GAY E RAPPORTI DEBOLI

Coppie gay, difficoltà, prospettive, significato della vita di coppia dei gay
Rispondi
Avatar utente
progettogayforum
Amministratore
Messaggi: 5430
Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05

GAY E RAPPORTI DEBOLI

Messaggio da progettogayforum » domenica 23 dicembre 2018, 14:06

Questo post è dedicato agli stili di vita dei gay non legati al concetto di coppia.

Premetto che sono cosciente che diverse persone non condivideranno la mia analisi e non me ne stupisco, perché inizialmente l’avrei considerata io stesso anomala o bizzarra, ma aprirsi alle evidenze che derivano dall'esperienza è il presupposto necessario per superare i preconcetti.

Il modello di coppia stabile e monogamica ereditato dalla tradizione ci viene presentato fin dalla prima infanzia come base della famiglia, è consacrato dalla religione, istituzionalizzato dalla legge, spesso favorito dall'accettazione sociale e diventa in questo modo un archetipo che si imprime profondamente nella coscienza. Le favole girano spesso intorno al mito della coppia indissolubile: “e vissero sempre felici e contenti!” Come se il matrimonio si identificasse con l’amore e ne fosse l’unica declinazione possibile. Anche i film di animazione insegnano alle ragazzine a sognare il principe azzurro come realizzazione della loro vita.

Tra i gay il modello di coppia formalizzato nel matrimonio sembrerebbe incidere meno, perché il matrimonio è una istituzione essenzialmente eterosessuale, ed è legato alla nascita dei figli, tuttavia, fatte le dovute differenze, anche i gay assimilano il modello matrimoniale con tutti i miti connessi, invece di sognare Cenerentola, i gay sognano il “principe azzurro” ma la sostanza del discorso resta immancabilmente la medesima: la coppia stabile e monogamica è assunta quasi spontaneamente come l’obiettivo da raggiungere. Nei miei colloqui coi ragazzi gay più giovani, percepisco molto chiaramente la presenza e il peso del mito della coppia, che si fa sentire soprattutto tra i ragazzi che non hanno mai avuto la possibilità di sperimentare realmente il vivere in due. Si potrebbe riassumere il discorso (che vale anche per gli etero) con questa affermazione: “i single senza esperienza di coppia sognano la vita di coppia”.

In realtà, a quel “sogno” di una vita di coppia non corrisponde quasi mai un comportamento volto a realizzarlo nella vita reale, nella quale altre esigenze, se vogliamo più elementari, finisco per affermarsi: sperimentare la sessualità, o anche cercare di creare una coppia ma in modo molto spiccio e per finalità sessuali a breve termine, continuando comunque a guardarsi intorno per capire se ci sia “di meglio”. Il sogno di coppia comincia così a sgretolarsi, resta affermato in linea di principio, ma è di fatto superato nella pratica. È un bene o un male?

Crescere significa anche prendere atto della realtà, della propria e di quella altrui, e cercare soluzioni che con la realtà siano compatibili, quanto meno in termini di probabilità. Ma crescere significa anche prendere coscienza di se stessi e rendersi conto che come il concetto astratto di coppia non ha senso, così non ha senso il modello astratto di sé come persona ideale, senza problemi, senza piccole o grandi patologie, in pratica senza difetti. È proprio crescendo che ci si rende conto di non essere riducibili a nessun modello e questo accade anche nella sessualità. La sessualità di un ragazzo gay è molto diversa da quella di un ragazzo etero, ma la sessualità di un ragazzo gay è molto diversa da quella di qualsiasi altro ragazzo gay, questa consapevolezza si acquisisce lentamente e altrettanto lentamente ci si rende conto che la reale compatibilità tra persone va ben oltre la compatibilità sessuale, che è già un fatto tutt'altro che scontato, anche tra gay.

Fermiamoci per un attimo sulle fantasie sessuali. I ragazzi più giovani sono portati a pensare che siano universali, ma non lo sono affatto e dire “gay” significa oggettivamente ben poco in termini di compatibilità di coppia. La variabilità delle fantasie sessuali è enorme, al punto che cercare una categoria di normalità in queste cose è arbitrario e fuorviante e va aggiunta un’altra considerazione, a mio giudizio particolarmente importante. Tutti i gay, chi più chi meno, hanno dovuto affrontare problemi di adattamento, di isolamento sociale e di più o meno profonda emarginazione, perché ancora oggi la società non è capace di riconoscere la normalità dell’omosessualità, come affermata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e tante esigenze, che in una società autenticamente libera avrebbero potuto essere soddisfatte in una dimensione socialmente accettata, finiscono per trovare soluzione in situazioni stressanti, condizionanti e psicologicamente frustranti. Le parafilie, o almeno molte di esse, che ancora sono ritenute patologiche non sono rare eccezioni, come la gente crede ma sono realtà piuttosto comuni e diffuse, che sono minimizzate solo perché non emergono con facilità.

Se ci aggiungiamo che nella vita di tutti è facilissimo trovare reazioni nevrotiche, pensiero ossessivo, dipendenze, compulsioni e note depressive, ci si rende conto che, al di là della compatibilità sessuale, l’ipotesi di coppia, e prima ancora la tranquillità affettiva derivano dall'essere accettati per quello che si è, con tutti i condizionamenti che inevitabilmente ci portiamo appresso, e qui si riscontrano due atteggiamenti opposti, da un lato ci sono quelli che si mettono una maschera con la persona che vedono come partner potenziale, mostrano il meglio di sé e nascondono il resto, dall'altro lato ci sono coloro che non si nascondono, che lasciano emergere tutte le loro contraddizioni e tutti gli aspetti più problematici della loro personalità e chiedono di essere accettati per quello che sono. È difficile dire in astratto quale dei due comportamenti sia più funzionale alla vita di coppia, perché le persone che appartengono alla prima categoria, se non vogliono condannarsi a fingere in via definitiva, devono comunque, prima o poi, arrivare a farsi conoscere dal proprio partner per quello che sono realmente.

Capire che si è accettati per quello che si è, capire che la propria sessualità è accettata con e nonostante tutte le sue note caratteristiche, talvolta anche molto problematiche, e trovare nel partner un’analoga confidenza significa cominciare capire che c’è una compatibilità di coppia. Ma in questi casi, come in molti altri bisogna evitare di chiedere troppo al proprio partner: i vincoli troppo stretti, la richiesta di rassicurazioni continue fa pensare più a una dipendenza che ad una forma d’amore. Cercare un partner perfetto, perfettamente adattato a noi sul modello della coppia ideale, significa condannarsi a non trovarlo. Le risposte sono spesso parziali, potremmo dire che lo sono sempre, in realtà bisogna accettare consapevolmente l’idea che una corrispondenza, una risposta parziale, ma autentica è comunque una cosa importantissima, non solo da non gettare via ma da valorizzare. È proprio per questa parzialità delle risposte che va in crisi il modello di coppia matrimoniale che presuppone invece una corrispondenza totale ed esclusiva destinata a durare tutta la vita.

Vedo sempre più frequentemente ragazzi gay che, dopo aver mitizzato la vita di coppia, hanno cercato delle forme di compatibilità autentica anche se parziale e le hanno realizzate. Sono ragazzi che non hanno un unico referente affettivo e anche sessuale, ma coltivano una pluralità di relazioni, parziali, e non necessariamente destinate a durare, ma autentiche, in cui possono sentirsi accettati per quello che sono realmente. Queste relazioni “deboli” o “non di coppia” prescindono dall'esclusività, che d’altra parte rinvia all'idea di possesso, e creano una struttura relazionale policentrica nella quale il venir meno di un rapporto non comporta il collasso di tutta la struttura perché il resto della struttura assume una funziona vicariante della parte venuta meno.

Questi tipi di rapporto “deboli” che si vanno affermando sono però qualcosa di nuovo a di ancora poco sperimentato sulle età più mature della vita. Si è sempre ritenuto che una delle funzioni principali del matrimonio e più in generale della coppia stabile sia quella della mutua assistenza durante la vecchiaia, specialmente quando è necessaria un’assistenza continua. Resta però che il matrimonio, così come la coppia stabile, va incontro a un fenomeno terribilmente traumatico come la vedovanza, che è considerata, in età avanzata, come il peggiore dei traumi. Nelle strutture affettive “deboli”, policentriche, il fenomeno della vedovanza, ovviamente, esiste lo stesso, ma c’è una struttura idonea a renderne il trauma più sopportabile.

I rapporti “deboli” proprio in ragione della loro elasticità, sono in genere assai più resistenti e duraturi, perché sono di per sé incompatibili con le gelosia, con la possessività e con il sospetto, proprio perché non hanno il carattere di un obbligo ma quello di una scelta libera, revocabile ad nutum, senza conseguenze, e per ciò stesso autentica. Nei matrimoni spesso ci si adatta, si finge, si formalizza di fatto il rapporto pur di mantenerlo in piedi e in questo modo si dà più peso alla struttura legale che al legame affettivo che essa dovrebbe sottendere. Nei rapporti deboli, quello che resiste resiste per forza propria non per la forza di un vincolo legale, cioè sussiste sulla base di un rapporto autenticamente affettivo.

Sono ben lontano dal pensare che i rapporti “deboli” possano essere un modello destinato a soppiantare quello matrimoniale e che possano andare bene per tutti. Le semplificazioni legali (sposati e non sposati) hanno un senso per lo stato civile e per le questioni patrimoniali ma non hanno nulla a che vedere con l’affettività. Il modello debole, se vogliamo, rappresenta qualcosa nello stesso tempo di più moderno e anche di più antico, di non istituzionale. I rapporti “deboli” sono un modello che vale sia per gli etero che per i gay, ma per i gay, per i quali non c’è il problema dei figli, sembra avere un’importanza tutta particolare. Da quello che vedo sono portato ad affermare che ragazzi gay che ben difficilmente avrebbero potuto avere un equilibrio affettivo basato sulla vita di coppia “quasi matrimoniale” sono riusciti a realizzare il loro equilibrio proprio attraverso i rapporti “deboli”, cosa che mi conferma nell'idea che i rapporti “deboli” siano destinati ad avere tra i gay un ruolo sempre più importante.

marmar77
Messaggi: 155
Iscritto il: venerdì 10 marzo 2017, 21:43

Re: GAY E RAPPORTI DEBOLI

Messaggio da marmar77 » domenica 23 dicembre 2018, 17:04

Caro Preject, quella che scrivi è una verità che a mio avviso rispecchia il compromesso tra sogno e realtà dell'uomo contemporaneo.
Gli istinti, le debolezze, in quanto essere umani li abbiamo sempre avuti, ma nella nostra società le distrazioni, le occasioni sono sempre maggiori e sempre più a portata di mano. Ciò ha reso quasi ridicolo lo spirito di sacrificio, l'impegno che fino a poco tempo fa era necessario per raggiungere qualsiasi obiettivo.
A parole, la maggior parte di noi sogna la coppia monogamica, ma in realtà solo pochi riescono a realizzarla. Questo perchè, oltre alle ovvie considerazioni fatte qualche rigo sopra, bisogna essere innanzitutto sinceri con sè stessi nel capire cosa si cerca e quali sono le priorità che scandiscono la nostra vita.
Premesso che è molto difficile trovare la propria metà, vista la complessità di qualità che ognuno di noi rappresenta, costruire un rapporto di coppia esclusivo è davvero complicato. Ma quante cose complicate ci si presentano ogni giorno? Mica le evitiamo o non le affrontiamo perchè tali? In coppia, se ci si sente veramente realizzati tutto il resto passa in secondo piano, ma ripeto: bisogna avere gran forza di volontà e sapere che quello che si sta seguendo è cio che realmente vogliamo.
Riguardo i rapporti "deboli", l'aggettivo che dà loro il nome li qualifica in questo modo perchè non comportano impegno nel costruirli e per questo sono portati a perdersi nel tempo. Mentre nel primo tipo di relazione ci si mette da parte per il bene comune, in quest'ultimo esempio si tende a fare l'opposto: si è al centro della relazione e se ne fa ciò che si vuole.
Detto questo non considero uno dei due modelli migliore dall'altro, la differenza la facciamo noi: cosa siamo, cosa vogliamo e quanta energia siamo disposti a metterci per portarlo avanti.
Alla fine ciò che conta è essere felici, realmente felici...
Ultima modifica di marmar77 il lunedì 24 dicembre 2018, 18:14, modificato 1 volta in totale.

Avatar utente
agis
Messaggi: 1131
Iscritto il: sabato 28 dicembre 2013, 22:27

Re: GAY E RAPPORTI DEBOLI

Messaggio da agis » lunedì 24 dicembre 2018, 9:39

Sono complessivamente d'accordo con quanto avete scritto tu e marmar project. Non ricordo più quanto tempo fa mi pare avessi scritto tra il serio e il faceto che, prima che legalizzare un matrimonio gay, avrei abolito quello etero quanto meno nei suoi aspetti condizionanti di cogenza sociale che potevano essere asfissianti ai nostri tempi ma che ancor oggi persistono in varia misura. Nella cosiddetta "natura", poi, il matrimonio monogamico è una delle tante possibili varianti e decisamente tra le più rare nella versione che duri una vita . A ben vedere, molte specie animali vivono una condizione in cui il rapporto eterosessuale è una faccenda più o meno fastidiosa che viene limitata al periodo degli estri mentre tutto il resto del tempo viene sovente passato dagli individui in quella che, senza neppure troppe forzature, potrebbe definirsi una relazione di omofilia/erotismo collettivo. Non si capisce bene in effetti di cosa vadan cianciando le gerarchie della chiesa cattolica quando parlano di "famiglia naturale" :lol: . A volerla veder su un piano puramente statistico la forma di riproduzione più comune rimane la divisione binaria che sarebbe peraltro adattissima al celibato imposto di preti e suore. Non mi risulta però che la chiesa si sia ancora pronunciata in proposito project. Chessò? Magari temeranno che, le cas échéant, i buoni religiosi si servano di qualche peccaminoso pornazzo per motivi ispirazionali ^_^.

Rispondi