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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: un tramonto fatto di inquietudini e impossibilità
MessaggioInviato: domenica 20 maggio 2018, 12:08 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
Messaggi: 5287
In certe giornate mi ritrovo a fare un bilancio della mia vita ed è proprio in quei giorni che vorrei avere vissuto una vita del tutto neutra, giocata sul lavoro, sul successo, sul denaro e su tante altre cose di quel genere, cioè una vita neutra sotto il profilo affettivo, e invece questo non è accaduto. Ho creduto molto in quello che ho fatto, ho cercato di viverlo al meglio, almeno per come potevo, ma poi, in certi momenti, arriva proprio un’altra lucidità che mi porta a vedere tutto in una luce diversa, come una serie di tentativi, tutti oggettivamente privi di senso, di stabilire un contatto umano vero con alcune persone. La sensazione che provo è quella della totale incomunicabilità o forse della mia incapacità di capire cose troppo difficili per me o troppo lontane dalla mia esperienza. In certi giorni arrivo alla conclusione che ho buttato via gran parte della mia vita e che avrei fatto meglio a rapportarmi col prossimo come categoria astratta piuttosto che come persone singole. Alla fine, guardando le prospettive ormai a breve raggio del futuro che mi resta, finisco per sognare di potermi dedicare a qualcosa di serio per il mio “prossimo” genericamente inteso, perché lì non si sbaglia di sicuro. Non ce l’ho con le persone, che non hanno colpe e che si sforzano anche seriamente di capire, l’impossibilità esiste ben prima che si tenti si superarla, io penso che almeno alcune persone soffrano di questa incomunicabilità, forse quanto ne soffro io se non anche di più, anche se da diversi punti di vista. Vorrei proprio spegnere il cervello almeno per un po’, mettere da parte l’ansia che è la vera compagna della mia vita, che mi accompagnerà fino alla fine. Il senso dell’incomunicabilità, dell’impossibilità di capirsi, dell’impossibilità di agire sulla vita degli altri cioè di capire e di poter modificare anche in modo minimo la loro vita, ormai è la nota dominante delle mie giornate. La coscienza in effetti dice solo qualcosa delle intenzioni, i risultati sono tutt’altra cosa e dirsi di aver fatto le cose in coscienza non elimina l’amarezza che consegue all’impossibilità di ottenere un qualsiasi risultato concreto. Avrei bisogno di un mondo più semplice, di ragionamenti più semplici, di non sentirmi continuamente messo alla prova, di poter mettere da parte l’ansia almeno per un po’ ma so che non accadrà. In altri tempi avevo dei desideri, dei sogni, ora so che desiderare e sognare è inutile perché è impossibile agire sui meccanismi sostanziali della vita e le intenzioni sono solo velleità. Certe volte vedo persone che passano momenti, anche molto lunghi, di disagio profondo, mi piacerebbe poter fare qualcosa di serio, di vero, di utile, ma so che non potrò fare nulla e che alla fine anche io starò peggio, e lì il senso di frustrazione è totale e allora faccio come se potessi non vedere, mi giro dall’altra parte ma il disagio non diminuisce. Bisognerebbe rassegnarsi al non senso, all’idea non poter fare nulla neppure quando lo si vorrebbe, all’idea di non capire e di non poter essere capito, all’idea che è sempre meglio mettersi da parte senza lasciarsi coinvolgere troppo. Vorrei dimenticare la gran parte del mio passato o meglio vorrei non averlo mai vissuto perché alla fine l’unica cosa che ne è rimasta è il senso dell’impossibilità. Certo, da vecchi si arriva prima o poi a una maggiore consapevolezza, ma il peggio è che si approda anche a una terribile aridità affettiva, all’incapacità di credere nel proprio prossimo, all’incapacità di amare veramente, uno può comportarsi come se un affetto ci fosse, ma dentro di sé si sente spento, sa di avere finito di credere in qualcosa. Dire ti voglio bene significa solo dire tre parole quando dietro c’è l’aridità affettiva. In buona sostanza se un desiderio ci resta è quello di restare solo, di svuotare il cervello dal pensiero di cose impossibili, di liberarlo dall’ansia per renderlo capace di godersi almeno il ritmo del sorgere e del tramonto del sole e delle stagioni finché ce ne sarà il tempo. Ogni giorno che comincia vorrei che fosse il primo di una nuova serie, più vuota se si vuole, ma più tranquilla, e non l’ennesimo della vecchia serie, pieno di ansia ma in fondo solo di quello. Se non fossi stato gay sarebbe stato diverso? Ma che senso ha una simile domanda? Le ipotesi sono solo un gioco interno del cervello che deve pure funzionare. Quello che resta non è una universale incomunicabilità, tipico problema metafisico, ma il fatto che non riesco a capire e a farmi capire e che questo non cambierà. È meglio che io vada a riposare un po’. Oltre un certo limite, il problema del vecchio è imparare a stare zitto, a godersi, nei limiti del possibile, quello scampolo di vita che gli resta, prima che il tempo si porti via anche il desiderio di arrivare a domani. Devo imparare a non dire sciocchezze e a riposare tranquillo senza pensare al domani. Vi prego di non commentare questo post, serve solo a dare un’idea di come si diventa vecchi (almeno nel mio caso) quando i problemi seri diventano troppi e troppo seri e manca una tranquillità di fondo, purtroppo si perde il contatto con tutto quello che si è stati, oltre che con le persone che si hanno intorno e si guarda al domani solo con preoccupazione e senza nessun progetto.
Aggiungo solo un pensiero, anche questo veramente depressivo. Avevo degli account di posta yahoo, ma yahoo ha ceduto ad altri i servizi di email, ora mi informano che anche le mail saranno scansionate per offrirci migliori servizi commerciali! È veramente una cosa indegna, è una violazione della privacy della corrispondenza, perché alla fine noi siamo solo pedine da sfruttare a fini commerciali e di fronte a questi interessi non c’è alcun limite. Perfino i diritti costituzionali vengono messi nel cestino! Ma il mondo va in questa direzione: pochissimi padroni e una massa di servi, tutto in nome della tecnologia.



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