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 Oggetto del messaggio: SESSUALITA’ GAY E FALSI PROBLEMI
MessaggioInviato: domenica 29 novembre 2009, 21:12 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
Messaggi: 3603
Parlando in chat con i ragazzi mi capita spesso di vedere quanto problematiche possano diventare situazioni che non sono affatto problemi in termini oggettivi. L’intero sviluppo della sessualità gay di un ragazzo, se avvenisse in un ambiente privo di preconcetti e autenticamente libero, sarebbe vissuto come naturale e socialmente accettato e non creerebbe alcuna difficoltà. Purtroppo la realtà è ben diversa. Nella grande maggioranza dei casi mi trovo di fronte problemi che sono in realtà falsi problemi che finiscono per ingigantirsi nella mente dei ragazzi e per proiettare la loro ombra ben oltre la loro dimensione reale.
Nell’affrontare i problemi legati alla sessualità gay è veramente essenziale vedere le problematiche in termini oggettivi per mettere in evidenza la loro reale dimensione e ridurre il rischio che dei piccoli problemi (se pure di problemi si tratta) finiscano per polarizzare completamente i pensieri di un ragazzo. Spesso, questo processo di oggettivazione incontra forti resistenze che si manifestano in:
1) Linguaggio generico, formule totalmente negative ma vaghe e tentativi di non arrivare mai a un discorso esplicito.
2) Tendenza a mettere da parte del tutto l’idea della realizzabilità di una vita affettiva soddisfacente, considerata un’ipotesi irrealizzabile in linea di principio.
3) Ripetuta sottolineatura del fatto che gli altri non possono capire e che la propria esperienze ha delle specificità tali da renderla assolutamente unica e non comparabile con nessun’altra.
4) Tendenza a ribattere ogni tentativo di apertura ad un discorso che consideri possibile una vita affettiva soddisfacente con ironia e in modo aspro, come se si trattasse di contenuti assurdi, almeno relativamente alla situazione specifica.
La negatività che impedisce l’oggettivazione delle problematiche sessuali dei ragazzi gay ha spesso delle motivazioni molto profonde nel vissuto di questi ragazzi:
1) Possono avere trascorso l’infanzia e l’adolescenza in condizioni di forte privazione affettiva.
2) Posso essere stati oggetto di forme di bullismo a sfondo sessuale o di prese in giro durate per anni e talvolta di vere violenze sessuali.
3) Possono avere vissuto esperienze sessuali traumatiche .
4) Possono essere stati (cosa frequentissima) nella totale impossibilità di affrontare le questioni connesse alla sessualità e all’affettività gay con persone serie e preparate e possono avere subito l’influenza di modelli comportamentali che hanno svilito in loro il senso della sessualità gay.
Di fronte a forti resistenze alla oggettivazione della sessualità, non ha alcun senso insistere. Un discorso autenticamente liberatorio in tema di sessualità deve nascere in modo completamente libero, è proprio quella libertà che attribuisce un senso profondo al discorso. Qui entra in gioco la variabile tempo in rapporto al superamento delle tensioni emotive. Un ragazzo che non ha mai affrontato un discorso sulla sessualità gay, quando si trova a poterne parlare per la prima volta in modo serio può sentirsi fortemente bloccato, in queste situazioni è bene sottolineare che essere gay non è una questione tecnicamente sessuale, ma coinvolge l’intera personalità e l’intera vita affettiva di un ragazzo. In questo modo il discorso si allarga dallo specificamente sessuale allo studio, al lavoro, al rapporto con i colleghi e le colleghe e prende un respiro più ampio e la tensione emotiva diminuisce progressivamente fino a consentire l’avvio di un discorso che porti alla oggettivazione della sessualità. Oggettivare significa disperdere l’atmosfera di timore vago, di incertezza, di ansia che spesso avvolge i temi della sessualità gay.
Nell’ambito del problema della oggettivazione della sessualità un posto di rilievo spetta alla questione dell’orientamento sessuale che in alcune situazioni è una questione fondamentale non risolta in modo definitivo. L’oggettivazione in questo caso potrebbe apparire una banalizzazione di problematiche che a livello soggettivo e generico assumono ben altre valenze, ma l’oggettivazione dell’orientamento sessuale, ossia la sua valutazione in relazione ai comportamenti sessuali e specificamente all’orientamento della masturbazione, ha un valore oggettivo appunto, che stupisce talvolta perfino gli stessi ragazzi. Spesso i ragazzi, nel loro tentativo di evitare l’oggettività delle cose, preferiscono ragionare piuttosto su questione molto astratte, come i modelli familiari o la ricerca del perché o di una legittimazione della sessualità gay piuttosto che sulla semplice individuazione dell’orientamento sessuale che è però una cosa oggettivamente fondamentale e almeno nella generalità dei casi oggettivamente riscontrabile.
Al di là della consapevolezza dell’essere gay c’è poi l’accettazione e qui il problema della oggettivazione si pone in termini di individuazione dei propri desideri e di distinzione di quei desideri dalle aspettative sociali o familiari. È il classico momento del “Sono gay, ma non voglio essere gay” . Anche in queste situazioni le resistenze possono essere molte, il rifiuto della propria sessualità e il tentativo di reprimerla può venire da elementi profondamente interiorizzati come:
1) Un’educazione religiosa che condanna l’omosessualità in modo radicale.
2) Un’educazione familiare concretizzatasi in un ambiente omofobo.
3) Un insieme di modelli di comportamento gay, spesso del tutto falsi, che possono apparire e che spesso sono realmente grotteschi.
Un ragazzo ha tutto il diritto di difendere strenuamente anche quei sistemi educativi e ideologici che lo reprimono sessualmente, ma nella sua difesa di quei sistemi di pensiero è insita una contraddizione con la sua sessualità reale e la scelta si presenta articolata in sue possibilità:
1) Rinunciare del tutto alla propria sessualità schiacciando completamente la propria coscienza.
2) Vivere la propria affettività e la propria sessualità secondo la “propria” coscienza mettendo da parte ogni pregiudizio derivato dall’esterno.
Sembra quasi incredibile, eppure si incontrano ragazzi grandi (30enni) che manifestano resistenze di fronte alla masturbazione e che si sentono in colpa per aver usato a quel fine un video porno. In questi casi ha senso che un ragazzo possa rendersi conto di come tutti gli altri ragazzi vivono la loro sessualità perché essere consapevoli della sessualità altrui aiuta moltissimo a vivere la propria, a sdrammatizzare cose che non sono problemi da nessun punto di vista e a non considerarsi una caso patologico per dei comportamenti che rientrano certamente nella normalità dei comportamenti sessuali di tutti i ragazzi. La dimensione dei sensi di colpa e di inadeguatezza prende spesso avvio dal non conoscere nulla di come gli altri ragazzi vivono la loro sessualità. L’idea che la sessualità sia una cosa fondamentale della vita, una componente ordinaria necessaria del vissuto di tutte le persone e non una forma di trasgressione o una patente di vita adulta gay, aiuta moltissimo a sdrammatizzare la sessualità e ad integrarla in una dimensione di molto più larga valenza affettiva.
Mi capita spesso di trovarmi di fronte a pregiudizi molto radicati attinenti la sessualità gay, in termini di comportamenti e di pratiche sessuali ed è talvolta difficile fare capire la reale portata della sessualità gay a ragazzi che presumono di avere le idee molto chiare in proposito magari sulla base dei modelli della pornografia. Ci può essere a questo punto un problema reale se un ragazzo ha fantasie sessuali non conformi a quelle della maggioranza dei ragazzi gay, in particolare in rapporto alle pratiche sessuali o alla differenza di età, in questi casi si deve sottolineare che non ha alcun senso parlare di normalità gay intermini statistici e che l’unica regola che ha senso nei rapporti affettivi è quella del rispetto dell’altro.
L’oggettivazione della sessualità porta spesso ad una visione meno emotiva e più razionale dell’essere gay, ne definisce i contorni, ne ridimensiona la valenza, e soprattutto allontana le paure immotivate ed apre gli occhi circa i rischi concreti, come quello del coming out che viene spesso sottovalutato. Dare alla sessualità il suo giusto valore significa non mitizzarla e non identificarla con l’amore che è cosa molto più complessa che contribuisce in senso profondo all’equilibrio emotivo di una persona e la arricchisce spiritualmente attraverso uno scambio affettivo che coinvolge tutte le dimensioni del vissuto. Oggettivare la sessualità significa capire che essa è un modo di amare e ha senso solo nell’ambito di un rapporto d’amore vero, solo in una dimensione non egoistica, ma questo non per ragioni astrattamente morali ma perché le persone che vivono così la loro sessualità si sentono, secondo quello che vedo, profondamente realizzate.
La paura, l’incertezza, l’ansia per il proprio futuro, l’incapacità di decidere e l’abbandono della volontà di combattere per la realizzazione del proprio progetto di vita sono segni di sofferenza, ma si tratta di sofferenza nella gran maggioranza dei casi indotta da valutazioni errate, dall’abbandono dell’oggettività e dall’accettazione dello sconforto come condizione di vita inevitabile. Aprire gli occhi, svegliarsi dall’incubo (e talvolta dal bellissimo sogno) per riprendere il contatto con la realtà aiuta a ritrovare la volontà di costruire il proprio futuro vero.
I ragazzi gay devono capire che il loro futuro non è un destino inevitabile ma sta nelle loro mani, nella loro capacità di costruire il loro domani giorno per giorno, ponendo le basi della loro indipendenza economica e della loro capacità di giudizio autonomo e razionale.



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