VECCHIAIA E CULTURA GAY

La vera vita dei gay anziani, Gay e problemi della terza età, Gay anziani e ricordi di vita.
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VECCHIAIA E CULTURA GAY

Messaggio da progettogayforum » lunedì 22 luglio 2013, 13:39

Essere gay ed essere vecchi è sostanzialmente diverso da un generico essere vecchi senza nessuna altra specificazione? In teoria potrebbe sembrare che l’aggiunta dell’aggettivo gay alla vecchiaia in realtà non cambi la sostanza dei fatti, ma una differenza tra una generica vecchiaia e una vecchiaia gay c’è ed è di peso notevole: i gay non hanno famiglia, l’avranno forse in un lontano futuro e anche in quel caso l’avere un compagno a livello legale significa avare quasi sempre un compagno coetaneo o quasi, ma per un vecchio il senso della famiglia si identifica con l’avere intorno persone di un’altra generazione che siano in qualche modo legate da vincoli affettivi forti e siano di sostegno durante la vecchiaia, specialmente nelle fasi più deboli in cui l’autonomia viene meno.

Un gay non è un anello di una catena che proseguirà, un gay è l’ultimo anello di una catena e come tale è destinato a rimanere solo. Anche chi ha figli può essere sostanzialmente solo e può in certi casi sentire di più la solitudine perché ha nutrito delle attese per anni e può vederle del tutto vanificate, nel senso che essere abbandonati dai figli è addirittura peggio che non avere nessuno su cui fare affidamento. Da questo punto di vista un vecchio gay è più protetto, per lui è impossibile disilludersi perché è impossibile illudersi.

Un vecchio gay finirà per essere un vecchio tollerato perché sostanzialmente estraneo alla vita di quelli che se lo troveranno vicino. Un vecchio gay tende a rimanere autonomo finché può, a non essere di peso a nessuno e nello stesso a non limitare la sua libertà e la sua privacy riducendosi ad essere gestito dagli altri, ma il tempo lo porterà comunque ad una condizione di dipendenza e non di dipendenza dai figli ma da persone potenzialmente meno interessate a dargli realmente sostegno. Un vecchio che ha figli può accettare di dipendere da loro, la cosa, anche se comunque pesante, gli risulta per lo meno naturale, può delegare ai figli tutte le decisioni anche quelle che lo riguardano più direttamente. I figli hanno in ogni caso un’aspettativa sull’eredità che competerebbe in ogni caso a loro e il fatto di interessarsi dei genitori in genere non è dovuto a ragioni di interesse economico. Quando ci si deve affidare ad estranei o a lontani parenti il discorso è completamente diverso e le motivazioni legate all’interesse economico ci sono eccome, quando, per piccola che sia, c’è comunque un’eredità.

Vorrei aggiungere una cosa sulla quale ho riflettuto molto, un gay vecchio oltre a un po’ di beni materiali ha anche un insieme di oggetti che hanno per lui una dimensione profondamente privata: i suoi libri, il suo computer, le sua posta conservata via via nel corso degli anni, i suoi scritti, le poesie, i diari. Che fine farebbe tutto questo se finisse nelle mani di eredi spinti solo da un interesse economico? Probabilmente verrebbe buttato via in brevissimo tempo e le riflessioni di una vita finirebbero nell’immondizia. Un gay vecchio in genere tiene molto ai suoi ricordi, ai suoi scritti, alle sue foto, cose tutte che per gli altri non hanno nessun interesse. Tutte quelle cose fanno parte di una cultura, una cultura del tutto particolare che gli altri non possono comprendere, che per loro non solo è estranea ma è addirittura un disvalore.

Un vecchio gay ci terrebbe molto a che il suo mondo, dopo di lui, non andasse del tutto distrutto, che una parte almeno della sua esperienza potesse essere utile a qualcuno. Chi ha figli può illudersi di trasmettere ai figli sentimenti e valori, chi non ne ha e appartiene a una cultura per certi aspetti (e sono aspetti fondamentali) separata, vorrebbe che ci fosse un’analoga possibilità di trasmissione di contenuti in una catena che passi di generazione in generazione.

Un vecchio gay si ricorda che quando era giovane ci ha messo moltissimo ad avere le idee chiare sulla omosessualità, se avesse potuto fruire del patrimonio di esperienze accumulato da altri prima di lui, molto probabilmente, la consapevolezza sarebbe stata più rapida, più completa e meno problematica.

Esiste una specifica cultura gay, certamente in evoluzione ma esiste e ancora oggi si riduce in buona sostanza all’eredità del patrimonio della cultura ufficiale, in termini di libri e di film. Se un gay va a vedere un film come Maurice o legge il romanzo di Forster lo sente parte della sua cultura, ci riconosce le sue radici, ma al di là di questi grandi monumenti del cinema o della letteratura, ormai consacrati dalla celebrità, il patrimonio della cultura gay diffusa, cioè di quella elaborata attraverso l’esperienza di milioni di persone che non hanno raggiunto la ribalta nella notorietà è purtroppo destinato a perdersi con la morte di chi ha vissuto quelle esperienze.

Tempo fa pubblicai delle pagine tratte dal diario di guerra di due militari italiani che avevano combattuto contro gli Inglesi in Liba sul confine egiziano viewtopic.php?f=19&t=2856. Da quelle pagine si poteva intuire la vera storia di quei due ragazzi, quelle pagine si sono salvate per puro caso ma sono una rarissima eccezione, tanto più se si pensa che si tratta del diario di due militari. Mi sono chiesto che cosa potesse esserci veramente dietro quelle pagine di diario, quali sentimenti, chiaramente non espressi e non esprimibili, quali frustrazioni, quale modo di considerare e di vivere la vita. Si tratta di frammenti di cultura gay legata alla vita vissuta e purtroppo sono solo frammenti.

Oggi la possibilità di raccogliere i propri scritti è certamente molto maggiore ma l’enorme abbondanza dell’offerta e lo strapotere della dimensione commerciale della cultura rende di fatto un pessimo servizio alla cultura gay che assume troppo spesso una dimensione ideologica e tralascia la dimensione biografica narrativa, quella introspettiva e quella poetica che darebbero alla cultura gay una dimensione molto più legata al reale.

Ciascuno di noi, nel suo piccolo fa storia ed elabora un tassello della cultura gay nel senso lato del termine. Si tratta di una cultura spesso nascosta e volutamente trascurata eppure nella vita di ciascuno ci sono elementi apparentemente unici e irripetibili che potrebbero essere di estremo interesse per molti altri. Cultura significa condivisione, patrimonio comune. Le culture sono tante, ed esiste anche una specifica cultura gay. Qui non si tratta di fare discorsi accademici sull’esistenza o meno di una cultura gay, chiunque guardi il fenomeno dall’interno lo percepisce nella sua specificità irriducibile. Si tratta di cultura come frutto ed elaborazione dell’esperienza, si tratta di cultura come momento condiviso. Ecco, allora, perché ad un vecchio non piace l’idea che tutto il suo mondo sia destinato a finire in una pattumiera, che il suo PC non sia destinato a trasmettere dei contenuti interessanti anche per altri ma ad essere semplicemente formattato per essere riutilizzato per altri fini. Si finisce veramente quando anche il proprio mondo sparisce definitivamente, ed è proprio questo che un vecchio gay non vorrebbe: vorrebbe illudersi di non essere vissuto in vano, di non aver passato una vita ad accumulate libri, articoli, mail ecc. ecc. perché tutto questo finisca nella spazzatura, naturalmente, purtroppo, la spazzatura resta comunque l’ipotesi più probabile. Lo stesso vale anche per i blog, i siti, i forum e ogni altro mezzo di espressione che dura fintanto che viene alimentato e, dopo, è destinato a sparire in tempi rapidi con tutti i suoi contenuti per fare spazio ad altri contenuti.

Un vecchio gay sa che il suo mondo, per avere qualche speranza di sopravvivergli, non deve finire in mani sbagliate, non dico ostili ma anche solo indifferenti. Resta però la convinzione di fondo della transitorietà del tutto e della inutilità di ogni tentativo di preservare qualcosa di sé per gli altri e questo è in fondo consolatorio, perché la dispersione di quello che siamo stati e di quello che abbiamo accumulato nel corso dei una vita non dipende da noi ed è in qualche modo inevitabile.

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Re: VECCHIAIA E CULTURA GAY

Messaggio da Tozeur » lunedì 22 luglio 2013, 17:16

Bellissimo testo. Mi viene molto difficile commentare perché non ho ancora la possibilità di argomentare riguardo questo tema data la giovane età. Spero di non sfociare in cazzate ma sono dell'idea che in una situazione come quella descritta il ruolo dell'amicizia sia fondamentale. Parlo dell'amico che diventa un punto di riferimento in un momento simile di difficoltà, un amico che possa fungere da supporto e da aiuto. Un amico che possa conoscere il nostro vissuto e che possa raccogliere le nostre varie tracce, dagli scritti a tutto il resto.
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Re: VECCHIAIA E CULTURA GAY

Messaggio da progettogayforum » lunedì 22 luglio 2013, 18:34

Vedi, Tozeur, tu parli di un amico che si assuma in sostanza i compiti di un figlio ma gli ostacoli alla realizzazione di una cosa del genere sono enormi e sono di due ordini diversi. Prima di tutto è molto improbabile che un giovane si accolli un onere di questo genere e poi, anche nell’ipotesi remotissima in cui ciò avvenisse, un gay vecchio cercherebbe comunque di non rovinare e di non condizionare la vita di un giovane che può avere e deve perseguire ben altre prospettive. Potrà forse accadere in un remotissimo futuro che i gay possano non solo avere un compagno ma anche avere figli, in quel caso, certo, le loro prospettive sarebbe sovrapponibili a quelle di tutti gli altri vecchi, ma si tratta di ipotesi molto astratte che ben poco pesano, purtroppo, nella vita reale.

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Re: VECCHIAIA E CULTURA GAY

Messaggio da Tozeur » lunedì 22 luglio 2013, 19:03

ma sai, il mio era un esempio, non necessariamente riferito a un giovane ;)
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Re: VECCHIAIA E CULTURA GAY

Messaggio da sam » lunedì 22 luglio 2013, 19:12

perchè "remotissimo futuro"?
Nel presente moltissimi paesi stanno introducendo il matrimonio anche per coppie gay, tantissimi l'hanno già fatto...e altri lo faranno, chi prima chi poi.
Per quanto riguarda le adozioni stessa cosa.
Oltretutto molti gay hanno un compagno di vita anche se la cosa non viene "attestata" dallo stato, in ltalia e altrove.
(tutto questo nonostante a me non interessi né sposarmi né avere figli (dio me ne scampi) )
In fondo questi problemi di cui parli li affrontano anche persone single etero che invecchiano...o meglio, alcune. Conosco tanti anziani e anziane single serenissimi ...e chissà che qualcuno di loro non sia pure gay. Anzi, è molto probabile.
Quindi, secondo me il disagio e la solitudine di cui parli, che possono presentarsi con l'avanzare degli anni, non sono dovuti all'omosessualità.

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Re: VECCHIAIA E CULTURA GAY

Messaggio da progettogayforum » lunedì 22 luglio 2013, 20:07

Beh, che ci siano elementi comuni con tanti altri modi di essere vecchi in un certo senso è vero, ma la specificità della vecchiaia gay la si avverte oggettivamente, lo so per esperienza diretta. Come un ragazzo avverte di essere un ragazzo gay, così anche un vecchio avverte chiaramente di essere un vecchio gay. Quanto alle unioni gay, ok, esistono eccome, anche se l’accettazione sociale è ancora molto lontana dal realizzarsi, quanto ai figli non penso alla teorica possibilità legale ma a una realtà socialmente condivisa e accettata che si sembra ancora una ipotesi molto teorica.

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los
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Re: VECCHIAIA E CULTURA GAY

Messaggio da los » lunedì 19 agosto 2013, 16:38

sam ha scritto:Quindi, secondo me il disagio e la solitudine di cui parli, che possono presentarsi con l'avanzare degli anni, non sono dovuti all'omosessualità.
Il problema della vecchiaia in solitudine è sempre un effetto dovuto a quanto si è riusciti a costruire di positivo e stabile nella propria vita.
Che uno sia etero o omosessuale alla fine conta chi sei riuscito a tenerti vicino, come presenza affidabile e costante....che siano parenti o amici o altro.
Poi per quanto riguarda ciò che dice Project sull'accettazione sociale delle coppie gay così lontana, se non ci sarà un veloce cambio di atteggiamenti per imporsi anche attivamente per la richiesta di una legge, sarà sempre remota...poi per l'adozione....lasciamo proprio perdere....se ancora tutt'oggi è così facile e usuale accusare qualcuno di omosessualità e pedofilia accomunandole....
Non potrà mai esistere una seconda possibilità.

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Re: VECCHIAIA E CULTURA GAY

Messaggio da progettogayforum » lunedì 19 agosto 2013, 19:28

Purtroppo los, credo che tu abbia perfettamente ragione e vedo i tempi allungarsi a dismisura!

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