UNA COPPIA GAY DIVISA DALLA ZONA ROSSA

Coppie gay, difficoltà, prospettive, significato della vita di coppia dei gay
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progettogayforum
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UNA COPPIA GAY DIVISA DALLA ZONA ROSSA

Messaggio da progettogayforum » sabato 14 marzo 2020, 11:47

Caro Project,

ti scrivo per raccontarti la storia mia e del mio ragazzo in questi giorni terribili del virus. Ti posso dire che questa cosa, che rischia di diventare un disastro a livello mondiale e che si farebbe bene a cercare di contenere con ogni mezzo, ha coinvolto anche la vita mia e soprattutto quella del mio ragazzo. Uso nomi inventati per il rispetto della privacy: io mi chiamerò Pietro e lui Paolo.

Parto da lontano. Ci conosciamo da diversi anni, io lavoro in campo informatico e lui è medico. Stiamo insieme da più di 10 anni, ci siamo conosciuti in modo del tutto casuale perché avevamo degli amici in comune. Lui è del Nord Italia, io del Centro-Sud. In pratica abbiamo sognato per tanto tempo di vivere insieme ma non è stato mai possibile. Lui ha situazioni familiari che non gli permettono di allontanarsi troppo, io potrei farlo, potrei andare da lui, ma questo gli creerebbe altre difficoltà e quindi ci siamo organizzati, io avevo il sabato libero, lui aveva turni flessibili e aveva in media un sabato libero su due, quindi, partendo da casa mia il venerdì dopo le 20.00 e viaggiando tutta la notte, potevo arrivare dalle sue parti la mattina presto del sabato. Lui mi aspettava in stazione, andavamo insieme a fare colazione in un bellissimo bar e poi ce ne andavamo in macchina in una casetta che i suoi avevano ai piedi delle Alpi, in un grande prato, che l’inverno era spesso coperto di neve e l’estate era di un verde smeraldo unico e incredibile, vicino alla casa c’era un piccolo fontanile di acqua gelida e pulitissima. Scaricavamo i bagagli a casa e ce ne andavamo in giro in posti splendidi che lui conosceva come le sue tasche. La sera potevamo avere la nostra intimità in un silenzio inimmaginabile. L’indomani si faceva qualche altra escursione e poi mi riaccompagnava in città e prendevo il treno per rientrare. È vero che ci vedevamo più o meno due volte al mese e che in pratica a viaggiare ero sempre io, ma erano giorni così belli che davano un senso a tutta la mia vita.

Io e Paolo ci vogliamo bene veramente, non so come mi sia capitato di incontrarlo ma mi ritengo totalmente fortunato, è un ragazzo dolce, generoso, che si dà da fare per gli altri, quando la mattina della domenica ce ne andiamo a fare colazione nel paesetto di montagna, lo abbracciano tutti con molto calore e si vede che gli vogliono bene. Lui mi dice che è felice di stare con me e quando lo sento dire queste cose mi riempio di orgoglio.

Ma veniamo ai fatti. Adesso è finito in zona rossa. È praticamente un mese che lo vedo solo su skype, lavora in ospedale e ci sentiamo solo la sera tardi quando rientra a casa e mi contatta. Dall'anno scorso vive solo, non sta più con la famiglia, anche se sta molto vicino, ha la sua casetta e quando arriva stanco morto si mette a chattare con me. Lui capisce la gravità della situazione, perché la vede tutti i giorni e mi dice che la gente non capisce e minimizza ma che è una malattia che può decimare il mondo, ma al di là di questi discorsi non va. Io ho una maledetta paura che Paolo possa essere contagiato ma di questo non gli posso parlare, mi dice che quei discorsi non li vuole sentire e che lui deve fare il suo dovere perché se pure i medici scappano, i malati sono abbandonati a se stessi e non hanno mezzi per difendersi. Mi chiede sempre di me, di quello che faccio, di dove vado, degli amici comuni ma non vuole parlare del suo lavoro, evita proprio l’argomento, è evidente che anche lui ha paura ma per un verso non può e per l’altro verso non vuole mollare. Mi dice solo che è stanco, che i turni sono estenuanti ma che deve andare avanti lo stesso perché è troppo importante. Certe volte lo sento contento e mi accenna a qualcosa che è andata bene. Paolo non è una macchina, partecipa molto emotivamente alla sorte dei suoi pazienti. Quando ci sono nuovi decreti del governo, ci mettiamo a leggerli insieme per cercare di capire esattamente che cosa prevedono. Se accenno a dire che certe misure possono essere eccessive, mi aggredisce (anche se con dolcezza) e mi dice che io non capisco perché non ci sto in mezzo e che certe misure sono assolutamente indispensabili. Mi porta l’esempio della Cina, che rischiava il disastro ma con misure rigidissime è riuscita a contenere i contagi. Da noi le cose sono più difficili perché tra la gente c’è molta incoscienza, molta faciloneria, pensano che il peggio sia passato mentre deve ancora cominciare. Mi dice che i tempi saranno lunghi più di quanto la gente immagina e mi raccomanda mille volte di osservare tutte le regole di prudenza: lavarsi le mani, evitare assembramenti, ecc. ecc.. Quando gli ho detto che la mia azienda aveva attivato il telelavoro si è tranquillizzato. In effetti il lavoro di un informatico si può fare anche a casa o su piattaforme che consentono la multi-conferenza, per noi è facile e abbiamo anche i mezzi per fare queste cose. Paolo si preoccupa per me, ma io mi preoccupo per lui e se la sera tarda a collegarsi mi prende il panico, ma fino adesso è sempre arrivato. Mi ripete che sta attento, ovviamente, cioè che mette in pratica tutte le misure di sicurezza che per lui sono strettissime e questo è l’unico modo che ha per rassicurarmi.

Insomma, Project, fino adesso per noi due è andata abbastanza bene, ma nessuno sa quanto durerà e allora dobbiamo metterci l’anima in pace e sperare che le cose non diventino esplosive e che non finisca anche lui nel numero dei contagiati o peggio. L’ansia è tanta, da entrambe le parti ma lui non lo può ammettere.

Chissà quante coppie sono state divise dal virus! Come vorrei riabbracciare Paolo, adesso facciamo solo il gesto in cam ma prima o poi potremo riabbracciaci per davvero. Concludo augurando a tutte le persone coinvolte di poterne uscire il più presto possibile e nel modo migliore possibile. Grazie anche a te, Project, naturalmente puoi usare questa mail come meglio credi.

Pietro

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agis
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Re: UNA COPPIA GAY DIVISA DALLA ZONA ROSSA

Messaggio da agis » sabato 14 marzo 2020, 18:42

Tsk tsk tsk, adesso non esageriamo. Non si tratta di evento da Dies Irae ma, al limite, da Missa in Tempore Belli ^ _ ^ https://www.youtube.com/watch?v=gxn21VFZXVk

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riverdog
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Re: UNA COPPIA GAY DIVISA DALLA ZONA ROSSA

Messaggio da riverdog » sabato 21 marzo 2020, 19:01

Certo che passare dal leggere "L'amore ai tempi del colera" al vivere l'amore ai tempi del CoronaVirus è 'n'attimo eh! ... almeno, se Dio vuole, ci scamperemo i Cent'anni di solitudine... ne basterà una buona porzione di uno... A patto di non rimetterci le penne... ma un briciolo di ottimismo è sempre bene tenerselo stretto!
Auguro all'amico Pietro di tornare presto nel paesello ai piedi delle Alpi per godersi un pochetto il suo E.R. Medico in prima linea!
Che dire, speriamo che tutti gli amici e amanti a vario titolo possano ri-abbracciarsi presto!!

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