigo e mangia la prima cosa che trova”.

Quando manca una relazione affettiva forte, cioè una relazione d’amore, la frustrazione a livello sessuale è inevitabile e non dipende dal “che cosa si fa” all’interno di un rapporto sessuale ma dal fatto che lo si fa con una persona che non si ama. La sessualità vissuta al di fuori di un’esperienza affettiva forte, quella per intendersi vissuta per abitudine o per provare di che si tratta con persone che non si amano, comporta automaticamente insoddisfazione sessuale perché una sessualità senza una vera affettività è un mezzo senza scopo.



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