RAGAZZI GAY TRA VITA DI COPPIA E CARRIERA

Coppie gay, difficoltà, prospettive, significato della vita di coppia dei gay
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RAGAZZI GAY TRA VITA DI COPPIA E CARRIERA

Messaggio da progettogayforum » domenica 19 luglio 2020, 0:55

Caro Project,
seguo il tuo forum da anni, anche se saltuariamente. Hai trattato un po’ tutti gli argomenti, uno però è stato solo accennato in un paio di post, probabilmente perché è collegato molto spesso al fallimento della vita di coppia. Mi riferisco al conflitto di aspirazioni tra due ragazzi, non al conflitto dei loro sogni, che in genere non mette in crisi nulla, ma al conflitto delle loro aspirazioni concrete e delle loro scelte professionali determinanti. So che a te un discorso del genere non piace, ma, gay o non gay, quando un ragazzo è chiamato ad una scelta tra vita affettiva e vita professionale, non sempre può salvare capra e cavoli e capita abbastanza frequentemente che debba rinunciare a una delle due cose per salvare l’altra. Le scelte di compromesso in certi casi non si possono fare perché si finirebbe per mandare a rotoli sia la vita affettiva che quella professionale. Un ragazzo gay non si innamora solo di un altro ragazzo ma può benissimo innamorarsi del suo lavoro, della carriera, con tutte le gratificazioni che comporta, e anche del fatto di raggiungere una invidiabile posizione economica. Queste cose succedono, e non sono affatto così rare. Spesso, se metti sui piatti della bilancia le due opzioni ti rendi conto che la bilancia è perfettamente in equilibrio e allora, se non sei proprio innamorato alla follia, decidi di lasciare il tuo ragazzo e di dedicarti completamente alla tua carriera. Non immagini, Project, il potere che può avere su un ragazzo l’idea di diventare qualcuno, di diventare importante. È chiaro che fare una scelta radicale è comunque lacerante, perché uno istintivamente cercherebbe di salvare sia i sentimenti che la carriera, e quando ti rendi conto che non è possibile e che devi fare una scelta radicale, perché la terza via, quella del compromesso, è impercorribile, ti senti spaccato in due.

Non posso raccontarti la mia storia entrando troppo nei dettagli perché devo comunque salvare la privacy (non solo la mia) e quindi ti racconterò soprattutto i miei stati d’animo. Quando ti iscrivi all’Università la vedi ancora da fuori e da lontano come una montagna da scalare. Se ti ci metti col massimo impegno ti prendi la laurea triennale senza perdere troppo tempo, poi durante i due anni della magistrale sogni il dottorato, cerchi di convincerti che potresti non arrivarci e invece ti laurei e ci arrivi. Certo ci vuole impegno e fatica ma poi ci arrivi, poi c’è il post doc, che sembra una opzione lontana, ma alla fine arriva anche quello e la strada che ti si apre davanti è molto attraente. Un po’ ti senti qualcuno, non sei comunque più l’ultima ruota del carro e le prospettive di una carriera accademica cominciano a prendere concretezza, le pubblicazioni aumentano e anche il tuo credito nel mondo scientifico. Fin qui sembra tutto logico, tutto bello, ma c’è l’altra faccia della medaglia, c’è un prezzo da pagare, se pensi al tuo passato vedi che non hai mai avuto una vera vita affettiva, perché anche quella richiede tempo e se il tempo lo dedichi alla ricerca non puoi dedicarlo alla vita affettiva. In pratica hai sempre fatto più o meno vita monastica.

Se uno si trova in una situazione simile comincia a porsi mille domande ma in pratica non ha nessun dubbio sul che cosa fare nel futuro, semplicemente perché non ha nessuna alternativa, può soltanto andare avanti sulla strada che ha seguito fino a quel momento. Ma da qualche mese io avevo un’alternativa. Avevo conosciuto, sempre nell’ambiente universitario, un ragazzo mio coetaneo (qui lo chiamerò Marco), che aveva seguito una strada praticamente sovrapponibile a quella che avevo seguito io, anche se in un settore molto diverso. Ci avevamo messo poco a capire che eravamo entrambi gay e siccome eravamo affettivamente a digiuno da anni ci abbiamo messo anche poco ad avere i nostri primi rapporti sessuali. Lui non era bellissimo ma fisicamente era il tipo di ragazzo che mi piace e mi ero reso conto che lui era molto interessato a me. E qui sono cominciati i problemi.

Due ragazzi, diciamo così, qualsiasi, senza aspettative concrete a breve termine, si sarebbero messi insieme e si sarebbero goduta la loro bella storia d’amore, ammesso che col tempo potesse diventare una vera storia d’amore, perché le premesse nel nostro caso c’erano. Ma noi, purtroppo o per fortuna, non eravamo due ragazzi qualsiasi, sia lui che io avevamo lavorato sodo per costruirci un futuro come lo volevamo, però adesso ci trovavamo ad avere obiettivi diversi e soprattutto inconciliabili con la prosecuzione della nostra storia. È brutto pensare che se vuoi fare carriera devi mettere da parte i sentimenti, ma alla fine è così.

Non so se mi sono veramente innamorato di Marco. L’interesse sessuale c’era e anche quello affettivo, ma soprattutto sul piano affettivo non mi sentivo veramente innamorato. Magari sarebbe accaduto col tempo, ma io dovevo decidere senza avere neppure il tempo di conoscerlo bene e anche lui si trovava nella stessa situazione. Ne abbiamo parlato, ma parlare di queste cose è imbarazzante, non è come fare la dichiarazione a un ragazzo, qui gli devi dire che ti sei innamorato “ma …”, cioè in pratica gli devi dire che la carriera può essere più importante di lui. Per fortuna anche lui si trovava nella stessa situazione di imbarazzo, perché altrimenti il discorso sarebbe stato difficilissimo. Insomma abbiamo parlato “molto razionalmente” come se fosse una questione astratta che non ci riguardasse, ognuno tendeva a sottolineare che non voleva vincolare l’altro ma era evidente che in realtà non voleva vincolare se stesso. Pensavo che anche dopo questo discorso saremmo finiti a letto, come era successo altre volte prima, e invece non è successo nulla, c’è stata molta freddezza, molta distanza. In pratica si è capito che sia per lui che per me il fatto che avremmo seguito ciascuno la propria strada era praticamente inevitabile.

Non saprei dire se ci sono rimasto male, perché in fondo era quello che volevo anche io, però posso dire che sono andato in crisi, mi sono sentito meschino ed egoista e mi sono consolato solo pensando che in fondo meschini ed egoisti lo siamo stati in due. Mi sono reso conto che io di fatto ho rinunciato ad avere una vita affettiva e non solo con Marco, col quale forse sarebbe stato comunque impossibile perché anche lui aveva fatto una scelta analoga alla mia, ma con chiunque, perché io avrò una marea di impegni, e già li ho adesso, e dovrò andare a vivere dove mi si presenteranno più opportunità e non avrò nessuna sicurezza per parecchi anni e quindi non potrò costruire nessuna storia seria con un ragazzo, perché dovrei trovare un compagno disposto a seguirmi, cioè a sacrificare i suoi sogni e i suoi progetti per me, cioè per uno che forse potrà anche volergli bene ma non potrà mai dedicarsi a lui completamente.

Adesso ho perso Marco, ma davanti a me vedo il deserto affettivo e questo mi spaventa. Mi dico e mi ripeto che non sono capace di amare veramente, che sono troppo centrato su me stesso, che sono troppo egoista, che pretendo quello che non sono disposto a dare. Mi viene in mente la frase evangelica: “Nessuno può servire due padroni” e io temo di avere venduto l’anima al padrone peggiore, che potrebbe darmi grandi soddisfazioni, e dico potrebbe, perché non è affatto detto, e comunque si tratterebbe di soddisfazioni tutte e soltanto dello stesso genere, e io non sono affatto sicuro che la scelta che ho fatto sia veramente la migliore per me. Insomma, Project, certe volte mi sento uno schifo. È vero che l’università ha aumentato la mia autostima, che prima era piuttosto debole, ma comincio a pensare che possa avermi messo in mente anche tante idee veramente sbagliate.

Certe volte vedo ragazzi che si sono persi per la strada e che non sono arrivati dove sono arrivato io, sotto un certo profilo mi sento soddisfatto, ma sotto un altro sento che tra me e quei ragazzi si è scavato un abisso che non si potrà colmare più e comincio a pensare che la loro vita potrà essere molto migliore della mia. Il mio ambiente è molto concorrenziale anche se siamo realmente pochi. Nel mio ambiente non troverò mai amici ma solo colleghi dai quali potrò sperare al massimo una certa correttezza ma niente altro, e per trovare amici in altri ambienti dovrei frequentarli cosa che non potrò fare comunque. Capisci quello che voglio dire, Project? So bene che questi problemi posso affrontarli solo io, ti chiedo solo un contatto per parlare un po’. A casa mia non sanno nulla di me e secondo loro io sono un uomo felice con ottime prospettive, ma io sento che non è così per niente e non ne posso parlare con nessuno. Con te almeno c’è l’anonimato e posso dire quello che penso. Aspetto una tua risposta. La mia mail è molto neutra, quindi se vuoi puoi pubblicarla, tanto è anonima, ma se puoi mandami un contatto.
A presto.

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Re: RAGAZZI GAY TRA VITA DI COPPIA E CARRIERA

Messaggio da Help » domenica 19 luglio 2020, 10:36

Credo che forse potrei fornirti una risposta abbastanza utile (in quanto l'ambiente accademico lo bazzico anche io e anche io sono abbastanza ambizioso)

Prima dell'università anche io ero del tutto invisibile, appena l'ho iniziata le cose sono cambiate e ho iniziato sentirmi importante. Ho annullato ogni possibile rapporto sociale per conseguire il più in fretta possibile la laurea con un voto alto, quindi studiavo, scrivevo ai professori per essere coinvolto in progetti, dopo il primo anno già mi ero fatto il giro per capire con chi fare la tesi ed ero già entrato in contatto con un professore di un altra facoltà per seguire un progetto ambizioso che avrebbe potenzialmente potuto portare a enormi progressi nel settore.

Dedicavo quindi il 110% di me stesso alla causa universitaria e per quanto tutto procedesse a gonfie vele dal punto di vista professionale, c'era una parte della mia vita costantemente repressa e che tornava sempre a galla (il bisogno di affetto, vicinanza emotiva, empatia). In una realtà altamente concorrenziale difficilmente trovi queste cose, le persone che definisci amiche alla fine ti emarginano se prendi un voto basso, i professori ti ignorano se prendi meno di 30L, e in ogni caso anche se andasse tutto bene, alla fine il rapporto rimane strettamente professionale.

Quindi carriera o sentimenti? Devi sapere che, al contrario tuo, ho avuto la fortuna di trovare una persona prima di iniziare l'università e nel periodo universitario siamo stati insieme il più possibile. Credo che se non avessi avuto il suo affetto, o il suo amore, o la sua spalla su cui piangere probabilmente non sarei stato in equilibrio con me stesso. I miei traguardi forse li avrei raggiunti lo stesso ma con quel senso di vuoto che ne toglie qualunque valore.

Alla fine della triennale ho deciso di proseguire gli studi ma riducendo dell'80% il tempo dedicato. Per bilanciare la riduzione di impegno mi sono quindi trovato un lavoro che mi ha permesso di togliermi alcune soddisfazioni (macchina + una squintalata e mezzo di cose inutili, uscite con i colleghi ovunque), e di iniziare a pensare a progetti ancora più importanti e ambiziosi (prima casa etc.), e comunque l'università procede bene. Ogni scelta che ho fatto l'ho fatta tenendo ben in mente il mio unico obiettivo, ovvero la mia felicità. E di sicuro lasciare la persona che io amo per inseguire una ambizione che mi porterà all'isolamento sociale non è il miglior modo per perseguirla.

Un legame per me non è un limite, anzi, ci aiuta meglio a definire il nostro obiettivo. Tu dici che nei prossimi anni non sai dove andrai e cosa farai, se avessi un legame lo sapresti perfettamente

Buona fortuna! Non lasciarti cancellare dalle tue ambizioni

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