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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: PROMISCUITA’ GAY E MODELLI DI SOCIALIZZAZIONE
MessaggioInviato: domenica 7 novembre 2010, 12:38 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
Messaggi: 5112
Questo post è dedicato all’analisi della promiscuità sessuale gay. Girando su Internet è facile imbattersi in affermazioni concernenti la promiscuità sessuale gay, dai blog ultracattolici, che citando San Pio X ritengono l’omosessualità colpa gravissima, seconda per gravità solo all’omicidio volontario, e affermano che la promiscuità gay grida vendetta al cospetto di Dio, a studi che hanno almeno l’apparenza della scientificità. Ho provato a leggere un po’ di saggi e di statistiche in proposito ma devo dire chiaramente che spesso sanno più di delirio che di indagine scientifica. Per esempio, in “A comparative demographic and sexual profile of older homosexually active men”, uno studio di Paul Van de Ven  pubblicato sul Journal of Sex Research, si legge che il 21,6% degli omosessuali anziani afferma di avere avuto nella vita tra 101 e 500 partner e che una percentuale superiore al 10% afferma di averne avuti addirittura più di 1000. Esistono per fortuna anche lavori che hanno altri livelli di serietà, come il libro-indagine “Omosessuali moderni” dei sociologi dell’Università di Bologna Marzio Barbagli e Asher Colombo (Il Mulino 2007). Questo studio che ha analizzato un campione di 3502 donne e uomini di ogni età arriva alla conclusione che il 48% dei gay ha avuto meno di 20 partner in tutta la vita dato praticamente identico a quello della popolazione maschile etero. Devo sottolineare che lo studio di Barbagli e Colombo si riferisce a gay dichiarati. In effetti, quello che rilevo da un osservatorio privilegiato come Progetto Gay, che si occupa soprattutto di gay non dichiarati, non fa che restringere ulteriormente quel numero di 20 partner che lo studio di Barbagli e Colombo attribuisce ai gay dichiarati ad un numero orientativamente compreso tra 5 e 10. Questo significa che per i gay dichiarati la promiscuità sessuale è di fatto identica a quella degli etero e per i gay non dichiarati è significativamente minore. Da dove viene allora la legenda metropolitana che identifica i gay come molto più promiscui degli etero? Conoscendo il mondo dei gay non dichiarati più a fondo (ma credo che sotto questo aspetto tra i gay dichiarati le cose siano praticamente le stesse), rilevo che le forme di socializzazione dei gay sono diverse dalle forme di socializzazione degli etero perché per un gay la distinzione tra amicizia e amore è certamente meno netta. Nei rapporti etero, tradizionalmente, si davano per scontate alcune regole di comportamento, in primo luogo che quando una coppia che aveva avuto una relazione sessuale si scioglieva il ragazzo e la ragazza non potessero rimanere amici. Questa regola, che comincia a trovare numerose eccezioni anche tra gli etero, è seguita molto raramente in ambiente gay, non fosse altro perché, tra gay non dichiarati, incontrarsi è difficile e perdere il contatto con un ragazzo gay non è ritenuta una buona cosa. La sessualità non è neppure considerata come l’elemento determinante di un rapporto. I ragazzi in genere mantengono buoni rapporti con i loro ex e continuano a frequentarli anche dopo che il loro rapporto di coppia è finito. Questo è un comportamento piuttosto comune in una alta percentuale di gay ma le manifestazioni esterne di questo comportamento sono spessissimo lette come una forma di prosecuzione della relazione sessuale con il partner precedente anche dopo l’instaurarsi di un nuovo rapporto sessuale di coppia. Esiste poi una ulteriore motivazione, in realtà molto specificamente gay, che porta al mantenimento di una relazione affettiva con i propri ex partner sessuali e si tratta del fatto che in diversi casi, data la difficoltà per i gay (in particolare non dichiarati) di incontrarsi, si creano con una certa frequenza delle relazioni sessuali di coppia anche tra ragazzi che hanno in realtà mondi affettivi significativamente diversi. Molti ragazzi sentono il peso della solitudine, temono di dover passare la vita in attesa di un ragazzo che possa rappresentare per loro il massimo ma nello stesso tempo temono che quel ragazzo ideale possa non arrivare mai, perché per loro la possibilità di incontrare altri ragazzi gay non dichiarati è, almeno nelle loro aspettative, piuttosto remota. Di qui l’idea di non attendere troppo e di provare a vivere una vita di coppia anche col presupposto che possa trattarsi di un’esperienza destina ad esaurirsi per le ragioni più varie. Questo significa che molte relazioni sessuali tra ragazzi gay nascono non dall’idea di giocare con la sessualità, come la gente spesso crede, ma dalla necessità di riempire dei vuoti affettivi, di creare comunque una coppia senza rinviare troppo. Si sceglie quindi tra ciò che esiste perché l’attesa di ciò che al momento non esiste è stressante e induce alla depressione. Con questi presupposti non è raro che le relazioni siano solo parzialmente soddisfacenti e che alla lunga la trasposizione delle esigenze affettive in chiave sessuale, puntando esclusivamente sul rapporto di coppia, mostri tutti i suoi limiti. Intendo dire che, quantomeno a livello affettivo la promiscuità è di fatto un’esigenza primaria perché in nessun caso il rapporto di coppia copre tutte le esigenze affettive dei ragazzi. Questo vale nelle coppie etero e vale a maggior ragione nelle coppie gay. Dall’esterno tutto questo è interpretato come promiscuità sessuale e questa interpretazione, interiorizzata dai ragazzi gay, non solo non li porta a forme di vera promiscuità sessuale ma li spinge a chiudersi anche sotto il profilo affettivo concentrando sul rapporto di coppia tutte le loro attese, cosa che carica il rapporto di coppia di ruoli di supplenza che non gli competono. Il miglioramento della vita sociale dei ragazzi gay, la possibilità di costruire amicizie e di incontrare altri ragazzi gay diminuirebbe i timori per il futuro, porterebbe a scelte di coppia che non sono in realtà delle forme di fuga dalla solitudine e sottolineerebbe il carattere di normalità dell’essere gay, con effetti benefici anche sulla vita di coppia. Il mito della promiscuità gay è ancora oggi una della ragioni che rendono problematica l’accettazione della omosessualità. Mi rendo conto che questo post va contro l’ondata delle interpretazioni comuni e che è una ben misera cosa, ma è almeno un tentativo di dire la verità sull’argomento.



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 Oggetto del messaggio: Re: PROMISCUITA’ GAY E MODELLI DI SOCIALIZZAZIONE
MessaggioInviato: lunedì 8 novembre 2010, 7:40 
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Iscritto il: mercoledì 14 aprile 2010, 9:22
Messaggi: 2861
Questo pregiudizio che tu descrivi è tuttora molto presente. Bisognerebbe chiedersi anche come mai riguardi esclusivamente i gay e non le lesbiche.
Perchè la mentalità etero si è così concentrata sui maschi? Perchè azzera le evidenze che dicono il contrario, come ad esempio la forte richiesta degli omosessuali che venga riconosciuto il matrimonio?
Penso la risposta sia interna al mondo etero più che interna al mondo gay.
Credo che in generale un pregiudizio non nasca solo da elementi concreti che possono aver caratterizzato una parte della popolazione, cioè non derivi solo da ciò che hanno o non hanno fatto i gay ma che abbia anche molto a che fare con il modo degli etero (forse prevalentemente maschi) di guardare a una realtà diversa .
Ogni pregiudizio è in fondo uno specchio dei propri tabù. E' un modo come un altro per proiettare all'esterno desideri proibiti dalla morale corrente, la cui frustrazione produce una insoddisfazione individuale e sociale.
La maggioranza "usa" una minoranza per liberarsi del peso , fastidioso , di un conflitto interno tra l'essere e il dover essere.
Allo stesso modo se mi sta stretta l'onestà e preferirei trovare scorciatoie, oppure io stesso sono,quando posso, disonesto, ma non lo posso dire, fa molto comodo gettare sugli zingari l'anatema di essere dei ladri, perchè finchè c'è qualcuno che fa la parte del ladro per eccellenza io mi vedo come un cittadino migliore, anche se magari ho evaso una marea di tasse per arricchirmi e lo zingaro invece ruba una gallina per sopravvivere.
Le prostitute sono sempre esistite e sono una realtà che conferma la promiscuità etero della popolazione maschile; nonostante ciò gli etero preferiscono pensare che questa realtà non li riguardi , ma al contrario sappiamo bene che se esiste il detto "Ogni lasciata è persa" non è certo perchè l'abbia inventato un gay.
E' solo attraverso la conoscenza diretta di una realtà che si può cambiare opinione. Io per esempio: quando mi sono iscritta qui temevo che mi sarei magari sentita in imbarazzo a causa di questa presunta promiscuità; e invece mi rattrista e mi preoccupa vedere in tante storie di ragazzi gay che ho letto qui una repressione sessuale che non trova eguali fra i loro coetanei etero .


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 Oggetto del messaggio: Re: PROMISCUITA’ GAY E MODELLI DI SOCIALIZZAZIONE
MessaggioInviato: lunedì 8 novembre 2010, 16:15 
Utenti Storici

Iscritto il: venerdì 15 maggio 2009, 19:41
Messaggi: 518
Come sempre Project ha toccato il fulcro della situazione.

L'uomo (ma anche la donna ;) ) "libertino" non è prerogativa di nessun orientamento sessuale.

Il richiamo sessuale fa parte di ogni essere vivente non solo umano.

Poi il "caso uomo", che si trova a fare i conti con la propria razionalità, deve fare i conti con l'educazione ricevuta.
Sicuramente l'etero, da questo punto di vista, si sente più "giustificato" a certi comportamenti.

Un uomo che si fa una o più donne a sera, è visto come un "vero uomo" un "macho" un gay che fa lo stesso è considerato invece un pervertito.

La verità invece è che in ambo i casi le cose sono le stesse, e la chiave di lettura poi è individuale da soggetto a soggetto secondo l'educazione ricevuta. Quel che stride, è solo la mancanza di coerenza nell'applicare tali parametri nei due casi.


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