EVOLUZIONE DI UNA COPPIA GAY INTERGENERAZIONALE

Coppie gay, difficoltà, prospettive, significato della vita di coppia dei gay
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EVOLUZIONE DI UNA COPPIA GAY INTERGENERAZIONALE

Messaggio da progettogayforum » venerdì 16 novembre 2018, 10:49

Caro Project,
penso di essere più o meno tuo coetaneo, o forse sono un po’più grande di te, ho letto alcuni tuoi post molto malinconici. Hai fatto tanto, puoi avere fatto anche qualcosa di sbagliato ma solo chi non fa non sbaglia. Io non ho mai avuto siti online, non sono cose per me, però in qualche modo ho passato pure io qualche periodo molto malinconico e ho pensato più volte di avere sbagliato tutto, come dici tu, “di avere fatto danni” ma poi mi sono reso conto che non era così. Vorrei raccontarti una storia di un rapporto, come lo chiami tu, intergenerazionale e ti dico perché. Cercando cose che parlassero di rapporti intergenerazionali sono capitato sul forum, ho scoperto il tuo manuale Essere Gay e ho letto il capitolo che tratta di queste cose e ne sono rimasto molto positivamente impressionato. Tuttavia c’è un aspetto che manca praticamente del tutto ed è quello dell’evoluzione di questi rapporti nel tempo, tu parli di vedovanza anticipata inevitabile, e su questo hai ragione però ti dimentichi del fatto che prima di arrivare a quel punto ci sono anni da vivere, non c’è solo la fase dell’innamoramento e quella della vedovanza ma c’è una fase di maturazione progressiva del rapporto ed è proprio su questo che vorrei attirare la tua attenzione, magari per scambiare con te qualche idea e per poter ampliare il discorso su Essere Gay. Tu vedi le cose con l’ottica del più giovane, ma un manuale che tratta dell’essere gay può avere senso anche per un anziano.
Parto dalla mia esperienza personale, che segue abbastanza bene l’andamento di questi rapporti come tu lo hai delineato. Tra me e Leo (non si chiama così, ma avrebbe voluto chiamarsi così) c’è una differenza di età enorme, 38 anni. Ci siamo conosciuti quando lui doveva ancora fare gli esami di maturità, io ero un anziano già allora che si faceva i conti su quando sarebbe andato in pensione, avevo i miei amici, ovviamente non avevo mai avuto relazioni sessuali con nessuno e avevo praticamente superato il problema. I miei coetanei mi piacevano poco, i ragazzi tra i 20 e i 30 mi affascinavano ma percepivo fortissimo il gap generazionale, vivevo in pratica solo per il mio lavoro. Avevo alcuni amici, colleghi di lavoro, in realtà solo un paio, li stimavo molto, ma loro non sapevano nulla di me, avevano figli e nipoti e certo di tempo per me ne avevano poco.
Tutto è cominciato in un modo assolutamente imprevisto, ero in macchina e mi sono fermato a un semaforo, quando ho sentito un botto. Leo mi era venuto addosso con la bicicletta, mi aveva fatto anche un piccolo danno ma col colpo era caduto per terra. Io sono sceso l’ho tirato su da terra e l’ho fatto sedere in macchina. Lui mi ripeteva che mi avrebbe pagato tutti i danni, ma io gli ho detto: “Intanto andiamo all'ospedale così vediamo se c’è qualcosa di rotto” Lui ammetteva che la colpa era stata la sua, ma il mio danno era stato minimo. Ho caricato la bici in macchina e siamo andati in ospedale, mi ha chiesto di non dire che era stato un incidente in strada ma solo che era caduto dalla bicicletta, quando siamo arrivati in ospedale mi ha ringraziato, mi ha chiesto il numero di telefono e mi ha dato il suo e mi ha detto che si sarebbe fatto vivo per i danni. Poi è entrato al pronto soccorso. Io l’ho aspettato fuori. È uscito dopo quasi 5 ore, gli ho chiesto se aveva avuto traumi o rotture e ha detto che dalle radiografie non c’era niente. Gli ho detto che avrei avuto piacere di accompagnarlo a casa, lui ha ricominciato a parlare del danno e io gli ho detto che era una cosa minima e che un graffio in più sulla mia macchina (pure vecchia) non avrebbe cambiato nulla. In macchina mi ha chiesto se conoscevo qualcuno in grado di mettergli a posto la bicicletta e gli ho detto che gliel'avrei fatta mettere a posto io e gliel'avrei riportata. Lui non sapeva se accettare, poi mi ha detto: “Ok! Grazie.” Tre giorni dopo ho comprato una bici nuova, perché aggiustare quella sua sarebbe stato impossibile e gliel'ho portata. Quando l’ha vista mi ha detto subito che non l’avrebbe potuta pagare e io gli ho detto che non doveva pagare nulla, pensavo che sarebbe stato contento e invece mi ha detto. “No, non la posso pagare e un regalo così non lo voglio.” Mi sono sentito a disagio e non sapevo che dire. Ho risposto solo: “Ok, scusa, non volevo proprio offendere.” Ho ricaricato la bici in macchina e sono andato via. Pensavo fosse finito tutto. Dopo quasi un mese mi richiama, mi chiede quanto avevo pagato la bici, glielo dico, mi risponde: “Ok, se ti va, portamela alla Piramide quando puoi” Ci siamo messi d’accordo e gli ho portato la bici e lui mi ha dato i soldi e mi ha detto: “Mi hai fatto lavorare per un mese, ma forse ne valeva la pena.” Dopo la storia della bici abbiamo cominciato a sentirci spesso.
Poi è cominciata molto gradualmente la fase sessuale, che è durata un po’ più di tre anni, in pratica, io che temevo che il sesso potesse essere destabilizzante nella nostra relazione, ho imparato da lui quanto invece possa essere importante quando è una cosa veramente voluta da entrambe le parti. Poi la cosa è andata a sfumare, non si è persa del tutto e qui sono cominciati i miei scrupoli e l’idea che Leo stesse perdendo tempo per colpa mia. Nel periodo dell’università ha vissuto le sue storie, con me ne parlava pochissimo ma nessuna di quelle storie ha finito per soppiantare la storia che c’era tra noi. Era in crisi con la sua famiglia ha passato momenti critici anche con gli studi ed è stato molto vicino all'idea di abbandonare tutto, ha perso un po’ di tempo, specialmente all'inizio, poi ha cominciato ad allungare il passo, ha concluso molto bene gli studi e adesso lavora in un settore che lo tiene sempre in tensione, insomma lavora e guadagna niente male ma il lavoro non è certamente la sua realizzazione. Non ha un compagno, ha tanti amici che ogni tanto, quando può, va a trovare in varie parti d’Italia. Tra noi siamo in una fase che io chiamerei familiare, il rapporto che c’è tra noi non ha niente a che vedere con un classico rapporto di coppia gay, noi siamo come padre e figlio ed è veramente una cosa bellissima. Tra noi il sesso è una possibilità lasciata teoricamente aperta, che in qualche rarissimo caso si concretizza, ma sempre più raramente ed è in pratica solo un modo che usa per farmi capire che non prova repulsione nei miei confronti, ma ormai non è certamente più il sesso che tiene in piedi il nostro rapporto. Ci sentiamo spesso al telefono, ci raccontiamo anche le malinconie più profonde, quando mi manda degli sms, talvolta (non sempre) conclude con un “ti voglio bene!” e non è solo un modo di dire.
Adesso Leo ha 32 anni e io sono proprio vecchio, 70 fatti da poco, Leo è tranquillo, mi telefona, mi viene a trovare, non ha un ragazzo stabile ma lo vedo sereno. Non posso negare che mi faccio ancora mille scrupoli perché penso che potrei averlo allontanato da una vita di coppia con un coetaneo e potrei magari avergli anche rovinato la vita, non per mia scelta ma perché gli ho offerto una sponda affettiva facile. Lui non ha mai visto le cose così, quello che mi dice in proposito è più o meno questo: “Non mi sono sentito vincolato da te, ho provato a costruire altre storie e un paio di volte anche con ragazzi di cui ero innamorato, ma poi con loro non funzionava, mentre con te sono passati tanti anni e non è mai crollato nulla. Non mi hai impedito nulla!”
In buona sostanza, adesso, Leo mi considera un papà, quando andiamo in giro insieme lo prendono sempre per mio figlio. Posso dire che questa fase del nostro rapporto mi piace moltissimo. È adatta alla mia età, non è una rinuncia, non lo è affatto, mi sento nella dimensione giusta. Lo vedo spesso ma non ogni giorno, perché non conviviamo e anche perché deve avere la sua libertà, perché il ragazzo che non ha trovato fino adesso potrebbe trovarlo anche domani (e in un certo senso mi auguro che succeda), ma lo sento vicino lo stesso, non ci facciamo più domande, viene tutto spontaneo, non c’è più il rischio di sbagliare. Certo non siamo più una coppia da molto tempo ma ci vogliamo bene. Leo, che con gli altri è sempre serissimo e quasi professionale, con me è affettuoso, tenero, si scioglie completamente mi sembra sostanzialmente sereno e penso che si senta completamente a suo agio. Vedere Leo tranquillo è un sogno che si è realizzato, magari avrei voluto vederlo accanto a un ragazzo che gli vuole bene. Penso che adesso posso anche andarmene serenamente da questo mondo perché vedo felice l’unico ragazzo che ho veramente amato e che mi ha amato. Io credo che un rapporto intergenerazionale che arriva a questo stadio dà il meglio di sé. Ci sarà pure la vedovanza, ovviamente spero il più tardi possibile, ma io in qualche modo ho realizzato il mio sogno di essere padre e Leo ha trovato un papà che gli ha voluto incondizionatamente bene! In pratica abbiamo costruito una famiglia. Io sono grato a Leo perché ha dato una svolta radicale alla mia vita e mi ha portato ad essere un uomo felice. Fin da quando era ragazzo Leo ha cercato amore e non è successo solo con me. Spesso le persone hanno provato a porgli o meglio ad imporgli delle condizioni, a creare preliminarmente degli obblighi, a riportare Leo alle regole più o meno classiche della coppia e tutto è finito prima di cominciare perché Leo non lo puoi portare al guinzaglio, è nato libero, non può dipendere da nessuno, per volerti bene ha bisogno di sentirsi libero. Adesso mi sento un po’ un papà vecchio e comincio a fidarmi più di lui che di me, se devo prendere una decisione seria mi consulto con lui, e lui, invece di darmi subito una risposta, mi fa parlare per capire che cosa farei io, e poi, in pratica, mi dà sempre ragione. Solo su una cosa è un despota, sulla mia salute, io tendo spontaneamente a stare lontano dai medici e ad assumere un atteggiamento un po’ fatalista e allora lui mi prenota le visite e mi ci porta. Lo so che queste sono le attenzioni che si rivolgono ad un vecchio, ma ad un vecchio al quale si vuole bene. Non ho mai fatto riparare il graffio che Leo mi aveva fatto con la bicicletta sul bagagliaio della macchina, quando vedo quel graffio sorrido e mi sento un vecchio felice.

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