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 Oggetto del messaggio: TRISTEZZA E AMORE GAY
MessaggioInviato: domenica 31 dicembre 2017, 13:20 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
Messaggi: 5218
Caro Project,
sono da anni un lettore assiduo del forum di Progetto Gay, le storie che tu hai pubblicato, in più di qualche caso presentano attinenze con quello che io sto vivendo da anni, però mi piacerebbe sapere il tuo parere specifico sulla mia situazione personale, che non so sempre come affrontare; in genere non mi provoca grossi problemi ma certamente mi mette in situazioni di forte incertezza, vorrei capire meglio come posso rendere il mio compagno più felice. Capisco che, messa la questione in questi termini, è impossibile farsi un’idea precisa, quindi entro nel merito.
Ho 45 anni, ho vissuto praticamente da solo fino ai 35 anni, poi ho incontrato per puro caso Lorenzo, detto Enzo, un ragazzo fiorentino che aveva allora venticinque anni. La storia del nostro primo incontro ha dell’incredibile.

Era domenica sera, più o meno verso le 23, pioveva a dirotto, io stavo rientrando a casa, quando lungo una strada di grande scorrimento vedo una macchina accostata e uno che chiede aiuto e fa segno di fermarsi. Per un attimo non so che fare, poi, lo confesso, vedo che è un ragazzo alto, magro e tutto bagnato e allora mi fido e mi fermo, anche perché dare una mano a un bel ragazzo non è solo un gesto umanitario.

Devo dire che mi ha colpito al primo sguardo. Mi dice che gli si è rotta la macchina e che non sa che cosa fare. Gli dico di salire sulla mia macchina e che l’indomani ci saremmo preoccupati della macchina, perché non poteva certamente restare lì sotto l’acqua. Sale nella mia macchina, gli chiedo dove posso accompagnarlo e mi dice che dovrebbe tornare a Firenze (noi eravamo a Roma), ma che la macchina non funziona, gli chiedo se vuole che lo accompagni in albergo da qualche parte, mi risponde che non ha soldi, mi offro di prestarglieli io ma non vuole proprio parlare di soldi, mi chiede se posso ospitarlo per la notte, io sono un po’ perplesso perché tengo molto alla mia privacy e una richiesta così poco usuale mi costringere a decidere senza poter capire bene che cosa sto facendo, poi alla fine accetto.

Sale a casa mia, gli do dei vestiti asciutti e va a cambiarsi, gli preparo il letto nella stanza più piccola, che è piccola ma è una vera stanza da letto, gli chiedo se ha cenato e mi dice di no. Gli preparo una rapida cena, è stanco morto, è quasi l’una e gli dico di andare a dormire. L’indomani si vorrebbe rimettere i suoi vestiti che però sono ancora bagnati. Non è pratico di macchine, allora chiamo io il carro attrezzi e faccio portare la sua macchina alla mia officina. Il meccanico dice che il danno è serio e che ci vorrà qualche giorno, lui insiste che deve tornare assolutamente a Firenze in tempi brevi, magari in treno. Gli dico che lo avrei accompagnato a Firenze con la mia macchina e che poi gli avrei portato dopo qualche giorno la macchina riparata. Lui mi risponde che non ha soldi per pagare la riparazione ma che mi restituirà tutto appena potrà. Io gli dico che mi sta bene. Sistemo per telefono alcune cose di lavoro e poi partiamo.

Il viaggio è stato breve ma ci ha permesso di parlare molto. Mi chiede perché faccio tutte queste cose per lui, io sono molto in imbarazzo ma poi alla fine gli dico la verità e cioè che sono gay e che per uno come me, poter essere utile ad un ragazzo è una cosa molto gratificante. Dopo qualche minuto mi dice che è gay anche lui, cosa alla quale io inizialmente fatico a credere, e mi racconta che cosa era andato a fare a Roma. In pratica è innamorato di un ragazzo che lo trattava malissimo e questo per lui non sarebbe stato un problema, ma quel ragazzo, di fatto, non voleva stare con lui. Enzo era venuto a Roma in macchina correndo alla disperata, perché si sentiva perso, voleva parlare con quel ragazzo, convincerlo a non andarsene via, ma non c’era riuscito.

Nel raccontarmi la storia si è messo a piangere a singhiozzi e stava proprio male, mentre guidavo gli ho stretto la mano sinistra per qualche secondo e si è un po’ calmato, mi ha chiesto il numero di cellulare e mi ha dato il suo. A Firenze mi ha detto di lasciarlo vicino a santa Maria Novella e di ripartire subito, e io ho fatto proprio così. Dopo tre giorni la sua macchina era riparata, l’ho chiamato e gli ho detto che gliel’avrei riportata la domenica successiva, mi ha chiesto di portargli la ricevuta del meccanico perché “appena possibile” mi avrebbe restituito tutto. La domenica sono andato a Firenze con la sua macchina. La prima cosa che ha fatto è stata chiedermi la ricevuta. Pensavo che si sarebbe trattenuto a parlare con me almeno un po’ ma non è successo, mi ha detto solo grazie, senza nemmeno stringermi la mano e mi ha congedato. Confesso che ci sono rimasto un po’ male, mi sentivo un perfetto imbecille che aveva fatto tanti chilometri e aveva speso tanti soldi per essere poi congedato così banalmente. Non ho avuto più notizie di Enzo per quasi un mese e ormai non ci pensavo più.

Una notte, a ora tardissima, più o meno verso le due, mi chiama e mi chiede che cosa sto facendo, gli dico che sto dormendo. Lui mi chiede: “Sei da solo?” gli dico si sì e lui dice: “Allora apri il portone.” La prima cosa che ha fatto è stata ridarmi i soldi della macchina, ma era stravolto, aveva la faccia distrutta e tutta arrossata, evidentemente aveva deciso di venire da me già a tarda notte e aveva fatto tutta la strada in preda all’ansia. È rimasto in piedi e si è messo a piangere, diceva che non ce la faceva più a vivere, che per lui la vita non aveva alcun senso, che non sarebbe stato mai felice. In quel momento l’ho abbracciato, ma stava proprio male, l’ho tenuto stretto quanto più ho potuto, gli ho scarmigliato i capelli e gli ho detto: “Ti preparo il letto”, mi ha risposto che voleva dormire con me, gli ho detto che avevo un letto singolo, ma la cosa gli era indifferente.

Siamo andati a letto, ma non c’era niente di erotico, lui stava male, in certi momenti tremava, mi ha letto in faccia i miei dubbi e mi ha detto. “Non uso sostanze… non avere paura di me, ti prego.” Gli ho posto un braccio sotto la testa e lui si è girato verso di me. Gli ho detto: “Qui non hai niente da temere… cerca di stare tranquillo…” Ma è rimasto agitato per buona parte della notte. Non sapevo proprio che cosa fare, in certi momenti pensavo che avesse problemi veramente seri. Quando si è addormentato era ormai mattina. Non avevamo dormito nemmeno un’ora.

Mi sono seduto accanto al letto per vederlo riposare, era veramente un bel ragazzo e io mi chiedevo perché quell’altro ragazzo non avesse voluto stare con lui. Certo i modi di fare di Enzo erano molto lontani dai tipici modi di fare di un ragazzo gay, mi sembrava emotivamente instabile, se la notte precedente aveva fatto tutta quella strada non era certo soltanto per riportarmi i soldi della macchina, probabilmente si sentiva proprio male, era solo e non sapeva a chi rivolgersi. Insomma, mentre lo vedevo riposare, mille dubbi affollavano la mia mente, da quelli più terribili, cioè che potesse arrivare a un gesto insano, al fatto che potesse essere assalito dall’emotività, magari lungo la strada, rischiando di perdere il controllo dell’auto. Perché aveva danneggiato la macchina per averla forzata troppo, almeno a quanto dice il meccanico.

Si è svegliato dopo le nove, l’ho mandato a farsi una doccia e gli ho preparato la colazione. La prima cosa che mi ha detto è stata: “Potevi anche approfittare di me quando stavo male ma non lo hai fatto. Adesso mi sento meglio.” Io rimanevo in silenzio, non sapevo che cosa dire, e lui ha ricominciato a piangere ma in modo più tranquillo, mi ha seguito in cucina e ha cominciato a fare colazione, poi mi ha detto: “Posso rimanere qui qualche giorno?” Gli ho risposto: “Certo, tutto il tempo che vuoi!” Lui ha detto: “Solo due o tre giorni.” Istintivamente mi fidavo di lui. Nei giorni successivi abbiamo parlato molto. Io lo stavo a sentire affascinato. Lorenzo mi piaceva molto anche di carattere, non era aggressivo né arrogante né permaloso, tendeva se mai a sminuirsi molto.

Si era laureato con la lode in una disciplina scientifica molto difficile e aveva appena cominciato il percorso di dottorato. Viveva della sua borsa di studio. I rapporti con la sua famiglia erano pessimi, non nel senso che ci fosse odio, ma c’era di peggio, c’era indifferenza reciproca totale. Enzo non stava male per l’università, che però stava cominciando a trascurare, stava male perché non aveva nessuno che gli volesse bene. Si riteneva un po’ un caso limite, quasi un caso patologico. Io gli avrei proposto di stare definitivamente con me, ma lui aveva i suoi studi a Firenze, ed erano studi importanti che non poteva lasciare andare con leggerezza. Ne abbiamo parlato molto e abbiamo concluso che se lui si fosse rimesso a studiare con la massima serietà, io sarei andato a Firenze il venerdì sera e sarei tornato a Roma il lunedì mattina. Lui non voleva crearmi scompiglio ma alla fine si è convinto che sarebbe stata la soluzione migliore.

È rimasto a casa mia cinque giorni. Tra noi non c’è stato niente di esplicitamente sessuale, anche se vederlo sorridere mi dava dei momenti di felicità totale. Qualche volta provavo a dirgli che è una persona speciale ma mi fermava subito: “Niente discorsi!” In quei pochi giorni però ci siamo veramente detti tutto, lui era esitante perché pensava che certe cose mi avrebbero creato difficoltà ma io ero sempre più innamorato. Se tra noi si creava qualche volta qualche attimo di incomprensione, cosa comunque molto rara, dopo pochi secondi la cosa era superata.

Dal mese di dicembre ho cominciato a fare avanti e indietro da Roma a Firenze con la macchina, siccome però era veramente distruttivo dopo qualche settimana sono passato al treno. Dal mese di aprile ho preso in affitto un micro-appartamento di 36 mq nella estrema periferia di Firenze, i costi erano più o meno quelli dell’albergo, ma almeno Enzo poteva venire a stare con me per tre notti. Si portava i libri e certe volte si metteva a studiare, la cosa fondamentale era restare insieme. Tra noi non c’erano più segreti. Cominciavo a capire tante cose della vita di Enzo che non avrei mai immaginato e ne ero sempre più innamorato, mi faceva una tenerezza estrema.

Tra noi la sincerità era totale, qualche volta brutale: mi disse che non ero il suo tipo, che mi voleva bene ma non era innamorato di me, questa cosa inizialmente frenò i miei entusiasmi, anche se continuavo ad andare a Firenze tutte le settimane. Una sera mentre dormivamo insieme nello stesso letto, mi disse: “Mi sto eccitando e non mi era mai successo prima… “ Io cercai di cambiare argomento, ma non me lo permise. Mi disse solo. “Non mi dire di no! Per me è importante.” Ci abbracciammo e fu la prima volta che feci l’amore con un ragazzo.

Enzo sembrava un’altra persona, era sereno, rideva, diceva sciocchezze, si comportava come un ragazzino che gioca, uno spettacolo meraviglioso, la confidenza tra noi era totale. Lo vedevo felice, gli ridevano gli occhi ed erano bellissimi. Il suo modo di fare l’amore era travolgente. Credo che per me non avrei potuto immaginare una prima volta più coinvolgente. Finito il sesso però le cose sono cambiate ed è subentrata una pesante malinconia, quasi un rimpianto per aver trasformato in dimensione sessuale una cosa che prima era solo sublimata, Enzo aveva in mente che era stato con me perché mi voleva bene ma non perché era attratto sessualmente da me, anche se francamente a me sembrava che fosse attratto eccome, però poi passò anche la malinconia e restammo abbracciati nudi fino alla mattina.

Io avevo paura di come Enzo avrebbe potuto interpretare quello che era successo tra noi, ma in realtà successe poi molte altre volte e non ci furono mai problemi. Andammo avanti così per tre anni, lui conseguì il suo dottorato e poi ebbe un incarico di ricerca a Roma e, quasi automaticamente, venne a stare a casa mia. Aveva quasi trent’anni e io ne avevo quasi quaranta. Enzo con me stava bene, ma io capivo che anche se lui mi avrebbe considerato sempre una persona importante, non sarei mai stato l’amore della sua vita. Di questo parlammo molto. Inizialmente lui pensava che questo discorso mi avrebbe gettato nella depressione e per questo era molto cauto, ma io cercavo di fargli capire che se lui avesse preso altre strade io avrei continuato a volergli bene comunque, anche perché anche lui avrebbe continuato a volermi bene comunque.

Mi disse solo: “Se succederà te lo dirò. Però mi sento più leggero quando penso che per te non sarebbe un tradimento.” La sua vita trascorreva più o meno monotona come sempre. Una sera, più o meno un anno dopo, mi disse: “Ti ricordi quel discorso? … Beh io penso che stia succedendo…” Io l’ho abbracciato e gli ho detto solo: “Ti voglio bene!” e lui mi ha risposto: “Anche io.” Ha cominciato ad allontanarsi spesso da casa e a non tornare la notte. Io mi sentivo solo, Enzo mi mancava, certe volte mi prendevano momenti di malinconia profonda, perché pensavo che lo avrei perduto definitivamente. Quando tornava a casa era sereno, si vedeva che col nuovo ragazzo aveva creato un buon rapporto. Io cercavo di accoglierlo nel modo più normale e tranquillo possibile, per esempio facendogli trovare preparati dei piatti particolari che a lui piacevano e non lasciandolo mai solo. Del suo nuovo compagno parlava solo bene e la cosa mi faceva piacere.

La sua storia con quel ragazzo è durata tre anni, poi Enzo ha cominciato a sentirsi irrequieto e a non stare più bene, quando stava da me non dormiva la notte, era spesso malinconico, qualche volte si metteva a piangere e non riuscivo a confortarlo. Io non facevo domande per non essere invasivo, ma lui stava male, era evidente che il rapporto con l’altro ragazzo era in crisi ma non sapevo il perché e lui non me lo diceva. Io pensavo che quell’altro ragazzo avesse conosciuto solo il lato, diciamo così, “felice” di Enzo e non fosse attrezzato a capirne e a gestirne i momenti bui. Il periodo i incertezza è andato avanti per un paio di mesi.

Una sera Enzo torna a casa e mi dice che devo accompagnarlo a fare il test hiv, io mi sento terrorizzato, ma lui mi frena subito: “Lo faccio solo per scrupolo, più per te che per me, non sono veramente preoccupato.” Ha fatto il test che è venuto negativo, poi lo ha rifatto dopo quattro mesi e anche quello è venuto negativo, poi mi ha detto: “Adesso non hai nulla da temere.” E così abbiamo ricominciato a fare l’amore, ma ogni tanto i ricordi di quando faceva l’amore con quell’altro ragazzo gli tornavano in mente, e allora non se la sentiva di andare avanti e mi diceva: “Oggi no.”

Circa due anni fa io ho avuto un serissimo problema cardiologico, mi sono sentito male mentre stavo parlando con Enzo, ero affannato e avevo forti dolori al petto. Lui ha chiamato “subito” il 118 e sono finito in rianimazione. Se non ci fosse stato Enzo sarei morto, ma lui c’era e sapeva esattamente che cosa fare. Mi ha assistito per il periodo del ricovero che è stato comunque breve perché ero stato portato in rianimazione in pratica in meno di un’ora dal momento dell’ostruzione della coronaria. In pratica a Enzo io devo la vita e anche adesso che sono di nuovo completamente autonomo, si prende cura di me.

Eppure, caro Project, qualche volta lo vedo malinconico, mi vuole bene, e di questo non ho dubbi, ma è come se non sapesse mai che cosa fare della sua vita. Non è innamorato di me ma tra noi c’è un’intimità anche fisica che lo rassicura perché sa che c’è qualcuno che non gli direbbe mai di no e che gli vuole bene veramente. Ogni tanto tra noi c’è un po’ di sesso, quasi per confermare che non abbiamo chiusure reciproche, ma penso che l’elemento più forte del nostro rapporto sia l’affidamento reciproco, in effetti siamo una sicurezza, una certezza uno per l’altro. So che potrebbe innamorarsi di altri ragazzi ma la cosa non mi spaventa, attualmente lo vedo soprattutto concentrato sul suo lavoro di ricerca. Qualche volta cerca di spiegarmi di che cosa si tratta ma sono cose troppo difficili per me. Se tu fossi in me, Project, che cosa faresti?

Ti ringrazio per la tua pazienza e ti auguro un buonissimo 2010!
Paolo
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