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 Oggetto del messaggio: COPPIE GAY E DEPRESSIONE
MessaggioInviato: sabato 9 settembre 2017, 13:58 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
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Questo post cercherà di analizzare l’esperienza della depressione vissuta dai gay.

Mi capita qualche volta di incontrare in chat ragazzi con qualche sintomo serio di depressione, ossia ragazzi che presentano stati ansiosi legati a visioni negative del futuro, ragazzi che, in qualche modo abbandonano una visione razionale e realistica della loro esperienza per seguire una dimensione emotiva, apparentemente radicalmente razionale, che però conduce in ogni caso alla svalutazione della vita, alla previsione di un futuro difficile se non addirittura angoscioso e, in pratica, al vedersi non adatti al mondo, con le conseguenze che si possono immaginare.

È compito degli psichiatri studiare e curare, farmacologicamente, se necessario, la depressione, ma nelle depressioni reattive, cioè sorte in coincidenza di situazioni di stress grave e prolungato, può essere fondamentale anche l’intervento di uno psicologo e talvolta anche di un amico, che sappia però come gestire la cosa.

Il vero pericolo nel trattare con una persona depressa è che il contatto sia rifiutato e che quindi il canale comunicativo si chiuda. Sottolineo il fatto che la depressione è caratterizzata proprio da una progressiva riduzione del confronto interpersonale e della vita affettiva. Il progressivo isolamento induce la persona a chiudersi sempre più in se stessa.

Bisogna non dimenticarsi mai che la depressione porta a stati di sofferenza profonda, che non possono essere affrontati con esortazioni generiche, spesso fortemente controproducenti. La persona depressa non è un oggetto che può essere plasmato e modificato dall’esterno, ha i sui ritmi, i suoi tempi, le sue modalità di reazione che, dall’esterno possono apparire incomprensibili.
Elenco qui di seguito alcuni consigli, apparentemente banali, ma fondamentali nel trattare con una persona depressa.

La persona depressa va ascoltata quando ne manifesta il bisogno o ne fornisce l’opportunità. In questo senso, se si riceve una chiamata al telefono da una persona depressa bisogna evitare nel modo più assoluto di lasciar cadere l’occasione di parlare, per esempio col classico: “Sono molto impegnato, ti richiamo io.” Un comportamento del genere è visto come una sostanziale indisponibilità.

Chiamare al telefono una persona depressa per parlarci seriamente, slavo casi eccezionali, è cosa da non fare, perché è un comportamento intrusivo, che definisce dei ruoli. È invece opportuno chiamare la persona depressa al telefono in modo disimpegnato, per farle gli auguri per l’onomastico, il compleanno o il Natale.

È in ogni caso inopportuno, salvo che non sia la persona stessa a richiederlo, spostare la conversazione su temi più personali.

In secondo luogo, in situazioni che non prevedono l’assunzione di ruoli, è assolutamente inopportuno assumere un ruolo. Il colloquio con lo psicologo è il colloquio con lo psicologo ed ha una struttura nota e non paritaria, in cui i ruoli sono fondamentali. Il colloquio con un amico è per sua natura paritario. È assolutamente inopportuno che un amico assuma un ruolo che non è il suo.

Il colloquio deve essere essenzialmente una forma di disponibilità, non una forma di indagine. Se la persona depressa parla spontaneamente di questioni private, bisogna ascoltarla cercando di seguire la sua logica, se però di fonte a determinati contenuti si ferma, non bisogna in nessun modo tentare di forzare la situazione.
Bisogna stare in guardia rispetto all’idea di trovare il bandolo della matassa e di risolvere il problema. Anche nella depressione reattiva, il quadro è sempre molto complesso e i tentativi di semplificazione sono avvertiti come tentativi di banalizzazione e conducono spesso alla interruzione del dialogo.

La persona depressa cerca prima di tutto un ascoltatore che non banalizzi e che nello stesso tempo non sia intrusivo. La presenza discreta di un amico che sa stare al suo posto può avere un’utilità quando diventa occasione di dialogo. Va tenuto presente che una persona depressa si rende conto ogni giorno che la depressione la isola e la allontana dai dialoghi standard con altre persone, e questo accade perché gli altri reagiscono in modo difensivo, con l’abbandono, alle posizioni radicali del depresso e alla sua tendenza a ricoprire l’intera vita di uno spesso velo di negatività.

Nel dialogo con la persona depressa vanno cercati e valorizzati gli elementi di affinità, le esperienze simili, cioè i contenuti sui quali esiste un terreno comune. Alla persona depressa è opportuno fare capire che anche chi le sta parlando ha passato e passa tuttora momenti più o meno prolungati di depressione. La depressione si esorcizza più facilmente quando diventa argomento condiviso, cioè argomento effettivamente comune tra due persone, e non semplicemente argomento di conversazione. L’idea che la depressione divide, separa e isola può gradualmente essere messa a confronto con l’idea che la depressione può anche unire e creare sinergie.

Gli atteggiamenti giudicanti, supponenti o formali, sono in realtà i presupposti per il fallimento di qualsiasi dialogo; nei confronti di una persona depressa, essi non fanno che aumentare il senso di distanza e di isolamento e inducono facilmente una reazione di rigetto.

Gli atteggiamenti affermativi andrebbero sostituiti con atteggiamenti possibilisti e aperti al confronto, tipici di chi ha intenzione di capire, non di giudicare o di fornire ricette per risolvere il problema.

Gli atteggiamenti ultimativi sono una manifestazione di aggressività. In un dialogo con una persona depressa, la disponibilità a cambiare parere, ad ascoltare e a cercare di capire è assolutamente fondamentale.

Se si sono commessi errori e si sono assunti atteggiamenti inappropriati, la cosa migliore è chiedere scusa e cambiate atteggiamento. Mantenere il punto per questioni di principio, significa distruggere il dialogo, trasformandolo in un tentativo di prevalere, dando più valore alla logica che alla persona.

Cerchiamo ora di capire come la depressione può manifestarsi nelle persone omosessuali. Ovviamente le modalità sono fortemente dipendenti dall’età e dal livello di integrazione sociale e affettiva del singolo individuo. È un errore ritenere che la depressione sia provocata dall’omosessualità, che non è una patologia mentale né un elemento predisponente a disturbi mentali. Le depressioni reattive hanno meccanismi genetici analoghi per tutte le persone e sono legate a situazioni di stress grave e perdurante, come la disoccupazione di lungo periodo, la convivenza, con o senza compiti di assistenza, con familiari in gravi condizioni di salute, ma anche le situazioni familiari di forte e sordo conflitto, il superlavoro non legato ad adeguate gratificazioni, e simili.

Ovviamente esistono condizioni di stress pesante e duraturo tipiche dei gay, come quelle conseguenti al coming out familiare in una famiglia omofoba, a forme di omofobia che si manifestano in minacce e ricatti, al logoramento del rapporto di convivenza tra due partner che hanno perso ogni motivazione alla vita di coppia, ecc..

Nella sostanza, l’omosessualità può al massimo determinare le modalità di espressione della depressione, ma certamente non ne è né la causa né una delle concause.

La depressione si manifesta nella sessualità con due meccanismi opposti: il primo conduce alla progressiva riduzione della vita sessuale, fino alla sua completa scomparsa, il secondo invece conduce ad una sessualità più accentuata e quasi frenetica, ma tendenzialmente priva di una vera dimensione affettiva.

La prima modalità dimostra un distacco già avvenuto, la seconda indica un processo in fieri che può essere ancora reversibile.

Un’attenzione particolare deve essere dedicata alle coppie gay al cui interno, uno dei due partner manifesta segni di depressione. Anche se la depressione non è dovuta a stress della vita di coppia, ma semplicemente si manifesta nell’ambito della vita di coppia, genera comunque allarme nell’altro partner, e, se la coppia è fragile si può anche arrivare alla rottura del rapporto. Quando ciò accade il partner depresso scivola in una depressione più profonda, perché si sente tradito negli affetti più intimi. Nella maggior parte delle coppie gay consolidate, in cui esiste una dimensione affettiva importante, lo stato depressivo di uno dei due partner mette l’altro in ansia e lo spinge ad interrogarsi su che cosa si possa fare per alleviare la condizione del suo compagno e in particolare come si debba reagire alla tendenziale o radicale negatività del compagno, quando questa negatività investe in modo diretto anche la vita di coppia. In particolare, il venir meno progressivamente dell’elemento affettivo nella vita di coppia e la progressiva riduzione della sessualità a “solo sesso”, crea ansia, anche molto forte, nel partner non depresso.

Aspettarsi dal partner depresso degli slanci affettivi analoghi a quelli che aveva nei periodi in cui non manifestava segni di depressione, significa chiedergli qualcosa che nella condizione attuale non può dare. La sessualità di coppia con un partner depresso va vissuta nonostante la negazione, più o meno dichiarata, dell’affettività.

Ogni approccio ultimativo (“O cambi, o il nostro rapporto è finito”) è radicalmente controproducente. Il partner che ama il suo compagno depresso, nonostante la depressione, farà bene ad adeguarsi a lui e soprattutto a rimanergli vicino evitando di enfatizzare il suo rimanergli vicino (“Io ti rimarrò vicino comunque!”). La vicinanza deve essere una realtà di fatto, una cosa data per scontata, in pratica un presupposto sul quale non ci sono dubbi.

Non bisogna mai dimenticare che privare di un contatto sessuale il proprio partner di coppia a causa della sua depressione significa compiere un gesto violento. La vita di coppia, nel cui ambito si mantiene comunque una dimensione affettiva almeno parziale, rappresenta uno dei pochi argini significativi al dilagare della depressione. Le parole e i discorsi in genere rischiano di complicare le cose. La comunicazione affettiva fondamentale all’interno di una coppia è una comunicazione fisica e tale deve rimanere a maggior ragione in presenza di segnali di depressione.



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