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 Oggetto del messaggio: COPPIE GAY E AUTONOMIA
MessaggioInviato: mercoledì 17 luglio 2013, 16:49 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
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Dopo le recenti decisioni della Corte Suprema degli Stati Uniti e dopo le modifiche del Codice Civile francese in tema di matrimonio tra persone dello stesso sesso, il dibattito sui diritti civili, cosa sacrosanta, ha messo in ombra le riflessioni sul concetto di coppia gay, come se la ovvia parificazione in termini di diritto dovesse comportare una assai meno ovvia sovrapposizione dei concetti di coppia eterosessuale e di coppia omosessuale, in particolare di coppia eterosessuale sposata e di coppia omosessuale. In realtà si tratta di due concetti molto diversi le cui differenze andrebbero capite per evitare estrapolazioni improprie.

I modelli giuridici di matrimonio, nel mondo occidentale, si sono progressivamente laicizzati (divorzio, separazione) ma l’istituto matrimoniale resta comunque, in linea di principio e con le necessarie limitazioni, ancorato al doppio pilastro della crescita e dell’educazione dei figli e del mutuo sostegno. La realtà dell’enorme numero di divorzi e di separazioni dimostra come l’istituto matrimoniale sia palesemente inadeguato a garantire i suoi stessi fini.

D’altra parte, secondo i dati forniti dal servizio statistico spagnolo, in Spagna il 59,9% dei matrimoni eterosessuali è solo civile, contro il 38,2% di matrimoni celebrati col rito cattolico. I matrimoni omosessuali sono stati nel 2011 3.880 con una prevalenza del 59,1% di matrimoni tra due uomini. I matrimoni omosessuali sono stati il 2,4% del totale del matrimoni celebrati. Se si tiene presente che la propensione al matrimonio tra gli eterosessuali è in netto calo e che la popolazione omosessuale è circa l’8% della popolazione generale se ne deduce che per varie ragioni la propensione al matrimonio delle persone omosessuali è nettamente più bassa dell’analogo indice tra la popolazione eterosessuale.

Tra le motivazioni che spingono al matrimonio molte sono legate alla condizione di favore che la legge attribuisce alle coppie sposate e alla stabilità che la coppia sposata dovrebbe avere in termini di mutua assistenza. Parlo di questioni molto concrete che, specialmente a una certe età, pesano molto sulla scelta di sposarsi, mi riferisco per esempio alla pensione di reversibilità per il coniuge superstite, agli assegni familiari, ai diritti successori garantiti al coniuge a condizioni nel più vantaggiose che al terzo estraneo, ai diritti di uso e di abitazione della casa coniugale o di prelazione sulla casa coniugale garantiti al coniuge superstite, alla continuità contrattuale ecc..

Queste motivazioni, ovviamente, valgono anche per la popolazione omosessuale ma sono controbilanciate dal disfavore sociale che il matrimonio tra persone dello stesso sesso ancora incontra, e spesso pesantemente, anche nei paesi che hanno parificato le nozze gay a quelle eterosessuali.

Alcuni siti cattolici insistono nel mostrare come gli studi sociologici evidenzino la maggiore fragilità delle unioni omosessuali rispetto a quelle eterosessuali. In effetti si tratta di paragonare due realtà che hanno assai poco in comune. La maggiore fragilità delle coppie omosessuali non è una scoperta sociologica, basta scorrere gli annuari statistici dei paesi dove le unioni omosessuali sono legalizzate per rendersi conto che i gay che si sposano sono una minoranza e che divorzi e separazioni tra le coppie gay tendono ad aumentare e la cosa non stupisce affatto. Se nel mondo etero non ci fossero i figli e le unioni eterosessuali fossero viste in termini negativi come accade per quelle omosessuali i dati sarebbero sostanzialmente sovrapponibili. C’è da chiedersi quanto la definitività o presunta definitività dei rapporti matrimoniali come prefigurati dalla legge sia in realtà compatibile con la realtà della vita di una coppia omosessuale.

Mi sono chiesto spesso se il modello di coppia di tipo matrimoniale sia effettivamente una opzione praticabile e soprattutto desiderabile per gli omosessuali e francamente non credo che lo sia, almeno a livello di popolazione generale, naturalmente con tutte le possibili eccezioni.

Parlando con gay di tutte le età rilevo una grande variabilità del concetto di coppia gay in rapporto all’età e alle esperienze delle singole persone. In età adolescenziale si sogna la coppia gay con le categorie molto idealizzate di una quasi famiglia ideale, fedeltà assoluta per la vita, totale trasporto reciproco, condivisione di tutto fino a una specie di simbiosi. Col passare degli anni il concetto di coppia gay diventa più elastico e realistico e cominciano ad essere accettati elementi di libertà e di autonomia dei singoli rispetto alla coppia, coppia che ha senso certamente, che è parte della vita dei singoli ma non è tutto. In questo senso torna il valore della privacy, della condivisione ma non necessariamente totale.

Come accade tra le coppie etero senza figli e soprattutto senza prospettiva di figli, così anche tra le coppie gay, nelle relazioni che effettivamente durano nel tempo, qualsiasi sia la partenza, finisce per instaurarsi di fatto un equilibrio tra esigenze di coppia e esigenze di autonomia individuale. Aggiungo che, per quanto possa apparire a un primo sguardo paradossale, la stretta fedeltà sessuale non è di fatto il discrimine tra l’esistenza di una coppia felice e la crisi della coppia. La fedeltà sessuale di coppia non conta tanto in sé quanto come elemento di responsabilità nei confronti dell’altro che potrebbe essere sottoposto a rischi per la salute a seguito della infedeltà del partner. Da quello che vedo il discrimine è legato soprattutto ad altri fattori e cioè in particolare alla stima verso l’altro come persona, al considerarsi alla pari, al riconoscere all’altro come unico movente un autentico interesse affettivo, anche temporaneo, anche parziale, ma libero da contaminazioni con altri interessi, di carattere opportunistico, sociale o economico. In sostanza è difficile che un gay tolleri un rapporto strumentale a fini non affettivi. Anche il solo sospetto di non spontaneità mette facilmente in crisi un rapporto. Un esempio di tutto questo si ritrova esemplificato nel rapporto tra Murice e Scudder come descritto nel “Maurice” di Forster. La limitazione temporale del coinvolgimento o la sua parzialità non sono invece in genere un motivo di crisi necessaria della coppia. La relazione può essere parziale e anche limitata nel tempo, ma se è genuina, cioè autenticamente basata su un interesse affettivo è destinata “in qualche modo” a durare.

Un discorso a parte merita la dimensione sessuale del rapporto. Il coinvolgimento affettivo in una relazione di coppia ha necessariamente anche una forte dimensione sessuale. L’attrazione sessuale non è una forma degradata di affettività ma è anzi la manifestazione di un interesse genuino e originario. Ovviamente quando si parla di sessualità di coppia l’elemento fondamentale non consiste in quello che si fa ma nella profondità del coinvolgimento, nella sua reciprocità, e subordinatamente nella corrispondenza tra i modi di intendere la sessualità fisica. In sostanza torna anche qui il parametro fondamentale del vero coinvolgimento. L’esatto opposto del vero coinvolgimento consiste nella ripetitività, nella meccanicità, nella sostanziale dimensione individuale e non di coppia dell’esercizio della sessualità. Due ragazzi che nei loro contatti sessuali non si parlano, non esternano la loro partecipazione e restano due mondi sostanzialmente separati, individuano ciascuno nell’altro solo uno strumento per coltivare una sessualità che non è di fatto una forma di comunicazione di coppia. Il sesso partecipato in modo profondo ha una dimensione emotiva evidente, fatta di attesa, di manifestazione chiara del desiderio, di atteggiamenti giocosi, spontanei, non imitativi e soprattutto di dialogo e di volontà di coinvolgere profondamente l’altro.

Può accadere che l’interesse sessuale diminuisca nel tempo ma questo, quando è detto con chiarezza e soprattutto quando non sottende altri motivi di risentimento, in genere non distrugge i rapporti di coppia, può allentarne i vincoli ma è altamente probabile che si mantenga un buon rapporto con il passare del tempo.

Un’attenzione speciale dovrebbe essere dedicata al problema della gelosia. In genere le reazioni di gelosia possono scattare seguendo due meccanismi alquanto diversi tra loro. Al livello più semplice, l’infedeltà sessuale o il rischio della infedeltà sessuale fa scattare il meccanismo tipico della gelosia possessiva. “Lui mi appartiene! Ha detto di essere innamorato di me e se mi tradisce non merita la mia stima!” Alla base di questo ragionamento c’è l’idea che un rapporto affettivo debba essere necessariamente esclusivo e definitivo, cioè che si tratti di una appartenenza reciproca con totale eliminazione di ogni dimensione di privacy e di libertà individuale. La gelosia possessiva si basa più sull’autostima che su un rapporto d’amore. “L’altro è mio! È la mia conquista e nessuno me lo deve portare via!” L’esito della gelosia possessiva è spesso la crisi “calda” dei rapporti di coppia, ossia lo scioglimento dei rapporti di coppia preceduto e seguito da puntigliose precisazioni, accuse e recriminazioni di vario genere. La seconda forma di gelosia, in genere tipica soprattutto di persone non più giovani, è la gelosia di abbandono che non produce rabbia o aggressività, come la gelosia di possesso, ma sentimenti di depressione e di abbandono. Qui la gelosia non è legata alla infedeltà sessuale, il cui peso è molto relativo, ma al disinteresse che si rileva nel comportamento dell’altro, soprattutto in quello inconsapevole. Cerco di spiegarmi con un esempio: se A ha mantenuto per anni un comportamento coinvolgente nei confronti di B (chiamare B al telefono anche senza un motivo esterno, vedersi almeno una volta ogni tanto, scambiarsi gli auguri in occasione delle feste) e a un certo punto questo comportamento cessa, subentra una forma di gelosia di abbandono perché emerge in pratica che la dimensione affettiva autentica non si conserva più nemmeno a livello relativo. Questa seconda forma di gelosia, differentemente dalla prima, porta allo scioglimento ”freddo” della coppia ossia alla crisi senza nessuna manifestazione esterna della crisi stessa, si potrebbe dire una crisi di consunzione.

Le vere crisi di coppia derivano dal venire meno del rispetto e della stima reciproca, spesso in conseguenza di motivi e di comportamenti che non hanno nulla a che vedere con la sessualità. Cito a mero titolo di esempio il ravvisare nell’altro un comportamento che tende a dominare o ad aggredire oppure ragioni di carattere politico o di squilibrio sociale all’interno della coppia. Si tratta di meccanismi che minano il rapporto alla base e che culminano con valutazioni del tipo: “Ma come ho fatto a mettermi con uno come questo?!” Quando non ci sono motivi così radicalmente distruttivi, accade spesso che le crisi di coppia non siano definitive ma cicliche, che cioè facciano parte del rapporto e in qualche modo lo consolidino contribuendo a ristrutturalo ogni volta in un modo lievemente diverso adeguando in questo modo progressivamente il rapporto alla realtà della coppia.

Quando un rapporto finisce e se ne è coscienti in due, la coppia si scioglie ma resta comunque un legame affettivo di stima e di affetto non superficiale. Lo scioglimento di un rapporto di coppia non è una crisi di coppia e, quando si verifica, è consensuale e non traumatico e non comporta alcuna rottura violenta o definitiva, si tratta piuttosto di prendere atto di un cambiamento che forse suggerisce altre strade da percorrere ma senza considerare il passato un errore o la conseguenza di un inganno. Anche se sembra un gioco di parole, la fine (non la crisi) di un rapporto non è mai definitiva, finché resta un presupposto autentico di rispetto e di stima reciproca, anche nella diversità di idee e di prospettive.

Mi chiedo in conclusione se una coppia gay possa trovare nella estensione sic et simpliciter del matrimonio agli omosessuali una soluzione effettivamente funzionale. In alcuni casi certamente sì ma in molti altri con ogni probabilità sarebbe meglio ricorrere ad istituti più elastici e molto meno vincolistici. Nel campo delle relazioni affettive il primato non deve spettare alla legge ma all’affettività. Credo che nessuno vorrebbe vivere un rapporto di coppia tenuto insieme solo per ragioni legali quando mancano o sono venuti meno gli elementi affettivi fondamentali di un vero rapporto di coppia.



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 Oggetto del messaggio: Re: COPPIE GAY E AUTONOMIA
MessaggioInviato: mercoledì 17 luglio 2013, 20:54 
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Iscritto il: mercoledì 14 aprile 2010, 9:22
Messaggi: 2861
Molto interessanti queste riflessioni! Mi piace soprattutto questo connubio tra due concetti : "coppia" e "autonomia", che nella realtà di molte relazioni affettive spesso tendono a cozzare.
E' di questi giorni la tragica notizia dei due fratellini bruciati dal padre, che aveva perseguitato l'ex moglie per tre anni , non accettando la separazione .
Una tragedia che dimostra quanto malata possa diventare una relazione quando alla base non c'è autonomia dei singoli, ma una pretesa che mira a soggiogare l'altro , a renderlo strumento della propria stabilità .
Può sembrare un fatto estremo, un'eccezione rispetto alla regola di tante storie d'amore riuscite. Credo purtroppo che questi episodi , che sono in crescita, siano la punta dell'iceberg di un modello familiare assai radicato nella nostra cultura, dove non c'è un'autentica reciprocità e parità , dove non c'è spazio per il rispetto della libertà dell'altro.
Forse le coppie omosessuali , proprio perché libere da questi cliché, sapranno indicarci una nuova strada possibile ,che vada oltre al concetto di possesso?
Quello che posso dire è che ho assistito ad alcune separazioni di giovani coppie gay e mi ha colpito notare quanto affetto e preoccupazione ci fosse per l'altra persona pur nella sofferenza per la fine di un legame importante.
Mi ha colpito cogliere un senso di amicizia che , al di là della scelta di por fine a una storia, è sopravvissuto ai rancori e alle ferite .
Mi è sembrato un segnale importante, che è stato ,almeno per me, un grande insegnamento .


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 Oggetto del messaggio: Re: COPPIE GAY E AUTONOMIA
MessaggioInviato: martedì 11 febbraio 2014, 22:25 

Iscritto il: domenica 2 febbraio 2014, 16:13
Messaggi: 31
Io credo che il titolo più adatto per questo post sarebbe stato “coppia e autonomia” poiché ritengo che il desiderio di autonomia (ovviamente non intesa nel senso deteriore del termine) non appartenga solo alle persone omosessuali che vivono una relazione di coppia ma sia un requisito indispensabile in qualsiasi relazione sentimentale, a prescindere dall’orientamento sessuale dei protagonisti.
Una coppia è una coppia così come l’amore che lega due persone dello stesso sesso è assolutamente lo stesso amore che ne lega due di sesso opposto; nell’amore omo è possibile ritrovare gli stessi sospiri, le stesse emozioni e le stesse incertezze che si trovano in quello etero e la coppia gay persegue gli stessi obiettivi di stabilità, impegno, complicità, intesa e fiducia che contraddistinguono la coppia formata da individui di sesso diverso.
L’unica differenza è che nella costruzione di un rapporto, gay e lesbiche partono totalmente da zero , nulla nel rapporto gay è codificato a priori; essi infatti, diversamente dai loro pari etero che fin da bambini possono attingere a modelli d’amore stabile e di equilibrio di coppia, non hanno alcun modello di riferimento, vivendo in una società “a misura di etero” in cui tutto è organizzato secondo un’ottica sessista ed eterosessista.
Ciò che, almeno in una fase iniziale, può ingenerare un senso di incertezza nelle relazioni omosessuali è che esse non si basano su ruoli di coppia “preconfezionati” e rigidamente definiti, il che, pur essendo positivo (ritengo che anche le coppie etero dovrebbero essere svincolate dai ruoli sessuali e relazionali tradizionalmente codificati) è altresì destabilizzante in un rapporto su cui, tra l’altro, possono gravare anche altre problematiche. Si deve infatti tener conto che il rapporto omosessuale può essere reso più difficoltoso da altri ostacoli come: le potenziali difficoltà vissute dai singoli partner nell’accettare la propria omosessualità o nell’affrontare i disagi relazionali e/o affettivi cagionati dall’omofobia interiorizzata, la necessità di tenere nascosta la relazione ai propri familiari e ai propri cari, nonché le problematiche sociali legate alla visibilità della coppia.
Detto questo, nonostante abbiamo acclarato che le difficoltà e gli ostacoli affrontati da una coppia omossuale siano indubitatamente differenti da quelli a cui va incontro la controparte etero, credo che queste difficoltà abbiano a che fare esclusivamente con la situazione sociale che il gay o la lesbica si trova a vivere e ritengo altresì che esse non costituiscano un fattore di differenza con la coppià etero in termini qualitativi di solidità e impegno e soprattutto in termini affettivi e sentimentali.
Sono d’accordo quando affermi che il matrimonio venga, troppo spesso, utilizzato come “collante”; credo anche io che la percentuale di separazioni/divorzi etero si equiparerebbe a quella omosessuale se le stesse coppie etero non potessero usufruire dei “cementi sociali” vale a dire l’istituzione giuridica ( e anche religiosa) del matrimonio e la parentalità, ma credo anche che sia sacrosanto concedere alle persone dello stesso sesso il diritto inalienabile di poter ufficializzare la loro unione e sancire istituzionalmente il loro amore qualora lo desiderino!


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 Oggetto del messaggio: Re: COPPIE GAY E AUTONOMIA
MessaggioInviato: mercoledì 12 febbraio 2014, 1:17 
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Pienamente d'accordo!



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