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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Re: Sessualità e farmaci
MessaggioInviato: martedì 26 febbraio 2013, 23:14 
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Iscritto il: venerdì 30 settembre 2011, 10:43
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sam ha scritto:
io conosco 2 persone che prendono farmaci e fanno terapia, e solo in questo modo riescono a stare bene: non solo con gli psicofarmaci, non solo con la psicoterapia.
E le conosco molto da vicino e ho visto i loro disturbi maturare e mutare nel tempo. Lasciamo le persone libere di curarsi.
Certe frasi come "i farmaci sono il problema" mi sembrano un po' esagerate.



condivido totalmente


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 Oggetto del messaggio: Re: Sessualità e farmaci
MessaggioInviato: martedì 26 febbraio 2013, 23:20 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
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Anche l'acqua fa male perché c'è gente che ci annega, anche la carne fa male perché se ne mangi un chilo al giorno ti alza l'azotemia, la creatinina, ecc. ecc.. Tutto fa male se usato senza criterio, ovviamente "anche" le medicine, è per questo che ci si deve affidare ad un medico esperto.



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 Oggetto del messaggio: Re: Sessualità e farmaci
MessaggioInviato: mercoledì 27 febbraio 2013, 9:05 
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Iscritto il: mercoledì 20 ottobre 2010, 0:41
Messaggi: 2360
Ho detto la mia, non mi ripeto per il famoso criterio della terza volta (che in realtà non ho contato, perché in realtà il criterio è il momento in cui mi annoio a dire sempre le stesse cose e sentirmi rispondere con tutt'altro).
Cita:
credo che ne sappiamo veramente poco per potergli dare dei buoni consigli e che la discussione stia andando verso pareri personali
Questa è l'unica obiezione che accolgo, perché in effetti ci stiamo (io per primo) completamente dimenticando della situazione concreta e stiamo un pò ragionando su opinioni personali. Condivido anch'io che bisogna fidarsi del proprio psichiatra, come del resto del proprio psicologo, apposta suggerivo di non fidarsi per niente degli psichiatri. Nello specifico poi ho consigliato di affiancare la terapia psichiatrica ad un percorso psicoterapeutico. Insomma più moderato di così proprio non riesco, perché per me la psichiatria dovrebbe stare sotto la psicologia, ovvero intervenire tutte le volte che questa non riesce a risolvere il problema o chiede esplicitamente l'ausilio dello psichiatra a supporto e invece i rapporti nei fatti sono invertiti. Così la penso, ma fine di ogni argomentazione su questa mia posizione. Psichiatri e psicologi litigano da sempre sul punto e non risolveremo certo noi la questione con i nostri margini di approssimazione assoluti (ci metto pur ei miei e stiamo tutti più contenti). Il bello è che non sono neanche contrario alle droghe, quindi insomma buon farmaco a tutti, queste almeno solo legali. Usate i psicofarmaci e non la mariuana così evitate di dare soldi alla mafia e vi danno robba buona!


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 Oggetto del messaggio: Re: Sessualità e farmaci
MessaggioInviato: mercoledì 27 febbraio 2013, 9:47 

Iscritto il: giovedì 29 novembre 2012, 23:53
Messaggi: 53
Alyosha, tengo a precisare che il mio intervento non voleva essere una critica rivolta a te né a nessun altro degli utenti. La mia è solo una riflessione volta al desiderio di riportare la discussione sul problema reale che per quanto mi riguarda è la depressione, aggiungo inoltre che a volte pur non condividendo il tuo pensiero quello che esprimi mi sembra interessante.Soffermarsi sull'altrui pensiero per me è sempre un occasione di crescita , è per questo motivo che seguo sempre il forum ma intervengo poche volte :)


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 Oggetto del messaggio: Re: Sessualità e farmaci
MessaggioInviato: mercoledì 27 febbraio 2013, 11:34 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
Messaggi: 5112
Alla fine, a parte i toni un po' diversi (e nemmeno tanto), penso che stiamo dicendo più o meno le stesse cose!



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 Oggetto del messaggio: Re: Sessualità e farmaci
MessaggioInviato: mercoledì 27 febbraio 2013, 15:16 
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Iscritto il: mercoledì 20 ottobre 2010, 0:41
Messaggi: 2360
P.P.S. (SOLO PER NICO89): Lo metto sopra per fare un favore a Nico89 che può leggere la replica al suo off-topic saltando di capo piede tutto il resto. Non è l'omeopatia in sé un truffa, ma il modo con cui viene commercializzata. Se ragioniassimo come fai tu anche la medicina tradizionale sarebbe un'autentica truffa, visto che non hai neanche idea di quante truffe girino intorno all'industria del farmaco tradizionale. Le case farmaceutiche sono delle carogne, che impaccano farmaci a cifre da capogiro. Noi non ce ne accorgiamo perché (ancora per poco) è tutto gratis. Un singolo antibiotico endovna viaggia su cifre che vanno dalle 450 euro alle 600. Una somministrazione di un oncosoppressore sperimentale fa dalle 1200 alle 1600 euro (a singola somministrazione). Cioè con una singola somministrazione (ne serve in qualche caso anche più di una al giorno), che al massimo ti allunga la vita di qualche mese (e vedi che vita!), ci paghi lo stipendio di un ricercatore per un mese. Appena decade il brevetto crolla il prezzo del farmaco. Al che viene spontanea la domanda: ma se smettessismo di importare farmaci e ci pagassimo la nostra bella ricerca? Più lavoro, più prestigio, più cure, meno costi. La risposta è facile: Se lo commercializzasse lo stato a prezzi di costo le case farmaceutiche come guadagnerebbero? Poi però quando si parla di sanità, si parla sempre di tagliare posti letto e posti di lavoro, perché gli interessi dei potenti non li tocca mai nessuno.
Dove c'è un commercio c'è sempre possibilità di lucro, questo però con gli effetti presunti dell'omeopatia non centra nulla. La cura può risultare al massimo inefficace, anche se è stato dimostrato (sopratutto sugli stati psichici) che qualche effetto lo sortisce e se funziona è pur sempre una valida alternativa al farmaco (tra parentesi prima si curava tutto con le erbe, quindi in effetti l'omeopatia è un tornare alle origini della medicina). Sarebbe pericoloso e passibile di reato solo il caso in cui l'omeopata curasse patologie gravi con quei metodi, determinando un danno per la salute del paziente. Dire che con le erbe ci curi un tumore sarebbe una truffa, dire che alcune erbe posso aiutare nelle prevenzione dei tumorei per essempio assolutamente no. Ad ogni modo quando diventerai dottore vedrai pure tu quanta speculazione gira sui farmaci, ti divertirai ;). Personalmente non difendo e non condanno l'omeopatia, ognuno si curi con i metodi che preferisce. Se la domanda è la caricherei sul servizio sanitario nazionale come alternativa la risposta è si. Limitatamente a certe sintomatologie e come supporto alla medicina tradizionale, ma si.
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Tranquilla Elsa sono meno agitato di quel che sembro a parte che proprio la tua obiezione l'avevo colta. Non sono affatto infastidito dall'essere obiettato comunque, è l'esatto contrario proprio perché penso che infondo stiamo tutti dicendo la stessa cosa non capisco perché mi si muovano certe obiezioni. Vi lascio con questo meraviglioso film:
http://www.youtube.com/watch?v=QNVmrGXLgI8
Spiega tutto quello che voglio dire molto meglio di me. In quel luogo che pare proprio un manicomio, al di là degli irrecuperabili che restano tutti sullo sfondo si vedono un gruppo di persone che si credono solo pazze, ma che in realtà non sono più svitate della gente che sta fuori, una persona sanissima diventare pazza (il protagonista) e un genio che finge per anni di essere pazzo pur di non tornare in carcere (l'indiano muto). Il film rappresenta bene quello che vi voglio dire, perché a fronte di un gruppo di persone oggettivamente irrecuperabili, per cui l'unica soluzione possibile è alleviare il sintomo con la medicina (sono quelli che restano sullo sfondo del film) ci sono un mucchio di altre persone che non sono neanche pazze, ma che vengono indotte a certi comportamneti da altri o i cui comportamneti sono considerati devianti dalla società che li ospita. Per queste persone la farmacologizzazione (un tempo l'internamento) è l'unico vero problema o comunque solo un aggravio in più.

CHI SI ANNOIA SALTI PURE QUESTA PARTE...
Va poi considerato che ogni "sintomo" ha una valenza sociale. La nostra società non considera l'espressione artistica un sintomo e in molta misura nemmeno l'alcol (viene molto tollerato) o il fumo di tabacco, considera invece un sintomo l'atto violento (jack lo squartatore, la diva di Cogne) e ha considerato per molti secoli un sintomo l'omosessualità. Vada per l'arte in tutte le società in pratica è considerata una cosa bella, quindi è per tutti un modo positivo di scaricare le proprie nevrosi (più in generale, il fare, il manipolare le cose). Chi fa uso di alcolici, anche se non necessariamente alcolizzato, spesso e volentieri è un depresso cronico (sta curando farmacologicamente la sua depressione col fai da te), chi fa uso di sigarette spesso e volentieri è anche un nevrotico (vale per tutti si: si sto paragonando lo psicofarmaco esattamente ad alcol e sigarette i cui principi attivi agiscono esattamente come gli psicofarmaci). Veniamo agli atti violenti: se fossimo vissuti nell'antica roma e avessimo mostrato tendenze omicide probabilmente saremmo finiti a guidare qualche leggione e se andava bene a capo dell'esercito e poi di Roma (oggi finiremmo in carcere) o al più se nascevamo schiavi finivamo dentro il colosseo omagiati dal popolo a suo di applausi. Anche oggi se dico che l'omicidio è consentito tutti pronti a gridare allo scandalo, ma solo perché viviamo in una società ipocrita che dedica 88874 puntate di porta a porta al delitto di Cogne e si scorda che propri concittadini (i soldati) stanno contribuendo a sterminare, bruciando vivi centinai e centinai di bambini nel mondo (è vero non italiani, psero lo consideriate sempe un omicidio). Questa è proprio schizzofrenia sociale lo stesso identico comportamente una volta è punito dalla legge l'altra volta premiato, tanto che definiamo eroi di guerra dei potenziali o attuali omicidi. E ancora se il nostro affamato jack fosse nato dentro qualche tribù africana la sua tendeza a cannibalizzare avrebbe riempito d'orgoglio il papa: "Bravo figlio mio, così si addenta l'avambraccio!", gli avrebbe plaudito il padre. Infine viene il più bello cari amici omosessuali, perché questa svolta invece ce la stiamo vivendo in diretta: L'omosessualità per secoli considerata un sintomo, un comportamento socialmente riprovevole, da qualche anno non viene più curato perché la società ha accettato/sta accettando questo comportamento. E guardate che non sono bazzeccole, prima (in un tempo ormai lontano per fortuna) l'omosessualità veniva considerata la causa di guerre, un'autentica minaccia per la pace nel mondo. Altro che omicidio, in confronto è acqua fresca!
Non solo gli etero, ma anche i gay possibilmente consideravano il loro stesso comportamento una malattia (da cui l'espressione attuale omofobia interiorizzata). Cosa sta succedendo? Che piano piano chi era considerato malato (i gay) sta diventando sano e chi era considerato sano (gli etero che li vessavano) sta diventando malato, nasce allora la parola omofobia. Sinteticamente (si fa per dire) per queste ragioni, la prima cosa che fece Freud, la più importante, perché pa la premessa stessa della psicoanalisi è sostenere che ogni patologia mentale è una patologia SOCIALE. E' così solo che è difficile accettralo. Non è che l'omosessualità non è mai stata una malattia e solo oggi ce ne siamo accorti è proprio che l'omosessualità prima era una malattia e adesso non lo è più. I CONCETTI CREANO REALTA' NEGLI EFFETTI CHE SONO CAPACI DI PRODURRE. Questa è la cosa più difficile da capire e che meno ci vuole entra nel cervello. Oggi la depressione, giustamente aggiungo io, viene considerata una malattia gravissima, causa di enormi disagi. Se andavi a dire una cosa del genere all'indomani della guerra mondiale per esempio ti avrebbero riso tutti in faccia e scendendo ancor apiù giù nel tempo non ti avrebbero proprio capito (cos'è la depressione? Ti avrebbero risposto).
In realtà oggi noi consideriamo particolarmente gravi e degni quindi di una visita psscichiatrica, quei comportamenti che più ci disgustano socialmente (nel senso che generano proprio reazioni di stomaco). Posso fare esempi che ancora oggi disgustano e che ci trovano tutti d'accordo: l'autolesionismo, il suicidio, la tossicodipendenza ecc. ecc. Voi mi risponderete, sempre con la vostra retorica facile allo scandalo: "ma che dici, l'autolesionismo è sbagliato in sé, tu sei un relativista!" e io allora vi ci metto sopra pure l'omosessualità, che tra l'altro spesso è associata a questo tipo di comportamenti proprio perché nella società solleva/sollevava lo stesso tipo di disgusto (nei manicomi spesso e volentieri ci finivano anche i gay, roba che oggi le terapie riparative sembrano persino belle!).

... E RIPRENDA DA QUI
Questo appena riassunto (sempre si fa per dire) è l'approccio psicoterapeutico, vale per ogni corrente psicologica a prescindere poi dalle diverse tecniche ed evoluzioni storiche, perché è l'esatto motivo per cui nasce l'idea di guarire i malati di mente e non di lenirne i sintomi o ridurne il danno. L'approccio psichiatrico è totalmente diverso, la mentalità dello psichiatra completamente diversa, perché si concentra sull'individuo, sulla patologia. Infine molto spesso, fanno l'errore che fanno in genere i medici, ovvero finisco col rapportarsi con la malattia e non con il malato. Se considero la persona come un corpo da tagliuzzare a parte la precisione sparisce la differenza tra macellaio e chirurgo, da cui la colorita metafora che ha destato tutto lo scalpore delle solite anime belle. In questo caso un'atteggiamento che già di base non mi convince diventa addirittura dannoso.
Focalizzare l'attenzione sul singolo è sempre un caricare sul singolo un problema, un cortocircuito che è sempre relazionale. Ma poi vi dico un'altra cosa, secondo voi una famiglia che ha in casa uno schizzofrenico o un depresso cronico, non va curata anch'essa? Almeno a loro un supporto psicologico lo diamo? E invece proprio niente. Questo solo perché siamo barbari e incivili. Quando si ammala qualcuno in casa (vale per tutte le malattie) si ammala tutta la famiglia. Che facciamo diamo il farmaco pure a loro? Spero di essere stato più chiaro. Mi scuso infine con lucadaria, ha ragione Elsa tutta questa discussione ormai esula dalla sua situazione ed è diventata più una discussione astratta du opinioni personali. Mi scuso per questo e prometto dopo questo papelo di aver finito (promessa da marinaio ovviamente).
P.S.: Come vedete dire che gli psichiatri sono macellai e conviene non andarci è molto meno politicamente corretto ma più sintetico. CHI SI E' ANNOIATO E NON HA LETTO QUELLO CHE C'ERA NEL MEZZO HA TUTTA LA MIA STIMA. IO PER PRIMO NON LEGGEREI TUTTO QUESTO PIPPOTTO CHE HO SCRITTO (tant'è che non rileggo mai quello che scrivo), PERÒ MI FACCIA ANCHE LA CORTESIA DALL'ASTENERSI DAL POLEMIZZARE SUL NULLA CON ME. GRAZIE!


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 Oggetto del messaggio: Re: Sessualità e farmaci
MessaggioInviato: venerdì 1 marzo 2013, 20:23 
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Won quante cose avete scritto in pochi giorni :mrgreen:

Se vi può consolare,io seguo una terapia cognitivo comportamentale da tre anni, prendo deggli psicofarmaci e il risultato?? sto UNA MERAVIGLIA. I farmaci non risolvono se presi da soli, ma se accompagnati da un percorso terapeutico, soprattutto quello di tipo cognitivo comportamentale si possono ottenere grandi risultati. Lo sto sperimentando sulla mia pelle da tre anni. Quindi dire che chi prende gli psicofarmaci e' malato oppure si convince di esserlo perche prende psicofarmaci, mi spiace dirlo ma, e' una grande BALLA.



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 Oggetto del messaggio: Re: Sessualità e farmaci
MessaggioInviato: venerdì 1 marzo 2013, 22:42 
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A me non dispiace per niente invece perché farsi accompagnare in un percorso psicoterapeutico è tutto quello che ho consigliato al ragazzo. Considero la psicoterapia la reale terapia e il farmaco al massimo come supporto, ripeto nell'ottica di toglierlo il prima possibille. Infondo proprio la tua esperienza conferma l'importanza di un percorso terapeutico, mi chiedo se il solo farmaco di suo avrebbe risolto i problemi o si sia solo limitato a trattare il sintomo. Ricordo anche come è stato propio l'incontro col terapeuta giusto a cambiarti la vita, piuttosto che il farmaco in sé. Ma su questo attendo conferma se ti va ovviamente di parlarne.


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 Oggetto del messaggio: Re: Sessualità e farmaci
MessaggioInviato: venerdì 1 marzo 2013, 23:00 
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La terapia farmacologica e la psicoterapia insieme sono la milgior soluzione. Ci sono persone a cui solo la psicoterapia non fa nulla, perchè il loro stato cra una barriera che non permette allo psicoterapeuta di creare l'alleanza terapeutica, quindi il farmaco serve per poter poi consentire alla psicoterapia di agire. Ogni individuo è diverso quindi ognuno ha una reazione diversa. Anche le psicotarapie sono diverse ce ne sono moltissime, la cognitivo-comportamentale, la sistemico relazionale, l'umanistica ecc... di solito per la depressione la più indicata è la cognitivo-comp. Qua in italia c'è una psicofarmacofobia che non fa altro che danni, nessuno dice di imbottirsi di farmaci, anzi, ma se uno specialista li prescrive un motivo ci sarà! Vorrei vedere se un cardiologo prescrivesse un famraco salvavita , se ci fosse qualcuno che non lo prenderebbe!



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 Oggetto del messaggio: Re: Sessualità e farmaci
MessaggioInviato: sabato 2 marzo 2013, 10:09 
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Alyosha ha scritto:
A me non dispiace per niente invece perché farsi accompagnare in un percorso psicoterapeutico è tutto quello che ho consigliato al ragazzo. Considero la psicoterapia la reale terapia e il farmaco al massimo come supporto, ripeto nell'ottica di toglierlo il prima possibille. Infondo proprio la tua esperienza conferma l'importanza di un percorso terapeutico, mi chiedo se il solo farmaco di suo avrebbe risolto i problemi o si sia solo limitato a trattare il sintomo. Ricordo anche come è stato propio l'incontro col terapeuta giusto a cambiarti la vita, piuttosto che il farmaco in sé. Ma su questo attendo conferma se ti va ovviamente di parlarne.


Ma infatti e' quello che sto dicendo anche io... Dare importanza a tutte e due le cose... Poi come ha detto nemo, ci sono casi e casi ... Siamo tutti diversi e possiamo reagire in modo diverso... Io credo che senza psicofarmaci, solo con la terapia cogn. Comp. Non avrei risolto granché.



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