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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: 'The Velvet Rage' di Alan Downs
MessaggioInviato: giovedì 11 maggio 2017, 14:26 

Iscritto il: mercoledì 29 luglio 2015, 21:15
Messaggi: 29
Un po' di tempo fa sono capitato, quasi del tutto incidentalmente, nel tanto discusso articolo di Michael Hobbes, 'The Epidemic of Gay Loneliness' (http://highline.huffingtonpost.com/arti ... oneliness/), ripreso, fra gli altri, da alcune testate italiane quali Internazionale. Immagino molti di voi abbiano già avuto modo di leggerlo – a chi fosse sfuggito, consiglio vivamente la lettura. Mentre leggevo il saggio di Hobbes, sono rimasto molto incuriosito da un testo, da lui menzionato, 'The Velvet Rage: Overcoming the Pain of Growing Up Gay in a Straight Men's World' dello psicologo americano Alan Downs. Dato che il testo ruota intorno al concetto di 'vergogna' interiorizzata derivante dall'essere percepiti come fuori dalla 'norma' (concetto semplice, ma sicuramente degno d'attenzione), ha risvegliato il mio interesse. Qualcuno di voi ne ha sentito parlare o ha avuto modo di leggerlo?

Vi riporto qualche brano tratto dall'introduzione:

Sebbene possono non aver fatto esperienza dell'imbarazzo di'essere gay, sono cresciuti con la consapevolezza di essere diversi dai loro genitori (che solitamente sono eterosessuali) e da gran parte del mondo. Sapendo di essere così significativamente diversi, ciò li ha portati ad interiorizzare le credenze della vergogna. Le statistiche continuano a confermare che sono sempre più gli uomini gay di 20 anni che lottano con la dipendenza, depressione, e perfino il suicidio – tutti sintomi di un uomo che porta dentro di sé il dolore di sentirsi inamabile.

La vergogna gay non è l'imbarazzo di essere gay; è la credenza che essere gay sia un mero sintomo della propria mortale e imperfetta psiche.

L'sperienza della vergogna ci ha insegnato durante quei teneri e formativi anni dell'adolenscenza che c'era qualcosa in noi di imperfetto, essenzialmente inamabile, e che dovevamo fare qualcosa per renderci amabili, s'era nostra intezione quella di sopravvivere.

Il libro è in inglese, quindi vi chiedo scusa per queste traduzioni alla bell'e meglio. Ho iniziato da poco la lettura, quindi non posso spingermi oltre quanto già fatto e cioè segnalarvi l'esistenza di questo libro.


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 Oggetto del messaggio: Re: 'The Velvet Rage' di Alan Downs
MessaggioInviato: venerdì 12 maggio 2017, 14:16 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
Messaggi: 5052
Non ho letto il libro, posso solo fermarmi a riflettere su pochi concetti che penso siano significativi. Che i gay siano una minoranza e sostanzialmente una minoranza non realmente integrata è un dato di fatto. I gay hanno sviluppato diverse strategie di sopravvivenza e di conservazione dell’identità, fortemente differenziate da luogo a luogo. Il fatto stesso che nelle università degli USA ci siano gruppi gay istituzionalizzati, sembra un elemento di integrazione ma è l’ennesima sottolineatura della sostanziale emarginazione dei gay, che fanno gruppo tra loro e sono anzi invitati a fare gruppo tra loro. L’esistenza di librerie gay, di locali gay e anche di siti gay è di fatto un segno della non integrazione dei gay. Sono molto lontano dal credere che gli USA siano il paradiso dei gay, penso invece che alcuni stati europei, specialmente del nord Europa, abbiano cominciato a sviluppare forme di integrazione non istituzionalizzata ma decisamente più efficace a tutti i livelli. L’Italia resta ancora indietro e molti inseguono i modelli americani, che tuttavia sono lontani dalla mentalità italiana.
Seconda questione: dato che l’emarginazione c’è, che si fa? Risposta tradizionale: ci si lamenta e si dà tutta la colpa alla società: i gay sono vittime emarginati ecc. ecc.. Risposta un po’ più moderna: ci si impegna per i diritti civili, per le unioni civili, per l’adozione, ecc. ecc.. Tutto questo va molto bene ma riguarda solo l’aspetto legale del problema. È vero che l’uguaglianza di fronte alla Legge è la precondizione per l’uguaglianza sostanziale, ma le basi dell’emarginazione dei gay, in Italia, sono soprattutto culturali: dominio di una cultura fondata su principi religiosi che condannano l’omosessualità, mito della virilità e del maschilismo, anche violento, ecc. ecc.. è su queste cose che bisognerebbe impegnarsi. Certo, quando un ragazzo gay si trova assolutamente solo e gli vengono proposti come modelli quelli del mondo gay commerciale, della moda, dei locali, delle chat erotiche e dei siti di incontri, beh, prima o poi arriva al livello di saturazione. Se quel ragazzo vedesse la possibilità concreta di impegnarsi per qualcosa che ritiene importante, come per esempio liberare l’idea del gay da tutte le incrostazioni più o meno grottesche che si porta appresso, favorire un dialogo serio tra gay e con gli etero, fare conoscere che cosa è veramente l’omosessualità al di là degli stereotipi, ecc. ecc., beh, quel ragazzo non arriverebbe certo a pensare al suicidio. Il problema non è l’omosessualità, ma il deserto che le sta intorno, il fatto che per un ragazzo gay è spesso impossibile trovare un confronto serio e quindi il senso di smarrimento e di solitudine può diventare molto pesante. C’è un mondo di cose da fare! È proprio per questo che va incoraggiato l’impegno concreto, che è l’unica medicina efficace contro la depressione. Finché i gay si aspetteranno dall’esterno la soluzione dei loro problemi, continueranno a sentirsi vittime, quando cominceranno a prendere in mano il loro destino si accorgeranno che il futuro dipende in grandissima misura proprio da loro.



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 Oggetto del messaggio: Re: 'The Velvet Rage' di Alan Downs
MessaggioInviato: venerdì 12 maggio 2017, 18:28 
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Iscritto il: sabato 28 dicembre 2013, 22:27
Messaggi: 833
Sì avevo scorso rapidamente l'articolo su indicazione di un amico ma il libro non l'ho letto e, se devo essere sincero, non mi viene neanche molta voglia di leggerlo. Questa volta non mi sento di argomentarne le ragioni. Mi servirebbero un impegno ed un lasso di tempo esagerati per le mie attuali disponibilità. Magari in futuro :)


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