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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: L'amore ai tempi di facebook
MessaggioInviato: venerdì 19 luglio 2013, 7:10 
Utenti Storici

Iscritto il: mercoledì 14 aprile 2010, 9:22
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Qualcosa di sconvolgente (almeno per me) sta accadendo nel modo in cui nascono, crescono e muoiono le storie d’amore ai tempi di facebook. I social network influenzano la nostra vita , e di conseguenza anche le relazioni sentimentali.
Qualcuno mi ha detto ieri che ,per molti giovanissimi , in cima ai criteri per scegliere l’anima gemella non c’è più la bellezza o la personalità o la ricchezza di una persona, ma il numero di “mi piace” che ha collezionato sul suo profilo.
Sarà per questo che certa gente pur di totalizzare una valanga di “mi piace” pare disposta a tutto, ma proprio a tutto , compreso : farsi fotografare in pose superhard o superstupide e postare frasi supervolgari o superassurde?
E queste nuove abitudini come ci stanno cambiando? In che direzione ci stanno portando e come stanno trasformando le nostre relazioni affettive?
Abbiamo sempre pensato che un rapporto autentico fosse basato sul rispetto dell’altro in quanto tale, con le proprie caratteristiche e la propria identità. Ma se ciò che conta è la reputazione facebookiana, c’è il ragionevole sospetto che l’altro stia diventando (o possa diventare) per il proprio partner solo lo strumento della sua sete di popolarità.
E se così dev’essere, è anche possibile che il partner cercherà anche di cambiarlo in modo tale da poterlo esporre agli occhi della rete come un bel prodotto in una vetrina. O per meglio dire come il prodotto che “piace” alla rete.
Andando avanti di questo passo, si arriverà a lasciare qualcuno solo perché ha troppi pochi amici virtuali o solo perché ha un profilo mediocre!
Possiamo spingerci oltre con la fantasia ( sapendo che la realtà spesso la supera…) e ipotizzare che un giorno sarà proprio facebook a dirci quando è il momento di corteggiare o lasciare qualcuno.
Del resto uno divertimenti preferiti di Zuckerberg , quando era ancora agli albori del suo successo , pare fosse quello di scommettere sul momento in cui le coppie iscritte al suo sito avrebbero rotto. Ma non era solo un vizio di gioventù….Pare che analizzando i dati a sua disposizione face book abbia individuato i giorni della settimana che più di altri fanno sbocciare l’amore ( la domenica, il lunedì e il martedì) e anche .i periodi dell’anno più propizi per le separazioni (l’estate) e perfino i giorni più infausti (San Valentino e Natale).
Dunque facebook osserva i nostri legami : ci tiene d'occhio! Ma non solo...
Quel che è certo è che molti tradimenti vengono alla luce proprio “spiando” i movimenti del partner sul suo profilo. Secondo Divorce Online, nel 2011 una separazione legale su tre nel Regno Unito è stata causata dalla creatura di Mark Zuckerberg. Il trend italiano sembra essere lo stesso: “almeno il 20% delle coppie che scoppiano e che arrivano davanti al giudice lo fanno per colpa dei social network e delle chat”
Si stima che nel nostro Paese almeno il 20% delle coppie che scoppiano e che arrivano davanti al giudice lo fanno per “colpa “dei social network e delle chat. Trovare un cyber-amore all’inizio può sembrare un semplice diversivo alla routine di coppia. Si inizia per noia, per curiosità, per rabbia, forse il giorno in cui il partner è stato particolarmente sgarbato e si avvia un gioco di seduzione che può risultare pericoloso, se è vero che gli incontri virtuali si trasformano in scappatelle nel 70 per cento dei casi e in storie durature nel 30 per cento.
La sicurezza di trovarsi dietro uno schermo libera i desideri e gli istinti , e fa abbassare la guardia..
Anche la giurisprudenza si sta adeguando alle nuove abitudini, cosa che ha trasformato il concetto stesso di “tradimento” .Secondo la corte di Cassazione e si può avere addebito in una separazione anche se si dimostra un nesso di consequenzialità tra la crisi coniugale e la presenza di qualsiasi altra “distrazione”,e quindi non solo il tradimento realmente “consumato”.
A prescindere dal rapporto sessuale intrattenuto con terzi o dall’eventuale contatto fisico, anche la chat erotica o la semplice infatuazione o ancora l’amore platonico nato su internet costituiscono, secondo i giudici, ipotesi di tradimento della fiducia amorosa e, perciò, valgono a rendere il coniuge responsabile della separazione.
Ciò appare una risposta al fenomeno secondo cui il social network crea degli affetti stabili e quindi una continuità che crea delle vite parallele.
C’è qualcosa di inquietante e anche di lievemente (?) insultante nello strapotere del più famoso social network di tutti i tempi, di fronte al quali ci sentiamo piccoli come insetti oppure invisibili e “alieni” come quando qualcuno ,shoccato, mi dice: Nooooooo!!!! Non sei su facebook????


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 Oggetto del messaggio: Re: L'amore ai tempi di facebook
MessaggioInviato: venerdì 19 luglio 2013, 8:32 

Iscritto il: mercoledì 19 giugno 2013, 17:21
Messaggi: 134
Barbara ha scritto:
come quando qualcuno ,shoccato, mi dice: Nooooooo!!!! Non sei su facebook????


succede anche a me Barbara :lol:

Non mi è mai piaciuto Facebook e di certo non incomincerò a farmelo piacere solo per alcuni miei amici insistenti :D
Condivido la tua riflessione Barbara e aggiungo: finché si è adolescenti e giovani posso capire un uso così superficiale e stupido di Facebook. A me fa molta più tristezza vedere come molti adulti (i nostri genitori e i genitori dei nostri amici, i nostri insegnanti ecc..) diventino così stupidi quando usano Facebook! Quando i miei amici mi raccontano di certi commenti lasciati da adulti che conosciamo, mi cadono le braccia (e anche dell'altro :D )....non voglio dire che dopo una certa età bisogna diventare dei barbosi e seriosi bacchettoni, però sei hai 40 non puoi comportarti da adolescente!!!

Conosco però molte persone che sanno utilizzare Facebook con molto senso e intelligenza...sono infatti comunque dell'idea che questo social network non sia un male in sé, ma come tutti i mezzi di comunicazione possono essere usati con senso oppure no. Per esempio, un gruppo di studenti di un piccolo corso di laurea della mia facoltà ha creato un gruppo su Facebook dove poter scrivere tutte le informazioni e le notizie utili su esami, bibliografie ecc..

Il problema è come al solito la stupidità e la superficialità delle persone. Sicuramente Zuckerberg l'ha saputa sfruttare bene, però le persone che vi si sono iscritte, liberamente, sono tutti individui appunto dotati di libero arbitrio e con cervello funzionante (se si ricordano di avviarlo....quindi meglio dire con cervello potenzialmente funzionante :lol: ).
Zuckerberg non ha creato nessun occhio da "grande fratello" di Orwell, né tanto meno ha creato un "Truman show" virtuale....casomai a crearselo sono stati gli utenti stessi!


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 Oggetto del messaggio: Re: L'amore ai tempi di facebook
MessaggioInviato: venerdì 19 luglio 2013, 11:01 
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Iscritto il: venerdì 14 giugno 2013, 12:59
Messaggi: 161
barbara ha scritto:
C’è qualcosa di inquietante e anche di lievemente (?) insultante nello strapotere del più famoso social network di tutti i tempi, di fronte al quali ci sentiamo piccoli come insetti oppure invisibili e “alieni” come quando qualcuno ,shoccato, mi dice: Nooooooo!!!! Non sei su facebook????

È da quando non frequento più il liceo che non ho più Facebook e sono perfettamente a posto così. Mi creai un profilo proprio nel periodo in cui aveva fatto il boom e lo usai per tipo 3 anni. Fondamentalmente non è un "posto" adatto a me.
Come hai accennato anche tu Barbara, è un "luogo" pieno di competizione dove ogni cosa che viene pubblicata dal 90% delle persone viene messa lì solo per acquisire dei "mi piace". Mi ricordo di gente che cancellava post in bacheca nel caso in cui non otteneva appunto il consenso voluto. Perché rinnegare un proprio pensiero solo perché "non piace" agli altri?
Per non parlare poi delle foto. Conosco ragazzi che andavano da fotografi professionisti apposta per aggiornare il proprio profilo Facebook e pagavano soldi e soldi per qualche scatto per uno stupido book fotografico, manco dovessero essere scritturati da qualche agenzia di moda.
È un mondo basato sulla superficialità e sulle apparenze, dove non si conoscono le persone per come sono realmente. Non potete capire che liberazione ho provato quando ho cancellato il mio profilo: in un attimo sono sparite completamente tutte le ansie e le preoccupazioni. Mi sentivo in dovere ogni giorno di connettermi (perché non sia mai che qualcuno mi contattava e non rispondevo), di aggiornare il mio "stato", di farmi conoscere al mondo, e di prevalere rispetto agli altri. Mi ci è voluto un po' di tempo ma alla fine ho capito che non ne valeva davvero la pena e adesso sto molto più sereno rispetto a quando lo utilizzavo. :)
tobias ha scritto:
Conosco però molte persone che sanno utilizzare Facebook con molto senso e intelligenza...sono infatti comunque dell'idea che questo social network non sia un male in sé, ma come tutti i mezzi di comunicazione possono essere usati con senso oppure no

Anch'io provai ad utilizzarlo in modo "intelligente" ma alla fine il lato superficiale ha preso il sopravvento. Piano piano, trascinato passivamente dai miei "amici", mi ero inconsciamente omologato agli standard che questo social network richiedeva, e quando me ne sono reso conto non ci ho pensato due volte a chiudere tutto. Nonostante tutto l'impegno messo per me è stato difficile restare coerente al motivo per cui mi ero iscritto, magari altri sono stati più forti di me.



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 Oggetto del messaggio: Re: L'amore ai tempi di facebook
MessaggioInviato: mercoledì 24 luglio 2013, 8:10 
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Iscritto il: mercoledì 14 aprile 2010, 9:22
Messaggi: 2861
Grazie per i vostri commenti :) trovo molti spunti interessanti , come ad esempio il fatto di pensare che ci sia un modo di usare fb "da adolescente" e atteggiamenti "da adulto". Quale è la differenza?
E poi mi interessa come la tecnologia interviene nelle relazioni. Ad esempio per comunicare all'altra persona che vuoi interrompere una relazione oggi basta un sms di poche parole,mentre ieri era necessario parlarci o almeno scrivere una lettera. Con fb è sufficiente restare connessi e non mandargli alcun messaggio perché l'altro capisca che hai la possibilità di parlare ma non vuoi. Mi chiedo questo come cambia anche ad esempio il concetto di rispetto.
Lasciarsi implica anche avere una comprensione dei sentimenti dell'altra persona, implica magari consolarla, ma se la tecnologia riduce le occasioni di contatto, ciò ci spingerà ad essere meno gentili e più sbrigativi?


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