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 Oggetto del messaggio: GAY TRA SESSUALITA’ E SENSI DI COLPA
MessaggioInviato: giovedì 25 luglio 2013, 18:16 
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Questo post è una riflessione su un atteggiamento non comunissimo ma neppure raro tra i ragazzi gay e cioè l’auto-degradazione, il convincersi di avere grossi problemi da risolvere e di essere incapaci di risolverli, ma non intendo qui riferirmi ai problemi derivanti dalla timidezza o dalla auto-repressione, intendo invece riferirmi agli atteggiamenti di auto-degradazione provati da ragazzi con comportamenti sessuali piuttosto liberi. Sono consapevole che questo post potrà provocare perplessità e che a qualcuno potrà sembrare oggettivamente un capovolgimento del più comune modo di pensare in materia ma penso che valga la pena di correre questo rischio.

Partiamo da una premessa: tutti noi abbiamo in mente dei modelli di integrazione tra affettività e sessualità e dei modelli di relazione di coppia, questi modelli possono essere dei punti di riferimento ma possono anche essere il sintomo di alcune impossibilità o presunte tali che rendono apparentemente impossibile conformarsi a quei modelli. Va detto molto chiaramente che i modelli di integrazione affettività-sessualità come i modelli di vita di coppia rappresentano appunto dei modelli cui spesso è molto difficile conformarsi. Cerco di riassumere il concetto tramite un esempio concreto.

È ovvio che, almeno in teoria, la perfetta integrazione di affettività e sessualità è altamente desiderabile, come lo è una vita di coppia in cui la fedeltà sia assoluta ma, di fatto, raggiungere la piena integrazione tra affettività e sessualità è molto difficile come lo è il mantenere una assoluta fedeltà di coppia, in particolare quando la vita di coppia presenta delle tensioni, le scelte non sono state fatte del tutto liberamente e lo scambio affettivo col proprio partner non è realmente profondo. Con questo intendo dire che perché in una relazione di coppia si arrivi alla perfetta integrazione affettività-sessualità e ad una fedeltà reciproca totale devono essere rispettate della precondizioni che spesso non sono verificate. Una relazione nata con qualche difetto originario non realizzerà comunque i modelli ideali di vita di coppia e questo non è colpa di nessuno ma è implicito nelle premesse. Spesso però i ragazzi gay si valutano molto negativamente proprio sulla base del mancato conseguimento di quegli obiettivi e compiono un ulteriore salto logico riconoscendosi originariamente inadeguati. Anche per i ragazzi più disinibiti, sussiste comunque l’idea di essere in qualche modo ossessionati dal sesso.

Qui occorre fissare dei chiari punti di riferimento. La sessualità è un interesse fondamentale per tutti i ragazzi, pensare al sesso è una cosa naturale non una fissazione patologica. Esistono anche le dipendenze dal sesso ma bisognerebbe usare questa categoria con molta prudenza per evitare di psichiatrizzare con troppa facilità dei comportamenti che originariamente hanno ben poco di patologico ma che vengono vissuti come patologici proprio a causa del fatto che sono presentati come tali. L’omosessualità stessa era ritenuta patologica fino a pochi decenni or sono, ancora oggi certi comportamenti sono spesso considerati come parafilie patologiche. L’esibizionismo e il voyerismo sono stati ritenuti comportamenti patologici ma, capiamoci bene, un ragazzo che si compiace del proprio sesso e lo ostenta online ad un altro ragazzo magari in una situazione sessualmente coinvolgente, non ha nulla in comune con le persone che vanno in giro compulsivamente a mostrarsi nude a passanti del tutto ignari, e così un ragazzo che spia l’amico o l’amica che fa la doccia non ha nulla a che vedere col voyerismo. Estrapolando questi due esempi, moltissimi comportamenti nell’ambito della sessualità pur non rientrando nei modelli tipici di integrazione sessualità-affettività e nei modelli tipici di relazione di coppia non hanno comunque nulla di patologico.

Aggiungo una osservazione. Siamo tutti cresciuti in un clima in cui la dimensione sessuale è nettamente sopravvalutata, sia in positivo che in negativo, così come esistono comportamenti sessuali dai quali ci si aspetta la felicità, che non ne segue praticamente mai, così esistono altri comportamenti ai quali siamo portati ad attribuire un valore distruttivo della vita affettiva, cosa che non è affatto detto che accada. La fedeltà sessuale “spontanea” è indubbiamente un sintomo di benessere della coppia. Quando si tradisce, a maggior ragione quando di tradisce ripetutamente si è portati a dare di sé dei giudizi fortemente negativi, a sentirsi colpevoli per essere andati a cercare sesso al di fuori della coppia. Più che i sensi di colpa servirebbe un riesame dalla propria vita di coppia alla ricerca di quello che non va. Il tradimento che porta ad una condizione psicologica peggiore a quella precedente non porta a costruire una nuova relazione ma manifesta solo l’insofferenza verso la vecchia.

Il vero problema delle auto-degradazioni dei ragazzi gay sta nell’ipotizzare una propria incapacità originaria di reagire e di conseguenza nel dare una valutazione ontologica di sé come incapace, inaffidabile, traditore ecc. ecc..
Spesso la ricerca irrequieta della sessualità ha ben poco a che vedere con la sessualità nel senso tecnico ed è la trasposizione sul piano sessuale di altre esigenze di tipo largamente affettivo. La sessualizzazione dell’affettività è una realtà comune e spesso un ragazzo che cerca frequentemente contatti sessuali non è dipendente dal sesso ma manifesta in quel modo il suo desiderio di affetto. Il comportamento di questi ragazzi appare a loro stessi come del tutto centrato sulla sessualità ma in realtà quando vengono meno le condizioni per creare o per mantenere dei rapporti sessuali il rapporto affettivo dura comunque, cosa che non accadrebbe se l’interesse sessuale fosse di fatto l’unica pulsione a tenere in piedi il rapporto.

Un ragazzo che avverte i suoi comportamenti sessuali non in linea con i modelli di integrazione sessualità-affettività e con i modelli tipici della vita di coppia, che vive una vita di coppia in cui il cosiddetto tradimento è frequente e non soddisfacente, tende a reagire colpevolizzandosi e sentendosi in qualche modo irrecuperabile ma i sensi di colpa non sono certamente il miglior modo di reagire. Bisognerebbe chiedersi che cosa c’è a monte che non soddisfa tirando le dovute conclusioni, se il rapporto di coppia è vissuto realmente come un valore è possibile uscire dalla catena dei tradimenti ripetuti, se il rapporto di coppia è radicalmente insoddisfacente e bene evitare di portare avanti situazioni che generano più preoccupazioni che gratificazioni.

Avere tradito il proprio ragazzo non è di per sé una bella cosa ma una fatto del genere non può distruggere definitivamente dall’interno l’autostima del ragazzo che ha tradito. Qualsiasi situazione può essere modificata profondamente se lo si vuole veramente. Spesso invece si ha l’impressione che la scelta più facile sia l’abbandonarsi a una posizione tendenzialmente passiva e fatalistica del tipo: “sono fatto così, non sono affidabile, non valgo nulla!” L’avere tradito il proprio compagno anche ripetutamente non significa affatto che non si provi affetto per quel ragazzo, potrebbe anche essere così, ma non è scontato a priori.

Molto spesso, nei confronti del tradimento si registrano atteggiamenti molto rigidi e moralistici e non ci si sforza di capire che cosa ci può essere dietro il tradimento. Questi atteggiamenti sono in genere profondamente interiorizzati dai ragazzi che hanno tradito il partner e si producono così delle auto-condanne senza appello, cui seguono talvolta stati depressivi che si potrebbero evitare vedendo il tradimento come un segno di disagio di coppia e non come un qualcosa che marca definitivamente la persona che tradisce con una specie di bollo indelebile.

L’autostima è uno dei pilastri del benessere individuale ma è un pilastro la cui solidità dipende fortemente dal vissuto individuale. Una delle cose peggiori che si possano fare è togliere ad un ragazzo la stima di sé ed appiccicargli un’etichetta di inaffidabile, di maniaco sessuale o di ragazzo fissato col sesso. La realtà è spesso completamente diversa da come viene rappresentata attraverso questi appellativi.



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 Oggetto del messaggio: Re: GAY TRA SESSUALITA’ E SENSI DI COLPA
MessaggioInviato: giovedì 1 agosto 2013, 7:39 
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Iscritto il: mercoledì 14 aprile 2010, 9:22
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Posso dire di avere notato anch'io questa esagerata autocolpevolizzazione da parte di ragazzi che , essendo single da tempo o addirittura non avendo mai avuto una relazione affettiva, si ritrovavano ad avere esperienze occasionali di sesso con qualche amico .
Questo giudizio così duro verso se stessi mi stupiva parecchio, considerando che invece molti coetanei etero , nella stessa situazione , si sarebbero vantati con gli amici e in ogni caso avrebbero considerato la stessa esperienza come un traguardo.
Questi sensi di colpa hanno diversi significati da persona a persona. Possono essere legati a una educazione molto rigida in tema sessuale , spesso fortemente religiosa, oppure essere legati alla paura di incarnare il modello del gay "pervertito" , paura che ogni ragazzo ha interiorizzato a causa del pregiudizio sociale. Ma c'è anche il fatto che spesso queste esperienze sono un tentativo inconsapevole di ricercare un contatto , un abbraccio a lungo desiderato ,che non arriva. In questo caso alla soddisfazione sessuale segue spesso un senso di delusione e di tristezza, perché si prende atto che è rimasto un vuoto non riempito da quell'incontro.
L'esperienza sessuale occasionale può così dare vita a emozioni molto contrastanti , passando dal piacere alla paura alla tristezza, e che spesso sfociano nel senso di colpa e nella vergogna.
Se poi la persona ne parla con qualcuno e ne riceve giudizi negativi questo disagio aumenta e il senso di colpa cresce.
Personalmente ritengo (ma credo di averlo sempre detto) che , se si riesce a vivere in modo naturale e positivo un'esperienza di questo tipo e se si fa sesso protetto, essa non danneggia nessuno , men che meno gli interessati.
Non dico che debba essere una tappa obbligata. Si può benissimo aspettare il primo amore per avere un'esperienza sessuale, ma anche no.
E' qualcosa che rientra nella sfera delle scelte individuali, sulle quali non si dovrebbe lanciare anatemi inutili, perché nessuno di noi è uguale all'altra persona e se ci sono ragazzi che possono benissimo fare a meno del sesso per mesi o accontentarsi dell'autoerotismo, ce ne sono altri che senza sesso stanno proprio male con se stessi.
Specialmente per un ragazzo gay penso che conquistare una sessualità spontanea sia cosa così difficile da richiedere tempo e occasioni nelle quali sperimentarsi.
Se poi un ragazzo avesse il dubbio di avere una sex addiction , bisogna ricordare che la dipendenza dal sesso c'è solo quando la persona si ritrova a trascurare la propria salute e a compromettere i propri obiettivi a causa del sesso compulsivo. Fare sesso occasionale o farlo spesso non c'entra nulla con questa patologia.


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 Oggetto del messaggio: Re: GAY TRA SESSUALITA’ E SENSI DI COLPA
MessaggioInviato: mercoledì 7 agosto 2013, 8:25 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
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Barbara, condivido perfettamente quello che hai scritto.
In realtà i sensi di colpa sono un sistema per non fare emergere le vere ragioni della crisi di un rapporto deviando il problema sulla pretesa di individuare un colpevole che sia tale in quanto infedele costituzionale.

Anche nel mondo etero si creano delle coppie forzatamente cioè per ragioni che non hanno nulla a che vedere con i sentimenti, poi, quando arriva il tradimento non si dice: "non ha funzionato perché non poteva funzionare" ma "non ha funzionato per colpa tua perché tu sei inaffidabile e pensi solo al sesso!"



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