IL SIGNIFICATO DEL SESSO GAY SENZA IMPEGNI

Coppie gay, difficoltà, prospettive, significato della vita di coppia dei gay
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IL SIGNIFICATO DEL SESSO GAY SENZA IMPEGNI

Messaggio da progettogayforum » lunedì 4 maggio 2020, 20:32

Questo post è dedicato al cosiddetto “sesso gay senza impegni” ossia a quei contatti sessuali che non si realizzano all’interno di un rapporto di coppia stabile, che, cioè, non sono parte di una relazione strutturata.
In questa definizione compaiono due elementi: la coppia stabile e la relazione strutturata, che devono essere ulteriormente chiariti.

È d’uso comune contrapporre le coppie stabili alle coppie instabili (di breve durata) e le relazioni strutturate alle relazioni non strutturate, comunemente dette libere. È evidente in queste distinzioni il retaggio dell’istituzione matrimoniale, che intorno alla fedeltà reciproca indissolubile intende strutturare e legittimare una relazione di coppia che assume anche rilievo sociale. Nel caso del matrimonio l’unione nasce indissolubile, o almeno con la pretesa, più o meno credibile, di essere indissolubile ma l’indissolubilità è solo un’ipotesi che si dà per scontata, perché l’indissolubilità si manifesta nel tempo, in sostanza l’indissolubilità, che di per sé non affatto una cosa ovvia, è favorita, se non addirittura indotta e obbligata proprio dalla struttura che connota il legame matrimoniale.

La dimensione “sociale”, non “di coppia”, del matrimonio si rivela nettamente nella celebrazione del rito delle nozze che è un rito sociale. Strutturare una reazione di coppia significa conformarsi a uno standard codificato e socialmente riconosciuto, cioè inserire la propria vita di coppia in una trama legale-sociale che in teoria la protegge ma che rischia di snaturarla del tutto.

Oggi le relazioni libere, anche in ambito etero, sono moltissime, anche in coppie con figli. Questo, in genere, non vuol dire che si rinuncia ad inserire la vita di coppia in un tessuto sociale più largo, ma semplicemente che si intende evitare i vincoli legali. Togliere alla vita di coppia i vincoli legali significa garantirsi la libertà di interrompere la vita di coppia, salvi i diritti dei figli, senza complicazioni legali, qualora si sentisse la necessità di farlo.

Per una coppia gay, per la quale l’inserimento in un tessuto sociale più ampio può essere molto problematico, è certamente difficile se non impossibile accettare formalizzazioni legali anche molto deboli, come le unioni civili, ma è spessissimo necessario o quanto meno molto opportuno evitare la socializzazione del rapporto al di là di una cerchia molto ristretta e affidabile di amici. In buona sostanza, la grande maggioranza dei gay, e soprattutto dei gay giovani, non ambisce a nessuna legalizzazione del rapporto di coppia e a nessun inserimento della vita di coppia in una dimensione sociale dai confini non ben definiti.

Molti gay, dopo aver sognato nella prima giovinezza una vita di coppia di tipo quasi matrimoniale e dopo aver collezionato una serie più o meno lunga di illusioni e di disillusioni, cominciano a convincersi che quelli che promettono cose sublimi sono in genere inaffidabili e che il rischio di rimanere coinvolti con individui di questo genere in storie molto strutturate, vere e proprie trappole, è concreto e consistente. Quelli che, invece, non promettono nulla e anzi fanno rimarcare che non promettono nulla e che di conseguenza non richiedono impegni a priori di nessun tipo, possono, alla lunga, dimostrarsi persone molto più serie e affidabili di quanto non apparisse al principio. Un legame debole, sia nel senso di non strutturato a livello sociale, sia nel senso di leggero, parziale e non totalizzante, può dimostrarsi molto stabile, pur mantenendo i suoi caratteri di assenza di struttura e di leggerezza, proprio perché è di fatto un puro rapporto di coppia sul quale non si scaricano pressioni o attese, sociali o del partner, di nessun tipo.

In genere si tende a distinguere le semplici amicizie (senza sesso) dalle amicizie sessualizzate, in cui episodicamente si può concretizzare anche qualche contatto sessuale. Se è vero che non tutte le amicizie durano nel tempo è altrettanto vero che non tutte le amicizie sessualizzate durano nel tempo. Che cosa conferisce sia alle une che alle altre la capacità di durare? E qui la risposta è immediata. Che ci sia o non ci sia sesso, le amicizie che durano sono quelle nelle quali esiste una base affettiva reale. Va sottolineato che la sessualizzazione dell’affettività serve a mantenere il rapporto, apparentemente, sul piano solo o essenzialmente sessuale, perché un contatto “solo” sessuale è meno impegnativo di un rapporto affettivo importante.

Va pure chiarito che la condivisione della sessualità porta inevitabilmente alla condivisione di parecchi altri aspetti della vita emotiva e della storia individuale: illusioni, frustrazioni, momenti di depressione ma anche momenti di gioia. Chi si trova coinvolto in questi rapporti non li teme, non ha motivo di scappare, sa che non gliene deriveranno obblighi sociali e nemmeno verso l’amico, non si sente costretto, non si sente giudicato nemmeno dall’amico, ma anzi si sente libero e già solo per questo è profondamente gratificato.

Certo questi rapporti non hanno nulla della fusione di due vite, non si tratta di due persone che condividono ogni aspetto della loro vita. Ciascuno dei due conserva la sua piena autonomia, non ci sono vincoli giuridici né economici, non c’è alcun obbligo di coabitazione, la coabitazione può anche esistere ma è una scelta assolutamente libera e revocabile in qualsiasi momento. Le cerchie delle amicizie possono benissimo restare completamente separate, i rapporti con la famiglia di origine del partner sono una pura possibilità alla quale spesso non si dà alcun seguito perché un comportamento diverso autorizzerebbe aspettative e ingerenze che in un rapporto a due è bene che non sussistano.

Non intendo fare l’apologia delle unioni libere, che, come è facile dedurre dalle statistiche sui matrimoni etero e sulle unioni civili gay, stanno progressivamente guadagnando terreno rispetto alle forme di unione legalizzate, in effetti i contatti sessuali senza impegni non sono nemmeno un’unione libera, che comunque postula qualche assunzione esplicita di impegni.

I contatti sessuali senza impegni molto spesso sono tali solo formalmente, perché l’espressione “senza nessun impegno” non toglie che quel contatto possa comportare almeno l’impegno morale dei singoli al rispetto dell’altro. Formalmente non ci sono vincoli e non ci sono aspettative né da una parte né dall’altra, ma col passare del tempo è possibile, per non dire probabile, che dietro una finalità dichiarata come solo sessuale e “senza impegno” ci sia in realtà qualcosa di più, che sotto la protezione della clausola “senza impegno” può avere la possibilità di svilupparsi in modo spontaneo e senza forzature. Chi vive consapevolmente questo tipo di esperienze, in genere, non tende a trasformarle in qualche altra cosa, cioè in relazioni stabili e strutturate, e proprio per questo non ne riporta alcun senso di frustrazione. Accade spesso che il sesso, che era stato assunto come postulato base del rapporto, diventi col tempo solo un’opzione possibile e lasci spazio anche ad altri contenuti.

Va chiarito che, così come le relazioni di coppia stabili non sono un modello generalizzabile di vita gay, così non lo sono nemmeno i contati sessuali “senza impegni”. È ovvio che ciascuno ha una sua predisposizione sia genetica che culturale ad uno ad un altro tipo di rapporto, ma da quello che vedo, ormai sempre più spesso, pensare che sia possibile realizzare la propria affettività-sessualità solo nell’ambito di una coppia stabile e strutturata è un assunto che non corrisponde alla realtà. La gratificazione affettiva non deriva né dalla presunta definitività del rapporto né della sua sanzione sociale o legale, ma esclusivamente dalla presenza di un contatto affettivo reale che, quando c’è, è spontaneo e la cui durata non può essere garantita da nessun meccanismo legale di tutela.

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