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 Oggetto del messaggio: OMOSESSUALITA' NELLA LETTERATURA
MessaggioInviato: domenica 22 novembre 2009, 2:21 
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Con questo primo messaggio vorrei inaugurare un appuntamento senza cadenze e scadenze tra l’Omosessualità e la Letteratura Classica più svariata, per vedere e scoprire il rapporto tra le due.
Avverto subito che prevedibilmente molti interventi saranno di carattere contrario alla omosessualità, ma prego vivamente chi legge di contestualizzare ed eventualmente approfondire l’opera e l’autore proposti.
Le letterature prese in esame saranno diverse e senza nessuna preferenza; per la letteratura latina, inglese e spagnola, qualora diversamente indicato, tradurrò personalmente i passi riportati.
Qualora appaia [ndk] significa "nota di konig" per esplicare meglio qualcosina o trasportare in italiano corrente qualche termine vecchiotto.

TENGO A SOTTOLINEARE CHE QUESTO POST E' PUBBLICO SEBBENE SCRITTO DA ME, DALL'AMMINISTRATORE E DAGLI ALTRI UTENTI DEL FORUM; QUALORA SI FACCIA UTILIZZO DEI MATERIALI PRESENTI PER ALTRI FINI CHE NON SIANO QUELLI DELLA SOLA LETTURA, PREGO VOLER SE NON ALTRO CITARE LA FONTE DA CUI SI E' ESTRAPOLATO IL MATERIALE (OSSIA IL PROGETTO), VISTO CHE TALE POST E' COSTATO IL TEMPO DI RICERCA E DI TRASCRIZIONE DA PARTE DI CHI HA PUBBLICATO INTERVENTI. GRAZIE :mrgreen:


Il primo intervento prende in esame “la Città del Sole” di Tommaso Campanella (1568 – 1639), dialogo tra un cavaliere ed un marinaio genovese, il primo facente le domande (spesso pretestuose) ed il secondo raccontante quanto visto da lui durante uno dei suoi viaggi in questa mitica ed utopica “Città del Sole”, retta da un Principe Sacerdote, chiamato Sole. Il libro, come molta letteratura riguardante le città ideali, è sia una proposta ed un esempio di stato possibile e mirabile, ed allo stesso tempo una critica al sistema generale (sociale, politico, economico, culturale, etc…) contemporaneo il libro.

Dopo un lunga chiacchierata su come fosse governata la città del Sole, il cavaliere chiede al marinaio come si educhino i giovani, ed in particolare cosa si fa per garantire la generazione futura. Dopo alcuni dettagli sull’età in cui è permesso avere rapporti sessuali per i ragazzi e ragazze (21 e 19 rispettivamente) il marinaio sottolinea come:
Se si trovano in sodomia, son vituperati, e li fan portare due giorni legata al collo una scarpa, significando che pervertiro[no,ndk] l’ordine e posero li piedi in testa, e la seconda volta crescen la pena finchè diventa capitale”.

Insomma, il Sole non vede di buon occhio l’omosessualità, e mutuando, Campanella batte duro, intendendo il rapporto sessuale come ordo naturae, ossia come ordine naturale,e quindi come rapporto volto alla sola procreazione. E dire che Campanella, domenicano ma innanzitutto uomo ed intellettuale, ce l’aveva a morte contro gli aristotelici pedanti (quindi, con molti ecclesiastici del tempo) e non poche volte finì nelle mani dell’Inquisizione ed addirittura in carcere.
Vabbè, speriamo il prossimo autore sia più buono! :D


Ultima modifica di konigdernacht il giovedì 10 marzo 2011, 2:26, modificato 6 volte in totale.


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 Oggetto del messaggio: Re: 1° incontro: Tommaso Campanella
MessaggioInviato: domenica 22 novembre 2009, 18:48 
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Iscritto il: giovedì 14 maggio 2009, 19:57
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Grazie Konig, dispensiero di perle!!! ;)


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 Oggetto del messaggio: Re: 1° incontro: Tommaso Campanella
MessaggioInviato: lunedì 23 novembre 2009, 1:01 
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2° Quinto Orazio Flacco

Ora mi lega l'amore per Licisco,
che si vanta di vincere in tenerezza qualsiasi ragazzetta
da lui non possono sciogliermi i consigli
generosi degli amici né le ingiurie
ma solo un’altra fiamma o d'una bianca fanciulla
o di un morbido ragazzo che scioglie la lunga chioma

Epodo n. 11 di Orazio (65 a.C. – 8 a. C.)



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 Oggetto del messaggio: Re: OMOSESSUALITA' NELLA LETTERATURA
MessaggioInviato: mercoledì 25 novembre 2009, 1:42 
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Perfetto! Niente di più azzeccato :D

3° incontro: Marco Valerio Marziale (intorno al 38 d.C – intorno al 104 d.C.)
Il carissimo Marziale, autore latino del periodo imperiale, natio di Bilbili in Spagna, si trasferì a Roma e lì visse sotto Nerone, Vespasiano, Tito, Domiziano, Nerva e Traiano, e compose il suo libro di “Epigrammi” principalmente durante il periodo dei Flavii (Vespasiano, Tito, Domiziano).
Sebbene ad una iniziale lettura degli “Epigrammi”, composto da 12 libri + altri due (quello a quanto oggi rimasto), può sembrare un autore serioso e lontano dalla vita, inoltrandosi nella lettura ci si accorge del raffinato e tagliente talento di questo poeta di epigrammi che dal genere altissimo dell’epitaffio commemorativo arriva a scrivere distici di una sconcezza quasi inaudita per l’idea di antichi alla Catone, sottolineando la grandissima umanità e l’ampio ventaglio di sentimenti compresi nei suoi componimenti.
Propongo un epigramma abbastanza scherzoso ed irriverente: libro VII, epigramma XIV

E’ successa una disgrazia infausta alla nostra ragazza, Aulo:
Perse il suo divertimento e la sua gioia:
non quello che piangeva l’amica del tenero Catullo,
Lesbia, rimasta priva delle dissolutezze del suo passero,

[…]
Ha perso uno schiavo di vent’anni
Che aveva un pisello lungo poco meno di un piede e mezzo
.”

Due glosse:
- il “passer di Catullo” si riferisce al noto componimento del poeta latino Catullo (“O passer, delicia meae puellae, etc..), dedicato alla sua amata-odiata Lesbia, rigirata da Marziale in maniera erotica :D
- un piede e mezzo sono circa 44 cm, secondo il sistema di misure romano (1 piede = ca 29,5 cm)

Come vedete, il nostro caro Marziale è sentitamente provato dalla morte di uno schiavo! Che cuore e che sentimenti! :D
Scherzi a parte, consiglio vivamente la lettura dei suoi Epigrammata e credo che ad oggi dobbiamo ritenerci fortunati di possedere questa raccolta (seppur incompleta in certi suoi libri) in quanto, nonostante le sconcezze che nel tempo sono state depurate con sostituzioni di termini, ciò che l’ha salvato dalla furia tranciante dei secoli pruriginosamente pudibondi (vedi un Satyricon) sia stata la grande prova di raffinato ed esemplare poeta nell’uso dell’epigramma e dei suoi svariati componimenti metrici.

Saluti ed al prossimo autore :D



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 Oggetto del messaggio: Re: OMOSESSUALITA' NELLA LETTERATURA
MessaggioInviato: mercoledì 25 novembre 2009, 12:46 
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ACHILLE E PATROCLO EROS OMOSESSUALE E VENDETTA

Quanto all’Iliade, la cosa che più mi impressiona non è tanto lo sconvolgimento della mente di Achille per la morte di Patroclo del XVIII libro, dove pure Achille è irremovibile nel suo proposito di vendetta, a costo di pagarlo con la morte, perché ormai per lui, dopo la morte di Patroclo, non ha più senso vivere, ma nel libro XXI in cui Troiani in fuga cercano rifugio nelle acque dello Scamandro, ma Achille li insegue e fa strage anche lì. Nella sua furia si trova davanti a Licaone, fratello di Polidoro, che già era stato catturato da Achille e venduto come schiavo ed aveva riacquistato la libertà solo da undici giorni; Licaone implora Achille di avere pietà, ma Achille lo uccide sangue a freddo manifestando così tutta la sua violenza vendicatrice.

Così pregava umìl di Prìamo il figlio;
ma dispietata la risposta intese.
Non parlar, stolto, di riscatto, e taci.
Pria che Patròclo il dì fatal compiesse,
erami dolce il perdonar de' Teucri
alla vita, e di vivi assai ne presi,
ed assai ne vendetti: ora di quanti
fia che ne mandi alle mie mani Iddio,
nessun da morte scamperà, nessuno
de' Teucri, e meno del tuo padre i figli.
Muori dunque tu pur. Perché sì piangi?
Morì Patròclo che miglior ben era.


L’ultimo verso, il 107 del libro XXI:

κάτθανε καὶ Πάτροκλος, ὅ περ σέο πολλὸν ἀμείνων.

è spaventoso perché, nella morte di Patroclo, Achille vede una motivazione sufficiente per commettere l’assassinio di un supplice a freddo. Ormai Achille non teme più né la morte né gli dei.



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 Oggetto del messaggio: Re: OMOSESSUALITA' NELLA LETTERATURA
MessaggioInviato: mercoledì 25 novembre 2009, 12:51 
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IL SOGNO EROTICO GAY DI MELEAGRO DI GADARA - L'EFEBIA

A dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, dell’eternità dell’eros omosessuale, riporto qui di seguito una splendida lirica di Meleagro di Gadara (nato intorno al 130 a.C.), un poeta greco dell’Antologia Palatina che dell’amore per i ragazzi ha fatto l’oggetto principale della sua poesia. Prima di lasciarvi leggere il testo che è sconvolgente per l’assoluta modernità di una vicenda sostanzialmente senza tempo, vorrei precisare alcune cose.
_________

Nel linguaggio comune moderno la parola éfebo (più correttamente con l’accento sulla prima “e” come in greco) significa ragazzo giovanissimo, sostanzialmente ancora non adulto. Il nome ἔφηϐος, éphebos, deriva da ἥϐη, ébe, la giovinezza. Nel mondo greco l’éfebo era il giovane che apparteneva alla classe di età detta "efebìa". L'efebìa (ephebéia) era la condizione legale dei giovani appena arruolati nell’esercito, in sostanza delle reclute, che si addestravano alla guerra sotto il controllo dello stato. Non si tratta quindi di éfebi nel senso moderno, ma di giovani adulti. Nella città di Atene, per esempio, si era éfebi dai diciotto ai venti anni. L'efebìa era quindi il primo gradino dell'età adulta. La clàmide, un mantello corto che copriva essenzialmente la parte alta del corpo, era l’abito tipico degli éfebi e dei militari giovani. Quando i poeti antichi si riferiscono agli éfebi intendono quindi riferirsi a ragazzi tra i 18 e 20 anni circa. Dire di un ragazzo “è ancora in clamide” significa che non è ancora uscito dalla efebìa e quindi è ancora una recluta dell’esercito e non ha più di 20 anni. Questa precisazione è essenziale per capire l’esatto senso del testo di Meleagro di Gadara, che ho trovato spesso commentato in modo molto fantasioso, non tenendo conto di che cosa sia “storicamente” l’efebia.
Ma vaniamo al testo, che riporto nella traduzione nientemeno che di Salvatore Quasimodo. Si tratta della descrizione di un “sogno erotico gay”. Notate come l’eros gay sia vissuto in atmosfera di sorriso e di dolcezza.
__________

Nella notte un dolce sogno, Eros
portò sotto la mia coltre un ragazzo
di diciotto anni dolce sorridente,
ancora in clamide. E io, col petto stretto
alla sua delicata pelle, colsi
tante vane speranze. Ora al ricordo
mi brucia il desiderio ed ho continuo
davanti agli occhi il sogno
che prese in caccia l’apparenza alata.*
Ma tu, anima dal triste amore, quando
finirai d’infiammarti anche nel sogno
alle vane immagini di bellezza?
_______________

* inseguito da me, se ne volò via [nota mia]



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 Oggetto del messaggio: Re: OMOSESSUALITA' NELLA LETTERATURA
MessaggioInviato: mercoledì 25 novembre 2009, 13:36 
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OMOSESSUALITA' NELL'ANTICO EGITTO

Vi segnalo un link interessantissimo e serissimo dal punto di vista storico, sulla omosessualità dell'antico Egitto:

http://www.fondazionesandropenna.it/Sod ... SIMONE.pdf



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 Oggetto del messaggio: Re: OMOSESSUALITA' NELLA LETTERATURA
MessaggioInviato: giovedì 26 novembre 2009, 0:09 
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Davvero interessante l'articolo sull'Egitto! ;)

Nuovo autore, nuovo giro:
Giovanni Boccaccio, Decameron; giornata V, novella 10

Senza dilungarmi troppo su chi fosse Giovanni Boccaccio (1313-1375) e sulla sua “Umana Commedia”, il Decamerone, tra le tante novelle (si contano circa 67 novelle su 100) a sfondo erotico, abbiamo una sola novella di esplicito argomento omosessuale: la novella di Pietro di Vinciolo, raccontata dal giovane Dioneo.
Il tale Pietro, ricco uomo di Perugia, si sposa con una giovane rossa, vivace e vogliosa (la quale due mariti più tosto che uno avrebbe voluti), nonostante omosessuale, per far tacere voci e per ingannare la gente.
Dopo un breve soliloquio della donna, che ci mostra come il rapporto coniugale non vada molto bene ed anzi, ci siano molti litigi (quando io sarò vecchia, ravedendomi, indarno mi dorrò d’avere la mia giovinezza perduta, alla qual dover consolare m’è egli assai maestro e dimostratore in farmi dilettare di quello che egli si diletta. Il quale diletto fia a me laudevole, dove biasimevole è forte a lui: offenderò le leggi sole, dove egli offende le leggi e la natura), e così la donna decide di chiedere aiuto ad una vecchia che le consiglia esplicitamente di “dilettarsi” lei pure con altri uomini (una femina stancherebbe molti uomini, dove molti uomini non possono una femina stancare). E così, durante una sera in cui Pietro esce per andare a cena da un amico, la vecchia introduce in casa della donna un garzone de’ più belli e più piacevoli di Perugia. Caso volle che Pietro torni poco dopo a casa, senza aver cenato, perché si scoprì che la moglie dell’amico aveva nascosto un amante in casa, scoperto in seguito a continui starnuti dovuti da effluvi sulfurei. Sdegnata (!), la donna invita il marito ad andare a letto; in questo modo, avrebbe permesso al garzone di poter scappare, il quale nel frattempo si è rifugiato nella stalletta a ridosso della casa, all’interno di una cesta. Ancora il caso volle che il cesto sia urtato da un asino, ed in seguito ad un grido di dolore, Pietro corre a controllare chi ci sia, seguito dalla moglie trepidante., Riconosciuto il garzone come una fiamma di Pietro e scoperto l’inganno, quest’ultimo, arrabbiato ma gongolante per la fiamma, rimprovera la moglie con un monito abbastanza forte: che venir possa fuoco dal cielo che tutte (le donne, ndk) v’arda, generazion pessima che voi siete!”.
A questo punto, la donna espone tutta la sua tristezza, rabbia e frustrazione, sollecitando che preferirebbe essere povera, vestire di stracci ed andare scalza ma “esser ben trattata nel letto” piuttosto che vivere da ricca quale viva ed essere scontenta. Vista la situazione, moglie scontenta e garzone aitante alla mano, decide che tutti avrebbero cenato insieme, e poi avrebbero sistemato i conti. Di che conti si trattassero, Dioneo (il narratore) non si ricorda, ma si ricorda molto bene come “la mattina vegnente infino in su la Piazza fu il giovane, non assai certo qual più stato si fosse la notte o moglie o marito, accompagnato”.

La novella tratta con toni generalmente poco meritevoli l’omosessualità di Pietro, sia per bocca della moglie sia per bocca del narratore, che parlano in termini di cattività, disonestà, e di Pietro come uomo tristo, dolente. Da notare come anche la scelta della città di Perugia, rinomata al tempo per il peccato di sodomia, sottolinea come Boccaccio è d’altronde l’ultimo grandissimo autore toscano (ed italiano) del ‘300, con un piede già nell’Umanesimo ma ancora profondamente medievale.

Speriamo che l’autore seguente sia un po’ più buono :D


Ultima modifica di konigdernacht il domenica 10 gennaio 2010, 3:04, modificato 1 volta in totale.


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 Oggetto del messaggio: Re: OMOSESSUALITA' NELLA LETTERATURA
MessaggioInviato: domenica 29 novembre 2009, 20:55 
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Nuovo incontro: William Shakespeare (1564 – 1616)

Parlare di William Shakespeare come autore è come parlare di Dante, Petrarca, Boccaccio, etc. etc.: sono delle figure così familiari che spesso pensiamo di conoscerne approfonditamente la loro persona e le loro opere, in seguito all’identificazione della persona con una loro opera, che spesso ci dimentichiamo e/o sorvoliamo la loro completa produzione letteraria che oltre essere spesso corposa, si lega spesso ad una sterminata serie di studi e saggi critici in merito.
Shakespeare è sicuramente conosciuto ai più per la frase “Essere o non essere, questo è il problema”, per le opere “Romeo e Giulietta”, per “Macbeth”, per “Il sogno di una notte di mezz’estate” e per “Otello”, ma è anche importante per “La dodicesima notte”, “Giulio Cesare”, “Re Lear”, “La tempesta”, e tanti altri titoli, ma anche per i suoi Sonetti.
In questa raccolta, i temi trattati sono tanti, ma principalmente, alla base di tutto c’è l’Amore: amore per una amato e amore per una amata. Questo incontro prende in esame il Sonetto 19, un sonetto della prima parte della raccolta che descrive le inclinazioni liriche di Shakespeare verso un youth, un giovane, la cui identità non è chiara a tutt’oggi, nonostante due ipotesi pressoché veritiere. Senza dilungarmi troppo, leggiamo il sonetto:

Un volto di donna, con la stessa mano della Natura dipinta,
hai tu, Signore-Signora della mia passione;
un gentile cuore di donna, ma non accostumato
al cambiamento mutevole, come è falsa moda nelle donne;
Un occhio più brillante dei loro, meno falso nel ruotare,
trasformando in oro l’oggetto su cui guarda;
un uomo nella forma che tutto forma sotto il suo controllo
che ruba gli occhi degli uomini e le anime delle donne sorprende.
E quale donna fosti tu primariamente creato,
Finchè la Natura, quando ti plasmò, si innamorò
Ed attraverso un’aggiunta mi privò di te,
aggiungendo una cosa che al mio scopo [era] nulla.
Ma dal momento che ti eresse per il piacere delle donne,
mio sia il tuo amore, ed il tuo uso dell’amore [sia] il loro tesoro.


A questo punto, vorrei portare l’attenzione su 4 cose:
1. il punto di vista dell’amante Shakespeare nei confronti dell’amato giovane, il quale incarna le virtù delle donne senza i loro vezzi, ed apparendo come un figura naturale ed anche divina (versi 1-6);
2. il poeta sottolinea l’universalità (uomini e donne) della bellezza naturale e spirituale del giovane, facendo un ulteriore salto di astrazione verso una figura superiore (versi 7-8);
3. questo pezzo risulta un po’ ermetico da interpretare, e l’interpretazione che propongo è quella del Serpieri: il giovane è nato prima donna, poi in seguito all’innamoramento della Natura per questo giovane, gli è stato donato il membro maschile, allontanando Shakespeare dal suo scopo materiale:procreativo? (versi 9-12);
4. di conseguenza, platonicamente, Shakespeare si accontenta del suo amore come divina bellezza umana, e l’amore-sesso lo lascia alle donne, per cui era stato infine scelto.

Lungi da me essere esaustivo, questo sonetto è stato interpretato come prova dell’omosessualità di Shakespeare, ma a mio avviso se ne può solo dedurre un innamoramento platonico, nell’ordine di amicizia intima e conoscitiva.

Saluti cari ed al prossimo intervento :D



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 Oggetto del messaggio: Re: OMOSESSUALITA' NELLA LETTERATURA
MessaggioInviato: domenica 10 gennaio 2010, 2:09 
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Questo nuovo incontro propone due eminenti scrittori dell’Inghilterra elisabettiana, Christopher Marlowe (1564 – 1593) e Sir Walter Raleigh (1552 – 1618).

Christopher Marlowe è stato uno scrittore dalla vita spericolata e spesso ritratto dalla storiografia ottocentesca come una figura nera (morì in una locanda in seguito ad una pugnalata nell’occhio), nonostante l’immenso genio riconosciuto delle sue opere. È conosciuto generalmente per il Faustus, versione teatrale del noto racconto popolare tedesco che vede in scena un uomo colto che promette la sua anima in cambio della conoscenza al Diavolo, il quale dopo 25 anni rincontra Faustus per riscuotere il pegno dovuto.
Sir Walter Raleigh è più conosciuto come prode avventuriero e condottiero, ricordato per l’attraversamento dell’Atlantico, per aver visitato le Americhe ed aver portato la patata e le foglie di tabacco in Inghilterra.
Morto anche lui di morte brutale per ordine del Re, il suo lavoro letterario più importante è La Storia del Mondo, un racconto che parte dalla creazione del mondo fino al 170 a.C. scritto durante gli anni di imprigionamento nella Torre di Londra per ordine di Giacomo I (successore di Elisabetta I).

I due testi che seguono sono uno scambio poetico tra i due uomini: Marlowe (il pastore) invita Raleigh (la ninfa) a vivere con lui ed essere il suo amore, e di suo risposta Raleigh accetta tale offerta qualora sia vero il sentimento d’amore.


Christopher Marlowe Il pastore appassionato al suo amore

Vieni a vivere con me e sii il mio amore,
e mostreremo tutti i piaceri
che le valli, i boschetti, le colline e i campi,
le foreste, o l’erta montagna offrono.

E ci siederemo sulle pietre,
guardando i pastori che sfamano le loro greggi
vicino ai fiumi poco profondi, presso le quali cascate
melodiosi uccelli cantano madrigali.

E ti farò letti di rose,
e mille mazzolini di fiori fragranti,
un cappello di fiori, ed un mantello,
tutto ricamato di foglie di mirto,

un abito fatto della lana più pura,
che dai nostri begli agnelli prendiamo,
babbucce ben foderate per il freddo,
con fibbie dell’oro più puro,

una cintura di paglia e gemme d’edera,
con fibbie di corallo e borchie d’ambra,
e se questi piaceri possono [il cuore] muoverti,
vieni a vivere con me e sii il mio amore.

Che gli amanti del pastore danzino e cantino
Per la tua gioia ogni mattina di Maggio.
Se queste gioie la tua mente possono muovere,
Allora vivi con me, e sii il mio amore.


Sir Walter RaleighLa risposta della ninfa al pastore

Se tutto il mondo e l’amore fossero giovani,
e la verità in ogni bocca di pastore,
Questi piaceri potrebbero [il cuore] muovermi
A vivere con te ed essere il tuo amore.

Il tempo dirige le greggi dai campi all’ovile
Quando i fiumi infieriscono e le pietre diventano fredde,
e l’Usignolo diventa muto;
il resto si lamenta per le cure che devono giungere.

I fiori appassiscono, ed i campi sregolati
Fanno i conti col cattivo inverno;
Una lingua di miele, un cuore di fiele,
è una primavera di fantasia, ma le tristezze giungono.

I tuoi abiti, le tue scarpe, i tuoi letti di rose,
il tuo cappello, il tuo mantello, e i tuoi mazzolini di fiori
subito si rompono, subito si seccano, subito si dimenticano,
maturi nella follia, marci nella ragione.

La tua cintura di paglia e gemme d’edera,
le tue fibbie di corallo e borchie d’ambra,
tutte queste cose in me non hanno alcun significato
per venire da te ed essere il tuo amore.

Ma se la giovinezza potesse durare, e l’amore ancora generare,
se le gioie non finissero, nemmeno l’età [avesse] necessità,
Allora queste gioie la mia mente possono muovere,
a vivere con te ed essere il tuo amore.


Mi piacerebbe commentare essenzialmente 2 punti di questo bellissimo scambio di poesie tra i due poeti:
1. come l’amore che viene descritto possa corrispondere ad un vero amore tra le due persone, oppure essere un amore puramente poetico (anche se con motivazioni diverse da quelle viste nel sonetto di Shakespeare visto nello scorso incontro)
2. mentre Marlowe nel suo componimento adotta uno stile “canonico” nella composizione (proposta di amore e doni da dare all’amato in un contesto di matrice classica – ameno/agreste), il componimento di Raleigh appare più “dissacrante” ed anche più vero e sincero, in quanto rifiutando tutti i doni dell’amato – vanitas vanitatum – Raleigh sottolinea come il sentimento di Amore sia più importante (anche se c’è da aggiungere, Raleigh torna su una matrice classicheggiante asserendo l’esistenza dell’Amore con la giovinezza e mancanza di problemi!).

Spero vi sia piaciuto questo scambio di sentimenti tra i due poeti, e se qualcuno fosse interessato al testo in lingua originale, sono disponibilissimo a farlo pervenire all’interessato.
Inoltre, diversamente dagli altri incontri, dedico questi due componimenti ad un ragazzo del forum a cui voglio molto bene :D

Saluti cari a tutti


Ultima modifica di konigdernacht il lunedì 20 dicembre 2010, 15:32, modificato 1 volta in totale.


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