PENSIERI SPARSI DI UN VECCHIO GAY

La vera vita dei gay anziani, Gay e problemi della terza età, Gay anziani e ricordi di vita.
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PENSIERI SPARSI DI UN VECCHIO GAY

Messaggio da progettogayforum » lunedì 29 aprile 2019, 23:17

È bella la mattina di fine Aprile, luminosa. L’estate è alle porte, perfino in un cortile si sente il profumo del pitosforo fiorito. La vita si rinnova, il ciclo si ripete. Non è solo un messaggio di colori e di profumi, la primavera presuppone l’autunno, e ogni anno è sempre più autunno.

La fisicità elementare è in fondo l’essenza della vita. Stare bene significa innanzitutto non stare male o forse significa soltanto non stare male, e già questo non ha nulla di scontato.

I vecchi diffidano delle parole, parlano poco, riducono il discorso all'essenziale, sfrondano la memoria, la puliscono via via di tutto ciò che non serve più, se non la svuotano del tutto la riempiono di fatti mai accaduti e di valori.

Svanire è il concetto base della vecchiaia, perdere i contatti gradualmente, trasformare i drammi in banalità, abituarsi alla solitudine come normalità. Il fatalismo in fondo è necessario per non sprecare le energie che rimangono.

La rinuncia non è una scelta, è solo un altro nome della impossibilità.

Domani sarà un altro oggi, l’ennesimo rinvio.

Gay? Roba per giovani o presunti tali.

Distrarsi, cioè pensare ad altro, è il migliore anestetico, quando il disagio è solo psicologico.

Pasolini scriveva:
Solo l’amare, solo il conoscere
conta, non l’aver amato,
non l’aver conosciuto.

Questo è il senso profondo del presente: essere transitorio. Mi chiedo se anche l’essere gay sia transitorio, non nel senso che si cambi orientamento, ma nel senso che l’essere gay finisca per perdere qualsiasi connotato reale.

Perché si cerca tanto una vita di coppia (e l’ho fatto anche io)? Mi manca tutto questo? Alla fine della strada non desidero certo cominciare da capo, perché alla fine della strada si capisce il senso della solitudine, che non spaventa più perché non è più un fantasma, una privazione, ma il quotidiano.

Pensare è un vizio che devo togliermi piano piano.

Fin qui ho scherzato, domani spererò in dopodomani.

Scendo a prendere la metro, su 4 macchine per i biglietti ne funziona una soltanto, pago due biglietti ma la macchina me ne dà uno solo. Chiedo al gabbiotto che posso fare, mi rispondono che non è competenza loro ma posso mandare un reclamo scritto all'azienda.

Accedo al mio account telefonico (fisso + mobile), vedo che oltre i miei numeri ce ne sta anche un altro che non ho mai visto. Vado a chiedere al negozio di chi è quel numero ma non lo sanno, mi consigliano di chiamare il numero di supporto, lo faccio ma sono solo risponditori automatici, torno al negozio, mi danno un altro numero dove, mi dicono, rispondono gli operatori. Chiamo quel numero, ma si avvia un risponditore automatico che legge una lunga comunicazione pubblicitaria, e poi mi chiede dei dati, ma mezzo secondo dopo (in modo che nessun dato possa essere inserito) mi risponde che il sistema non riconosce il numero da me inserito (avevo inserito solo la prima cifra) e mi invita a richiamare più tardi! Ma non basta, mi è stato attivato un nuovo numero di telefono, ormai da mesi ma ricevo puntualmente il bollettino di pagamento sia per il nuovo numero che per il vecchio, in pratica pago il telefono due volte, ma i chiarimenti me li dovrebbe dare l’operate che è impossibile contattare. Dopo una mattinata in giro per queste cose, e senza ottenere nulla, rientro a casa. Metto la pentola sul fuoco, poi mi distraggo e dopo un bel po’ sento odore di bruciato. Il pranzo è andato in fumo e la pentola è tutta nera. Così va il mondo nel secolo XXI.

La vita è una corsa affannosa con tante false mete, dubito che sia possibile darle un qualunque senso. Un tempo pensavo che l’essenza della morale fosse nel diminuire la sofferenza, ma l’unico modo per diminuire la sofferenza consiste nel non mettere al mondo figli.

Che sono i sentimenti se non un modo per cercare di dare un senso alla vita inventando una finalità che non è nelle cose?

La stanchezza non è una costante della vita perché aumenta giorno dopo giorno.

Dovrei andare a fare la spesa, ma sono sfinito, se fossi solo resterei digiuno almeno stasera, ma non sono solo e il supermercato mi attende. Non conta quello che vuoi o puoi fare, ma solo quello che devi.

Tendo ad addormentami sulla sedia, poco fa stavo scivolando per le scale, adesso devo andare a fare la spesa. Che cosa c’è di gay in tutto questo? Mah … fino a pochi anni fa credevo di avere dei doveri verso i gay derivanti dal mio essere gay, quei doveri pensavo di essermeli auto-imposti, ma non ci sono doveri scelti volontariamente, i doveri si possono solo subire, sono solo un’imposizione, mai una scelta e neppure un’auto-imposizione. Oggi mi sento libero da quei doveri, li trascuro perché so che non servono a nulla e non avrei il tempo nemmeno per fare le cose minime.

Sta piovendo, anzi diluviando! Il supermercato dovrà attendere, ho trovato una scusa per ingannare il senso del dovere.

Il cielo è grigio, ma ne vedo solo un striscia tra le persiane accostate, chissà che non smetta di piovere.

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Re: PENSIERI SPARSI DI UN VECCHIO GAY

Messaggio da progettogayforum » mercoledì 1 maggio 2019, 19:30

Il primo maggio pioviggina e fa freddo, si sta relativamente bene a letto, perché i dolori si sentono anche lì, ma meno, e questo già consola. Ho tante cose da fare, tutte fondamentali, tutte improcrastinabili ma cerco di prendere tempo, voglio avere tempo per me, tempo da perdere, non per pensare ma per non fare nulla, per mandare in vacanza anche il cervello. Oggi riflettevo sull’identità, sul che cosa sono io, la risposta è banale, non sono niente, qualcuno si chiede perché io? Come se avesse un senso, nella casualità o nella meccanicità del tutto che tanto sono concetti praticamente indifferenti perché comunque incontrollabili: Un aggregato ordinato di molecole che regge per un po’ perché in teoria dovrebbe perpetuale la specie, quella sembra una ragione biologica seria, ma poi perché? Per seguire un processo evolutivo come specie, anche se poi pure la specie finirà. Vedevo le foto di 50 anni fa, il mondo era diverso, c’erano tanti che non ci sono più e non c’erano tanti che ora ci sono, poi pensavo a me stesso e al punto della strada dove sono arrivato, guardando il mondo dall’esterno non è cambiato nulla, se non un pizzico di tecnologia, allora pensavo di dover concludere qualcosa, oggi penso solo di dover concludere, e l’illusione passa alle generazioni successive. Mettere al mondo figli, non pensando che dovranno soffrire, fare grandi cose che non sarà possibile fare, per ignavia o perché l’ambiente non lo permetterà. E poi, il solito bla bla, il solito cercare un senso, il solito porsi domande assurde. Vedo le generazioni dopo la mia affannarsi sulle stesse cose sulle quali io mi sono affannato, farsi le stesse domande. Io le risposte le avrei, un po’ disilluse, squallide, direbbe qualcuno, ma le avrei, ma non interessano a nessuno. Ciascuno nasce con l’illusione di essere un punto e basta, ma è al massimo un punto e a capo. Vado a stendermi sul letto, almeno non faccio danni. Il silenzio è una virtù, parlando meno si dicono meno sciocchezze.

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Re: PENSIERI SPARSI DI UN VECCHIO GAY

Messaggio da Alyosha » venerdì 11 ottobre 2019, 20:04

Prima leggevo questi tuoi post con tanta angoscia pensavo a cosa potessi dirti per risollevarti su il morale. Adesso entro e so già che quando scrivi su questa sessione leggerò qualcosa di te, di intimo e vero. Ti ho letto tanto in questi anni. Ho letto i tuoi racconti, le tue teorie, le lettere di altri che postavi e mi chiedevo anche allora dove fossi. Quando avessi bisogno semplicemente di raccontare la tua esperienza come facessi. La risposta è tutta qui.
Sono contento di sentire che tutto sommato va bene, la tua è un'età difficile da gestire e capire, dargli un senso non è sempre facile. Passavo di qui perché mi sei venuto in mente. Proprio oggi ho fatto una scelta per me molto complicata Project. Dopo 14 anni (14!!) ho deciso che darò i 24 CFU per insegnare filosofia e farò se sarà possibile il concorso. Quando mi sono scritto qui avevo da poco lasciato la Filosofia. Ho fatto un gran fatica ad abituarmi a fare l'infermiere. Project sapessi che mestiere difficile e pieno di responsabilità. Che periodi difficili ho passato nel vecchio lavoro. Adesso mi sono trasferito in un posto molto più tranquillo, lavoro all'ASP e va già meglio. Però mi è sempre rimasto quel tarlo. Mi sembra davvero l'amor perduto che ritorna e ho tanta paura di rimettermi per l'ennesima volta in gioco.
Vorrei scriverti tante altre cose, raccontarti con ordine la mia vita, ma non è questo il punto. Il punto è che restiamo umani finché sappiamo entrare in contatto con le persone. Toccarsi per davvero è molto complicato, però quando ci si riesce non ho dubbi che ne sia valsa la pena. Intendo vivere, intendo andare oltre la quotidianità, la routine e le difficoltà diverse per ogni età.
Mi chiedo anche io cosa centra questo con l'omosessualità e la verità è che non centra nulla. Siamo nelle nostre cose e infondo siamo le relazioni che riusciamo a costruire. Mi fa sempre piacere leggerti.
Un abbraccio

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Re: PENSIERI SPARSI DI UN VECCHIO GAY

Messaggio da progettogayforum » sabato 12 ottobre 2019, 14:21

Caro Alyosha (peccato che qui non posso chiamarti col tuo nome per ragioni di privacy!), beh, effettivamente non so che cosa possa voler dire fare l’infermiere a livello professionale, intendo, perché di esperienza familiare in proposito ne ho accumulati anni e passo spesso le notti in bianco proprio per questo, vengono anche a me le ansie, le angosce legate al fatto che mi chiedo se ho dato o non ho dato le medicine giuste, se l’ossigeno sta o non sta finendo, se devo o non devo far fare i prelievi per le analisi, se devo o non devo chiamare il cardiologo, se ci sono i pannoloni, le traverse, le purghe e i farmaci di urgenza, ecc. ecc.. Fare queste cose su un’altra scala deve essere distruttivo perché non avrai mai la certezza di avere fatto tutto e di avere fatto tutto bene. Ok, adesso stai in una situazione più tranquilla, ma in effetti, almeno sotto il profilo della responsabilità professionale, insegnare Filosofia è meglio, ma temo che tu possa prendere l’insegnamento con un po’ troppo coinvolgimento. Oggi l’insegnamento di Filosofia rischia di essere più che altro il campo delle disillusioni, come d’altra parte l’insegnamento di qualsiasi cosa. Anche le cose più serie possono essere distrutte se ridotte in pillole e inserite in un programma scolastico. Vedrai nella pratica che nella gestione reale dell’insegnamento c’entra di tutto e la Filosofia è forse più un pretesto che un fine.
“Povera e nuda vai Filosofia, dice la turba a vil guadagno intesa…” dice Petrarca. Il mondo oggi non è dei filosofi ma dei mercanti. Vedo spesso ex-insegnanti in pensione, ma non ne vedo mai uno con nostalgie dell’ambiente scolastico … ma dicono che il mondo cambierà … finora però non è successo. Comunque, tra due mali è meglio il minore!
Un abbraccio a te!!

Lao
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Re: PENSIERI SPARSI DI UN VECCHIO GAY

Messaggio da Lao » sabato 12 ottobre 2019, 16:22

Mi inserisco in questa discussione, di cui ammiro la delicatezza, fondamentalmente perché sono un insegnante. Ho letto anche l'altro tuo post, Alyosha, pubblicato nell'altra sezione.
Insegno nel mondo della scuola da diversi anni e sono arrivato a ottenere un contratto a tempo indeterminato dopo aver fatto il percorso del combattente. Sognavo di fare questo lavoro da quando ero un ragazzino, ma poi, quando ho cominciato a farlo, molte delle mie illusioni sono cadute come accade in diversi ambiti della vita. È un mestiere estremamente complesso e ricco di responsabilità, visto che ogni giorno si ha a che fare con minori sempre più irrequieti, annoiati e proiettati nel mondo dei social che hanno difficoltà a stare in un'aula scolastica per un'intera mattinata. Si fa veramente fatica a gestirli. A fine mattinata - giorno più, giorno meno - sono veramente spossato e fai conto che non è finita lì, perché occorre preparare o definire le attività per il giorno successivo. È un lavoro che assorbe molte delle tue energie cognitive, emotive e fisiche. Purtroppo anche gli indirizzi più blasonati stanno perdendo qualità e stiamo assistendo a un graduale processo di omologazione (al ribasso) tra le diverse tipologie di scuola. Al termine del primo ciclo molti ragazzini hanno lacune gravi sia per quanto riguarda la padronanza dell'italiano che il possesso di alcune conoscenze di base. Le diagnosi che certificano i disturbi dell'apprendimento si moltiplicano.
La figura dell'insegnante non è sufficientemente tutelata, è malpagata e spesso si trova tra due fuochi: quello dei dirigenti che puntano all'aumento delle iscrizioni e quello dei genitori-utenti che devono essere soddisfatti. Oggi le scuole stanno diventando delle grandi aziende piene di funzioni, funzioni che devono essere assolte da insegnanti a cui si chiede di essere dei tuttologi e dei factotum. L'attività in classe è solo un aspetto. A volte la mole di lavoro è immane a dispetto degli stereotipi sulla categoria. Le procedure burocratiche e le scartoffie stanno aumentando a dismisura per compiacere il paradigma dell'oggettività in base al quale tutto dev'essere scritto e certificato per evitare ricorsi. Non nego che ci sono classi migliori di altre e che finora ho avuto parecchi riconoscimenti, ma le disavventure e le frustrazioni sono davvero tante nonostante la vocazione e la scrupolosità con cui affronto ogni giorno questo lavoro. Cerco di far acquisire conoscenze e competenze, ma in un sistema piuttosto rigido come quello della scuola italiana in cui occorre svolgere un programma secondo una certa scansione temporale e produrre un certo numero di valutazioni a quadrimestre, questo processo viene inevitabilmente banalizzato. È un lavoro molto più profano, routinario e basato su procedure ripetitive di quanto non creda chi è mosso dalla vocazione. Non sto svilendo la vocazione, ma poi bisogna giocoforza trovare un compromesso con quanto scritto sopra. Vorrei che fossi consapevole di tutto ciò, dato che hai fatto riferimento a una decisione importante da prendere. Ti auguro il meglio.

Alyosha
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Re: PENSIERI SPARSI DI UN VECCHIO GAY

Messaggio da Alyosha » domenica 13 ottobre 2019, 11:25

E' stata una bellissima sorpresa leggere le vostre risposte. Io ormai sono infermiere da nove anni, ma allora nel tentativo di provare un dottorato di ricerca mi arenai 4 anni in più all'università, mentre nel frattempo le scuole di abilitazione chiusero. Nonostante avessi congelato l'iscrizione anche lì dovetti fare altro.
Sono sempre rimasto con la rabbia dentro per questa ingiustizia subita. Allora fui punito dalla stato italiano solo per essere stato troppo bravo e aver vinto sia il dottorato che la scuola di abilitazione. Furono gli anni più bui della mia vita, toccai il fondo e da quel fondo son risalito. Tutto sommato adesso sto bene. Ho fatto un esperienza molto formativa come infermiere in un noto centro trapianti. Lì ho imparato tanto, ma dopo i tre anni di precariato ho deciso di spostarmi verso il pubblico nonostante mi avessero offerto la stabilizzazione. E' stata una scelta difficile anche quella, perché era un luogo a cui ero molto affezionato nonostante le mille pressioni fisiche e psicologiche cui ero sottoposto.
Purtroppo ormai credo che il lavoro non sia una bella cosa per nessuno. Non si lavora più per contribuire al bene della società e realizzare se stessi, si lavora per il profitto e si vede in ogni cosa che fai. Ormai il paziente è un "cliente" e l'ospedale non un luogo di cura, ma un'azienda. Il risultato è che siamo tutti scientemente messi gli uni contro gli altri. Infermieri contro medici, medici contro pazienti e noi colleghi sempre guardinghi e sospettosi gli uni verso gli altri, perché l'errore è sempre dietro l'angolo e le denunce son facili.
Sono stato molto in crisi alla notizia che adesso basta integrare 24 cfu per aprirsi alla possibilità di fare il concorso. Ci ho riflettuto e e riflettuto su quanto avesse senso dopo 14 anni recuperare un sentiero interrotto. Se avesse senso recuperare una frattura facendone un'altra. Questo perché mentre di fatto non sono mai stato insegnante, adesso sono un infermiere e si tratterebbe comunque ancora una volta di azzerare il lavoro e le fatiche di questi anni per andare a fare una cosa di cui non so nulla.
Ho deciso comunque che questa possibilità me la voglio dare, che è giusto quanto meno che prenda questi 24 cfu fosse anche solo per prendermi un abilitazione che allora non riuscii ingiustamente ad ottenere e chiudere un percorso rimasto allora sfilacciato. E' stato però prezioso e importante leggere le vostre testimonianze, perché tendo ad idealizzare molto la professione dell'insegnante.
D'altra parte anche quando presi a fare l'infermiere partii con le migliori intenzioni, venivo dal mondo del volontariato e per me si trattava si "assistere i malati". Ma il volontariato è una cosa, il lavoro un'altra. Oggi so che il paziente è il mio primo nemico, perché se va bene è andata bene (e la gente da sempre per scontato debba andare bene), ma se va male mi denuncia. Sono che è brutto da dire, ma lavoro per difendermi da chi dovrei aiutare. E' quello che ho imparato a fare in questi 6 anni di professione.
Temo da quello che leggo che anche nell'insegnamento ci sia lo stesso problema.

Grazie per le vostre testimonianze comunque mi sono state enormemente di aiuto.

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Re: PENSIERI SPARSI DI UN VECCHIO GAY

Messaggio da progettogayforum » domenica 13 ottobre 2019, 11:51

Francamente penso che non si possa descrivere meglio la situazione di come lo ha fatto Lao. La scuola è chiusa un mare di formalismi che sono solo degli strumenti legali per cercare di difendersi dal contenzioso, che ha finito per essere il condizionamento più profondo dell’attività scolastica. Per cercare di mettersi al riparo si aumenta la burocrazia, si creano vincoli sempre più stretti fino a distruggere il senso stesso della scuola. Ma in fondo è così anche per i medici che devono spesso difendersi dall'aggressività dei loro stessi pazienti, è la cosiddetta medicina difensiva per la quale la prima preoccupazione è quella di scaricare sugli specialisti la responsabilità. La maggior parte del tempo di molti insegnanti non è spesa nel preparare le lezioni ma nel produrre masse enormi di documentazione. I genitori hanno spesso l’avvocato facile e se hanno un bel po’ di denaro e qualche “saldo” presupposto ideologico possono impegnarsi a fondo per cercare di distruggere l’istituzione. I presidi che hanno spesso due scuole, almeno nelle grandi città, devono destreggiarsi tra bilanci, appalti, rendiconti, INPS, graduatorie, nomine, congedi, aspettative, norme sulla sicurezza del lavoro, contenziosi vari e mille altre incombenze che ben poco hanno a che vedere con la scuola e per le quali si può finire nei guai seri spesso per motivi incredibili. Insomma, la scuola è costretta ad occuparsi di mille cose e a difendersi dall'aggressività esterna. Parlando con alcuni genitori che hanno i figli a scuola mi sono chiesto come facciano i docenti non dico a collaborare ma anche soltanto a tollerare certi atteggiamenti. Il primo disastro educativo viene dalle famiglie che sempre più spesso non spingono i figli a studiare prendendo la scuola seriamente ma a trovare trucchi, sotterfugi e talora ad esercitare vere e proprie minacce di tipo simil-mafioso per ottenere quello che vogliono. Forse ancora nei piccoli paesi, 40 o 50 anni fa, fare scuola poteva avere un senso di promozione sociale, ma era un altro mondo, adesso non è più così, adesso la scuola è un’azienda, cioè non più scuola, e si vede!
Tutto questo per non parlare in modo specifico di omosessualità a scuola. In una scuola di mille studenti ci sono più o meno 80 ragazzi gay, ma ovviamente non se ne vede nemmeno uno … è proprio vero che la scuola prepara alla vita!

Lao
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Re: PENSIERI SPARSI DI UN VECCHIO GAY

Messaggio da Lao » domenica 13 ottobre 2019, 15:13

Sono ben felice che il mio intervento ti sia stato utile. Chiaramente il mio scopo non è quello di dussuaderti dal tuo intento, ma di renderti più consapevole della questione. Mi fa piacere che stai perseguendo una tua passione, a prescindere dalla strada che prenderai in futuro.
Sì, anche nel mondo della scuola i ricorsi vanno sempre più di moda, inoltre bisogna stare attenti a confidarsi con i colleghi giusti perché pressoché ovunque vige lo spionaggio. I richiami dei dirigenti sono sempre dietro l'angolo. Senza contare che con gli adolescenti di oggi (alcuni dei quali molto provocatori) non si scherza e che, nonostante la correttezza e la scrupolosità di cui parlavo nel mio precedente post, puoi finire in un mare di guai. La responsabilità è davvero tanta, lo stipendio risibile. Le cose peggiorano di anno in anno. È il classico lavoro che non finisce quando esci da scuola, ma continua per tutta la giornata, sia sul piano effettivo delle varie cose da preparare che su quello emotivo e delle tensioni accumulate. Io amo l'insegnamento in generale, ma non in questo tipo di contesto. Purtroppo "in generale", di fatto, non significa nulla. Se avessi un piano B soddisfacente, lascerei questo lavoro.

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Re: PENSIERI SPARSI DI UN VECCHIO GAY

Messaggio da AlbusDumbledore » domenica 13 ottobre 2019, 16:33

Ho letto i vostri post e... beh, io ho un mio piano B ed è proprio diventare insegnante. xD

Ho notato, però, che c'è poca felicità nelle vostre parole non solo in ambito lavorativo ma anche nella vita in generale... o a me è apparso così. Sono post molto malinconici.

Io ho 22 anni. Tempo fa ero pieno di ambizione e una carica nel fare le cose che oggi, ammetto, invidio molto, ma per rendermi conto che la scelta della mia vita dipende soprattutto da me c'è voluto un po' di tempo, ma alla fine ho ripreso un po' di quel ritmo e quella dedizione necessari per provare a raggiungere il mio obiettivo.
La paura c'è, lo sconforto anche. So che là fuori ci sono squali assetati di sangue che non esiteranno a ridurre a brandelli chiunque, so che le probabilità di vivere in condizioni economiche non molto stabili sono alte e ancor di più (cosa che mi spaventa enormemente) la possibilità di rimanere solo, per come sono fatto io, è più che certa.
Però la vita è solo una e arrivare al termine senza aver lottato fino alla fine per ottenere ciò che si vuole non è, secondo me, un uso saggio del proprio tempo.

Tutti noi abbiamo un sogno nel cassetto (escludendo quelli impossibili in questo mondo ovviamente) ma vedere sempre il lato buio della situazione è decisamente controproducente. Va bene prepararsi al peggio e apprendere tutte le difficoltà che si possono incontrare, purché queste difficoltà sapute non sminuiscano il lavoro che si vuol fare ma ci preparino prima in modo da poterle affrontare con più serenità e con maggiore motivazione.
D'altro canto ci sono molti insegnanti che amano il loro lavoro nonostante gli anni di esperienza e le difficoltà sostenute, ma lavorare con i giovani, poterli crescere a livello intellettuale come comportamentale, essere un punto di riferimento per loro e avere a che fare ogni giorno con le materie che più piacciono per me lo trovo molto gratificante.
Sicuramente sono anche io illuso di poter entrare a scuola senza incappare in qualche problema e sottovaluto molto la carriera da professore, però se parto già sconfitto, non potrò vincere mai. Non so se mi spiego...

La vita è già complessa di suo, se poi affondiamo con troppa facilità, buttiamo all'aria tutta la determinazione (essenziale nei giorni nostri) che abbiamo maturato durante gli anni del "da grande voglio fare...". E per chi ha superato ormai da troppo tempo quella fase, vorrei ricordargli che non sappiamo quanto tempo ci rimane, sia che siamo giovani e pieni di entusiasmo, sia che siamo anziani e appesantiti dalla saggezza accumulata. Ma un uomo di una certa età potrebbe comunque avere più tempo di un ragazzo e se quel ragazzo, che ha ingiustamente così poco tempo, usa ogni secondo per rendere la sua vita appagante, perché una persona più adulta dovrebbe arrendersi all'evidenza del suo tempo e rinunciare a lottare per quel che crede?
"La causa fondamentale dei problemi è che nel mondo moderno gli stupidi sono sicuri di sé, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi."

Bertrand Russell

Lao
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Re: PENSIERI SPARSI DI UN VECCHIO GAY

Messaggio da Lao » domenica 13 ottobre 2019, 17:51

Ciao Albus, fai bene a tirarci le orecchie e a proseguire con attenzione nella direzione che hai scelto. Il quadro che ho descritto, più che essere pessimistico, mi sembra piuttosto fedele a quanto sperimento ogni giorno. Non pensare mica che io mi trascini per forza d'inerzia, al contrario ciò che mi tiene vivo nel mio lavoro, nonostante tutte le difficoltà, è proprio la passione e la dedizione dell'inizio. In questo senso l'esperienza affina le tue facoltà. La dedizione non è di certo la chiave del successo, ma è il senso che ho trovato del mio essere lì, in quel contesto, con quelle caratteristiche. Come in ogni cosa, anche in questo ambito bisogna trovare un compromesso e la percezione della propria soddisfazione o insoddisfazione dipende da molti fattori. In caso di insoddisfazione, non si tratta di rassegnazione, ma di una consapevolezza che matura nel tempo. Poi, per quanto riguarda la qualità con cui tento di condurre il mio lavoro, non credo di averla scalfita.

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