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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Un dialogo inutile
MessaggioInviato: lunedì 24 aprile 2017, 11:07 

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Sono stato più volte tentato di scrivere quanto leggerete ma ogni volta ho aspettato, perché quanto dirò, effettivamente, non coinvolge solo me. Alla fine ho deciso di aggiungere le mie impressioni, basate sull'osservazione di un fatto reale.

Ho avuto un compagno di scuola che, successivamente, ha fatto una scelta religiosa entrando in seminario e divenendo prete.
Questa persona, di cui non esplicito l'identità per ovvie ragioni, è sempre stata gay ma in modo ossessivo, compulsivo, maniacale. Lo sapevano tutti i suoi superiori che, ciononostante, lo hanno ordinato prete. Da quando lo conosco so che è sempre stato così e oggi credo sia peggiorato e di molto!

Se si dialoga con lui, seppur per breve tempo, o prima o poi chiede "Lo hai fatto?", anche se si dovesse parlare in termini molto generici e tutt'altro che sentimentali su qualche persona.

Fatto sta che costui, con lo stile di vita che si ritrova, fa la parte del predatore e tutti gli altri sono prede, almeno potenziali. Che senso ha parlare, ad uno così, di una vita sentimentale, di un vero legame profondamente affettivo, stabile e fedele? Non ha senso, come non ha senso il dialogo perché alla fine o si è come lui, e allora lui lo capisce e gli piace conversare, o contrariamente, non si è "benefattori dell'umanità" come egli ama definirsi e si ha l'etichetta di "poveri platonici con le mani in mano".

Ebbene, pare che questo prete libertino ultimamente abbia avuto una pesante sanzione canonica: non può celebrare messa per un certo tempo poiché, nella realtà in cui era inserito, è stato scoperto da una persona in atteggiamenti un po' troppo "affettuosi" verso un giovane ragazzo. Di qui è nato il procedimento canonico che lo penalizza.

Certamente il prete si sente vittima perché, almeno in quel caso, non era riuscito a "fare nulla" ed è stato dichiarato "ladro" senza neppur aver sfiorato l'agognata "mela" da rubare.

Questi sono i fatti che egli mi ha descritto l'altro giorno, scendendo da un albergo dove era ospite nella cui stanza aveva lasciato la sua ultima "compagnia", lamentandosi di aver bisogno di soldi perché "questa gente [gli extracomunitari] mi mangia tutti i denari". Il motivo di tale povertà è facilmente intuibile.

Ci siamo ritrovati in un caffé, giusto per dialogare, perché volevo capire come se la passava. Inutile dire che mi ha fatto profonda tristezza: non aveva neppure gli spiccioli per pagarsi i bicchieri di vino ordinati e perfino il pacchetto delle sigarette aveva un'immagine porno non certo per etero. Ad un certo punto si è messo a dire che "il senso della vita non è che la morte", concetto che uno non si aspetterebbe di certo dalle labbra di un prete ...

E' arrivato il cameriere a servirci al tavolo e lui, incurante della mia presenza e come se fossi suo complice, ha iniziato a fargli i complimenti per il "bel culo" che ha [letteralmente!] .... Questo mi ha segnalato che oramai la persona ha perso ogni capacità di contenimento.

Ebbene, in questo quadro che mi sembra praticamente patologico (posso capire l'inclinazione ma non l'ossessione e la mancanza di autocontrollo!) che senso ha un dialogo tra chi vive la propria affettività e sessualità in modo equilibrato e chi oramai ha fatto del sesso la sua unica ragione di vita e la sua principale preoccupazione quotidiana?

Ecco perché non capisco un messaggio di questa sezione in cui un gay sentimentale da appuntamento "comunque" ad un etero curioso animato solo da voglia di sesso.
Questo ragazzo può mai essere così ingenuo da pensare di far cambiare idea all'etero sessuo-maniaco?

Cercare di parlare con certe persone nell'intento di metterle in un'altra direzione (o semplicemente di fargliela constatare) è veramente tempo buttato e non è neppure detto che siano in grado di accettare e valutare positivamente realtà differenti dalle loro! Sembra proprio che per le persone libertine prive di autocontrollo più la realtà è come quella che si prefiggono, meglio è ed ogni prospettiva differente è valutata come un ostacolo (o presunto tale) alla loro ed è immediatamente disprezzata.


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 Oggetto del messaggio: Re: Un dialogo inutile
MessaggioInviato: lunedì 24 aprile 2017, 12:24 
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Ciao Pavloss,
vorrei fare una premessa. Il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica sintetizza così i risultati del primo studio epidemiologico sulla prevalenza dei disturbi mentali in Italia, rientrante nel progetto europeo ESEMeD:
“In conclusione, circa tre milioni e mezzo di persone adulte hanno sofferto di un disturbo mentale negli ultimi 12 mesi; di questi, quasi due milioni e mezzo hanno presentato un disturbo d’ansia, 1 milione e mezzo un disturbo affettivo e quasi cinquantamila un disturbo da abuso di sostanze alcooliche. Rispetto ai tassi di prevalenza lifetime trovati nel campione italiano, si può stimare che più di otto milioni e mezzo di adulti hanno sofferto di un qualche disturbo mentale nel corso della propria vita.”
Questo significa che i disturbi mentali sono una realtà molto più comune di quanto non si creda e con la quale bisogna fare i conti.
Quando Benedetto XVI, il 31 Agosto 2005, approvò i criteri di discernimento vocazionale riguardanti le persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al Seminario e agli Ordini sacri, identificò un rischio per la chiesa nell’ordinazione di preti omosessuali, confondendo probabilmente omosessualità e pedofilia, ma il vero rischio non sta nell’ordinazione di preti omosessuali ma nell’ordinazione di preti che presentino problemi mentali seri. Ci sono tantissimi omosessuali che non hanno alcun disturbo psichiatrico e che potrebbero benissimo essere preti (lascio qui da parte i problemi legati al celibato e alla condanna dell’omosessualità). I problemi non derivano dall’orientamento sessuale ma da tutta una serie di patologie che possono presentarsi sia negli etero che nei gay.
Un gay equilibrato non è un rischio per nessuno, ma un gay con seri disturbi psichiatrici può creare problemi enormi a se stesso e agli altri, esattamente come li può creare un etero con disturbi psichiatrici analoghi. Il problema per la chiesa, come per qualsiasi istituzione, non è includere o meno gli omosessuali, ma evitare di affidare compiti che richiedono equilibrio e stabilità psichica e emotiva a persone che non possono offrire garanzie adeguate in tal senso perché ne sono impedite da disturbi psichiatrici.
Le persone come il prete di cui parli dovrebbero essere curate da esperti estremamente competenti, se necessario anche con supporto farmacologico, e certamente con un’assistenza psicologica specialistica. Le questioni legate alla salute mentale sono spesso, ancora oggi, un tabù insuperabile. L’idea che uno psichiatra è un medico come gli altri, che si occupa di un particolare settore della medicina e non il medico degli irrecuperabili fa ancora fatica ad entrare nei cervelli degli Italiani e tutto questo comporta la sottovalutazione dei disturbi psichiatrici, che in moltissimi casi non arrivano agli specialisti, e la trasformazione in discorsi morali di questioni che sono tipicamente psichiatriche, cioè sanitarie.
Il problema che tu evidenzi in rapporto ad un prete si può presentare anche per gli insegnanti, per gli educatori, per tantissime persone che hanno funzioni delicatissime nel campo dell’educazione o dell’assistenza. Il problema non è mai “gay sì – gay no” perché ci sono moltissimi insegnanti, moltissimi educatori, moltissimi preti gay che sono persone ottime che svolgono la loro funzione con delicatezza e competenza, senza invadenza e con il massimo senso di responsabilità, in questi casi l’essere gay può essere addirittura un valore aggiunto, ma è chiaro che se si mette in cattedra o nel confessionale un individuo con delle patologie psichiatriche serie è difficile aspettarsi che non crei problemi e non certo per sua colpa. La valutazione dell’attitudine al sacerdozio non dovrebbe essere legata all’orientamento sessuale ma all’equilibrio generale della personalità e all’assenza di patologie psichiatriche.
Chi si trova insieme con queste persone può incorrere in situazioni imbarazzanti, ma purtroppo, il vero problema non è di chi frequenta queste persone, ma di quelle stesse persone, che avrebbero bisogno ci cure specialistiche e che sono del tutto abbandonate a se stesse.



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 Oggetto del messaggio: Re: Un dialogo inutile
MessaggioInviato: lunedì 24 aprile 2017, 12:56 

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Ultima modifica di pavloss il lunedì 24 aprile 2017, 12:59, modificato 1 volta in totale.

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 Oggetto del messaggio: Re: Un dialogo inutile
MessaggioInviato: lunedì 24 aprile 2017, 12:57 

Iscritto il: giovedì 5 maggio 2011, 12:08
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Grazie, Projct, come al solito vai diritto al cuore della realtà senza giri di parole. Da quanto ne so, penso che il prete sia stato per un certo tempo seguito in qualche centro psicoanalitico (si dice che le diocesi abbiano un centro di tal genere verso Vicenza). Non solo non è migliorato ma lo vedo pure peggiorato. Si è innestato, come si dice, un pericoloso processo in cui, dinnanzi alla proibizione o alla limitazione imposta, si pongono azioni diametralmente opposte e sempre più frequenti. Sinceramente mi aspetto che, o prima o poi, arrivi qualche tragica notizia, visto che il tipo non è nuovo neppure di tentativi di suicidio. Uno si chiede seriamente che razza di istituti formativi siano i seminari dove si prendono persone con serie problematiche psicologiche (se non psichiatriche) e le si ordina più o meno spensieratamente ...


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 Oggetto del messaggio: Re: Un dialogo inutile
MessaggioInviato: lunedì 24 aprile 2017, 13:48 
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Beh Pavloss, il problema è molto complesso, non sappiamo che vita può avere fatto questa persona nell’infanzia o nell’adolescenza, non sappiamo come sia arrivato all’idea del sacerdozio, che per un gay non è certamente una scelta ovvia e nel XXI secolo neppure obbligata, non sappiamo nulla dell’evoluzione della sua sessualità che sembra avere un carattere ossessivo-compulsivo. La dipendenza dal sesso arriva a un punto tale da mettere in crisi tutta la struttura della personalità. In situazioni del genere ci vuole un intervento competente e in ogni caso ci vuole il massimo rispetto per la persona, quest’uomo può fare anche le cose più assurde ma non penso proprio che tutto questo sia un gioco o una scelta fatta per puro piacere. Da quello che hai scritto sembra di capire che nella sua vita ci siano stati anche periodi di depressione profonda e depressione vuol dire sofferenza, disagio esistenziale grave. Non andrebbe colpevolizzato, ma indotto a riflettere sulla necessità di curarsi per recuperare il suo equilibrio interiore e per stare meglio. Il problema del sacerdozio e anche quello dell’omosessualità mi sembrano oggettivamente secondari di fronte all’esigenza di recuperare la propria salute mentale. In questi casi un supporto farmacologico può essere indispensabile. Bisognerebbe capire che ambiente familiare ha quest’uomo, se ha accanto qualcuno che si occupi di lui e che sia veramente in grado di farlo, cosa assolutamente non facile. Le persone che gli sono più vicine dovrebbero dargli un sostegno forte e lo dovrebbero aiutare ad affrontare una terapia. Devo dire che ho visto qualche volta realtà in qualche modo assimilabili a quella della quale tu parli e il beneficio che è derivato da interventi specialistici è stato veramente notevole. Anche solo a livello psicologico, intervenire presto significa poter avere prospettive nettamente migliori, quando certi disturbi sono lasciati a se stessi per anni e anni, l’approccio terapeutico rischia di diventare molto difficoltoso e scarsamente utile. Io penso che sia un uomo che ha bisogno di aiuto e di un aiuto molto competente e in tempi brevi.



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 Oggetto del messaggio: Re: Un dialogo inutile
MessaggioInviato: lunedì 24 aprile 2017, 16:24 

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Il clero spesso è un disastro ma, come si dice, "il pesce puzza sempre dal capo", ossia fuor di metafora, la prima responsabilità sta nei vescovi.

Questo povero uomo (oramai sulla mezza età) avrà anche avuto delle terapie ma, di fatto, è stato lasciato a se stesso finendo per peggiorare. Il vescovo della sua diocesi, notando la situazione difficile, lo ha scaricato invitandolo a cambiare diocesi (mentre sarebbe stato suo compito trovargli una sistemazione differente nella quale non fosse lasciato solo). La prassi, in questi casi, vuole che un vescovo contatti un altro vescovo e, d'accordo con l'interessato, gli trovi un'altra sistemazione, non che venga scaricato come una pezza da piedi.

Oramai costui è divenuto assai imbarazzante per tutti forse perché NESSUNO dei suoi responsabili ha saputo seguirlo come doveva.

Il clero incapace di seguire è "pastore" solo per modo di dire, ossia come dico: è tutta una facciata dietro alla quale non esiste nulla.

Perché costui è divenuto prete? Qualcosa ne so.

In anni oramai lontani gli è stata mostrata questa prospettiva da un diacono (libertino pure lui) il quale gli prononeva questa soluzione per vivere senza troppi problemi. Costui l'accettò, non senza qualche scrupolo poiché disse: "Accettai di divenire prete perché non ho balle". Fu sincero. "Avere balle", infatti, significava prendere in mano la propria vita non affidarla in questo modo a chi, teoricamente, ti da un futuro senza i problemi concreti che abbiamo tutti (lavorare, guadagnare, farsi da mangiare, mantenersi...).

Sono d'accordo sul massimo rispetto dovuto a questa persona e ad altre come lui. Quello che noto, ahimé!, è l'irresponsabilità di un ambiente che, apparentemente, si vuol presentare come integerrimo. Irresponsabile e inguaribilmente adolescenziale.

D'altra parte il vescovo che accolse questo uomo, quand'era ragazzo, era dell'idea che "in seminario si accoglie tutti, ma proprio tutti!". I frutti si vedono e l'incapacità clericale di gestirli pure.

Poi essi si dichiarano (per bocca papale) "esperti di umanità"! Quanta inutile retorica! Ma non si vergognano?


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 Oggetto del messaggio: Re: Un dialogo inutile
MessaggioInviato: lunedì 24 aprile 2017, 16:57 
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Francamente non sono molto esperto di vescovi e di preti, però l’atteggiamento tipo scaricabarile è diffuso ovunque perché la gestione di queste situazioni richiede competenze specifiche e risorse notevoli. Non so di quali mezzi possa disporre un vescovo ma se i mezzi non sono adeguati la tendenza a scaricare, per quanto pericolosa, è almeno comprensibile, se non giustificabile, in fondo è quello che fanno anche le famiglie, quando si trovano a gestire problemi troppo grossi senza nessun mezzo serio per affrontarli. C’è una tendenza che andrebbe corretta ed è quella a lavare i panni sporchi in casa, cioè, in casi del genere, a ricorrere all’aiuto di uno psicologo interno alla struttura ecclesiastica, per evitare chiacchiere e commenti malevoli. In casi come quello di cui hai parlato dovrebbe intervenire la struttura sanitaria pubblica, cosa peraltro non facile perché le competenze richieste sono almeno quelle dello psichiatra e dello psicologo e le terapie sono lunghe e gravano significativamente sul servizio sanitario nazionale, ciò non di meno, solo una struttura pubblica specializzata può gestire al meglio situazioni del genere.



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 Oggetto del messaggio: Re: Un dialogo inutile
MessaggioInviato: lunedì 24 aprile 2017, 21:24 
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Essai caro pavloss... noi potremmo intrattenerci quasi ad libitum, spaccare il capello in quattro, chiamare in causa dotti, medici sapienti, psicologi e psichiatri in relazione alle psicopatologie individuali. Le sociopatologie, purtroppo, sono invece estremamente più pericolose. Perché tendono a presentarsi come normalità. Una normalità che le patologie le produce? :)


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