UNA COPPIA GAY DIVISA DALLA ZONA ROSSA IV

Coppie gay, difficoltà, prospettive, significato della vita di coppia dei gay
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progettogayforum
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UNA COPPIA GAY DIVISA DALLA ZONA ROSSA IV

Messaggio da progettogayforum » domenica 10 maggio 2020, 13:01

Mail del 9 Maggio 2020.
Caro Project,
ti dico subito per non farti preoccupare che “adesso” è tutto tranquillo, però Paolo ha passato dei brutti momenti, e puoi immaginarti come sono stato io. Tra me e Paolo c’è un patto inderogabile: se c’è qualche problema serio lo dobbiamo sapere entrambi e lo dobbiamo affrontare insieme. Nella nostra vita pre-covid è sempre stato così, quindi sapevo benissimo che mi avrebbe fatto sapere come stavano veramente le cose, Giovedì due Aprile, mi chiama a un orario strano, di mattina, mi dice che ha un po’ di tosse ma “al momento” non ha febbre, però mi confessa di essere preoccupato, quindi la paura che possa essere il covid ce l’ha, mi dice che ha chiesto che gli facciano il tampone e che glielo faranno entro un paio d’ore, la risposta dovrebbe arrivare entro le 24 ore successive. Non cerca di dirmi che non è covid, cerca invece di prepararmi all’idea che sia proprio covid, non è spaventato perché, mi spiega, ormai i medici cominciano ad avere un po’ le idee più chiare su come gestire la faccenda. Mi dice: “questa non ci voleva, ma ne usciremo!” In pratica dà per scontato l’esito del test. La telefonata dura poco, perché lo chiamano quasi subito per il tampone. Un quarto d’ora dopo mi dice che non lo faranno andare in reparto in attesa del risultato del tampone e che quindi tornerà a casa subito e chi chiamerà su skype appena arrivato. Mi chiama su skype e mi chiede di me, mi dice che non ha “ancora” febbre, ma che ha una tosse che lascia pensare che possa essere proprio covid. Abbiamo parlato un po’, poi io dovevo fare il mio turno di lavoro telematico e ci siamo salutati. Alle 20.30 l’ho richiamato, mi ha detto che aveva un po’ di febbre, ma che aveva con sé tutti i medicinali che avrebbe dovuto prendere, in pratica lui aveva già previsto l’evoluzione di quella tosse stizzosa. Gli chiedo quanta febbre ha e mi dice 38.5, ma dice che ha la saturazione “abbastanza” buona, gli chiedo quanto e mi dice 95 che per uno della sua età non è buona per niente, ma non è angosciato da questo fatto. Ha avvisato l’ospedale e gli hanno chiesto se aveva bisogno di qualcosa e lui ha risposto “per ora no”. Ha cercato di spiegarmi che terapia avrebbe seguito, ma io non ero in grado di seguire il suo discorso, sentivo la tosse e non volevo che si affaticasse a parlare con me. Ho parlato quasi solo io e gli ho raccontato “la nostra storia” dall’inizio, era contento di sentirla, si sentiva coccolato, oggetto di attenzioni affettuose, di cui aveva moltissimo bisogno proprio perché stava male. Si è preso i suoi medicinali, poi mi ha detto: “saturazione sempre 95, però la temperatura è 38.9°C e mi sento stanco, forse è meglio che prendo un antipiretico.” Ha preso l’antipiretico e dopo 40-50 minuti la temperatura è calata fino a 38°C, la saturazione era sempre a 95 e la stanchezza si faceva sentire. Mi ha detto che voleva provare a dormire un po’ e che aveva messo la sveglia alle 3.00 e mi avrebbe richiamato. Io l’ho lasciato dormire, ma, Project, non riesci a immaginare quello che mi sentivo dentro, ero teso come una corda di violino, lucido e con gli occhi sbarrati, non sono riuscito a chiudere occhio in attesa delle 3.00. Alle 3.01 mi ha chiamato, mi ha detto che la saturazione era sempre 95 con qualche oscillazione in su e in giù e che anche la febbre era fissa a 38°C. Aveva preso altre medicine e pensava che avrebbe provato di nuovo a riposare un po’. Mi avrebbe richiamato alle 7.00. Questa volta ero, se si può dire così, un po’ più tranquillo. Alle 7.00 non mi ha chiamato e sono rimasto in ansia per più di un’ora perché non mi rispondeva al cellulare, poi mi ha chiamato lui poco prima delle 8.15 e mi ha detto che era venuto uno dei suoi colleghi a vederlo e gli aveva detto che il tampone era positivo e che siccome la saturazione era sempre sul 95 e questo poteva stancarlo avrebbe fatto bene a prendere un po’ di ossigeno, a 2 litri al minuto, anche un po’ per sostenere il cuore. Hanno detto che gli avrebbero portato l’ossigeno entro un paio d’ore, non una bombola di gas compresso ma una di gas liquido che sarebbe durata molto di più, intorno ai 5-6 giorni. La febbre era 38.3°C ormai a parecchie ore dall’antipiretico. Mi ha detto che si sentiva stanco e che avrebbe cercato di riposare un po’ inattesa dell’ossigeno, ha aggiunto che mi avrebbe chiamato appena indossato l’erogatore dell’ossigeno e aperto il flusso. Il discorso che mi aveva fatto era serio ma tutto sommato non angosciato, però altre volte lui mi aveva detto che i momenti peggiori arrivano dopo qualche giorno e io ero agitatissimo. Poco dopo le 9.00 mi richiama e mi dice che con l’ossigeno a 2 litri al minuto, che tutto sommato è basso, si sente molto meno evanescente, che sta continuando la terapia e che è monitorato dai medici suoi colleghi. Mi dice che con l’ossigeno si sente anche di alzarsi e di camminare, mentre prima poteva stare solo a letto e si sentiva molto stordito e affaticato. Nel pomeriggio si è fatto da sé l’ECG e mi ha detto che era buono. Nella giornata non ha ripreso antipiretici e la temperatura non è andata sopra i 38.4°C, la saturazione, con l’ossigeno, era a 98, quindi buona, oscillava un po’ ma poco e i valori erano mediamente alti. La tosse però si sentiva esattamente come prima. Quando parlava con le cuffie io sentivo il sibilo dell’ossigeno che usciva dall’erogatore. Non ti faccio la cronologia di tutto quello che è successo e di tutto quello che ci siamo detti ora per ora. Il 4 Aprile è stato il giorno più difficile, la temperatura in serata è risalita fino a 38.9°C e lui ha dovuto prendere un altro antipiretico, ma che le cose rischiavano di mettesi male si vedeva dalla saturazione che anche “con l’ossigeno” era scesa a 95-96 (ma forse più 96), io ero preoccupatissimo, lui meno di me e la cosa mi rassicurava parecchio. Ci siamo sentiti 4 volte durante la notte, avevo paura che le cose potessero precipitare, è stata quella la nottata peggiore. Alla mattina della Domenica, cioè l’indomani, la situazione sembrava stabile, ma Paolo non stava bene per niente. Misurava spesso la saturazione, ma fino alle 5 del pomeriggio non si vedeva nessun cambiamento, febbre sempre molto alta (lui non ha voluto prendere antipiretici prima che la febbre arrivasse a 39°C ma la febbre è stata sempre lievemente più bassa). Nella tarda serata di Domenica le cose hanno cominciato a migliorare, la temperatura, senza antipiretico, non superava 38°C e qualche volta scendeva anche sotto i 38°C e la saturazione lentamente risaliva e abbandonava progressivamente quel valore limite di 95. Lunedì 7 la temperatura ha cominciato a calare intorno a 37.5°C e a Paolo hanno portato un altro rifornimento di ossigeno. Nei due giorni successivi il miglioramento è stato costante, Paolo preferiva non cominciare a parlare di “fase di uscita”, e quando ne parlavo io mi diceva che era troppo presto e che per avere una relativa certezza bisognava aspettare ancora tre o quattro giorni. La mattina di Venerdì 10 Aprile Paolo si è tolto l’ossigeno mentre parlava con me e mezz’ora dopo ha misurato la saturazione ed era 97 “senza ossigeno”, ormai un valore accettabile, gli ho chiesto come si sentiva e mi ha detto “molto meglio, respiro passabilmente anche senza ossigeno.” Nel corso della stessa giornata la febbre è sparita del tutto e in serata la saturazione ha cominciato ad oscillare tra 98 e 99, segno che le cose, a livello polmonare erano tornate sostanzialmente alla normalità. Ormai Paolo era tranquillo. La sera del 10 ha chiesto che gli rifacessero il tampone e sabato 11 sono andati a casa sua per farglielo, ormai era clinicamente guarito, il tampone però era ancora positivo, ma di questo fatto lui non era minimamente preoccupato. Il 13 mattina gli hanno fatto di nuovo il tampone e questa volta è venuto negativo, il 15 gli hanno rifatto il tampone che è venuto di nuovo negativo. Pochi giorni dopo è tornato in ospedale e ha ripreso il lavoro con i malati di covid. Sono state due settimane che non dimenticherò mai. Lui poi mi ha spiegato che gli è andata bene e che poteva andargli molto peggio di così perché lui aveva visto morire anche persone più giovani di lui. Adesso dovrebbe essere immunizzato, quindi ormai il covid non dovrebbe fargli più paura. Le due settimane di malattia gli hanno fatto perdere peso e lui non è mai stato uno di corporatura robusta. Guardandolo su skype mi sembrava tutto occhi, ed ha degli occhi bellissimi! Quando gli dico che ormai l’epidemia sta finendo, lui mi dice sempre che adesso lui non ha più paura per sé ma che la gente continua a morire e che anche se c’è un calo, l’epidemia non è affatto spenta, che ci sono ancora troppi nuovi positivi per dire che ne siamo fuori. Qualche giorno fa mi ha raccontato che hanno mandato in terapia intensiva un ragazzo di 24 anni e che lui se ne è preso cura. Per fortuna quel ragazzo è uscito dalla terapia intensiva dopo qualche giorno e Paolo lo ha seguito anche in reparto e gli ha chiesto se voleva contattare qualcuno in videochiamata, tipo i genitori, ma il ragazzo ha chiesto a Paolo di chiamare subito il suo ragazzo, che era senza notizie da più di 10 giorni, mentre i genitori erano stati informati ogni giorno. Il ragazzo ha voluto che Paolo rimanesse nella stanza durante la videochiamata. I due ragazzi si sono messi a piangere al telefono e poi hanno coinvolto anche Paolo: “Se non c’era il dottore chissà io adesso dove stavo!” Alla fine della videochiamata, Paolo ha detto al ragazzo: “ma vi volete proprio bene tanto voi due!” Al ragazzo brillavano gli occhi. Poi Paolo è tornato in intensiva. Quando mi ha raccontato questa storia Paolo era felice e mi ha detto: “Erano proprio innamorati! Lì lo vedi quando uno ti vuole bene veramente!”
Come al solito puoi fare l’uso che vuoi di questa mail. Grazie per la tua risposta dell’altra volta e scusami se non ti ho risposto subito. Ti abbraccio.
Pietro

Lao
Messaggi: 104
Iscritto il: domenica 19 luglio 2015, 20:41

Re: UNA COPPIA GAY DIVISA DALLA ZONA ROSSA IV

Messaggio da Lao » mercoledì 13 maggio 2020, 21:29

Ho seguito questa storia sin dall'inizio e l'ho trovata di una intensità e di una purezza prodigiose.

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