LEZIONI DI VECCHIAIA GAY - ESAME DI UN SOLO CASO

La vera vita dei gay anziani, Gay e problemi della terza età, Gay anziani e ricordi di vita.
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Re: LEZIONI DI VECCHIAIA GAY - ESAME DI UN SOLO CASO

Messaggio da Help » martedì 1 dicembre 2020, 13:57

Puoi fare del male anche senza fare nulla. Se una persona sta affogando e non la salvi, lei muore

Ogni scelta che fai può essere sbagliata e danneggiare una quantità di persone indefinita, ma non puoi sapere a priori cosa sarebbe accaduto se non l'avessi presa. Finché agisci nei limiti della tua morale non dovresti preoccuparti di sbagliare, perché il resto è semplicemente oltre il tuo "orizzonte visivo"

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Re: LEZIONI DI VECCHIAIA GAY - ESAME DI UN SOLO CASO

Messaggio da progettogayforum » domenica 24 gennaio 2021, 16:01

Nulla è per sempre. La transitorietà è la caratteristica essenziale del reale e a maggior ragione del reale umano o connesso all’attività umana. Umano significa essenzialmente effimero. Effimero non è soltanto l’uomo ma anche il suo ricordo, che eccede di poco la sua vita. Questa è una delle lezioni fondamentali della vecchiaia: accettare il transitorio. Pensare al presente è già troppo, se si desidera dal presente più di quello che esso offre da sé. Il futuro e l’eterno sono estrapolazioni improprie in dimensioni puramente fantastiche. Il presente è la misura vivente dell’evanescenza, della impalpabilità, dell’inconsistenza di ogni progetto che ipotizzi un dopo, fosse anche a breve scadenza. Per evitare di vedere crollare i propri castelli di carte c’è una sola via: evitare di costruirli. Si impara piano piano ad accettare che le cose non si governano e che il perché di quello che accade non ha niente a che fare con noi. Si impara ad accettare che la nostra fatica può andare perduta in un attimo per “altre” ragioni, perché la fragilità è proprio questo. Si cerca di sopravvivere nel darsi da fare, nel crearsi obiettivi, nell’illudersi di servire a qualcosa: la più grande ingenuità che si possa immaginare. I vecchi imparano, quando lo imparano, a non porsi domande, a mettere da parte l’idea di cambiare qualcosa, finanche nella propria vita, imparano a rinunciare, non per eroismo o per scelta, ma per non turbare la minima tranquillità dell’oggi. I vecchi, per esperienza imparano a sparire, a diventare fantasmi ancora in vita, a dare valore alla marginalità, alla banalità, al non pensare, al ridurre la vita quotidiana all’essenziale sopravvivenza, finché durerà. I vecchi imparano a non avere progetti, a vivere in modo automatico, ridotto ai minimi termini, ad accettare di essere trattati da vecchi, con il distacco e il rispetto che si deve alle cose vecchie. “ciascuno sta solo sul cuor della terra, trafitto da un raggio di sole. Ed è subito sera.” Dice il poeta. È una grande verità. Nell’affermazione che nulla è per sempre c’è però anche un lato positivo, anche i danni che si provocano non sono per sempre, non nel senso che i loro effetti svaniscono ma nel senso che si sovrappongono e si mescolano a tanti altri danni della più varia origine e così le colpe individuali si sciolgono in una indistinta colpa collettiva, in un male di vivere che è la condizione stessa del vivere.

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Re: LEZIONI DI VECCHIAIA GAY - ESAME DI UN SOLO CASO

Messaggio da progettogayforum » martedì 26 gennaio 2021, 16:52

La vecchiaia non ha nulla a che vedere con l’immagine pubblicitaria del sessantenne in buona salute che gioca con i suoi nipotini, la vecchiaia è fragilità, e fragilità non significa rischio teorico di qualcosa che potrebbe accadere ma danno già presente e in evoluzione, col quale si più solo convivere cercando di tenerlo a bada e di frenarlo. La vecchiaia è reale diminuzione di possibilità, di operatività, di capacità, è una forma di handicap oggettivo col quale si devono necessariamente fare i conti e, più brutalmente, che si può soltanto accettare. In genere la sensazione che accompagna il progressivo aggravamento di questa forma di handicap è quella di una progressiva marginalità, di un diffuso disinteresse di quelli che hanno la vita davanti verso coloro che ormai non puntano più verso il futuro, non tendono più a fare qualcosa di nuovo ma soltanto a salvare il salvabile di quello che hanno fatto, nell’assurda ma umanissima presunzione che quello che hanno fatto non finisca con loro, che è una versione moderna del logo della casa editrice Loescher “è bello doppo il morire vivere anchora”. I giovani e gli uomini maturi parlano del presente e del futuro, i vecchi non hanno il desiderio di correre avanti, non riescono più a identificare i loro obiettivi e i loro desideri in qualcosa di concreto e cedono progressivamente, smettono di combattere e pian piano smettono anche di capire, non per disprezzo vero gli altri, ma perché sono disinteressati a capire un mondo che oggettivamente li riguarda sempre meno. Oltre una certa età cessa l’orgoglio e cessa finanche la volontà di tutelare la propria dignità. In un gay vecchio si fa lentamente strada la convinzione che perfino l’omosessualità, che ha caratterizzato una vita, finisce pian piano per essere qualcosa di non più attuale, qualcosa che appartiene ad altre età. Non so come sia la vecchiaia di quelli che hanno un compagno, non riesco ad immaginarla perché appartiene ad una sfera che non conosco. Non saprei dire se sia peggiore la solitudine o una vita di coppia che si mantiene solo per inerzia. Ma mi chiedo quanto possa incidere sulle dinamiche della vecchiaia una vita di coppia che ha alla base un rapporto affettivo forte, non ne ho esperienza diretta e preferisco tacere. In genere i vecchi non sono capiti, sono semplicemente marginalizzati, talora con garbo, talora sono semplicemente abbandonati a se stessi, anche dai figli, se ne hanno, e dai partner di una vita. L’abbandono non è mai esplicito, è anzi spesso coperto di belle parole e di teoriche buone intenzioni, ma presuppone un non detto: “Non annoiarmi coi tuoi problemi! Adesso è il mio turno di vivere. Tu la tua parte l’hai fatta.” Ecco che allora i vecchi si arroccano, si difendono, cercano nei limiti del possibile di mettere da parte l’idea di confidare negli altri, perché gli altri hanno i loro problemi e nessuno è disposto a perdere il suo tempo per occuparsi di un vecchio. I vecchi tendono a vivere soli, a mantenere rapporti soltanto con altri vecchi, a cercare chi, in qualche modo può capirli. Un vecchio è più distaccato, più disinteressato, più rinunciatario perché rinuncia a cose che realmente lo interessano poco. Un vecchio deve fare della solitudine e del distacco l’elemento principe della sua dignità, che è solo individuale, della sua autostima, che non è più il riflesso della stima degli altri.

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Re: LEZIONI DI VECCHIAIA GAY - ESAME DI UN SOLO CASO

Messaggio da progettogayforum » domenica 7 febbraio 2021, 2:25

La vecchiaia porta spesso con sé indecisione e disimpegno, raffreddamento dei sentimenti, rimozione del passato, progressiva riduzione della vita all’essenziale e all’esercizio di una radicale autoreferenzialità. Gli altri prendono via via sempre più la consistenza di un fantasma della mente e si smaterializzano. Tutto questo non è un rischio ma una caratteristica della vecchiaia, e di per sé non comporta disagio, il disagio è invece dietro l’angolo quando si dimentica di essere vecchi e per apparire giovani ci si atteggia a persone impegnate, capaci di sentimenti forti e disposte a farsi coinvolgere. I coinvolgimenti dei vecchi sono spesso il segno della perdita di contatto con la realtà. Il vecchio si innamora delle sue idee, non delle persone, o peggio delle loro idee. È per questo che un vecchio dovrebbe imparare a mettersi da parte e lasciare spazio a chi prova effettivamente entusiasmo e soprattutto dovrebbe capire che il suo modo di essere non è esportabile, che nessuno si chiede come sta un vecchio e che il vecchio può essere al massimo ascoltatore muto, perché quando parla finisce per dire spropositi. Tra le arti fondamentali della vecchiaia c’è il silenzio che evita almeno i fraintendimenti connessi alle parole. Un’altra arte, ancora più difficile, consiste nel diventare invisibili, nel liberare l’esistenza dalla necessità delle relazioni umane. La formalizzazione dei rapporti libera dall’illusione dell’esistenza di rapporti profondi e porta a capire che le cose più serie sono anche le più leggere, quelle che hanno il pregio inestimabile di non creare ansia e di restare comunque gradevoli. L’apparente superficialità è la caratteristica delle cose serie. La profondità si avverte nel senso del limite, del relativo, nella distanza, nel non fare passi avanti, che si identifica col non fare passi sbagliati. Le sensibilità individuali sono tutte diverse e le parole non hanno per tutti gli stessi significati, ecco perché per chiunque, e per un vecchio in particolare, il silenzio è d’oro, perché le parole più semplici possono caricarsi di significati lontanissimi dalla intenzioni di chi le ha pronunciate e possono provocare conseguenze del tutto impreviste. Prima di pensare a fare qualcosa di buono bisognerebbe preoccuparsi di non fare nulla di cattivo ed è qui che il silenzio e l’invisibilità trovano il loro valore. La depressione è una malattia comune. Quando un vecchio incontra un depresso può illudersi di poter fare qualcosa di buono per tirarlo fuori dalla sua depressione, ma in questa impresa, il più delle volte frustrante, la possibilità di fare danni emerge più forte. I medici dicevano “Primum non nocere” Prima non fare danni (e poi curare), tanto vale a maggior ragione per i vecchi. Il vecchio, se vuole apparire saggio (esserlo è un’altra cosa), impari a mettersi da parte, per il bene proprio e soprattutto per il bene altrui.

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Re: LEZIONI DI VECCHIAIA GAY - ESAME DI UN SOLO CASO

Messaggio da progettogayforum » lunedì 8 febbraio 2021, 19:06

Vecchiaia
Ancora sul senso della precarietà.

Non avere una famiglia, non avere rapporti con le generazioni successive, non avere rapporti stretti con qualcuno, in qualche modo analoghi a quelli familiari, definisce la vecchiaia gay in un modo molto particolare, per un verso come ricerca dell’autosufficienza, finché è possibile, e per l’altro come accettazione progressiva della morte come soluzione naturale della vita, senza l’idea della vita o meglio della mia vita o di qualcosa di me che continua nel “dopo di me”, senza proiezioni sulle generazioni successive, semplicemente con l’idea che una parentesi aperta prima o poi si chiude perché è solo una parentesi . I vecchi che hanno figli e nipoti possono proiettarsi in loro, il gay vecchio è costretto dalla realtà a mettere da parte prima dei suoi coetanei l’idea di poter ancora avere un senso. Non sei tu ad essere convinto di contare qualcosa in un mondo di gente che non ti considera ma, esattamente al contrario, in un mondo che ancora ti considera (perché non sa che cosa sia la vecchiaia) sei tu ad essere convinto di non valere nulla. Viene meno la dimensione del costruire, perdura quella dell’attendere, ma di un attendere senza oggetto, in pratica la percezione dello scorrere veloce del tempo senza uno scopo da perseguire. La vita si trasforma in una ricerca della pura sopravvivenza in un mondo in cui ci si rende conto di non avere un ruolo. Il contatto con la realtà si perde in modo progressivo, quasi indolore che certe volte appare addirittura benefico, perché previene le illusioni, anche quelle più banali ed elementari. Il disinteresse sistematico, la freddezza affettiva, la tendenza all’isolamento prevalgono. Il vecchio misura la propria autoreferenzialità quando prova per esperienza che non è più in grado di capire il mondo degli altri, non è più in grado di condividere, di partecipare ma solo di osservare dall’esterno e di cogliere non le opportunità di dialogo ma solo le impossibilità, quando si rende conto che il distacco si fa via via più profondo, che delle persone ci restano solo i fantasmi, degli involucri immaginari che si finisce per riempire a fantasia pur di non confrontarsi con la realtà né nei ricordi né nel presente. La vecchiaia è una fuga in una dimensione tendenzialmente solipsistica, è una sistematizzazione creativa di ricordi che più che ricordi sono proiezioni. La vecchiaia è la rinuncia a capire che previene l’incomprensione. I giovani non capiscono che un vecchio può essere stupido, e lo dico da vecchio e da vecchio che di stupidaggini ne ha fatte e ne continua a fare tantissime. Ma le stupidaggini dei giovani sono scusabili, quelle dei vecchi sono più pesanti, i vecchi non si perdonano facilmente, li si misura con metri che sono loro estranei, li si giudica perché si dà per scontato che l’esperienza renda più maturi e coscienti, ma non è così. I vecchi che hanno una famiglia trovano il loro salvagente nei meccanismi di quella famiglia, sono in qualche modo un ingranaggio di un sistema complesso. I vecchi soli si rendono conto di essere soli, le illusioni hanno su di loro ben poca efficacia.

genn
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Re: LEZIONI DI VECCHIAIA GAY - ESAME DI UN SOLO CASO

Messaggio da genn » lunedì 8 febbraio 2021, 19:54

beh sicuramente cio' che dici, per la maggiore, e' verita'... la vecchiaia fa paura, sopratutto a noi che la passeremo in solitudine, pero e' anche vero che l eta' spesso e solo un numero che non va sempre in parallelo con l aspetto e l energia di una persona, ci sono 40enni che sonoo spenti dentro e fuori e 70enni lucidi e pimpanti.
Ho conosciuto 5 anni fa tra amici in comune, un signore di 95 anni, americano, che all epoca dopo un pranzo in una casa con un giardino mi insegno a giocare a baseball e nei limiti del possibile facemmo anche una partita... mi ricordero' sempre di quella partita perche mi insegno' uno sport nuovo e fu una cosa particolare e divertente, da quel giorno siamo rimasti in contatto perche' era una brava persona in gamba ed un grande sportivo,(ha circa 70 anni piu di me) ed e capitato che siamo andati a correre insieme perche' lui ogni anno fa la maratona, e onestamente sulla resistenza facevo fatica a tenere il passo....
Ti dico questo perche non credo che lui sia fortunato geneticamente a stare cosi in forma a quell eta, ma solo perche' non ha voluto cedere all idea del luogo comune del vecchio che deve stare a casa a letto ad aspettare la morte, io non lo trovavo assolutamente ridicolo ne fuori luogo anzi... sicuramente non si sa quanto potra' riuscire ancora a correre tutti quei km, ma vedevndolo anche recentemente mi sembra ancora sia in ottima forma.
io ho stima di questa persona, come ho stima di te project, perche' sei sempre disponibile a dare consigli che sono lucidi e razionali, basati sulle tue esperienze,e quando abbiamo parlato non mi sembra che tu creda davvero alle cose che dici in questa "rubrica"

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Re: LEZIONI DI VECCHIAIA GAY - ESAME DI UN SOLO CASO

Messaggio da progettogayforum » martedì 9 febbraio 2021, 0:07

Intanto ringrazio genn per il suo messaggio, che è un segno di attenzione che gradisco molto, devo però aggiungere che la persona alla quale si riferisce ha certamente l’enorme merito di aver combattuto fino a tarda età contro l’ignavia e il lasciar andare le cose senza controllo, ma in quello la genetica c’entra eccome, magari fosse tutta questione di volontà! Mi piacerebbe imitare quel 95enne, ma non tutto è per tutti. I record esistono anche nella vecchiaia ma se uno arriva a quell’età in quel modo, la stragrande maggioranza delle persone non ci arriva proprio, ma il problema non è neppure questo. Quel signore ha trovato un suo posto nel mondo fino a quell’età ed è stato anche fortunato. Può sembrarti che io non creda alle cose che scrivo in questi post sulla vecchiaia, in realtà non solo ci credo, me vivo quelle cose quotidianamente e nonostante tutto cerco di resistere di fare come fa il tuo 95enne, anche se con molte meno frecce al mio arco. Mi capita spesso non di trovare persone non all’altezza, ma di non essere io all’altezza, non provo la sensazione di essere emarginato ma quella di sentirmi inadeguato perché progressivamente meno coinvolto. Il problema di fondo di un vecchio come me è non sprecare il tempo che ci resta, non disperdere quelle energie che, per quanto indebolite, ancora ci sono, in pratica è il problema di dare un senso al tempo che passa, di usarlo per costruire, magari qualcosa che non si vedrà, ma per costruire, ma è difficile, è maledettamente difficile perché la volontà non riesce a supplire pienamente l’entusiasmo che non c’è più.

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